NEW MUSIC FRIDAY: LE PAGELLE NUOVI SINGOLI DEL 6 febbraio 2026
I BRANI DELLA SETTIMANA CONSIGLIATI DA ALL MUSIC ITALIA
IL TRE FEAT CHI C’ERA – TERAPIA 3
Il Tre ha avuto una bella idea, realizzata bene e pubblicata quasi in sordina ma, speriamo, destinata a fare scuola: pubblicare un brano con…i fan.
Chi C’Era non è un artista fisico, è il riferimento a chi c’era a cantare con lui questa canzone durante i live ed è la forma che serve a capire quanto un artista possa essere legato a chi lo segue e viceversa.
Sono infinite le canzoni live che hanno trovato la pubblicazione nel corso dei decenni, non è certo una novità, ma è comunque nuova l’idea di non lasciare che il pubblico si riduca a semplice voce di fondo. Qui c’è un merito, c’è un riconoscimento, c’è stima e rispetto.
In più, come spesso accade nelle sue canzoni, Guido parla della sua vita e delle sue esperienze sentimentali, degli sbagli che lo hanno portato a non trovare più al proprio fianco chi lo ha amato e chi amava.
E’ una power ballad molto sentita che trova nella forza della schitarrata la sua espressione principale.
Una forma nuova, diversa, per raccontare una storia che conosciamo bene ma che ha trovato nuova linfa grazie al colpo di genio di un ragazzo che sa come farsi volere bene.
★★★★★★★
7
BEBA – TOO MUCH
Fosse una pagella scritta da un GenZ, la definizione di Beba con questo brano sarebbe solo una: mia madre ha divorato.
La base è energia allo stato puro, le barre di Beba sono real, raccontano la vita di una millennial che andava a scuola con l’Eastpak, sicura al 100%, sfrontata ma con stile.
Beba ha trovato il suo flow (più di prima, lo ha sempre avuto in realtà) e dimostra che la classe del rap al femminile esiste, è viva e lotta insieme a noi.
Beba dice di essere too much ma, in realtà, qui di too much non c’è nulla. Questa potenza e voglia di spaccare tutto non sarà mai too much. Ne vogliamo di più.
★★★★★★★½
7½
BIG FISH, JAKE LA FURIA, CARL BRAVE – AMORE DISONESTO
Signore e signori, Big Fish ha deciso di creare una delle basi rap più belle di questo inizio 2026 e ci ha piazzato sopra l’unicità delle barre di Jake La Furia e il timbro, il flow di Carl Brave in stato di grazia.
Tutto è amalgamato alla perfezione, tutti e tre sono protagonisti con le loro rispettive caratteristiche e dimostrano cosa sono in grado di fare quando lavorano con metodo, tempo e voglia.
Jake ha scritto delle barre come quelle dei tempi d’oro, era da molto che non lo si sentiva così tanto ispirato, mentre Carl Brave ha cambiato rotta dando al proprio timbro una nota ancora più oscura, roca, dando anche dei tocchi diversi rispetto ad altri suoi brani quasi urlando certe parole, certi pensieri.
Big Fish, poi, è ingiocabile con questa prod rap che si arricchisce con una tromba che fa da tappeto perenne e rende il tutto quasi come fosse una canzone jazz rap. Che classe questi tre insieme.
★★★★★★★
7
DEDDE’ – PICCOLA
Fino all’ultimo ho sperato di non sentire niente in napoletano, niente che mi ricordasse Petit, che a sua volta vorrebbe fare Geolier.
Insomma, la maledizione della matrioska colpisce ancora ma allora perché sta in questa categoria con questa canzone, questa volta?
Semplice, la canzone è venuta fuori bene nonostante tutto e, soprattutto, trova nel testo il suo reale punto di forza. Deddè decide di parlare di se stesso, della sua vita, dei suoi trascorsi di quando era piccolo (ieri in pratica, è un classe 2005), cercando di traslare il tutto in una sua ipotetica relazione con una ragazza.
Deddè sa cantare, ha fatto una canzone carina, una power ballad poppettosa al punto giusto che mai arriverà in radio perché di robe così ne esistono a milioni, e se riuscisse anche a trovare una chiara identità riuscirebbe a fare quel salto di qualità che gli svolterebbe un attimino la carriera.
Per ora è sufficiente e va bene così, a piccoli passi si può fare tutto.
★★★★★★
6
FEDERICA CARTA – TI PREGO NON PIANGERE
First reaction: shock. Si potrebbe riassumere così questa svolta musicale di Federica Carta che ha deciso di svoltare verso la drum & bass e l’elettronica dopo anni di silenzio in cui, probabilmente, ha cercato di capire cosa fare.
Avete presente la Federica Carta melodica, capace di cantare il pop con disinvoltura e con una voce impeccabile? Dimenticatela, qui siamo di fronte a una donna cresciuta e matura che ha scelto di dare una svolta totale a qualsiasi aspetto della propria musica.
Il lavoro sulla produzione è meraviglioso, interessantissimo e, per certi versi, anche innovativo rispetto tutto ciò che si sente in giro in questi anni (non mesi o settimane).
E’ una Carta nuova, una Carta adulta, una Carta spezzata ma che non è stata domata e che rinasce dalle proprie ceneri. Federica Carta arde di nuovo e noi siamo pronti a riscaldarci davanti alle fiamme.
★★★★★★★
7
LAURA PAUSINI, ACHILLE LAURO – 16 MARZO
Sbagliare questa sarebbe stato troppo da reggere anche per una donna forte come Laura Pausini, al lancio del suo album di cover Io Canto 2, e infatti non l’ha sbagliata.
L’arrangiamento è il solito in stile Carta che, però, in questo caso suona benissimo perché la base di partenza di 16 Marzo di Lauro De Marinis era già questa quindi non ci si è discostati di molto.
La scelta è vincente, adeguata, con le due voci che si mescolano bene per quanto non ci siano armonizzazioni di nessun tipo esattamente come successo anche nel singolo precedente con il cantante francese.
La canzone la conosciamo bene, non c’è bisogno di approfondire oltre su testo o altro, ma è bello notare come l’intenzione nel cantato di Laura Pausini sia quella giusta, giustissima per questa occasione.
★★★★★★★
7
LEA GAVINO – I TRENI
La leggiadria della voce di Lea Gavino colpisce, arriva benissimo a toccare delle corde importanti e quasi accarezza il sistema uditivo, non lo sforza. E’ una questione di timbro e di emissione vocale che Lea riesce a gestire benissimo.
Il brano è pop classico, la voce lo arricchisce molto bene e lo rende tanto piacevole, soprattutto perché si sceglie una soluzione melodica semplice ma impattante, con anche delle soluzioni armoniche molto carine create con la tastiera.
Gli accordi sono sempre gli stessi in loop, non ci sono delle variazioni particolari ma comunque non stona, la crescita della sezione ritmica nel ritornello, svuotata durante le strofe, dona al brano un giusto saliscendi emotivo che ti permette di seguirne l’andamento.
C’è buongusto nell’interpretazione, nella produzione, nel cantato con anche questi piccoli riferimenti alla musica melodica italiana del passato che ci stanno benissimo.
Bel lavoro questo, non il primo per la Gavino.
★★★★★★★½
7½
MATTEO ALIENO – SPALLE
Questo ragazzo sa scrivere, sa comporre con una qualità invidiabile da molti, pur non facendo di così innovativo o futurista. Fa semplicemente il suo lavoro e lo fa bene, con semplicità e coerenza tra espressione musicale e intenzionalità nel cantato.
Spalle è una ballad molto semplice ma impattante in cui a trionfare è proprio Matteo Alieno con la sua voce che cambia tra strofa e ritornello, dolce nel primo caso e quasi distrutta dall’emozione, aggressiva e usata come sfogo nel ritornello.
Parla a una lei che, plot twist, “non esiste” e viene svelato solo alla fine del brano, raccontandone le parti belle e brutte del carattere. Sembrerebbe essere tutto nella sua testa.
Non è una canzone semplice e si rivolge a un pubblico specifico, non una di quelle che arriva a tanti ma ascoltarla fa capire di che tipo di livello stiamo parlando e di quanto sia nettamente superiore rispetto alla media.
★★★★★★★½
7½
ROB – LA MIA STORIA
La ragazzina del punk rock, vincitrice dell’ultima edizione di X Factor, è tornata con un nuovo brano molto coerente con il proprio percorso.
C’è una grande, enorme differenza con il brano presentato durante il programma, cosa che fa capire anche che c’è stato modo di potere lavorare con più calma: la qualità del suono.
Il brano precedente, infatti, risultava quasi ovattato, le chitarre e la batteria sembravano come dentro una scatola e il suono non usciva pulito. In questo caso, invece, si capta un’apertura molto più bella, ti riempie proprio.
Per quanto riguarda lei, ormai la conosciamo e sappiamo cosa riesce a dare quando sta nella sua comfort zone. Il passaggio che deve riuscire a fare per fare il salto di qualità è quello di distaccarsi un po’ dal mondo Paramore di metà anni 2000, dal mondo Avril Lavigne di inizio carriera e iniziare a mettere del proprio.
In questo momento sembra un po’ una riproposizione di qualcosa di già sentito e risulta interessante perché, nel concreto, ad oggi non abbiamo niente nell’alveo della musica commerciale di uguale a lei.
Il consiglio è più a lungo termine per riuscire a restare nel tempo, proprio come i Paramore o come Avril, e far dire a chi verrà dopo di noi e dopo di lei “ah guarda, questa ragazza ricorda ROB”.
Nulla si inventa, tutto si trasforma ma non tutto rimane. Speriamo che non sia il caso di questo talento purissimo del punk rock all’italiana.
★★★★★★½
6½
JOSEPH – AMARAVOGLIA
C’è intimità, c’è profondità, c’è verità in questa canzone e Joseph ha proprio voglia di cantarla, si percepisce.
Canzone bevissima, 1 minuto e mezzo, ma che ha tutto quello che serve senza lungaggini inutili. Potrebbe essere uno di quei interlude da non skippare mai, regala tanta intensità espressiva con solo una chitarra e la potenza espressiva.
E’ un brano ricco di speranza verso il futuro dopo aver perso qualcosa, non chiaro cosa ma sicuro non l’amore della vita. Si parla della luna e delle stelle e si dice chiaramente che qualcuno le abbia rubate. Sembra una metafora ma se così non fosse? Se fosse un reale racconto di un ladro di stelle? Beh, che dire, sarebbe davvero stupendo come immaginario.
Solo il suo autore potrà sciogliere questo dubbio ma, nel frattempo, godiamoci questi 100 secondi di bellezza artistica.
★★★★★★★½
7½
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