Caso FIMI e streaming SPOTIFY: qualcosa è cambiato? Nel frattempo allo studio un metodo di rilevazione per YOUTUBE

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Lo scorso 16 dicembre rendemmo nota un’inchiesta legata allo streaming di Spotify. Ci chiedemmo se ascolti “pompati” potessero portare a certificazioni irregolari e per farlo, pubblicammo un’intervista dettagliata ad un analista del caso che fece molto scalpore e parlare nel web. I canali social di All Music Italia vennero letteralmente invase per giorni da fan degli artisti citati aspramente critici nei nostri confronti.

Lanciammo anche delle domande chiare a FIMI e Spotify, che risposero con due comunicati ufficiali, non fugando tuttavia i dubbi nostri e di molti lettori. Da allora, non siamo più tornati sulla questione sul nostro sito, tuttavia ogni settimana, puntualmente, la pagina Facebook di FIMI si arricchisce di molte domande degli utenti sul caso streaming e certificazioni.

Questo perché, subito dopo le nostre segnalazioni, qualcosa sembrerebbe essere cambiato negli strumenti di rilevazione delle classifiche e delle certificazioni, sebbene né FIMISpotify abbiano rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito.

Anzi, la FIMI ha commentato su Facebook: “Non è cambiato nulla. Semplicemente il dato Spotify che leggete su quel contatore stream, non determina in alcun caso la raggiunta di una certificazione (…) I dati vengono elaborati secondo una precisa analisi metodologica. Come accade per ogni raccolta ufficiale e vagliata da enti terzi. Altrimenti non saremmo in grado di definire alcuno standard di qualità e queste certificazioni non potrebbero essere considerate ufficiali né in Italia né all’estero come invece accade (…) Immaginiamo che sul “contatore” Spotify voi leggiate tutti gli stream, mentre il dato che Spotify comunica a GfK è un dato sottoposto ad un controllo di qualità, perché solo alcuni di quegli stream totali saranno considerati validi per gli standard qualitativi di raccolta dati della GfK Italia (così come in tutto il mondo). Non sappiamo dirti come e cosa Spotify sceglie di rendere visibile sulle diverse piattaforme gli stream di ascolto, questo dovreste chiederlo a loro. (…) I dati finali FIMI – GfK Italia corrispondono agli output di una ricerca che vaglia ogni dato in ingresso e pone controlli di qualità anche perché raccoglie ascolti da piattaforme tra loro diverse. Leggere il dato di ascolto su una sola di queste piattaforme e considerarlo come un dato finale rischia solo di generare false speranze. Anche se comprendiamo che molti fan cercano di supportare i propri artisti in ogni modo possibile, consigliamo sempre di vivere la musica in modo più semplice e sportivo, non si tratta di una gara”.

Alla discussione ha preso parte anche il nostro direttore Massimiliano Longo:

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Qualcosa è cambiato? Sembra palese. Ci saranno altri cambiamenti nel futuro? Molto probabile. A breve anche gli ascolti di interi album via streaming potrebbero essere presi in considerazione, così come le visualizzazioni YouTube.

Ecco cosa ha infatti dichiarato FIMI sulla propria pagina Facebook il 28 gennaio: “Per quanto riguarda le visualizzazioni di Youtube, è già in corso uno studio per individuare uno standard ufficiale di rilevazione dello streaming video, in modo tale che lo si possa tenere in considerazione adottando uno standard che riconosciuto a livello internazionale” e inoltre “Stiamo lavorando da molto per capire se è possibile identificare una metodologia che includa il monitoraggio dello streaming anche nella classifica album. Ovviamente si tratta di una condizione più complessa rispetto al caso dei singoli brani, in quanto l’album corrisponde ad una entità composta da più pezzi. L’obiettivo è sempre quello di definire una metodologia attenta e orientata a riflettere la vera natura e dimensione del mercato di riferimento”.

Quel che è certo è che una risposta ad una domanda posta con l’inchiesta del 16 dicembre è stata finalmente rivelata. Quanti ascolti al giorno su Spotify vengono considerati validi per la classifica FIMI da ogni account?

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Alla luce di quanto detto finora, la nostra posizione al riguardo era e rimane chiara. Non critichiamo chi usa regolarmente i servizi di streaming musicale (gratuitamente o pagando un canone mensile), ma cerchiamo di sensibilizzare chi ama la musica nel ricordar loro che l’acquisto è una componente importantissima per il mercato discografico (sia esso con supporto fisico o digitale) e che, amare un artista, vuol dire diffondere la sua musica a più persone possibili, non riprodurre all’infinito dei brani, controllare ogni settimana gli ascolti e i numeri… la musica va seguita al di là dei dischi d’oro e di platino e questo rimane il nostro messaggio.

compra la musica non contarla

  Laureando in giornalismo, cantante per vocazione, responsabile Officina del Talento qui su All Music Italia, speaker per Radio Stonata, redattore per Eurofestival News. Un ragazzo multitasking direbbero gli inglesi, poiché non riesco a fare una sola cosa in un solo momento. Sento l’esigenza inconscia di incasinarmi la vita con troppi impegni nel mondo della comunicazione e tutti rigorosamente legati alla musica. Vivo costantemente alle prese con file mp3, video Youtube, status su Facebook, hashtag su Twitter, post nei forum. Ma appena possibile stacco il cervello, butto due cose in valigia e parto alla scoperta del mondo.
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