INTERVISTA a ERICA MOU

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Oggi intervistiamo per voi Erica Musci, in arte Erica Mou, cantautrice pugliese classe 1990.

Entrata già da qualche anno nella scuderia di Caterina Caselli e Sugar Music, Erica incontra il grande pubblico nel 2012, attraverso la partecipazione a Sanremo con il pezzo “Nella vasca da bagno del tempo“, nella sezione Giovani, dopo aver superato la fase eliminatoria di Sanremo Social.

A conclusione della gara, ottiene con lo stesso brano diversi riconoscimenti, tra cui il blasonato Premio della Critica Mia Martini, il Premio della Sala Stampa Radio e Tv sezione Giovani e infine, anche il Premio Lunezia nella categoria “Sanremo – Nuova Generazione”.

Dopo il repacking del primo album con la Sugar “È“, Erica vive un periodo di intensa attività live e torna lo scorso anno, con un nuovo lavoro dedicato al mare, ovvero “Contro le onde“, con cui ottiene grandi consensi da parte della critica e che, a tutt’oggi, la vede impegnata con numerose date in giro per lo stivale.

Proprio un brano estratto dall’ultimo album, “Dove cadono i fulmini“, è stato la colonna sonora del film di Rocco PapaleoUna piccola impresa meridionale“, ed è candidato nella categoria “Miglior canzone originale” ai David di Donatello 2014 che si terranno proprio questa sera.

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Ciao Erica, intanto benvenuta e grazie per aver accettato di raccontare un po’ di te al pubblico di aLLMusicItalia. Facciamo un passo indietro. Forse non è noto ai più, ma nel 2009, prima ancora di “Contro le onde” ed “È”, usciva per l’etichetta biscegliese Auand Records, il tuo primissimo album “Bacio ancora le ferite”, scritto tutto di tuo pugno e orecchio, ti andrebbe di raccontarci qualcosa della prima esperienza in studio? Com’è stato l’incontro con Marco Valente, all’epoca tuo produttore, poi divenuto tuo compagno di musica ed anche nella vita?

La lavorazione di “Bacio ancora le ferite” corrisponde ad un periodo fantastico della mia vita. Era l’estate subito dopo la maturità e, a 18 anni appena compiuti, abbiamo cominciato a lavorare a questo disco con un meraviglioso approccio spontaneo. Per me era la prima esperienza in studio e per Marco il primo disco non jazz che si apprestava a produrre. Abbiamo registrato quasi tutto in casa… ad esempio non dimenticherò mai le voci registrate in un salotto tramezzato da piumoni! L’incontro con lui è stato fondamentale, così come quei primi anni di concorsi e di concerti affrontati insieme… esperienze che un giornalista di musica come te chiamerebbe “la gavetta” 
In realtà però “Bacio ancora le ferite” non ha mai avuto una vera e propria uscita discografica, messa in stand-by dopo l’incontro con la Sugar.

“Bacio ancora le ferite”, oltre a contenere alcuni brani importantissimi della tua produzione – confluiti poi, nel primo lavoro discografico targato Sugar Music – è impreziosito da una bellissima perla: l’unica cover nella tracklist è “Pensiero Stupendo”, uno dei pezzi forti di Patty Pravo. A quale ragione o episodio è legata quella scelta? Com’è il tuo rapporto con le storiche dive della musica italiana e a quali voci ti senti più affezionata?



Da bambina ho ascoltato, grazie ai miei genitori, tantissima musica italiana. In particolare quella dei grandi cantautori (Guccini, Tenco, Fossati, Endrigo, Battiato…) ma anche quella delle grandi interpreti (Patty Pravo e Mia Martini in particolar modo). L’idea della cover di “Pensiero Stupendo” nasce in quel clima di spontaneità di cui ti parlavo prima… un pomeriggio ho cominciato a strimpellarla per gioco, in una versione che ci ha affascinati.

In una vecchia intervista del 2008, al Roxy Bar di Red Ronnie – personaggio galeotto per il tuo incontro con Caterina Caselli – un’Erica Mou diciottenne, alla fatidica domanda “come si fa a risolvere l’impasse che la musica italiana sta avendo in questo periodo?”, risponde con tempestività cantando: “attendo senza aspettarmi niente, perché quello che voglio è troppo”.

A distanza di 6 anni, ora che ti sei guadagnata un punto di vista “dall’interno” come cantautrice affermata, cosa risponderesti a quella stessa domanda? Quali criteri adotti per scegliere cosa pubblicare e cosa trattenere nel cassetto?



Risponderei nello stesso identico modo. Le mie ambizioni sono sempre altissime e le aspettative però non fanno altro che sottrarmi energie… meglio evitarle perciò! 

In generale quando compongo non penso mai se pubblicherò o meno quella canzone… decidere i brani che confluiranno in un disco è un’operazione che fa parte di un momento successivo. Dipende dalle persone con cui si sta lavorando, dalla casa discografica, dal suono del progetto che si vuole portare avanti, dalla filosofia di fondo di un disco. Mi piace che le canzoni di un album siano legate da qualcosa, pur mantenedo una certa eterogeneità. Quindi c’è un tempo giusto per ogni canzone ma credo che prima o poi arrivi per tutte… ad esempio la bonus track del mio ultimo album, “Fili“, è una canzone che ho composto a 17 anni.

Con il brano “Nella vasca da bagno del tempo”, partecipi a Sanremo e ottieni così numerosi premi, tra cui il Premio della Critica Mia Martini. Di lì in poi, in tutte le interviste ti viene puntualmente domandato quanto bella e di fondamentale importanza sia stata tale esperienza per te e per il tuo successo. Io invece ti voglio chiedere in tutta sincerità, c’è qualcosa che non ti è piaciuto, o che ti aspettavi dalla partecipazione al Festival e che non è arrivato?



Del Festival, come di tanti programmi televisivi, non mi piace il televoto. Quindi è sicuramente una cosa che cambierei… anche se mi ha fatto scoprire quante persone mi abbiano sostenuta durante quei giorni, e per loro la mia gratitudine è immensa!
 In alcuni momenti ho ceduto poi alla debolezza di pensare che partecipare a Sanremo potesse essere un traguardo, che dopo quei giorni la mia vita sarebbe di molto cambiata. Certo, ci sono stati dei cambiamenti ma quell’esperienza non è stata che un altro gradino, un passetto in più all’interno di un percorso.

Hai già prestato le tue composizioni al mondo del cinema – ben tre volte, se enumeriamo “Oltre” per “I Baci mai dati”, “Dove cadono i fulmini” per “Una piccola impresa meridionale” e “Fili”, soundtrack del film documentario “Missoni Swing”. C’è un regista (o anche più di uno) per il quale ti piacerebbe comporre ad hoc, magari partendo proprio da un suo canovaccio, tutta la colonna sonora?

Ce ne sarebbero tantissimi… il primo che mi viene in mente è Michel Gondry perchè per me “Eternal sunshine of a spotless mind” è uno dei film più belli del mondo e perchè so che è anche musicista, quindi lavorare su una colonna sonora con lui potrebbe essere una grande sfida! Ovviamente parliamo di sogni :-)

Correggimi se sbaglio: mi pare di ricordare che alla tua primissima presenza in Rai, da Lorella Cuccarini a Domenica in, Caterina Caselli presentandoti, raccontò che la prima volta che ti ha ascoltato suonare, è avvenuta per mezzo di una chiamata telefonica fattale da un suo collaboratore, che si era fortuitamente trovato in un pub, dove per l’appunto stavi facendo un live.

E’ andata davvero così? Quanto conta trovarsi nel posto giusto al momento giusto per un aspirante artista? Pensi che a volte si tratti solo di mera fortuna, o che la perseveranza e la forza d’animo attirino fattivamente la buona riuscita di un proposito?


Effettivamente tutto è cominciato con una telefonata che Red Ronnie ha fatto a Caterina Caselli mentre suonavo dal vivo a Milano. 
Penso che questo episodio mi abbia insegnato quanto sia importante affrontare ogni live, ogni esperienza con intensità e cura. Tutto serve, a suo modo. La perseveranza poi è la qualità fondamentale se si ha a che fare con la musica, con questo mondo meraviglioso ma pieno di difficoltà, in cui il confine tra i propri sentimenti e il proprio lavoro è praticamente inesistente… cosa che porta a mettersi in gioco di continuo.

Ti va di raccontarci l’aneddoto più curioso legato a una delle tue canzoni? Una circostanza di composizione bizzarra o un evento particolare da cui quella stessa è scaturita…



Ogni canzone ha la sua storia unica, spesso buffa. Per esempio il singolo “Mettiti la maschera” è nato come jingle improvvisato per accompagnare un regalo, una maschera da sub, per Marco.

Questa domanda, in un’intervista a una cantautrice, non può mancare. C’è un brano, attuale o del passato, che quando ti capita di ascoltarlo, ti viene proprio da dire a te stessa: “Cavolo, questo sì che avrei voluto scriverlo io”? E se sì, per quali motivi?

Mi vengono in mente “Vorrei” di Guccini e “Saturday Sun” di Nick Drake. La prima canzone perchè credo sia uno dei testi d’amore più belli del mondo e, se l’avessi scritto io, avrei potuto avvalorare la mia tesi che le donne sanno parlare dell’amore sempre meglio degli uomini… purtroppo questo brano distrugge in parte la mia teoria!
Il pezzo di Nick Drake invece perchè lo sento nelle mie corde in un modo talmente viscerale che sembra quasi appartenermi come le cose che scrivo… è una sensazione magica che solo certe canzoni speciali fanno provare.

Uno dei personaggi più importanti nella tua carriera è Davide Dileo, meglio conosciuto come Boosta dei Subsonica, che ha prodotto il tuo ultimo disco e con il quale avevi già lavorato per la sigla di Telethon, “Io esisto”. In più occasioni, Boosta ha usato parole di grande elogio nei tuoi confronti, descrivendoti come una persona seria e precisa nel proprio lavoro e, in particolare, dichiarando che scrivi “con l’ironia di una donna adulta e la freschezza dell’essere giovane”. Ti ritrovi in questo piccolo ritratto? Cosa ci racconti di quei giorni in studio con Dileo?


Le sue parole mi riempiono di gioia! E spero di essere realmente così. I giorni in studio con Davide mi hanno insegnato tantissimo. Ed, effettivamente, abbiamo lavorato con grandissima dedizione ma con un clima particolarmente rilassato raggiungendo un fantastico equilibrio.

Nel brano d’amore “Romanzo storico”, canti: “Vissero a cavallo fra due secoli, guardando il mondo che se ne va… ma preferirono pensare che potesse durare per sempre”. Quanto dura per sempre, secondo Erica? Il nostro è solo un genuino e quotidiano vivere d’illusione o i sentimenti possono fermare e finanche dominare il Tempo?

Recenti avvenimenti nella mia vita mi hanno confermato quello che già pensavo e avevo scritto in questa canzone: i sentimenti sanno essere più forti di qualunque unità temporale immaginabile.

Qual è il consiglio più utile che ti è stato dato da quando hai iniziato a far musica? Qual è invece, la banalità che senti dire più spesso su di te o a proposito dei musicisti in genere?


Ogni volta che salgo sul palco penso a una frase che una volta mi è stata detta: “Il pubblico è fatto da singole persone, ognuna con la propria vita”. E cerco di cantare per ognuno di loro, ci provo davvero. La frase che odio di più è quando qualcuno dice: “Ricordati di noi quando diventerai famosa”… potrei uccidere quando la sento!

Spiegando il significato di “Dove cadono i fulmini”, affermi che questi cadono “sulle cose che sporgono, sulle punte […] quindi nel posto in cui emergi, e però se vuoi emergere, devi rischiare di andare nel posto dove le cose accadono”. In quali occasioni nella tua vita e per realizzare il tuo sogno, hai percepito in modo tangibile il rischio e che cosa hai imparato?

Gli unici rimpianti che porto con me sono legati ad occasioni in cui non ho detto esplicitamente cosa pensavo. Rischiare per me vuol dire prima di tutto prendersi le proprie responsabilità, ascoltarsi. Ed è un atteggiamento che, con molte difficoltà, mi impegno ad applicare nella vita, nella musica prima di tutto. Ed è il concetto di base di “Contro le onde“.

Hai appena ricevuto una nomination ai David di Donatello. Te l’aspettavi? Come vedi il connubio tra il cinema e la tua musica?

Quando scrivo una canzone di solito mi aggrappo a delle immagini, così come quando la interpreto. Chiudo gli occhi e vedo ciò che mi ha ispirata oppure delle immagini che mi aiutano a provare quella stessa emozione che sto cercando di comunicare con la musica. Perciò il cinema è in un certo senso nella mia testa! Ed è straordinario quando, grazie ad un regista come Rocco Papaleo, note e parole diventano effettivamente immagini concrete. Avevo già avuto la fortuna di lavorare alla colonna sonora di un altro bellissimo film come abbiamo detto, “I baci mai dati” di Roberta Torre. E adesso grazie ad “Una piccola impresa meridionale” è arrivata questa nomination al David di Donatello, un sogno che avevo sin dall’infanzia dato che il cinema è da sempre una mia grandissima passione.

Proprio parlando di cinema, che rapporto hai con questa forma d’arte. Quali film visti recentemente ti hanno colpita?

Vado al cinema ogni volta che posso e quando non posso cerco di recuperare con i film in tv… diciamo che quando non sono in tour vedo un film al giorno! Recentemente, tra le nuove uscite, ho apprezzato molto “La sedia della felicità“.

Chiudiamo sempre le nostre interviste, con un giochino musicale, sulla falsariga del “chi butti giù dalla torre?”… mentre il nostro domanda: “A chi rompi il cd?”:

Subsonica o Perturbazione? 
No… qui non ce la posso fare!
Elisa o Malika Ayane? 
Elisa
Niccolò Fabi o Francesco De Gregori? 
De Gregori
Mina o Lucio Battisti? Mina
Alessandro Casillo o Rocco Hunt? Casillo
Giorgia o Arisa? Arisa
Daniele Silvestri o Samuele Bersani? 

Silvestri

, ma ci tengo a precisare che è stata durissima scegliere!!! Siete cattivi :-)

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  Salentino, studio Lettere (curriculum classico) all’Università e la Lingua dei Segni italiana presso l’ENS di Lecce. Già blogger occasionale per “un Filo-Blues” (all’interno di 20centesimi.it) e membro dell’Osservatorio Musicale Salentino, nato a seguito di un corso di critica musicale dell’Università del Salento. La mia vocazione è il canto, in più suono il pianoforte e mi piacciono molto la black music, il cantautorato – amore profondo per quello un po’ stagionato! – e gli strumenti dalle sonorità naturali, come l’armonium.
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