Alla faccia degli mp3 e dello streaming, mi sono comprata il disco di J-AX

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Vi racconto il mio sabato mattina, il giorno in cui, dopo tanto tempo, ho deciso di andare in negozio a comprare un disco. Un disco perché ho deciso di rispolverare il mio vecchio lettore CD, di provare per la prima volta, dopo quasi 5 anni, lo stereo dell’auto fregandomene del cavetto al quale sono abituata a collegare l’iPhone da cui faccio partire la mia solita musica digitale.

Me ne sono fregata di emule, dei file torrent e pure di Spotify, niente iTunes, Amazon o ibs e neppure dei loro concorrenti che io non conosco o non uso e basta.

Stamattina sono salita in macchina e, dopo aver cercato di prelevare al bancomat sfondato, nella notte, da una banda di ladri finita piuttosto male e senza bottino, sono andata alla Galleria Borromea, ho parcheggiato nel settore rosso, ho fatto un salto da Kiko e poi ho preso la scala mobile e sono salita al piano superiore dove c’è il Media World. È stato lì che ho comprato il mio ultimo CD un tempo X immemore fa e da lì ho deciso di fare un viaggio nel passato. Io, il mio nuovo CD e il mio vecchio stereo.

Ho iniziato ad aggirarmi per i corridoi tra macchine del caffè, smart TV grandi quanto lo schermo della sala 10 del Cinema Odeon di Via Santa Radegonda e vetusti libri per bambini. Ho trovato due striminzite file di CD: a destra la musica internazionale e sinistra quella italiana e lì, nella fila superiore delle novità, c’era quello che cercavo. Il bello d’esser brutti, J-Ax quello per cui ho una cotta musicale dal… 1993. Ed io continuo ad ascoltarlo alla faccia del fatto che io odio i tatuaggi e lui ne è completamente ricoperto. Alla faccia che io non dico le parolacce e lui non dice una frase senza dirne una. Alla faccia che io probabilmente sono tutto ciò che lui non vorrebbe mai essere e lui è tutto ciò che io non ho mai sognato di essere.

E poi, dopo aver pagato, sono corsa in macchina e ho tolto il cellophane, ricordandomi che quella stramaledetta plastichina non sono mai riuscita a toglierla utilizzando quel nastrino che si dovrebbe facilmente tirare per CONQUISTARE il proprio prodotto. Alla fine ce l’ho fatta e ho messo il mio CD nel lettore CD della mia macchina, l’ho inaugurato, nonostante il 22 febbraio la mia auto compia 5 anni. L’ho infilato nella stretta fessura e ho messo in modo. Sono arrivata a casa che ero ancora alla traccia 2, ma già la 1 mi ha quasi fatto piangere. E chi mi conosce sa che non sono un tipo da lacrima facile.

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E poi sono andata all’IKEA mentre Ax cantava che qui da noi a San Valentino si va all’IKEA. Io all’IKEA ci vado il sabato pomeriggio, mentre lui si mette in macchina per andare al Carosello di Carugate, che poi per anni noi l’abbiamo chiamato l’Euromercato e poi Carrefour, che penso sia stato il primo centro commerciale d’Italia, di Milano sicuramente. Era un’esperienza alienante quasi come andare a Gardaland per noi bambini della periferia milanese: andavi in quel posto che, fuori dal supermercato, aveva i negozi al coperto. Noi abituati ad andare all’Esselunga di via Feltre a fare la spesa e all’Oviesse di via Padova per comprare i vestiti. Lì c’erano sia i vestiti, sia da mangiare e faceva davvero strano!

E poi sono tornata a casa che ero ancora alla traccia numero 6 e, dopo aver caricato la lavatrice, ho messo su il CD di J-Ax nel mio vecchio stereo impolverato e J-Ax cantava della camice di flanella e delle vetrate della scuola superiore. Ed io mi sono ricordata della foto di classe, fatta proprio nel cortile di quella stessa scuola superiore (2/3 anni dopo però), quando noi avevamo le camice di flanella e ci sentivamo fighi vestiti così. Nelle nostre camice di flanella a quadri o di jeans, nei nostri Levi’s 501 Irregular perché avere quelli regular era da sfigato che se la tirava. E nelle nostre scarpe Superga bianche per un solo giorno. Eccoci, noi a fare la foto di classe nella primavera del lontanissimo 1994, in quel di Cimiano, noi del Besta, relegati in succursale “al Molinari”. Noi con le facce “oscurate” perché quasi tutte quelle persone non le vedo dal giorno dei cartelloni appiccicati sui vetri della scuola, dove, alla faccia della privacy, erano esposti i nostri voti di maturità.

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Noi che ora che, per metà, si lavora in banca o giù di lì, noi che 20 anni fa dicevamo che non saremmo mai finiti dietro ad una scrivania, ora ci troviamo ad incrociare le dita che da quella sedia non arrivi un ristrutturatore aziendale a farci alzare a forza. Ma almeno nei sogni, siamo liberi di fare ciò che vogliamo. Io volevo fare l’organizzatrice di eventi, ma non avevo ancora fatto i conti con la mia natura abitudinaria come quella di un cane!

E così, mentre guidavo, ho chiamato il mioamicodirettorediallmusicitalia e gli ho detto: “Direttore, ho in mente una missione suicida: voglio trascrivere su AllMusic Italia tutti i testi di tutte le canzoni di J-Ax.” Beh, forse tutte tutte sono tante e, se non sto attenta, mi piglia il morbo di De Quervain anche al polso destro, ma perché non iniziare? Tanto Intro e Uno di quei giorni li abbiamo già pubblicati, mancano solo gli altri 18! Che ci vuole? Io ci provo… ho tempo fino a venerdì.

Peccato che sia arrivato giovedì… e a Milano nevica di brutto… fuori fa brutto… ed io di testi non ne ho scritto neanche uno! Se vi metto qui sotto la foto dei tetti con la neve mi perdonate? Vista dalle finestre dell’ufficio…

neve

Vostra innevata… e un po’ axolizzata…

La Mosca Tze Tze

  Sono una mosca. Sono una mosca che ronza sulla musica e sono qui per disturbare. Perché nella musica mica si possono fare solo complimenti… e perché l’ironia ci sta un po’ su tutto. Vivo a Milano da sempre, ma volo ronzando per tutto lo stivale… e pungo! Tze Tze
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