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Festival di Sanremo

Sanremo 2022 Drusilla Foer e la rivoluzione dell’ascolto

Le parole importanti di Drusilla Foer e del suo monologo. Insuperabile conduttrice e artista.

di Anna Ida Cortese ·  (ultimo aggiornamento il )

Sanremo 2022 Drusilla Foer

Il suo discorso sta rimbalzando su tutti i social per la sua bravura, per il messaggio che ha lanciato dal palco più importante d’Italia e il suo discorso è ripreso da moltissime testate giornalistiche.

Perché tutti stanno elogiando i suoi discorsi? Semplicemente perché non ha veicolato contenuti moralisti ma si è mostrata per quello che è: una grande professionista capace di condurre, di essere attenta a quello che succede (vedi il siparietto con Iva Zanicchi:  Quanto sei alta? Drusilla Foer: Parecchio! Iva Zanicchi : Molto più di me. Ma hai anche altre cose più di me! Drusilla: Eh, si. Tante cose. Iva Zanicchi: «No, beh… volevo dire… ad esempio… sei colta. Drusilla: «Sì, diciamo così… colta) e di avere la capacità di prendersi il palco, di essere arguta e commuoversi quando Michele Bravi le dice: Posso dire una cosa? Sono felicissimo che sei qua. La tua presenza racconta proprio la meritocrazia.

Ha agito e dimostrato le sue qualità superando notevolmente tutte le co-onduttrici e ospiti avuti fino ad ora. Amadeus ha fatto un’ottima scelta ed è stato bellissimo vederla in prima serata su RaiUno. Anche sul finale a tarda notte ha saputo usare le parole giuste…

sanremo 2022 Drusilla Foer il monologo

La parola diversità non mi piace, ha in sé qualcosa di comparativo, esprime una distanza che non mi convince. Quando la verbalizzo sento sempre che tradisco qualcosa che sento, che penso. Ho cercato un termine per sostituirla e ho trovato unicità.

Mi piace, piace a tutti, perché tutti noi siamo capaci di notare l’unicità dell’altro e tutti pensiamo di essere unici. Ma per comprendere e accettare la propria unicità è necessario capire di cosa è fatta, di che cosa siamo fatti noi, certamente delle cose belle: valori, ambizioni, amori, convinzioni, talenti.

Ma i talenti vanno allenati, seguiti. Delle proprie convinzioni bisogna avere la responsabilità. Delle proprie forze, bisogna avere cura. Immaginatevi quando si comincia con i dolori che vanno affrontati, le fragilità che vanno accudite. Non è facile entrare in contatto con la propria unicità.

Come si fa a tenere insieme tutte queste cose? Io un modo ce lo avrei: vanno prese per mano tutte le cose che ci abitano, quelle belle e quelle che pensiamo siano brutte e si portano in alto. Si sollevano insieme a noi, alla luce del sole, in un grande abbraccio innamorato, gridando: che bellezza! Tutte queste cose sono io. Sarà una figata pazzesca. Sarà bellissimo, abbracciare la nostra unicità.

E a questo punto io credo che sarà anche più probabile aprirsi all’unicità dell’altro e uscire da questo stato di conflitto che ci allontana. Sono una persona molto fortunata a essere qui, ma date un senso alla mia presenza su questo palco e tentiamo insieme l’atto più rivoluzionario che c’è, l’ascolto di se stessi, delle nostre unicità.

Promettetemi che ci doneremo agli altri, che accogliamo il dubbio anche solo per essere certi che le nostre convinzioni non siano solo delle convenzioni. Facciamo scorrere i sentimenti e i pensieri in libertà, senza pregiudizio e senza vergogna, liberiamoci dalla prigionia dell’immobilità. Immaginate se il mondo non ruotasse e fisso stesse, se tutto il buio fosse nero pesto.