INTERVISTA a GATTO PANCERI dopo l’esclusione da Sanremo: 25 anni di carriera denigrati da un noto discografico davanti a Baglioni

Gatto Panceri

È un fiume in piena Gatto Panceri, dopo la sua (sicura, a detta di lui ) cancellazione dal cast di artisti che gareggeranno al prossimo Festival di Sanremo.
Già via social l’artista non aveva lesinato considerazioni in proposito, lasciando intendere di avere parecchie cosette da dire. Ma è solo il pretesto per fare una chiacchierata con il cantautore e musicista di Monza, dalla carriera ultra trentennale, che però ha subito una cosa da chiarirmi…

Si hai ragione, – m’incalza -, effettivamente sono 31 anni dal mio esordio datato 1986 e proprio al Festival di Sanremo come nuova proposta. Però io considero personalmente il vero start della mia carriera il 1992, per una serie di fattori o anche, diciamocelo, perché sotto contratto con una major e con diverse possibilità a mio favore. Sono quindi adesso 25 anni esatti.

Partiamo subito dalla notizia tanto circolata che con la musica ha ben poco a che vedere, ma che indubbiamente ha destato parecchio interesse, ovvero i tuoi capelli!

(Ride ndr) E ma sai, magari anche questo è uno dei motivi per cui non mi han preso a Sanremo!

Spero tu stia scherzando?

No, non proprio. Diciamo che la notizia dei capelli l’ho data un po’ anche per vezzo, visto che quando anni fa decisi di fare il trapianto tutti puntavano il dito sul fatto che d’improvviso fossi diventato capellone. Era un modo per chiudere la vicenda e parlarne anche simpaticamente, anche perché di simpatico non c’è stato molto. Mi han fatto rigetto ed ho rischiato pure una forma di meningite, quindi non è stata proprio una passeggiata.

Si ma allora entriamo in merito: con Sanremo cosa c’entra?

Va detto che conosco Claudio Baglioni da anni. Quando gli ho mandato il mio brano a lui è piaciuto moltissimo. Mi ha anche personalmente informato della cosa. I miei discografici sono poi andati da lui, per un appuntamento e mentre discutevano della validità della proposta, riconosciuta da tutti i presenti, è entrato un noto discografico di una grossa major, di cui non faccio nome perché ancora non posso, ma tanto ci sono testimoni oculari della cosa, che si è interessato di capire di chi si stesse parlando e quando è venuto fuori il mio nome costui ha esclamato: “ancora Gatto Panceri? Ma è vecchio, grasso e pelato”, raffreddando quindi l’entusiasmo attorno al mio nome.

E come è possibile una cosa del genere? In linea di massima gli appuntamenti sono privati o dovrebbero esserlo…

Appunto! Non va proprio bene, non doveva essere lì, non doveva giudicare la mia proposta soprattutto perché di artistico dal suo giudizio non è uscito nulla. Sono stati tre aggettivi discriminanti, usati contro la mia persona, che tra l’altro conosce bene e con cui non ha mai avuto alcun problema.

E poi vogliamo parlare di vecchiaia? Ho 53 anni e mezzo cast è oltre questa età, arrivando persino agli 84 anni della signora Vanoni. Vogliamo parlare di grassezza? Ho 7 kg in più dovuti alla cura cortisonica che ho dovuto fare ma non sono mica lievitato! E poi 7 kg se mi dicevano che ero in gara in due mesi possono andar via tranquilli, se lì stava il problema. Vogliamo poi parlare del fatto che oggi sono fieramente calvo? Ho avuto un problema ma non mi sembra che non ci siano altri artisti calvi o che questo rappresenti una discriminante alla mia partecipazione.

Sei però in buona compagnia: molti artisti hanno avuto da recriminare per un’eliminazione inaspettata…

Sento Morgan che come me ha avuto questo problema, così come mi son messaggiato con Loredana Bertè, che è stata carinissima. Però vogliamo parlare del suo caso? Eliminarla perché, o cantava un pezzo che Biagio Antonacci ha lasciato arrivare all’organizzazione, o nisba non mi pare una cosa carina, mi sa d’imposizione. E tutto questo per cercare di avere Biagio in qualche modo che però di suo a Sanremo non ci vuole andare?

E ti sembra bello nei confronti di chi lavora un anno o più per trovare la canzone giusta? Loredana si è magari “mentalizzata” su un brano che per i motivi più personali possibili trova quello adatto? Ok, puoi dire – si lo voglio o no non lo voglio- , non dire si voglio te ma devi cantare la canzone che ti do io. E tutto il mio lavoro?

Quanto hai lavorato per proporti al Festival?

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E’ stato un lavoro certosino durato quasi 4 anni. Anche perché ho deciso di produrmi da solo, di arrangiare tutto da solo e persino di suonare gran parte del disco da solo. Poi ad album terminato avrei fatto il giro delle etichette che poi ho fatto per davvero e capire chi potesse essere interessato a pubblicarlo.

E come è andata?

Che uscirò con un’indipendente e sono ben felice della cosa. Non posso uscire con una major che mi risponde che pubblicheranno solo album hip hop o indie pop. E di tutta la varietà musicale che ce ne facciamo? E a tutti i fior fior d’artisti che abbiamo, non parlo di me, dove li mettiamo? Inaudito.

Sanremo ed il non esserci è stato quindi una bella botta?

Per forza. Sai io ho la fortuna che circa 9 persone su 10 almeno ricordano il mio nome, però effettivamente la faccia iniziano a scordarla ed ovvio, pubblico dischi che non vengono passati in radio, non passo in tv, non mi prendono a Sanremo e negli ultimi 10 anni ho inviato 4 volte dei pezzi, che poi sono diventati molto amati; uno di questi nel 2008 era E’ Solo Musica che è poi stato anche un successo. Mi han respinto sempre. Adesso che sapevo di essere arrivato trai 30/35 attorno a cui stavan chiudendo il cast, so che sono dentro e poi? Improvvisamente non lo sono più.

E’ chiaro che è un danno. Mi sono autoprodotto, ho speso dei bei soldini, avevo una promozione bella che programmata che poi avrebbe chiaramente aperto ad un tour ed adesso invece devo posticipare l’uscita, cambiare probabilmente il singolo di lancio, capire se, senza l’esposizione del Festival, potrò avere modo di organizzare il tour stesso. Che ne sanno loro? Preferiscono chiamare il presentatore che non fa dischi da sei anni perché ha scelto di fare altro e che tornerà a fare altro invece di premiare chi ha creato qualcosa e la deve portare avanti.

C’è un tono di polemica verso il cast scelto?

Verso i colleghi no, assolutamente. Li rispetto, li conosco e li stimo. Verso il progetto però di cui si parlava tanto a tutela di scelta cast, beh quello si.

Facciamo i nomi allora Gatto, non possiamo mica tenere tutto sotto velo?

Allora ti dico: Elio E Le Storie Tese ad esempio. Vengono a chiudere la carriera a Sanremo, ergo il progetto finisce lì. Allora invitali come superospisti, fagli fare la passerella che meritano assolutamente, ma non togliere un posto utile ad altri per cui invece il passaggio può essere vitale ai fini di un disco.

Il presentatore è poi il mio amico Luca Barbarossa che è un signor autore e musicista, ma sono anni che si dedica alla radio, diventando un bravissimo presentatore. A cosa serve a lui il passaggio a Sanremo?

Ed ancora si parla di carriere da preservare; messi da parte i Talent quindi da cui ha attinto poco effettivamente, mi si vuol spiegare la presenza di Renzo Rubino trai big? Non lo conosco personalmente, non mi ha fatto nulla e come musicista lo ritengo pur valido, ma per esser big non bisogna disporre di almeno qualche successo che la gente ricordi? Quali sono i successi che mi son sfuggiti di Rubino?

Ed infine parliamo poi di pesi e misure usati diversamente. Perché per Bungaro e Pacifico, due grandissimi per me, si è creato appositamente il trio con la Vanoni pur di non respingerli? Eppure io non è che non abbia fatto nulla nella mia carriera. Ho fatto 3 Festival in gara e ben 8 come autore, di brani che sono andati anche a podio.
Ho scritto per Mina, Giorgia, Morandi, Syria, Mietta, Andrea Bocelli, Fausto Leali, Paolo Meneguzzi, Riccardo Fogli, cioè, ho scritto Vivo Per Lei, un brano che ha venduto 43 milioni di copie nel mondo! Credo che i titoli per esser trattato con lo stesso riguardo li avevo anche io. Non mi vengono riconosciuti vabè, posso pure accettarlo, ma che addirittura venga discriminato…

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Adesso cosa farai con l’album?

Certo un altro anno non posso aspettare. Dovrò uscire, magari ad Aprile, ma certo mica è come far sapere a tutti in una settimana che stai uscendo con un disco nuovo. E poi per cosa, tornare in naftalina? Non ho mai scocciato nessuno ma questo essere sempre sereno a cosa mi ha portato? Stavolta dico la mia.

Pelle D’Oca E Lividi, questo il brano che avevo presentato, meritava una promozione migliore. Adesso invece mi trovo a chiedermi se è giusto lanciare questa, oppure è bruciata. E’ cambiata chiaramente anche la strategia.

Come sta per Panceri la musica oggi?

Come vuoi che stia? Stanno ammazzando tutto. Ormai tirano solo questi dischi per lo più realizzati low budget, in casa, col computerino. Si dicono cose che mi fanno inorridire e che non farei mai sentire ad un mio figlio. Ascoltare un ragazzino che dice cose del tipo, – So chi è la tua tipa, me la scopo e la butto in strada -, è una frase di una violenza assurda. E poi le donne che han fatto decenni di lotte per emanciparsi, come vengono trattate oggi? Come delle mignotte attorno a sti rapper. Video pieni di questi qui per lo più bruttini circondati di culi e tette. Dove stiamo andando?

Gatto hai scritto anche tanto per altri; quando scrivi per altri ti viene in mente pure il volto del/la cantante a cui la daresti?

No, io scrivo solo per me e scrivo tantissimo. La maggior parte va quindi in cassetto. Mi chiama poi magari Giorgia, io vado in quel cassetto, mi ricanto le canzoni che ho scritto ed è li che mi accorgo di quale potrebbe essere adatta. Con lei ad esempio mi accorsi che C’è Da Fare che era già scritta, si prestava con le sue aperture per la bella voce ed ovviamente anche il fatto che l’ultimo inciso potesse essere più spinto come tonalità. Ci sono poi pezzi come Mia che sin dal primo momento ho capito che era “mia”, scusa il gioco di parole. L’input giusto però me l’ha dato la grande Mina.

In che modo?

Quando mi chiese dei pezzi, a me che ero un ragazzino all’epoca praticamente, mi disse di non scrivere pensando a lei, ma di scrivere ciò che mi veniva, altrimenti avrei fatto delle copie di cose che lei aveva inciso già. Dovevo darle originalità e personalità. Da allora ragiono così quindi.

Nella tua carriera quale pezzo ti ha sorpreso per il successo che non ti aspettavi potesse avere e quale invece deluso perché avevi riposto molte speranze?

La sorpresa fu Un Qualunque Posto Fuori o Dentro di Te che fu scelta inaspettatamente da Vasco per Rds tra le canzoni di una compilation a cui lui dava il titolo Una Canzone per Te come la sua celebre canzone. Quel brano fu incredibile; nessuno, né io, né i discografici l’avevamo intesa come un singolo perché troppo lunga, perché senza nemmeno una frase che si ripetesse almeno due volte da restare impressa. Arrivarono ad oltre 150.000 le copie vendute di quel disco. Deluso invece direi Dove Dov’è che purtroppo andò male sia a Sanremo che dopo nelle vendite, anche se per paradosso i miei fans la amano molto. Io meno.

E come è che pur non amandola particolarmente l’hai portata al Festival del 99? Uno non dovrebbe voler gareggiare con il brano della vita?

A Sanremo quell’anno mi vollero proprio. Fui chiamato dalla Universal perché Fazio, che all’epoca era direttore artistico, aveva manifestato la volontà di avermi nel cast. Mi chiesero se volessi farlo e sinceramente risposi subito sì. Avrei dovuto partecipare con Anello Di Fumo che ancora oggi ritengo più valida per quel tipo d’esperienza, ma all’improvviso mi venne lo stress che sarebbe stato meglio proporre qualcosa di più radiofonico ed in tal senso Dove Dov’è mi sembrò più adatta. Una volta lì però mi sembrò subito evidente che non era adatta alla cosa.

Ti faccio una domanda scomoda, non me ne volere: inizio anni 90, allo start ci sono tre nuove leve del pop/rock italiano, tutte lanciatissime e sono Biagio Antonacci, Ligabue e Gatto Panceri. Cosa accade poi per far sì che mentre i primi due diventano dei giganti della musica italiana, Panceri dopo un decennio buono, perde quota, finendo anche in lunghi periodi di silenzio?

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Succede che loro sono seguiti da uno staff che regge e non cambia, li guida e fa crescere diventando fondamentale appoggio per la loro arte importante. A differenza io ho avuto un po’ di problemi.

All’inizio ad esempio mi seguiva Michele Torpedine, il grande e notissimo manager, che oltre al suo cane di razza, Zucchero, oltre a me ebbe a seguire Andrea Bocelli. L’esplosione di quest’ultimo a livello mondiale chiaramente cambiò le sue priorità, giustamente, ed io fui messo così da parte. Ma non è solo colpa degli altri s’intenda.

Poi uscito da Universal ho sbagliato un paio di scelte come firmare per un’indipendente più avvezza alla dance che al pop: azienda però in cui ho trovato grande passione e altrettanto calore, le sono grato per questo. Ringrazio di vero cuore anche Radio Italia che mi ha spalancato i passaggi radiofonici sulle proprie ottime frequenze: al costo, però di dover pagare l’invidia degli altri network che, invece, di contro me le chiusero, essendo di fatto l’ottimo Mario Volanti un loro concorrente.

Avrei dovuto fermarmi semmai, pure qualche anno, ed aspettare proposte da altre major. In questo ci aggiungo anche che in quel momento ho peccato un po’ di presunzione, cercando di fare tutto da me, senza affidarmi ad una nuova figura manageriale. Ed ho sbagliato.

Quest’ammissione però ti fa onore. Non conosco artisti che sono così tranquilli nell’ammettere anche loro errori o mancanze…

Forse non userei nuovamente il termine presuntuoso perché non credo di esserlo, però diciamo che avrei potuto non cercare di risolvere da solo alcune seccature.

Torniamo quindi a Sanremo. Possibile che non ci sia nel cast qualcuno che ti piace particolarmente?

Quando mai? Mi piacciono in molti. In testa ti dico che mi fa piacere di trovare Enzo Avitabile perché è un musicista per davvero, un signor musicista. Quando io scrissi per Come Thelma & Louise di Giorgia, l’unico brano che aveva firmato lui per lo stesso disco, E C’è Ancora Mare era qualcosa di davvero bellissimo. E poi son proprio curioso di sapere che tipo di pezzo porterà. E poi localmente mi piace molto Noemi.

Ti squilla il telefono, è un/a cantante che vuole che scrivi per lui/lei. Chi vorresti fosse?

Come voce femminile non succederà mai perché è anche autrice, ma ti dico Elisa.

Ma guarda che Elisa ha anche interpretato pezzi scritti per lei da altri come Tiziano Ferro, Zucchero, Ligabue…

Ora che mi ci fai pensare è vero. Ed allora ti confermo lei. Mi piace tutto di lei. Ha un approccio alla musica vario, ne esce bene qualsiasi sia lo stile che affronta, è bilingue e poi ha una grande particolarità lodevole: Raggiunge delle splendide note ma non urla.

Se dovesse essere un maschietto?

Beh all’epoca con Mina feci felice la mia mamma che era sua fan da sempre. Adesso farei felice il bambino Gatto, quello che cantava nel bagno da piccolo, giocando a Sanremo. Vorrei fosse Adriano Celentano.

Gatto Panceri

Adesso che si fa?

Adesso firmerò il contratto con l’etichetta di un noto collega che ha deciso di produrre altri artisti. Il disco, che conterrà 19 brani ( 18 inediti più la rivisitazione di Un Qualunque Posto Fuori O Dentro Di Te ) uscirà ad Aprile, e proveremo a portarlo live in giro.

Fortuna ho avuto proprio modo di vedere con il recente raduno dei fans che la gente vuole ancora sentirmi cantare e quindi io canto per loro ed è già tanto. Comunque ho avuto la fortuna nella mia carriera di vendere le mie belle “paccate” di dischi ed un po’ di Siae a casa mi arriva.

Io vivo ancora di musica e per questo volevo esserci a Sanremo e lo meritavo, a mio avviso, rispetto a chi fa altro.

 

  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.