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Pagelle nuovi singoli

Pagelle singoli del 19 gennaio 2024: Gio Evan stupisce e rimane unico. Albe trova finalmente la sua direzione

Le recensioni alle nuove uscite della settimana del nostro critico musicale

di Fabio Fiume (Interviste, Recensioni) · 

PAGELLE NUOVI SINGOLI del 19 gennaio 2024 a cura del critico musicale di All Music Italia, Fabio Fiume.

Abbiamo un problema Houston! Ho deciso che non voglio farmi piacere cose che per me sono inammissibili. Basta buonismi, basta sopportare cose che, a mio avviso, con la musica hanno ben poco a che vedere. E tutto per cosa, per non risultare boomer, come dicono i giovani? Ma chissene…! IO li sfido davvero, fra dieci anni, a cantare una sola di queste pseudo canzoni che oggi ammirano.

Ve lo dico io: staranno ancora a cantare “Maracaibo“, “Felicità” e “Sarà perché Ti Amo” … E del resto, possono mai portarsi dietro cose del tipo: “io stavo dentro, pippavo, vendevo roba, ho fatto i soldi, ciò (scritto rigorosamente cosi) la lambo, la tipa, il tanga... ma andiamo!

Ecco a voi, con questi presupposti, le pagelle della settimana. Buona lettura.

NOTA

Vi ricordiamo che i voti delle pagelle di Fabio che trovate alla fine delle mini recensioni non mettono in competizione fra loro gli artisti, essi sono infatti assegnati alla canzone in base alla carriera dell’artista che la propone.

Andando avanti nell’articolo si arriva a scoprire la Golden song della settimana. Ricordiamo inoltre che il “senza voto” non è un voto di carattere positivo o negativo, ma variabile e spiegato nella recensione stessa.

PAGELLE NUOVI SINGOLI 19 gennaio 2024

COSMO – Troppo Forte

Torna Cosmo e porta una nuova idea di se stesso dal punto di vista musicale, pur restando molto elettro 80. Stavolta l’artista ha infatti rinunciato alla forma canzone, approfondendo l’idea del sound, del suono. Il livello sembra cercare peripezie robotiche alla Kraftwerk, ma in italiano va detto che la cosa riesce meno. Se l’idea è restare confinato ad un certo tipo di pubblico, quello che ricerca proprio questo tipo di suoni, questo tipo di serate, allora può aprirsi il suo varco. Un po’ più complicato riuscire a scardinare l’idea mainstream generale.
Senza Voto

BORO – Cocaina

Su una base trita e ritrita Boro dedica alla sua bella, quanto ne ha bisogno, dicendole: sei la mia cocaina, ti scopo sul divano col tanga in mano. Ma voi, dico a voi ragazze, vi piace che il vostro ragazzo vi parli così? Vi piace che non sappia trovare frase migliore per dirvi quanto vi ami, quanto vi desideri? Se la risposta è si allora avete un problema.
Due
⭐⭐

ANNA – I Got It

Dice nel testo di questo brano di non aver bisogno d’approvazione e, diciamocelo, forse ha ragione. Anna ormai cammina da sola ed ha ottenuto successo ben oltre quello che lei stessa poteva immaginare. L’anno appena trascorso è riuscita ad essere fra le artiste più certificate pur senza pubblicare praticamente nulla a suo nome, ma solo come feat. Questo brano rompe il silenzio personale e col suo inizio e arrangiamento quasi epico, ce la riconsegna sempre simile a se stessa. Parla, blatera di ciò che vuole, di ciò che non vuole, bla, bla, bla.. Non una nota cantata, nemmeno una. Se pensate che un giorno, domani, un brano come questo vi faccia compagnia, allora davvero non ho nulla da dirvi in proposito. Però lei blatera… ok, blatero pure io.
Tre
⭐⭐⭐

BABY GANG – Hebs

Sono quasi impressionato dalla base scelta; mi faceva sperare bene. Invece che palle ragazzi! Sempre le stesse cose. Ma non vi scocciate di sentire cose del genere? Ma cosa vi resta? Contenti voi…
Tre
⭐⭐⭐

LEON FAUN – Anima

Riuscire a cambiare l’accento persino su una parola corta e immediata come “spenta”, che per l’occasione diventa “spentà”, ha davvero del geniale… il genio del brutto. Pezzo piuttosto inutile, che non regala nulla ne come arrangiamento, un po’ affogato, ne come proprio forma canzone, laddove si può considerare tale un jingle di 2 minuti e sei secondi.
Quattro=
⭐⭐⭐⭐=

LIVIO CORI – A Quanno Ce Ammo Perz

Cori per tanto tempo è stato additato come il probabile artista dietro il progetto Liberato, ma con questo pezzo invece sembra aver scelto le orme di un altro collega, quelle di Ivan Granatino. Sicuramente questo pezzo è un passo indietro sia dal punto di visto della personalità artistica che da quello dell’originalità della proposta. E’ un sunto di tante cose già sentite e di appiattimento vocale, schiacciando le sue di note per far sentire vari effetti che però non raccontano niente di lui come artista.
Quattro
⭐⭐⭐⭐  

NDG – Odiami

Iniziare il pezzo con “troverai un motivò” e continuare con “ti chiedèrò”, o “sei rimàstà sempre la stessa”, dove le parole con i loro accenti corretti ci stavano benissimo, ha davvero dell’ingenuo. Ho citato solo tre casi ma il pezzo è pieno di accenti invertiti che davvero non se può più. E la cosa che mi fa rabbia sapete qual è? Che il pezzo non è nemmeno brutto, anzi. Ma proprio non ce la faccio e non dovreste nemmeno voi.
Quattro
⭐⭐⭐⭐

VALERIO MAZZEI – Unica Stronza

Beh, non so voi, ma seppur mi sembra evidente che questa ballata sia una dichiarazione d’amore piuttosto esaustiva, se io fossi la sua lei, non mi piacerebbe essere definita “l’unica stronza che rimane negli occhi miei, l’unica cosa che mi basta, come mai con nessun altra”? Cioè stai ammettendo che non è l’unica che nel periodo breve ti sta “tenendo compagnia”, ma solo l’unica che rimane negli occhi, definendola, per altro, come la definisci. Alla faccia del romanticismo! Quasi, quasi è meglio tornare a quello che veniva a casa col mazzo di fiori da regalare alla suocera per chiedere al suocero la mano della figlia! Insomma, ti lamenti che lei se ne vada, che ti rifili un “non sono pronta”?. Diciamo che la costruzione del pezzo comunque non è malvagia, ma il testo è davvero un’infrazione alla logica del sentimento che vuole descrivere. Ci poteva lavorare meglio.
Cinque 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐✨

MARGHERITA VICARIO – Dove Te Ne Vai

Conferma una crescita importante la Vicario dopo l’ottima prestazione della precedente “Magia“. Adesso è sicuramente meno immediata, forse anche meno ficcante, spostandosi su ambientazioni 60’s da fare invidia alla migliore Nina Zilli, che a certe atmosfera ci aveva abituati. Il mondo sonoro le riesce proprio e lo cavalca bene con la sua voce, anche se il pezzo, pur partendo benissimo, poi perde nella sua elaborazione quella caratteristica tipica e fortunata per i brani di quell’epoca, la fluidità, la scorrevolezza. Qui c’è qualche angolo da smussare.
Sei=
⭐⭐⭐⭐⭐⭐=

SHORI – Prospettiva

In gara ad Area Sanremo che lo ha visto anche fra i venti vincitori, il pezzo è una ballata moderna, che si pone a metà fra rap e pop, fra effetti e del cantato libero. Si poteva lavorare un po’ di più sull’interpretazione, magari sottraendo ad una velocità di espressione, visto che quando il nostro si concede del tempo, scandisce bene, interpreta per l’appunto, il pezzo ne guadagna. Niente di nuovo, si muove su terreni accettabili in base alla media del periodo.
Sei
⭐⭐⭐⭐⭐⭐

ALBE – Quanto Realizzi Che Non Ti Aveva Capito

Decisamente cresciuto Albe, con una nuova identità chitarra e voce che lo rende più artisticamente tangibile, rispetto alle produzioni artefatte con cui si esprimeva fino a poco tempo fa. Anche la voce è lasciata cruda, senza “softwerizzarla”, fino allo special con cui il pezzo si conclude; e devo dire che la cosa ci sta, nel senso che li non è uno stile, ma proprio un orpello per variegare il brano.

Nel mezzo l’artista trova finalmente un timbro, una personalità. Avrei corso per un altro ritornello, dopo lo special, proprio per non comunicare quel senso che ci manchi qualcosa. Comunque passi avanti decisi.
Sei 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨

IVAN GRANATINO – Malincunia

Nella “sconclusione” dell’artista campano, che gira e rigira, sperimenta, prova vari stili musicali a volte riuscendo benissimo, altre meno, mettendo sempre e comunque alla prova la sua versalità, oggi si riapproda in un discorso pop, di quello contemporaneo. “Malincunia” poggia su un ritornello melodico che si lascia ricordare e cantare, di quelli che se sfonda le pareti del cuore del suo pubblico, c’è da scommettere che sarà cantata a squarcia gola nei suoi tantissimi concerti. E la musica partenopea si sta diffondendo fra le nuove generazioni di tutta Italia. Forse manca proprio un’affermazione pop. Che sia la volta buona?
Sette
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐

GIOVANNI SEGRETI BRUNO – Felicità E’

Buona ballata con una base prevalentemente elettronica, soprattutto nella ritmica, senza rinunciare ad alcuni elementi acustici. La voce di Giovanni è buona, particolarmente forte nelle basse in cui non perde espressività. E fra coraggio in esposizione e le perplessità in saldo, si cerca quell’attimo di felicità, che è un attimo e solo rendendocene conto possiamo vivere bene, senza però mai smettere di cercarlo appunto. E’ al fine un centrato pop non banale che aiuta anche a ricordare che le nuove generazioni possono pure cantare.
Sette
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐

CLUB DOGO & ELODIE – Soli A Milano

E’ un omaggio del trio milanese alla loro città. Il discorso appare sincero e ben misurato nelle parole, che trasudano d’appartenenza, di vissuto e soprattutto di un’età, che per una volta tanto è specchio della realtà e non uno spacciarsi per eterni ventenni. Elodie, sebbene inizi ad essere un po’ troppo inflazionata, riesce ad adeguarsi all’idea del brano, a servire allo stesso con pacatezza e moderazione; forse come tipo di voce femminile è, su questo sound, la migliore possibile. Han scelto bene. Credo non mi siano mai piaciuti i Dogo così prima d’ora, ne assieme e men che mai da solisti.
Sette +
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐+  

ASSURDITE’ – Bella Storia

“Io e te, io e te, tra un punto ed a capo, c’è ancora spazio per te“, canta in questa ballata malinconica e davvero ben scritta. Cantata con un filo di voce ma senza rinunciare ad un’interpretazione precisa che riesce a comunicare l’unicità di questo amore, quando proprio hai la sensazione di essere da soli per davvero, solo tu e il tuo amore. Tutta con piano di base e suoni quasi naturali a completare. Giusta, misurata, fuori dagli schemi.
Sette 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨

LEONARDO LAMACCHIA – Aurora

Buona la scrittura di Leonardo; lo è sempre stata a dire il vero. Adesso l’artista si concede un tocco di modernità che è vincente nella costruzione della canzone che è interessante, essendo una ballata non usuale nei tempi, negli snodi, negli arresti e ripartenze. Un po’ meno invece sull’uso di effetti sulla voce, qui usati non per correggere ma per dare in alcuni passaggi un senso metallico che non è poi così addentro al brano. C’è da dire che comunque, questo “erroruccio” (sempre a mio avviso, s’intenda) evitabile, la canzone è davvero molto buona. Speriamo gli spalanchi qualche portone, che se la stessa la cantasse un big, sarebbe da primi posti nell’airplay.
Sette 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨

LA MUNICIPAL – Giacomo

Rock vintage che è scenografia già dalle note, che qui in questo pezzo, giocano a riempire e poi a svuotare, suonando felicemente primi anni 70. Anche l’interpretazione rende parecchio l’idea, soprattutto quando entra anche la voce femminile, che diventa un abbellimento, un arrotondamento. La band ha il suo mondo artistico, lo mostra in maniera sapiente ed arriva gradevole e senz’altro esposto al meglio. Bella.
Sette 1/2

⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨

GIO EVAN – Susy

Mia madre prima di andare mi ha detto: “mi raccomando, non diventare le ferite che ti fanno”. Gio Evan continua ad essere un artista non etichettabile, capace di passare da brani che sono autentici capolavori ad altri che si spingono talmente oltre da risultare incomprensibili. La linea è sottile e spesso nemmeno lui la vede. In questo caso siamo di fronte a un brano geniale, con un crescendo popolare, sia nella strumentazione che nella scelta interpretativa. Il testo è bellissimo e merita un ascolto approfondito. Si sconsiglia quindi a chi trova fantastico essere raccontato di soldi, troie, spari e sbarre talvolta davanti, altre dietro.
Otto
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐