intervista SOGNANDO SANREMO: ALESSIO ARENA

sognando_sanremo_alessio_arena

Prosegue  la serie  di interviste con alcuni dei cantanti che si giocano un posto nella sezione giovani del Festival di Sanremo scelti tra i 40 finalisti di Area Sanremo e i 60 finalisti del regolamento Rai. Vi ricordiamo che sei degli otto posti saranno assegnati dalla Commissione Rai entro il 3 dicembre (le selezioni si svolgeranno il 1° dicembre), i restanti due verranno selezioni il 4 dicembre tra gli otto vincitori di Area Sanremo. Sei domande dirette, le stesse per tutti i candidati per scoprire qualcosa di più sul loro mondo e sui loro sogni

È il momento del cantautore Alessio Arena.

Napoli, classe 1984. Scrittore e cantautore.  È autore dei romanzi “L’infanzia delle cose” (Premio Giuseppe Giusti Opera Prima) “Il mio cuore è un mandarino acerbo”,  “La letteratura tamil a Napoli” (finalista al Premio Neri Pozza) e del romanzo breve, “La casa girata”. Vincitore della XXIV edizione di Musicultura, Festival della canzone popolare e d’autore, e premio A.F.I al miglior progetto discografico, pubblica all’inizio del 2014 il primo, plurilingue album, Bestiari(o) familiar(e), inciso tra Napoli e Barcellona, dove vive. Precedentemente era già uscito in Spagna un EP, Autorretrato de ciudad invisible. In Spagna ha collaborato come interprete principale a (A)murs, spettacolo di musica e danza contemporanea in cartellone per due stagioni al Teatre Versus, e ai dischi della pianista catalana Clara Peya, Tot aquest silenci (2012) e Tot aquest soroll (2013) e EsPiral (2014).

 Alessio Arena

INTERVISTA A ALESSIO ARENA

Con quale spirito affronti queste ultima selezioni che ti separano dal palco di Sanremo? Cosa potrebbe darti quel palco?

Affronterò le selezioni con molta speranza. Ma anche con un po’ di timore di non saper gestire al meglio l’esito finale, qualunque esso sia. Mi succede spesso, quando sono in gara per qualcosa. Il palco dell’Ariston, sin da piccolo, l’ho visto come un’arena di gladiatori. È il posto che spesso sancisce il trionfo o ribadisce il declino di un artista italiano. Per uno ancora invisibile come me, che tenta di fare musica sempre iniziando dalla pagina scritta, da una scrittura che racconti davvero qualcosa, sarebbe un importante punto di partenza.

Come si chiama e di cosa parla il tuo brano di Sanremo? Chi lo ha scritto?

La canzone che ho scritto si chiama “Lorenzo”. L’ho immaginata come una specie di dialogo tra me e un coetaneo che vive le conseguenze di non avere il coraggio di lasciare l’Italia e immaginare la propria vita altrove, dove forse si fa meno fatica a realizzarsi, a non avere troppo timore di ciò che si è e di ciò che si vuole raccontare.

Se anche per i Giovani ci fosse la possibilità di duettare con qualcuno come avviene il venerdì per i big, chi porteresti con te su quel palco?

Forse per convincerlo a suonare a Sanremo, ci porterei il più giovane dei vecchi cantautori della musica brasiliana, Djavan, che a quasi settant’anni fa una musica poco scontata, immaginifica, piena di energia. Se invece dovessimo restare in Italia, tenterei di convincere uno dei maggiori poeti della musica che si fa nella mia città: Enzo Avitabile. Roba grossa, insomma!

Conosci qualcuno degli altri candidati? se sì, chi ritroveresti con piacere sul palco dell’Ariston?

Ho incrociato qualcuno di loro durante le selezioni. Altri li ho visti in azione, sul palco, e sono cosciente del valore di ognuno. Spero che alla fine, tra le nostre storie, vadano avanti quelle che sono più urgenti, più necessarie.

Tra i giovani che sono passati negli ultimi 10 anni al Festival chi ti è rimasto nel cuore?

Sicuramente Renzo Rubino, che ho apprezzato tantissimo a Sanremo e poi, di persona, quando ci siamo incontrati a Musicultura Festival, che abbiamo vinto entrambi, io due anni dopo di lui. Il suo modo di scrivere così elegante, le armonie dal sapore antico che è capace di creare, ne fanno, secondo me, uno dei giovani artisti italiani di maggiore livello.

Come passerai la sera prima dell’audizione?

La farò passare, l’aiuterò. Le darò la mano come si fa con le signore impacciate in un vestito poco comodo o arrampicate su dei tacchi troppo alti.

 

  Classe 1983, piemontese, su AllMusicItalia per fondere finalmente passione ed esperienze maturate nella musica e nella scrittura, con l’obbiettivo di creare un racconto che possa portare un punto di vista originale su quanto presente nel panorama musicale del nostro paese. Il tutto armato di curiosità, in particolar modo nei confronti dei mille sorprendenti volti offerti dalla musica emergente italiana.
segui su: