INTERVISTA a CASSANDRA RAFFAELE: nel nuovo album “Chagall” evoluzioni elettroniche per dare un calcio alle ansie

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Spesso i Talent sono additati per produrre, una volta finita l’esperienza televisiva, musica plastificata, che spesso non rispetta nemmeno lo stile degli interpreti per fare l’occhiolino a ciò che credono debba piacerci per forza, come buoi che seguono un carro, ma come in tutte le cose non è propriamente così, o almeno non sempre. Ci sono infatti artisti che magari nei Talent ci sono arrivati con un bel po’ di gavetta alle spalle e che li hanno vissuti solo come una possibilità di farsi conoscere, di avere, per l’appunto, una possibilità.

Tra questi da X Factor si è distinta Cassandra Raffaele, arrivata nella trasmissione per sfoderare talento e personalità, dapprima con un approccio molto 60’s di interpretare la musica, ed anche di proporsi, per poi invece trasformarsi per questo nuovo disco in uscita il 30 ottobre, intitolato Chagall e per cui con grandissima curiosità la raggiungiamo per permetterle di spiegare, di mettere a fuoco per i nostri lettori questo nuovo progetto e la sua carriera, tutta in divenire.

E non si può non partire proprio dal chiederle di questo particolarissimo titolo…

Beh Chagall perchè mi piaceva il senso di grande artisticità, di cambiamento, di multi approccio all’arte. In effetti mi sono resa conto che gli artista, me compresa nel mio piccolo, non hanno mai un solo talento. C’è chi magari oltre alla musica scrive poesie, chi dipinge, chi recita, chi scolpisce. Chagall è esigenza di esprimersi, qualsiasi sia la maniera per farlo.

Cambio stile musicale, passando dagli approcci 60’s ad una forte matrice elettronica, con varie strade aperte anche ad altro, il tutto cambiando anche look e taglio di capelli. Tutti questi cambiamenti non saranno specchio di cambiamenti anche nella tua vita?

Solo dal punto di vista musicale. Io mi sento sempre me stessa. Ho però cambiato l’approccio alla musica, come notavi, perché Chagall è nato quasi tutto da idee che arrivavano durante il precedente percorso live, in cui certe volte mi sono sentita una nerd, finendo davanti al pc a sperimentare programmi, a registrare idee o melodie che mi erano passate per la mente. Infatti non a caso il disco è molto elettronico anche se come hai notoato con molte aperture, dal punk al dubstep, passando anche per accenti folk

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Nella title track, arrangiata tutta in doppia voce, chiedi: “Cosa hai trovato nella mia testa”? E allora mi chiedo: “Cosa c’è nella testa di Cassandra”?

Ci sono tutte le paure, ma non più affrontate con ansia, ma con la voglia di trovare il rimedio. La mia battaglia personale è proprio vincere l’ansia e devo dire che sono a buon punto.

Nel disco collabori con Elio, vera icona musicale, ma anche con Brunori Sas, uno dei maggiori esponenti indie della scena musicale italiana. Come hai scelto con chi lavorare?

Effettivamente sono due mondi completamente diversi in cui sono io il comune denominatore. Alla fine comunque sono mondi che convivono in me. Lavorare con Elio è stato naturale, un’evoluzione dopo essere stata per diverse date supporter del tour con le Storie Tese. Brunori l’ho voluto proprio io. Volevo una presenza indie e volevo il meglio. L’ho cercato e devo dire che ha subito detto di si.

Con Elio hai eseguito “Meditazione” e la domanda è spontanea? Ti se avvalsa di lui anche come fine arrangiatore quale è?

In realtà sarei andata con un prodotto già finito, eppure quando Elio l’ha ascoltato, ha finito col metterci le mani, creando in un niente l’arrangiamento polifonico del coro iniziale. Non ho potuto che guardalo con ammirazione, chiedendomi come fosse possibile con tanta facilità creare ciò che ha creato in pochissimo, abbellendo il pezzo. Poi mi sono ricordata che ero al cospetto di un grandissimo musicista e quindi di che mi meravigliavo?

Nel singolo “Cane che abbaia morde” ti diverti a sovvertire una serie di citazioni di proverbi, modi di dire, detti comuni alla base della nostra cultura popolare. Avevi bisogno di cambiare le regole?

Eh si, ( ride ). Vedi, la prima evoluzione di me come artista, cantante , autrice è stata quella di imparare a non prendermi sul serio. Non pensare cioè a come impostare la voce, a far vedere che belle note so fare, ma ad essere più spontanea ed andare io incontro alle esigenze della canzone e non a potarla dove conveniva a me. Sono io che mostro una canzone e non lei che deve mostrare me. Quindi se mi metto in discussione io, lo si può fare anche con i luoghi comuni no?

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In “Valentina” canti invece dell’amore lesbo. Come interprete quanto è difficile raccontare certe cose, vissute nel nostro paese ancora in maniera così scomoda?

E’ una domanda che mi sono davvero posta! Poi la chiave l’ho trovata quando ho capito che non volevo raccontare un amore lesbo, ma volevo raccontare semplicemente un amore, questo come un altro e pertanto non accentare l’omosessualità, ma il fatto che come qualsiasi altro amore questi non è esente da passione, coinvolgimento, delusioni, voglie e dolore se finisce. Il dolore è lo stesso per tutti così come l’amore è lo stesso per tutti. Non importa a chi sono rivolte le nostre attenzioni. Le aspettative, le speranze così come le paure di una persona innamorata sono talmente uguali che le riconosci subito. Quando sono arrivata a questa conclusione ho trovato la mia chiave per interpretare il pezzo.

In “Chiedimi” canti: “Faremo girotondi di bambini con gli occhi aperti come bandierine”. Quanto c’è bisogno i guardare il mondo con gli occhi di un bambino?

Fondamentale. Toglie le sovrastrutture e rende tutto spontaneo.

In “Senza farsi male” invece consigli di imparare a godere del rumore della pioggia…

Si perchè è musica. In realtà è un consiglio che do a chi affronta un momento delicato, a chi ha avuto una brutta notizia. Tutto il diritto di piangerci un attimo sopra, di gridare, sbraitare, ma poi bisogna fermarsi, riflettere e cercare di trovare il giusto motivo per ripartire, proprio da quella cosa negativa. Tanto ormai è successa, non si può cambiare. Possiamo però usarla per ricominciare. In questo senso la pioggia, che può esser vista come una seccatura, percepita con un’accezione negativa, in realtà non lo è se ne percepisci invece la musicalità. Non puoi fermarla, ma puoi usarla per pensare in che modo ripartire. Certo, non parlo dei nubifragi che mettono in ginocchio interi paesi, s’intenda!

Il disco si chiude con un omaggio a Battisti con “I fiori di Battisti”. Come mai?

Veramente l’omaggio era più ai fiori di Bach. Volevo fare un brano che omaggiasse i rimedi che si utilizzano per rilassarsi, tra cui appunto i fiori di Bach, ma chiaramente non riuscivo a scriverne. Così mi è venuto in mente Battisti. Ti chiederai perchè?

E già, perchè?

Perchè se penso alla musica pop, ad un approccio rilassato alla “canzone generica italiana”, quella che canti senza impegno, in coro ad una festa, per un falò, in cerchio tra amici, mi viene in mente Battisti. Tutti sono rilassati quando canticchiano Battisti. La sua musica ha questo pregio, mette tutti d’accordo, per questo è grande.

Quale è il momento della lavorazione di un disco che ti mette più ansia e quale quello che invece adori?

Ansia sicuramente la fase di missaggio. Quella è per me la più importante perchè a volte basta sbagliare un suono per dare un senso completamente diverso ad un brano e portarlo dove non volevi andasse. La fase più bella invece è l’ascolto del master finale, quello che senti prima di dire: “ok si va in stampa” . Quello è per me il momento di grande goduria

Ed in tal senso, come decidi quale sia la track list giusta per il disco?

Che domanda bellissima! E’ come un tetris ed è la cosa più complicata. In genere ne faccio per lo meno tre diverse, poi costringo le persone a me vicine, gli amici più cari a sorbirsele, per aiutarmi a capire quale sia quella più funzionale. Su una cosa non transigo però e quella la scelgo io e basta, ovvero quale sia la prima traccia. Ad esempio che Chagal” avrebbe aperto il disco lo avevo già deciso prima ancora di chiamare così l’intero lavoro.

Ok il disco è finito e tra pochi giorni è sul mercato; e poi che succede?

Succede che il disco innanzitutto sarà anche fisico ed anche questa è una grande soddisfazione. Poi si parte per promuoverlo ovunque sia possibile e preparando la dimensione live che è come sempre il palcoscenico più giusto per chiunque faccia musica.

Si ringrazia Tatiana Corvaglia dell’ufficio stampa Parole & Dintorni

  Fabio Fiume nato a Napoli dove vive e lavora. È giornalista, critico musicale per le pagine del Roma, lo storico quotidiano campano. Contemporanemente ha scritto per diverse testate web, come Fegiz Files, Riserva Sonora, Donne e Manager di Napoli ed il glorioso Festival Blogosfere, a cura di Alessandra Carnevali che lo scelse personalmente come valida spalla al suo seguitissimo blog. Contemporaneamente scrive e conduce da 7 anni diverse rubriche per il Light MEGAzine, programma varietà di punta della milanese Radio Hinterland e con il cast della trasmissione, conduce tre edizioni della stessa da Sanremo in occasione del Festival ed un'edizione di Rozzano in Festa. Dopo altre esperienze live nel napoletano approda quest'anno alla gloriosa radio campana Club 91 come co-conduttore, nonché autore di Week end 91 - Qui c'è Musica