INTERVISTA a LEDA BATTISTI: Il ritorno a vent’anni dal debutto. Un viaggio in una carriera partita con PIPPO BAUDO

leda battisti

Leda Battisti. Una carriera partita con Pippo Baudo sulle montagne russe tra dischi pieni d’energia ed altri ostacolati, un Sanremo da nuova proposta più big di tanti big e un altro da big non voluta…

Tanti anni lontana dalle scene, e non proprio per scelta, Leda Battisti da Poggio Bustone ( Rieti ), come un notissimo di cognome suo omonimo prima di lei, torna sulle scene in questo 2017, con due singoli che ne hanno rinnovato l’arte, completamente diversi tra loro, Seconda Notte e Solo Un’Estate Fa, ad anticipare un nuovo lavoro completo a cui manca solo il titolo e la data esatta d’uscita. E come si diceva prima, i due singoli sono davvero un’innovazione per l’artista, che pur mantenendo la sua peculiarità del periodo d’oro e cioè i suoni caldi e veri, si è aperta a sapori vintage grazie alle chitarre blueseggianti del primo singolo e ad un mai scordato Moog per il nuovo, in uscita Venerdi 9 Giugno.

E come sempre ai nastri di una partenza l’eccitazione e la tensione si scambiano il posto di frequente, come stesso Leda racconta:

Sono eccitatissima per tutto quello che sta succedendo, non era così scontato dopo tanta assenza ed invece…

Leda ma cominciamo dagli inizi che ho scoperto da poco su di te: ma tu sei un’altra delle mitiche creature de’ “L’ho inventata io”?

( Ride di gusto ndr ) Pippo! ( Baudo ndr ) Si è stupendo. Lui ci ha sempre creduto ed io conservo oltre che la sua stima nei miei confronti, anche il fatto di aver vinto in quella trasmissione come miglior cantautrice e di esser stata premiata da Domenico Modugno; mica è da tutti?

Ma la mitica frase, proprio quella li, te l’ha mai detta?

E certo! Quando ebbi successo con L’Acqua Al Deserto fui ospite da lui e si ricordò subito di me, dicendomi la famosa frase.

Proprio L’Acqua Al Deserto è il brano che ti ha rivelata nel 1998 ed a cui contribuiva il più grande chitarrista flamenco, Ottmar Liebert…

Già, che gran persona. Venne in studio a Milano a registrare le sue chitarre e sembrava ci conoscessimo da sempre. Un altro grande onore fu per me quel suo si.

Appunto! Quel suo si, che non avvenne mediante intrecci di etichette o come si fa oggi, coi social, che si parla anche con uno famoso dall’altra parte del mondo. Tu hai reperito la sua email e gli hai scritto… sembra paleontologia…

In effetti… ( ride ndr ). Avevo letto su una rivista new age di questo chitarrista definito il re della chitarra flamenca e poiché stavo lavorando al disco e lo pensavo proprio così, pensai a come sarebbe stato bello poterlo coinvolgere nel progetto. Qualche tempo dopo, parlando con un mio amico ovviamente del settore, mi disse di avere l’indirizzo email di Ottmar ed io senza pensarci nemmeno un attimo su pensai di scrivergli; cosa poteva mai accadere al limite, che mi dicesse di no?

Ed invece?

Ed invece gli piacque il brano che avevo composto su una sua base e la mia voce che definì particolare ed io subito approfittai e gliela buttai li, dicendogli se mi avesse concesso l’onore di partecipare al mio disco. E lui rispose subito di si anche se… portai la cosa in Sony e non piacque.

Immagino la delusione…

Fa conto che non era ancora arrivato il successo del film Il Ciclone che sdoganò poi quel tipo di musica, ma ebbi comunque la fortuna che questo brano fu pubblicato in Grecia ed andò primo in classifica. E così Rudy Zerbi ( e quindi la Sony ) si convinse sul mio conto. Un grazie per quel periodo va anche a Mario Lavezzi.

Quando esplose L’Acqua Al Deserto nel 1998 tu in che modo te ne rendesti conto?

La radio, fu incredibile. Giravo le stazioni e beccavo il mio pezzo ovunque. Mi sembrava di sognare ma con i piedi per terra; per me è sempre stato importante pensare sempre che poteva essere un momento e la cosa mi ha aiutato nei tanti alti e bassi avuti. Certo è che fu un boom visto che anche la Sony Latina si appassionò al disco distribuendolo negli Stati Uniti e poi in America Latina. A New York c’erano pile dei miei dischi, ma davvero.

Arrivi poi a Sanremo nel 1999 con Un Fiume In Piena, tra i giovani, e ti piazzasti terza. Eppure venivi da un successo importante con tre singoli al top in radio, un disco d’oro con l’album e la convocazione dalla prestigiosa etichetta Real world di Peter Gabriel per un loro progetto. Oggi invece con un singolo che ha destato interesse sul tubo, o una partecipazione ad un Talent, magari accedi direttamente ai big…

Eh si! E magari quelle visualizzazioni sono pure comprate! Però quello fu un anno grandioso. Io ero si tra i giovani ma c’erano anche Alex Britti, che poi vinse, Max Gazzè ed altri ancora. Fu un’annata speciale..

Si ma tu con un disco di successo tra i giovani, oggi un ragazzo fa un talent e va trai big..

Ma non è colpa sua e non li condanno certo. Alla loro età anche io avrei fatto un talent probabilmente pur di riuscire ad arrivare a fare musica. Il problema semmai è il dopo, perché dopo che in un battito di ciglia sei diventato famosissimo, un’eventuale caduta è gravissima da accettare. In tanti rischiano la depressione proprio per questa cosa. Anche io ho avuto tante avversità e momenti out, solo che credo di avere avuto a differenza loro la fortuna di potermi artisticamente strutturare con il tempo intercorso prima di emergere. Per loro l’ascesa è troppo veloce e purtroppo spesso anche la discesa e non hanno il tempo di metabolizzare ne l’una, nell’altra.

Che musica ascoltava Leda?

Devo a mio fratello e alle sue mitiche cassette la scoperta di Led Zeppelin, Pink Floyd e anche del nostro Fabrizio De Andrè. Nonostante avessi studi di conservatorio classici, per Bocca Di Rosa di De Andrè impazzì letteralmente.

Ed in cosa quegli ascolti si riflettono nella Leda musicista, autrice e cantante oggi?

Nel fatto che non mi va di omologarmi. Oggi gli arrangiamenti sono tutti uguali, mentre io faccio già difficoltà a stare nei 3:30 utili per le radio; è però l’unica omologazione che riesco a concedermi.

Se dovessi raccontarmi qualcosa che ti viene in mente del periodo relativo al primo disco cosa mi diresti?

Il successo inaspettato che ebbe il terzo singolo Sei Tu che purtroppo la Sony dovette richiamare perché in procinto di uscire con Un Fiume In Piena e quindi di Sanremo. Ricordo proprio quando Zerbi mi comunicò che nonostante l’ottima accoglienza dovevamo per forza interrompere la promozione, difatti non ha video. E poi a Sanremo ricordo un duetto tra me ed Alex Britti che improvvisammo assieme sulle note di Fragile di Sting.

Ti sei mai chiesta perché nonostante il successo di Looking For Mail, primo estratto dal secondo lavoro, Passionaria, questi non fu così ben accolto come l’album d’esordio?

E’ vero. Il motivo a mio avviso fu proprio tutto, compresa la lavorazione. Quando lavorammo all’album Leda Battisti fu tutto sotto l’onta di una spinta energica notevole. Tutti: musicisti, discografici, ospiti, me compresa vivemmo quei mesi di lavoro con la consapevolezza di star facendo qualcosa di bello, che doveva rappresentare al meglio tutti noi. Con Passionaria tutto questo non ci fu. Ricordo che già in casa discografica sentivo un vento diverso, una predisposizione diversa. La cosa la subii non poco anche io. Ci fu anche una spinta non proprio condivisa da me di rendere la mia musica più vicina all’anglosassone, ma non ero io e quindi il risultato fu un ibrido. C’erano grandi musicisti in quel lavoro, eppure mancava la magia. La cosa arrivò anche al pubblico.

Ma quanto ha inciso il fatto ad esempio di non esser passata per Sanremo?

Moltissimo. C’erano dei pezzi candidati ma ripeto non c’era la stessa aria, non ero supportata dalla casa discografica. Io sono ipercritica su me stessa ed ammetto che forse non ero a livello del primo disco, ma mi riconosco anche il fatto che in quella situazione un po’ mi ci avevano spinto, mostrandomi una congiunzione astrale cambiata.

Subito dopo hai fatto due esperienze extra musicali, per modo di dire: hai portato a teatro La Buona Novella di Fabrizio De Andrè e poi sei andata in tv come concorrente di MusicFarm. Teatro e tv stanno a Leda come?

Il teatro come un’adorazione. Vedere il contatto tra il pubblico ed il palco, che sembra quasi di toccarlo con le mani. Nella situazione specifica poi con la gran parte che avevo di Maria e con i grandi al mio fianco quali Claudio Bisio e Lina Sastri. La tv invece come un limite, quello del mio carattere di non riuscire a fare cose che non sento. Non immaginavo sinceramente che ci fossero autori che ti consigliavano di litigare con questo o quell’altro artista per dare colore alla cosa. Io volevo mettermi sul divano con la mia chitarra, approfittare dei bei momenti di spettacolo per interpretare le canzoni che volevo con l’orchestra di Fio Zanotti. Cosa mi interessava di litigare con Massimo Di Cataldo e di spedirlo a fare il reietto?

Eppure riuscisti a litigare con Franco Califano…

Ma mica ci volevo litigare? Lui per me era ed è un mito. Semplicemente ci raccontò di questa figlia con cui non aveva rapporti ed io dopo lo avvicinai consigliandogli di cercarla e di costruire con lei un rapporto. Se la prese non poco.

Nel 2007 torni a Sanremo dalla porta principale, come big con Senza Me Ti Pentirai e li nacque un’altra polemica perché durante un assalto di un programma Mediaset, incalzato Baudo disse che la canzone più brutta era la tua, facendoti rimanere malissimo. Ricordo bene?

Si ricordi benissimo e sinceramente quella cosa li ancora oggi non me la spiego anche perché io arrivavo a Sanremo da outsider. Non ero appoggiata da un’etichetta e Pippo mi scelse personalmente dicendomi che la mia canzone era bellissima perché dotata addirittura di due incisi. Magari chissà, usò il mio nome proprio perché non appoggiata da nessuna major. Ero l’anello debole e quindi attaccabile. Pensa che la Sony non inviò nemmeno il pezzo alle radio.

Scusa e che ti ci hanno mandato a fare?

Mi scelse Pippo come dicevo ma loro non gradirono. Era come se avessi tolto il posto a qualcun altro. Non ero per loro un’artista di prima fascia. Non interessava loro la mia presenza. Non mi fecero realizzare nemmeno il video dopo, pensa.

Insomma un ricordo pessimo in questo caso?

Tranne che per le risate sul palco con Restuccia il grande batterista dell’orchestra e papà, tra l’altro, di Marina Rei. Avemmo sul palco, in attesa di provare, un simpatico discorso sul fatto che io avessi con me una miriade di santini..

In questi anni di lontananza dalle scene c’è stato qualche artista amico che ti ha teso una mano?

Sono stata chiamata solo dal grandissimo Lucio Dalla che mi coinvolse nella scrittura delle musiche del musical di Pinocchio. Ma altri colleghi… nessuno, nessuna chiamata, nessun amico. Io poi non sono per le ipocrisie, sarà magari un mio limite, però non sono una di quelle che magari 5 minuti prima ne parli male e poi mi vieni a dire che mi vuoi bene. Io non ti voglio bene io ti mando a fan beep!

Siamo ai giorni nostri: Seconda notte è stato accolto benissimo sia come critica che come responso da parte delle radio indipendenti. Te lo aspettavi?

Assolutamente no! Dopo così tanta assenza era impossibile. E poi ho comunque prodotto qualcosa fuori dal mondo sonoro con cui sono diventata nota e quindi… Invece è accaduto di ricevere anche dai fans dimostrazioni di grande gioia e feedback positivi per il brano, supportati poi dalle piccole radio. Le grandi è chiaro che non mi abbiano probabilmente nemmeno sentita; esco con un’etichetta piccola, sto facendo tutto da sola, quindi figurati quanto gli interessi di me adesso.

Come mai mentre Seconda Notte veleggia ancora bene hai deciso di uscire già con un nuovo singolo, Solo Un’Estate Fa?

Perché non c’è calcolo, non ne ho mai fatti. Mi andava di uscire adesso perché il brano è particolarmente in linea col caldo di queste giornate che non potevo aspettare. Poi anche perché vorrei nel corso dell’anno pubblicare almeno altri due singoli.

Dopo le atmosfere blues si Seconda Notte come ci descrivi Solo Un’Estate fa?

Come un brano giusto nei colori e nelle sensazioni di questo periodo, molto attuale ma con un voluto tappeto che richiama cose d’inizio anni 80. Volevo che il clima fosse un po’ Tempo Delle Mele o Paradise e credo di esserci riuscita.

Quindi per l’album c’è da attendere ancora?

Si; In realtà è finito ma ho deciso di lavorare prima su dei singoli, proprio per riabituare la gente a Leda Battisti. Sarebbe un peccato bruciare un lavoro in cui credo molto.

Ci puoi anticipare qualcosa?

Non molto; magari solo dire che include una canzone scritta con Pasquale Panella di cui sono particolarmente orgogliosa

Un po’ poco Leda, almeno il titolo?

Il titolo non c’è ancora! O meglio, sono indecisa tra tre titoli e quindi quando deciderò saprete.

 

  Fabio Fiume nato a Napoli dove vive e lavora. È giornalista, critico musicale per le pagine del Roma, lo storico quotidiano campano. Contemporanemente ha scritto per diverse testate web, come Fegiz Files, Riserva Sonora, Donne e Manager di Napoli ed il glorioso Festival Blogosfere, a cura di Alessandra Carnevali che lo scelse personalmente come valida spalla al suo seguitissimo blog. Contemporaneamente scrive e conduce da 7 anni diverse rubriche per il Light MEGAzine, programma varietà di punta della milanese Radio Hinterland e con il cast della trasmissione, conduce tre edizioni della stessa da Sanremo in occasione del Festival ed un'edizione di Rozzano in Festa. Dopo altre esperienze live nel napoletano approda quest'anno alla gloriosa radio campana Club 91 come co-conduttore, nonché autore di Week end 91 - Qui c'è Musica