9 Gennaio 2026
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9 Gennaio 2026

Pagelle nuovi singoli 9 gennaio: Ultimo bene, Santoianni è un big, Tiziano Ferro pubblica la hit dell’album

Le recensioni ai nuovi singoli italiani a cura di Alvise Salerno

Pagelle nuovi singoli italiani 9 gennaio 2026 a cura di Alvise Salerno
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PAGELLE NUOVI SINGOLI 9 gennaio 2026 – I BOCCIATI DA AMI

COMEILMIELE – KILL BILL

C’è qualcosa di strano in questa canzone, quasi come fosse ‘sporca’ all’ascolto ed è difficile da spiegare perché il brano vuole cercare di avvicinarsi al pop-punk, dunque essere sporco nei suoni è una caratteristica del genere.

Questo, però, non può giustificare il fatto che durante tutta la seconda parte del brano la voce venga oscurata dalla base o che, all’inizio, la registrazione sembra essere stata fatta con un microfono di bassa qualità (e non di proposito) senza una lavorazione adeguata in post.

Per quanto riguarda la base, si poteva spingere sull’acceleratore soprattutto con le percussioni perché il problema maggiore sta nella ripetitività. Sembra che tutto resti immutato e non cambi mai dall’inizio alla fine, quasi in loop, e l’assolo di chitarra non aggiusta le cose ma le fa percepire più confusionarie.

Del tipo “stiamo facendo punk, mettiamoci l’assolo che nel genere ci sta”. Non sto dicendo che sia andata così ma, ascoltando il brano, sembrerebbe quasi di sì per mancanza di idee nello sviluppo del brano.

Si poteva lavorare meglio questa canzone sotto molti aspetti. Testo e voce della cantante fanno risalire il voto di un punto ma, anche qui, c’è bisogno di più cazzimma e più grinta se si vuole fare questo genere. Una voce pop prestata al punk può starci, certo, ma l’intenzione nell’esposizione diventa vitale e qui ci voleva quel qualcosa in più che è mancato.

★★★★★
5


GIUSY FERRERI – MUSICA CLASSICA

Giusy Ferreri è l’esempio della confusione che non dovrebbe esistere nella musica italiana.

Aveva annunciato la partenza di un progetto collettivo, la superband Bloom, che doveva permetterle di sfogare la propria anima rock e che sembra essere sparito dopo solo un album di scarso successo commerciale, fatto due anni fa, e adesso torna solista con un singolo che sembra uscito dai cassetti di Federico Zampaglione chiuso dai primi anni 2000.

Qui non si tratta di evolvere il proprio suono ma di avere le idee chiare e sono anni che, almeno per il grande pubblico, Giusy Ferreri sembra invece essere avvolta da un’anatema che non le permette di avere nessuna idea specifica.

Un giorno è rock, il giorno prima faceva i tormentoni, oggi è pop, domani cosa sarà? Attenzione, essere eclettici non è un male anzi è una grande ricchezza ma bisogna esserlo con cognizione e con uno storytelling che permetta all’ascoltatore di capire cosa succeda.

Non ragionate da fan, ragionate da pubblico generalista che è quello a cui si è sempre rivolta la Ferreri e che non si informa più di tanto: per loro, che sono la stragrande maggioranza, Giusy Ferreri è quella dei tormentoni estivi e del megafono a Sanremo che l’ha trasformata, suo malgrado (e noi ci dissociamo categoricamente), in un meme.

Ritrovarla così è spiazzante, bisogna lavorare di storytelling forte ma sembra che questo racconto non esista. Si buttano fuori canzoni come questa Musica Classica e come va, va.

Progetto confusionario, al momento, che difficilmente porterà frutti ma l’augurio è quello di un errore di valutazione e che la canzone diventi una megahit che le permetta di rilanciare le proprie ambizioni.

★★★★★
5


KID YUGI FEAT ANNA – PUSH IT

Cosa è successo a Kid Yugi? Perché si è lasciato corrompere dal mercato con questo brano così tanto basico e fuori dai suoi canoni?

Push It è una canzone perfetta per Anna, robetta da 15 secondi per i social e specialmente per TikTok da dimenticare dopo due settimane, ma sbagliatissima per Yugi, raccontato da tutti (incluso il sottoscritto) come il più grande talento del rap di nuova generazione.

Se questo è l’incipit di un album commerciale, all’opposto de I Nomi Del Diavolo che era molto molto bello, non possiamo sperare di navigare in acque tranquille. Sinceramente c’è poco da aggiungere, il brano è brutto e serve solo a titillare l’hype dei ragazzini ma nulla più.

★★★
3


NIKY SAVAGE – TIMMY TURNER

“AURA” direbbero i fan di Patrizio Official, “gasa” direbbero i quindicenni su TikTok, “è la stessa solfa di sempre, senza senso e senza motivo di esistere” dice Alvise Salerno.

A cosa serve questa roba? A chi serve? Cosa ci racconta? Cosa vuole dire? Il riferimento a Timmy Turner dei Fantagenitori è stato inserito a quale scopo? Cosa cambia rispetto ad altre canzoni di questo genere, dove sta la novità?

“Eh ma non ci deve sempre essere la novità” disse chi si fa andare bene tutto perché nella propria vita ha ascoltato due artisti in croce e non conosce la differenza tra D’Angelo e Nino D’Angelo.

Questa canzone non serve a nulla, non gasa, non si capisce e occupa solo spazio nei server che potrebbe essere occupato da chi ha qualcosa da raccontare.

Non ci siamo, ma proprio no.

★★★
3


GUE’ – LOQUITO

E’ difficile capire il perché Gué venga considerato il numero uno del rap italiano insieme a Marracash, considerando che per l’ennesima volta ha pubblicato una canzone che ha solo due cose buone: il flow e l’idea di mettere la voce della figlia. Per il resto è una canzone dove si flexano costantemente cose a caso.

Sarà l’ennesimo album che andrà al N1 in classifica su Spotify e nella classifica Fimi, spinto dagli streaming di canzoni come questa solo perché è Guè ma se fossimo di fronte un rapper qualsiasi, stesso testo e stessa base, non arriverebbe neanche in Top 400.

Lo status fa tutto ma queste sono pagelle basate sulla canzone, non sui nomi, e questa canzone non è bella.

★★★★
4


MIETTA – PER AVERE ME

Il voto di questa canzone è tutto per il testo, meraviglioso a dir poco. Canzone autobiografica e si capisce dal riferimento ad Almeno Tu Nell’Universo che davvero ha rischiato di cantare. Aneddoto bellissimo, tra l’altro, che la stessa Mietta ha raccontato in passato.

Perché, dunque, questa canzone è in questa categoria? Motivo semplicissimo: Mietta ha uno status gigantesco e merita di cantare questi testi su delle basi diverse. Questa, nello specifico, sembra una qualsiasi produzione che potrebbe ricevere una giovane cantante pop copia e incolla come tante ne stiamo vedendo in questi anni.

Immaginate la stessa melodia ma più rallentata, magari orchestrale, con una sezione d’archi e senza sezione ritmica e percussioni. Divina. Così, invece, sembra quasi omologata alle produzioni standard, di massa e perde tantissima potenza di fuoco.

Spero e mi auguro, quasi egoisticamente, che questo suggerimento venga accolto perché sia Mietta alla voce (intenzione, interpretazione stupenda) che il testo potrebbero davvero giovarne tanto.

★★★★★½


BERNA – DIMENTICARE IL TUO NOME

Classica canzone pop melodica italiana con la stessa struttura di mille altre canzoni che ascoltiamo ogni singolo venerdì. Bello il timbro di Berna, davvero interessante e da seguire in ottica futura ma questo brano non è una di quelle cose che fanno alzare dalla sedia.

Canzone scritta, tra l’altro, anche da Nesli quindi la gioventù che viene accompagnata per mano da uno che la musica la mastica da tanti anni ormai. Nonostante questo, però, non è venuto fuori un risultato che può essere considerato di alto livello.

Si potrebbe dare la sufficienza? Sì, se la produzione fosse qualcosa di diverso ma così non è. Tutto così uguale, stantio con una progressione armonica che, ne sono sicuro, se guardassimo con attenzione ritroveremmo simile a tante altre cose.

Forza, non accomodiamoci nelle comfort zone perché non è più tempo. Per esempio, il brano successivo dell’album che si chiama Cosa Mi Fai ha già degli elementi molto più interessanti. Ripartire da qui è doveroso per non perdere la possibilità di ascoltare un timbro davvero interessante.

★★★★★
5


TONY MAIELLO – DUE GOCCE NEL MARE

“Sono stanco capo…”. Già, come il meme sui social, perché questa canzone è l’ennesima ballad italiana uguale a mille altre dove l’unica cosa che funziona è il ritornello.

Tony Maiello è un cantante davvero fenomenale ma queste canzoni che sta pubblicando ultimamente sono davvero blande. Forse, e dico forse, a Sanremo avrebbe fatto un figurone perché è proprio da Ariston e con l’orchestra, magari, avrebbe guadagnato punti ma ascoltata così, dopo circa 60 altre canzoni tutte fatte con lo stampino, non lascia nulla.

Questo cosa vuol dire? Facile, che magari a mente fredda ed estraniata dal contesto delle pubblicazioni settimanali potrebbe fare un altro effetto ma non si può non considerare, ugualmente, che di canzoni così ne vengono fatte a pacchi. Sembra quasi, a volte, che gli artisti si mettano d’accordo come per le canzoni estive o per quelle di natale.

Tutti insieme e tutti uguali, tipo esercito.

★★★★★
5


BIRTHH – TRUMAN

O questa canzone è stata registrata in mezz’ora così come viene, senza mettere minimamente attenzione al canto, oppure bisognerebbe rivedere un attimino la tecnica vocale perché in questo caso non ci siamo.

In un universo musicale italiano in cui abbiamo raggiunto un punto di saturazione senza precedenti, emergono due tipi di artisti: quelli bravi, ma davvero tanto bravi a cantare e quelli bravi a cantare e scrivere. Quelli bravi solo a scrivere ce la fanno come autori per altri, oppure ne viene fuori uno su un milione.

Non è più il tempo dell’autotune, non è più il tempo di dire “vabbè dai, tanto c’è la post produzione o il melodyne”. Ora, chiaro, questo è un discorso più generico ma lo faccio ugualmente perché metti caso l’ipotesi numero due di cui sopra sia reale allora houston abbiamo un problema.

Birthh sa scrivere davvero tanto bene, va protetta come i panda, ma questo non vuol dire chiudere un occhio se si sentono cose registrate così. Va benissimo la presa diretta (ammesso che lo sia ma credo di sì), lo fanno in molti, ma tecnicamente bisogna essere ineccepibili perché alla minima stonatura, al minimo fiato sbagliato, alla minima stortura tutto risalta di più.

★★★★★
5


CAMILLA PANDOZZI E KMAS – MADAME

C’è un enorme problema in questa canzone ed è lo stesso di molti altri: i volumi.

La base è davvero tanto più alta, soprattutto nel pre-rit e nel ritornello, della voce e si perdono praticamente tutte le parole di Camilla Pandozzi.

Questo problema non permette una corretta fruizione del brano e non va nascosto sotto a un tappeto, nonostante la base sia davvero molto carina e lei ci stia tanto bene sopra con il canto e l’interpretazione.

Bisogna prestare la massima attenzione a queste cose perché sono quelle che fanno la reale differenza quando si è emergenti e si vuole provare a fare il salto a un livello più alto.

Ad ogni modo, parlando proprio della base siamo di fronte una canzone pop dove l’elemento dominante è questo giro della tastiera digitale in loop che fa da scheletro attorno cui ruota tutto il resto.

Carina l’idea, se solo ci fosse stata una regolazione migliore in fase di mix sarebbe stata l’ideale.

★★★★★
5

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