SPOTIFY DAY: “Andate e ascoltate, 10 volte al giorno prima e dopo i pasti per almeno 30 secondi…” e la certificazione FIMI è servita

spotify day

I tempi cambiano e si evolvono rapidamente, difficile stargli dietro.
E così mentre mi sono distratto per uscire ad acchiappare Pokemon (solo per mantenere un alone di giovinezza in realtà…) nel mondo dei fandom sono nati gli SPOTIFY DAY, ovvero una sorta di campagna di solidarietà per non lasciare il proprio artista del cuore senza una certificazione disco d’oro o di platino da parte della FIMI. Del resto è noto se non hai un disco d’oro appeso in camera oggi non sei nessuno…

In realtà nulla di nuovo all’orizzonte. 
Da molti anni esistono i DOWNLOAD DAY che si basano su un concetto simile sul piano pratico:

Viene stabilita dai fan ( o a volte suggerita dagli artisti stessi) una data in cui scaricare in massa un brano dai digital stores cercando così con un download massiccio (e contemporaneo) di fare arrivare il proprio cantante preferito nelle prime posizioni della classifica.
Nulla di male quindi… Abbiamo degli acquisti reali, ogni fan spende quanti soldi vuole (sicuramente c’è un po’ di autobuy ma di questo magari parleremo prossimamente…) però le copie vendute esistono, c’é un investimento economico da parte del fandom per cui se si arriva al disco d’oro (25.000 copie vendute) è sacrosanto che l’artista lo riceva… glielo porterei io stesso questo benedetto disco d’oro (ma poi è veramente d’oro?!?) perché comunque stiamo parlando di un corrispettivo di 25.000 euro in acquisti. Il mercato musicale gira…

Il problema, perlopiù di natura etica, nasce da quando lo streaming ha preso piede diventando il modo principale di ascoltare contribuendo anche alle certificazioni.
Riassumiamo velocemente il funzionamaneto del tutto:
– Ogni 100 ascolti valgono un brano acquistato (ovvero 2 milioni e mezzo di ascolti portano ad un disco d’oro).
– Sono ascolti per la maggior parte gratuiti perché usando come esempio SPOTIFY che è il leader in questo settore, se nel mondo su oltre 100 milioni di utenti ce ne sono circa 40 a pagamento, in Italia, paese  che in Europa è tra i paesi in coda per numero di abbonati, la percentuale sarà ovviamente decisamente esigua. (I dati sugli abbonamenti li potete trovare in rete per esempio in questo articolo de La Stampa)

Ora qualche cambiamento pare ci sia stato, mentre prima sembra non ci fossero limitazioni allo streaming per singolo utente conteggiato per le certificazioni (e noi ci realizzammo un’inchiesta che trovate quiqui e qui), oggi sappiamo che FIMI/GfK che si occupano di rilevare questi dati e di distribuire le certificazioni oro e platino hanno messo come tetto massimo di ascolti per utente che contribuiscono alle certificazioni 10 al giorno. E sappiamo anche che questi ascolti devono essere superiori ai 30 secondi.
Questi ultimi dati sono cose che i fan sanno benissimo in quanto oggi in molti riescono a trovare il tempo di: andare a scuola, ascoltare musica, fare i compiti e contemporaneamente elaborare complesse strategie per portare il proprio idolo al tanto ambito disco d’oro o di platino.
Ora questo fenomeno dell’ascolto continuo ha raggiunto già da parecchio tempo livelli decisamente “inquietanti”… basta iscriversi a qualche gruppo fan su Facebook per vedere come si organizzano scrupolosamente per portare il proprio artista alla certificazione o anche dare un occhio alla pagina ufficiale della FIMI dove la stessa viene spesso “redarguita” dagli stessi fan quanto non viene assegnato l’ambito trofeo al proprio beniamino… si, perché loro (numero di ascolti Spotify alla mano) sanno quando il disco d’oro DEVE essere consegnato.

E così nascono i famosi SPOTIFY DAY, ovvero intere giornate (o settimane) in cui si chiede a tutti gli altri fans di ascoltare per un tot. di giorni il brano dell’artista in questione per almeno 10 volte al giorno e per un minimo di 32 secondi (sia chiaro parliamo di Spotify perché oltre ad essere il servizio leader del settore, sono gli stessi fan a chiamare queste operazioni Spotify Day).

Ora sia chiaro i fan sono liberi di fare quello che vogliono ed occupare come vogliono il loro tempo (in questo caso bastano cinque minuti al giorno) ma il problema continua ad esistere e rimanere etico.
E´giusto tutto ciò? E´questo che la musica e tutto ciò che gli ruota attorno vuole insegnare ai giovani, ovvero che è così facile aggirare il sistema per arrivare a un riconoscimento?
E ancora, è giusto determinare il successo di un brano in base ad ascolti di massa gratuiti? E infine è giusto che escano comunicati stampa che annunciano questi tanto desiderati dischi d’oro platino quando il venduto è praticamente molto più basso di quanto dovrebbe essere?
Secondo noi no.

Guardando le certificazioni dell’ultimo anno non si può non notare che a riceverle siano gira e rigira sempre gli stessi artisti, quelli che hanno un grande seguito di pubblico, ma soprattutto quelli dell’epoca talent, ovvero seguiti da una generazione ormai avvezza dal televoto in poi a votare, scaricare, organizzare Spotify day e qualsiasi altra cosa serva a “dimostrare” che il proprio artista del cuore è un artista di successo.
Infatti come noi in primis facciamo notare tutte le settimane nei nostri articoli sulle certificazioni la stragrande maggioranza di queste sono ottenute con una percentuale che deriva per circa il 60/70/80% dallo streaming.

Allora quello che torniamo a chiedere alla FIMI/GfK che si occupa di rilevare i dati, epurarli e quindi assegnare le certificazioni, è: non sarebbe più giusto dividere ALMENO per quel che riguarda le certificazioni (che sono dei veri e proprie “encomi”) lo streaming dall’acquisto vero e proprio? 

Certo avremmo molte meno certificazioni (a meno che non si abbassino le soglie), ma sarebbero concrete e, soprattutto, finirebbe questa gara “malata” all’ascolto con tanto di vere e proprie “campagne elettorali” e i fans potrebbero tornare ad ascoltare musica senza più lasciare scorrere in modo silenzioso le canzoni mentre al tempo stesso elaborano nuove strategie di marketing tanto complesse che andrebbero tutti assunti dalle major discografiche…

Le cose cambiano, tutto si evolve, ma non per questo bisogna farsi trascinare dalla corrente senza costruire delle opportune dighe no? Sarebbe anche un forte segno di rispetto per quegli artisti che portano avanti la loro musica in modo dignitoso e per quelli che non hanno fandom formati da migliaia di “soldati dell’ascolto”.
Del resto voi ce lo vedete De Gregori (o il suo staff) che dice ai fans “Andate e ascoltate… 10 volte al giorno, prima e dopo i pasti…”???
Noi onestamente no però abbiamo visto artisti su Snapchat invitare i fan a fare tanti ascolti del loro brano per almeno 30 secondi… W la musica.

NB: quello che trovate qui sotto così come l’immagine di copertina sono un paio di esempi (che abbiamo censurato coprendo il nome dell’artista) di post reali trovati sui social network.

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AGGIORNAMENTO

Ecco per quel che ci riguarda la questione diventa ancora più “triste” e grave quando ad istigare questo tipo di operazioni sono gli artisti stessi pubblicamente come potete vedere nello screenshot qui in basso dove abbiamo coperto il nome del giovane cantante che qualche giorno fa ha spronato dal suo profilo Snapchat i suoi fan ad ascoltare il nuovo singolo 10 volte al giorno per almeno 30 secondi.
A voi i commenti.

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  La Musica si può averla dentro anche senza saper suonare uno strumento o cantare e a volte diventa parte di te al punto da influenzare la tua intera vita. Ho cominciato a camminare da fan gestendo due Fan Club, ho avuto l’occasione di imparare di più diventando Personal Assistant (di Gianluca Grignani, Niccolò Agliardi e Syria). Ho voluto anche provare l’esperienza on the road del Tour Manager (Barley Arts).Tutto questo per conoscere l’ambiente musicale sotto ogni aspetto e per saper affrontare una nuova sfida: portare avanti interamente un progetto discografico in qualità di produttore ed editore (Eleonora Crupi, Voyeur, Kianka). Recentemente ho voluto anche cimentarmi nella scrittura dando alle stampe per Chinaski Edizioni la biografia non autorizzata "Rockstar (a metà) - Gianluca Grignani". Anni fa, con la chiusura della rivista “Tutto musica”, mi sono sentito orfano di un’oasi in cui la musica veniva raccontata, recensita e approfondita con passione, così mi sono ripromesso che un giorno avrei ricreato un oasi simile per la musica italiana. Da quest’idea nasce All Music Italia.
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