BAUSTELLE: ecco il racconto de “L’amore e la violenza vol. 2” canzone per canzone

Baustelle 2018

Il 23 marzo è uscito L’amore e la violenza vol. 2 e per la prima volta la band si avventura in un secondo capitolo. “Non avevamo ancora esaurito l’argomento” hanno giustificato in conferenza stampa questa insolita scelta (QUI l’articolo) ed ora è arrivato il momento di scoprire traccia per traccia il nuovo album e a guidarci saranno proprio i Baustelle.

L’AMORE E LA VIOLENZA VOL. 2 – TRACK BY TRACK

VIOLENZA
Dove i Baustelle arrivano agli Osanna e poi ritornano dai Baustelle. Un viaggio cosmico nel sound di poliziotteschi e horror all’italiana, il biglietto per l’inferno dell’amore – e della violenza.

VERONICA N.2
Romanticismo, ardore, spietatezza, sofferenza: tutto questo in pieno stile Baustelle, con un ritornello killer e un cantato che a tratti richiama alla mente i lavori di Federico Fiumani (Diaframma).
Dice Francesco Bianconi: “Scritta all’inizio del tour, ci siamo sfidati a suonarla nei concerti perché nel soundcheck ci dava grande energia e abbiamo scoperto che quella stessa energia aveva seconda vita nella reazione del pubblico, nonostante nessuno l’avesse mai ascoltata prima. Veronica n.2 è proprio una semplice canzone d’amore”.

LEI MALGRADO TE
Una classica love song dove il protagonista non sa scegliere tra una donna con cui ha una storia e una con cui vive una passione lontana dalla stabilità, il tutto su un tappeto disco, tra synth e archi, che sospende il brano tra il nostro tempo e gli anni ’70. Nel testo ritroviamo un utilizzo smaccato e quasi parodistico del tipico lessico della canzone d’amore tradizionale.
Dice Francesco Bianconi: “Volevo scrivere una canzone d’amore semplice con un lessico limitato. La storiella è molto comune, di impronta mogoliana, ma credo che qualcuno potrà ritrovarcisi”.

JESSE JAMES E BILLY KID
Una pietra tombale su una storia d’amore tormentata e finita, descritta con un’impronta lessicale arricchita da diverse sequenze, immagini, similitudini, metafore, per un brano armonicamente semplice, fresco e molto USA.
Un pezzo californiano, solare, in cui si parla di qualcosa di triste come la fine di una cosa bella ma in maniera serena, pacificante. Sono un grande fan dei pezzi che raccontano cose tristi con un approccio armonico felice e in grado di trasferire l’idea di una tristezza rasserenata”.

A PROPOSITO DI LEI
Patty Pravo che canta i Blur per una squallida storia comune di risentimenti, avvertimenti, fine dell’amore ed esplosione di rabbia e infine ricerca del distacco. Per Francesco Bianconiuna vicenda cantata in mille canzoni, forse perché senza fine”.

LA MUSICA ELETTRONICA
Se nel volume 1 c’era La musica sinfonica qua il registro si sposta sull’elettronica, una musica che viene menzionata qua e là in entrambi i capitoli de L’amore e la violenza. Un tappeto di incroci e tessiture sonore prima di girare il lato.

BABY
Una notte di sesso e poi la scelta di uscire nel mondo, passeggiare, andare al parco, decidendo di perdere ancora una volta un po’ di sé in un’altra persona, giocando a ricominciare dall’istante, provando a scordare le ferite, la tristezza, il tempo che vola via. Una canzone classica e rimata, senza ritornello o tutta ritornello; la Perfect Day dei Baustelle, dove l’arrangiamento gioca a restituire la magia dell’attimo che fugge in una coda di risate felici e licenziose à-la-Melody Nelson.
Dice Bianconi: “Questa è la canzone più felice del disco, racconta l’innamoramento, la giornata vuota e il desiderio di riempirla trascorrendola con la persona di cui sei invaghito, quella voglia di sfidare un po’ il tempo che passa, perché ne rimane sempre meno. Porta con sé la sensazione della scadenza e del fatto che a un certo punto della vita, anche quando si è felici, qualcosa fa sì che ci si domandi quanti altri momenti di felicità ci saranno prima che il tempo a disposizione finisca”.

Baustelle-Cover album

TAZEBAO
Rachele un po’ Grace Slick canta il totale e folle amarsi a ogni costo mentre tutto va a rotoli: “una canzone costruita intorno a una serie di frasi slogan, proclami che poi si riuniscono nel ritornello; questo pezzo è l’anello di congiunzione con il volume 1 ed è quello meno codificabile come canzone d’amore. Per me è soprattutto una canzone rock, dove conta moltissimo il suono delle parole prima del loro senso che poi è uno: quanto è giusto amarsi anche in uno scenario apocalittico e di degenerazione. Mi fa pensare un po’ a Eurofestival, a questo mondo impazzito nel quale si canta continuamente d’amore”.

L’AMORE È NEGATIVO
Una canzone d’amore contro il buonismo nella canzone d’amore, nata come progetto di elenco di esempi antiromantici e di cattivi maestri, alternativa all’amore dolce che dolce non è (quasi) mai.
Mi sono ispirato a Eros in agonia, un libro del filosofo sudcoreano Byung-Chul Han che racconta come questa società dei consumi abbia coltivato un’umanità vittima del pensiero egomaniaco, centrata unicamente sul culto del corpo, sul mito della salute, della palestra: tutte cose che sono il contrario dell’amore, perché l’amore è totale annullamento del sé in funzione della fusione totale con l’altro, una cosa trascendente, l’annullamento e la mortificazione dell’ego per aderire all’amato. In questo senso l’amore contiene già il segno meno, è cattivo, è vero quando porta in sé il germe della consapevolezza della fine, e il segno della tua distruzione. Volevo quindi partire da qui per cercare di scrivere d’amore in modo diverso”.

PERDERE GIOVANNA
La fine di una storia d’amore con tutte le tristezze e insieme le nuove possibilità, la desolazione e le nuove prospettive. “Ho pensato a quanto sia frequente il fatto di non accorgersi che qualcosa sta finendo e quanto a posteriori sia banale e normale perdere l’amore, insomma: innamorarsi è facile ma disamorarsi lo è anche di più. La canzone è un mix di senso di perdita e di rinascita, considerando che in età adulta, quando perdi una persona con cui hai costruito, hai convissuto e hai una certa età, la perdita è narrativamente più interessante della fine di un amore giovane.

CARAIBI
Un amore giovane che finisce e un pezzo scritto ai tempi del Sussidiaio Illustrato Della Giovinezza, riarrangiato di album in album e arrivato qui, finalmente al suo posto: “l’ho lasciato com’era, non l’ho toccato, dando a questa canzone la vita che non aveva mai avuto. Tutto quello che racconto qui è autobiografico: scrivo della fine della mia prima relazione, di me che sperimento per la prima volta il panico tra i turisti di Montepulciano”.

IL MINOTAURO DI BORGES
Una canzone scritta a partire dal racconto La casa di Asterione di Jorge Luis Borges, contenuto nell’opera L’Aleph del 1949, la struttura è minimal e pronta a esplodere in un sussurro amoroso liberatorio seguendo una storia di amore e di violenza che ha come protagonista un mostro, quello che il mondo chiama diverso, anche lui innamorato. “Ho scritto il testo a partire da quello che credo sia il racconto più bello mai scritto, il protagonista è il minotauro, un diverso innamorato, minotauro di una delle ragazze che, nel racconto, il re gli offre in sacrificio, donne che lui non sacrifica ma che muoiono da sole vedendo la sua mostruosità. Per me è una canzone sull’amore impossibile che porta inevitabilmente alla morte. Nei suoni è una canzone piccolina che si trasforma in pezzo prog psichedelico, un gioco di minimalismo con synth e chitarra slide sul finale, appena abbiamo finito di registrare, l’amplificatore di Claudio si è incendiato, una sorta di magia, un segno”.

Foto di Gianluca Moro


 

  Musicista, speaker e direttore artistico di Radio Due Laghi e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali