Compilation AREA SANREMO: intervistiamo ALESSIO ARENA

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Oggi vi presentiamo un incontro con Alessio Arena, cantautore che si divide tra Spagna e Italia dove propone la propria produzione musicale attraverso un’intensa attività live sulla quale sta costruendo una solida e credibile carriera. Un talento musicale che recentemente ha raggiunto le fasi finali di Area Sanremo e che per questo è presente nella compilation ufficiale del concorso, con il brano La canzone delle mani aperte.

Scopriamo insieme attraverso quest’intervista la personalità di Alessio, le emozioni vissute durante Area Sanremo e molto altro su questo giovane talento che si divide tra attività musicale e letteraria.

Ti incontriamo in occasione dell’uscita della compilation ufficiale di Area Sanremo, nella quale sarai presente con il brano La canzone delle mani aperte. Non è il brano che hai presentato all’audizione, ci vorresti presentare questa canzone?

È la canzone che introduce la parte italiana del mio primo album, Bestiari(o) familiar(e),inciso tra Barcellona e Napoli e scritto e cantato in catalano, spagnolo, italiano e napoletano, vale a dire le lingue in cui mi azzardo a raccontare qualcosa. Considero questa canzone come una sorta di dichiarazione di intenti : canto quello che sono, lontano dalla finzione, dall’abbellimento stantio e dal tecnicismo. Quello che canto è sempre una specie di strip-tease emozionale, una canzone che, avendo le mani aperte, non potrebbe mai applaudire se stessa.

Hai già avuto modo di presentarlo live?

In poche occasioni, all’inizio di qualche concerto. L’ho cantata poi al Teatro Greco di Barcellona quando la cantante Marina Rossell, che in Spagna è come se fosse una specie di Ornella Vanoni o Fiorella Mannoia, mi ha invitato a un suo concerto che aveva un sold out di 2000 persone, dopo avermi per caso ascoltato in un bar della città, dove io cantavo per una ventina di ascoltatori.

A proposito di live, in questo momento sei molto impegnato nella tua avventura in terra spagnola, ce la racconteresti?

Non è proprio un’avventura: dura da almeno otto anni, e in realtà io in Spagna ci vivo, con_andate e ritorni, da quando ero piccolo. Ho studiato a Napoli ma mia madre ha vissuto per 22 anni a Barcellona e io andavo a trovarla anche quattro volte in un anno. Fino a quando, poi, terminata l’Università, mi sono trasferito prima a Madrid, dove ho pubblicato il mio primo EP Autorretrato de ciudad invisible con una piccola etichetta della capitale, e poi a Barcellona, dove con molti sacrifici ho cercato di crearmi uno spazio nella ricchissima ma poco inclusiva scena musicale della città. In questi anni ho collaborato agli ultimi tre dischi della pianista catalana Clara Peya, ho fatto molti concerti, suonando in teatri ma anche a casa della gente che me lo chiedeva, e ho partecipato a diversi format culturali della televisione e della radio catalana. Barcellona è una città meravigliosa, ma per un artista, soprattutto se straniero, non è proprio un posto facile, questo bisogna ammetterlo.

Quando e dove potremo invece riascoltarti in Italia?

In Italia ci sono molto spesso, anche perché in questi anni non mi sono mai fatto cullare all’idea di fare l’esiliato e non ho mai tagliato i ponti con la mia città. Vivo praticamente tra Barcellona e Napoli, i miei libri continuano ad uscire solo in Italia, e con un po’ di fortuna, a maggio dovrei essere in tour tutto il mese, da Salerno a Milano, passando per Roma, Torino e Formia. Porterò in giro in librerie e piccoli spazi un format che si chiama Altri bestiari e che cerca di unire le atmosfere dell’ultimo romanzo che ho pubblicato qualche mese fa (e che è stato secondo classificato al Premio Nazionale Neri Pozza ndr) e dell’album.

Oltre che cantautore hai anche un’avviata carriera letteraria come scrittore e traduttore, in futuro credi che continuerai in parallelo o vedi una strada più a fuoco dell’altra?

Di traduttore ho ben poco, anche se a breve uscirà in Italia il primo romanzo che ho tradotto, di un autore catalano. la scrittura però è venuta prima di qualsiasi cosa e in un modo molto semplice. Ero un bambino che aveva una madre lontana. Non esisteva ancora Facebook. il telefono costava. Allora io le scrivevo lunghissime lettere ogni settimana. In quelle lettere avrei dovuto raccontarle le mie giornate, ma ci mettevo già un bel pò di creazione letteraria. Inventavo molto. Così ho iniziato a scrivere storie. E il mio primo romanzo è uscito quando avevo 24 anni. Per adesso ne sono usciti tre. Ma io non faccio molta differenza tra scrittura e musica. Anche la mia musica è una musica “scritta”, scarabocchiata persino sulle mie chitarre. Il palco di un concerto diventa una pagina in bianco, il microfono una specie di penna.

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Ad Area Sanremo sei arrivato tra i finalisti, qual è il ricordo più bello di quest’esperienza?

Sinceramente ricordo più l’ansia che sentivo per essermi trovato in un’atmosfera di forte competizione. Ma era normale, bisogna prevederlo, certo. E’ triste pensare che secondo alcuni in Italia, se sei un musicista e non vai a Sanremo: non esisti. Al Palafiori ho conosciuto moltissimi ragazzini alle prime armi, accompagnati dai genitori e io pensavo… ma non dovrebbero stare fuori a vivere le loro storie d’amore, a farsi un pò rompere la schiena dalla vita, a costruire le proprie allegrie, a buttarsi a capofitto nelle proprie avventure prima di pensare a cantarle o di farsele scrivere da qualcuno? Poi però la giuria ha scelto Amara, e io nella sua voce e nella sua canzone ci vedo tutta la sua esperienza, ci vedo una storia vissuta, e questo mi ha confortato. Il ricordo più bello che ho sono le parole di Giusy Ferreri e Facchinetti, che dissero “grazie di fare onore al nostro mestiere”, oltre a Mogol che dopo la mia ultima audizione si è proposto di “adottare” la mia musica. Meglio tardi che mai!

Un buon proposito che ti sei prefissato per il 2015?

Me ne prefisso uno al giorno. Una cosa bella da fare ogni giorno, una cosa che mi faccia crescere ogni giorno, non importa che si tratti di una nuova canzone o di una pasta e lenticchie rivisitata. Bisogna intravedere un piccolo obiettivo ogni giorno. Sennò la vita ci scorre addosso e questo può essere davvero triste. Nel 2015 spero di stare più in Italia e che la mia musica prenda un po’ di coraggio e bussi alle porte che fino ad ora l’hanno un po’ intimorita, che tanto mi dicevo: se c’è qualcuno dentro non aprirà, perché di sicuro dorme. Dopo la vittoria al Musicultura Festival, nel 2013, il concorso che io avevo seguito da ascoltatore per molti anni, quel timore c’era ancora e ho preferito suonare di più in Spagna dove ho raccolto molte soddisfazioni. Ma il mio sogno è di poter lavorare di più nel mio paese.

Ringraziamo Alessio per questa lunga e sincera chiacchierata e  vi ricordiamo che potete ascoltare il suo brano La canzone delle mani aperte e supportare la buona musica italiana acquistando la Compilation Area Sanremo 2014, disponibile dal 12 febbraio su Itunes e in tutti gli store digitali, oltre che in rotazione in 800 punti vendita tra centri commerciali e supermercati di tutta Italia, una produzione ApM Progetto Musica che All Music Italia supporta come web partner.

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  Classe 1983, piemontese, su AllMusicItalia per fondere finalmente passione ed esperienze maturate nella musica e nella scrittura, con l’obbiettivo di creare un racconto che possa portare un punto di vista originale su quanto presente nel panorama musicale del nostro paese. Il tutto armato di curiosità, in particolar modo nei confronti dei mille sorprendenti volti offerti dalla musica emergente italiana.
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