22 Febbraio 2017
di Direttore Editoriale
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22 Febbraio 2017

Conferenza stampa MICHELE BRAVI: “Anime di carta è il risultato di una lunga seduta di psicanalisi durata tre anni. Sono io, nel bene e nel male”

Michele Bravi racconta #AnimeDiCarta un disco che non racchiude 13 canzoni ma 3 anni di vita. Senza filtri, senza censure, senza mezze verità

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Forte della sua partecipazione all’ultimo Festival di Sanremo dove si è classificato quarto con il brano Il Diario degli errori scritto per lui da Federica Abbate, Cheope e Giuseppe Anastasi, un brano che ha già superato il milione e mezzo di ascolti su Spotify e 4.800.000 visualizzazioni del video, ieri Michele Bravi ha incontrato la stampa per raccontare, prima di esibirsi in uno showcase riservato, il suo nuovo disco in uscita il 24 febbraio, Anime di carta. In contemporanea all’uscita partirà un lunghissimo instore tour per poi a maggio esibirsi con due concerti di anteprima tour (qui tutte le date e i biglietti).

Quello che appare di fronte ai giornalisti è un ragazzo molto diverso da quello che presentò qualche anno fa il disco in inglese I hate music. Un ragazzo apparentemente più fragile e che si commuove spesso mentre parla delle canzoni di questo disco che raccontano realmente la sua vita, talmente vero che è impossibile non commuoversi con lui, ma allo stesso tempo un ragazzo più consapevole, che a 22 anni sicuramente, anche grazie (o per colpa) della sua sensibilità ha già iniziato a temprarsi da quello che di negativo accade nella vita.

Quello che trovate qui di seguito è il racconto di questo disco sicuramente non mancherà di stupirci tutti, un album schietto, senza peli sulla lingua nel parlare di amore, di sesso, di dolori e di tutto quello che fa parte della nostra vita, a 22 anni come a 40.

DA DOVE NASCE QUESTO NUOVO DISCO

Ho iniziato a lavorare a questo disco tre anni fa e l’ho chiuso il 18 dicembre del 2016. Per me è un percorso non solo lavorativo ma è un grande percorso umano nel senso che, e quando lo dico mi sembra sempre un po’ di tirarmela, lavorando con la creatività ovviamente il lavoro e la vita personale si incontrano ed io quando ho scelto di fare questo percorso ho scelto consapevolmente di iniziare a pensare tanto a me stesso, anche egoisticamente parlando.
Cosa è successo? Io ho perso una persona a cui tenevo tanto… (si commuove .Ndr) Madonna santa non si può iniziare così… l’ho presa bene come potete vedere… ci ho fatto un disco… ed avevo bisogno di trovare un mio modo per uscirne, non credo di avercela fatta perché se sto così non è una cosa bella, però mi serviva poter dimostrare che la musica aiuta… io ho bisogno di cantare e questo disco per me è stato la mia seduta di psicanalisi con me stesso, ci ho messo tre anni per chiuderla.

Volevo un po’ riflettere perché io ho sempre una grossa problematica a rapportarmi con gli altri ma perché dall’ambito familiare in poi ho dei rapporti umani molto particolari quindi non ho mai la percezione di com’è vivere insieme la vita, ma al di là… senza parlare di storie d’amore infinite, di relazionarsi con le altre persone ed è la ragione per cui parlo tanto, perché ho paura quando mi interrompono e devo ascoltare gli altri. Volevo capire bene perché io avevo questo disagio, non lo capivo e forse non lo capisco nemmeno adesso, però almeno l’ho messo per iscritto e forse riascoltando queste canzoni tra un anno riuscirò a  trovare una sintesi definitiva. Ho capito però che bene o male siamo tutti un po’ “Anime di carta“.

LE “ANIME DI CARTA”

Essere “Anime di carta” significa… la carta è quel materiale che è accessibile perché tutti abbiamo possibilità di averla a portata di mano, quindi non è così ricercato, non  così prezioso però è importante perché la sopra ci scrivi tutto, ci scrivi la tua storia e s tu sei fatto di carta la tua storia non te la puoi strappare via di dosso perché ti fai male, perché perdi un pezzo d te stesso e ho capito che quando inizi a convivere, io disco sempre ad attaccare la propria vita a quello dii un altro, quando fai questo in qualche modo devi prendere  la forma dell’altra persona e ci sono tanti modi per farlo perché puoi diventare un origami bellissimo, puoi accartocciarti, puoi rovinarti, puoi prendere fuoco… può succedere di tutto, non sai mai cosa può accadere. L’alternativa qual’è? Rimanere un foglio piatto che non ha forma, che non ha contenuto.
Io ho trovato i miei contenuti e li ho trovati quando ho smesso di essere auto riferito e mi sono affacciato sugli altri ed ho capito che le scelte non le prendevo più da solo, che stavo condividendo la mia vita con la vita di qualcun altro… poi tante volte si dice “ma vent’anni tu non puoi parlare di queste cose…” in realtà il punto è proprio questo che a vent’anni, poi magari qualcuno anche prima, io sono sempre stato stato abbastanza sfigato in questo quindi la mia prima storia è stata a vent’anni, quando vivi la prima storia è la storia perfetta perché tu non hai paragoni, non ti poni dei problemi sul fatto che quella persona ti potrebbe fare male, non sai nulla quindi ci vai proprio a braccia aperte e cogli tutto come la prima volta quindi di fatto non ti fai problemi su nulla, da li poi quando arriva la prima scottatura, il primo callo, inizia a capire quanto possano far male certe cose e magari speri di riuscire a prendere delle distanze, ma mi confermano che non è mai così perché ogni volta è una bella batosta, quindi purtroppo confermo che siamo sempre delle “Anime di carta“.

DALLA VITA PERSONALE AL DISCO

A me piacerebbe far sentire il disco dall’inizio alla fine fine senza “skipper” da una canzone all’altra, perché c’è una storia, queste canzoni nascono esattamente temporalmente come sono state concepite perché io piano piano ho vissuto quelle fasi di una storia e l’ultima canzone non a caso si chiama “Chiavi di casa” perché io ho capito che è importante ritrovare il modo di ritornare a casa, di trovare quella persona che con la sua luce riesce a vedere al di là del foglio, riesce a vedere cosa c’è scritto anche dietro, non solo la parte bianca che mostriamo agli altri e allora la riesci a trovare le tue “Chiavi di casa” (si commuove nuovamente .Ndr)… Madonna, scusate, sono emotivo. Io l’ho fatto, ho trovato una persona che mi ha illuminato e questo disco in qualche modo è quella luce e sono contento di aver dimostrato in qualche modo che quelle scelte sbagliate erano un po’ giuste credo e spero di poter continuare a scrivere questo “Diario degli errori” perché ho capito che io sono arrivato ad una considerazione personale molto alta anche se per come sto reagendo non sembra, e quindi dico alla fine non riscriverei niente della mia storia per quanto mi sia fatto male.Nulla.
In realtà poi quando uno si trova scrivere di se stesso passa spesso per la vittima, in realtà io poi sono stato anche un grande stronzo, ho fatto delle norme cavolate, ho trattato malissimo le persone, io ho capito adesso cos’è rispettare un’altra persona e spero di poter ancora tantissimo… ma da dove impari? dalle scelte sbagliate, da quello che non va bene, da quello che in qualche modo ti blocca il cammino.

I CAMBIAMENTI IN QUESTO DISCO

Ho sentito tanto lo stacco che c’è stato nel descrivermi attraverso la musica, se voi avete avuto modo di parlare con me anche per il precedente disco, ero molto più stabile, energico, forte e adesso sono molto più fragile, ma allo stesso tempo per sono molto più convinto di quello che dico perché ho tolto qualsiasi filtro che c’era. Quando io parlo di questo disco io parlo davvero della mia vita. Quando si dice sono 13 canzoni penso – no, non sono 13 canzoni, sono i miei tre anni di vita, da quando io ho iniziato a vivere perché uno inizia a scegliere la sua vita a 18 anni ed io adesso ne ho 22 e quindi ho quel senso di protezione, di positività, di gelosia e in qualche modo anche di spavalderia che poi è stato il motivo per cui il mio nome così sconosciuto ha deciso comunque di presentarsi davanti a 15 milioni di spettatori in diretta su Rai 1 a Sanremo sul palco più importante d’Italia. Sono molto fragile ma allo stesso tempo sono anche se vuoi un p’ arrogante perché ripeto ho scoperto quella spavalderia che mi mancava togliendo ogni filtro che poteva esserci. Io nell’intervista a Vanity Fair che già c’è stata è semplicemente un anticipazione di quello che c’è nel disco, io canto in italiano, in italiano non c’è più la scusa dell’inglese che ci sono aggettivi da una parte e aggettivi dall’altra, in italiano la lingua è quella e quindi io avevo bisogno di dire le cose come stavano senza troppi giri di parole.
Io sono sempre uscito come il bravo ragazzo, quello tipi, quello che si commuove… nel disco c’è anche un pezzo che parla banalmente di sesso orale con una ragazza e io dico – Solo per un po’ mi ricorderò di te ma non di questo posto, ho la bocca secca, mi dispiace, non ci riesco…  parla di quello e avevo bisogno di togliermi tutta quella sottoscritta in cui dicono – non si possono dire certe cose, non si possono cantare certe cose… – io avevo bisogno di cantare di me. Quando si dice canto quello che vivo e vivo quello che canto e questo quello che intendo, nel bene e nel male.

Io spero che in qualche modo questo disco possa dividere tanto, io ho perso quella ridicola ambizione che hanno tutti di piacere a più persone possibili, ma col cavolo, io spero che la metà delle persone mi dicano che questo disco fa schifo perché allora significa che sono andato a intercettare esattamente le persone a cui io voglio parlare, esattamente quelle persone che la pensano come me. Spero nel mio piccolo di esserci riuscito.

L’ALBUM DELLA RIVINCITA?

Se qualcuno me lo avesse chiesto un anno fa avrei risposto – si, vaffanculo a tutti… – in questo momento io ho capito che non me ne frega un cacchio, ho imparato a scindere quali sono le regole del mercato discografico e qual’è l’ambito musicale quando io rilasciai un’intervista sempre a Vanity Fair dicendo – mi hanno detto che sono morto – io non volevo attaccare la discografia, dal lato discografico era giusta la scelta di non rinnovarmi il contratto per una serie di ragioni numeriche. Io la attaccavo la persona dicendo – tu ad un ragazzo di 19 anni che per la prima volta da solo affronta tutto questo vai a dire una cosa del genere? sei una persona di merda detto proprio in francese, non riesco a trovare un altro modo per dirgli – fai schifo – quindi una cosa posso fare non dire – vedete che ce l’ho fatta – posso continuare a dire che mi fanno schifo, quello sì perché lo farò a vita, poi ho una lucidità professionale nel dire che se ti vedo per parlare di lavoro, parliamo di lavoro. Non è una rivincita perché significherebbe aver messo un puntino lì e da lì aver disegnato una circonferenza perché tutto ruota attorno a loro, ma sti cazzi. Per me questo è un inizio… il primo disco era quello in cui io per la prima volta mi affacciavo al mercato discografico e allora chiedevo agli altri, ai grandi autori di dirmi – secondo voi Michele cosa più diventare? – il secondo disco è un disco che a me serviva per dire – questo è il mio gusto musicale, io qua voglio e posso muovermi – questo se vuoi è il mio primo disco, il primo che racconta una storia che è mia, dove posso dire – queste canzoni le posso cantare solo io – perché mi sento di stabilirci sopra una gelosia e una positività che prima non potevo avere perché erano dei “materiali” di ricerca.

GLI AUTORI E LA NASCITA DELLE CANZONI

Io ho un rapporto particolare con gli autori infatti mi odiano tutti. Io tendenzialmente faccio questo… se mi piace la tua capacità di espressione ti cerco. Io ho chiamato personalmente queste persone ma io non riesco a dire – vediamoci per scrivere… – io non ti conosco… devi conoscerle le persone, quindi io prima di iniziare a scrivere con queste persone le ho frequentate tanto ma in termini di – voglio conoscerti perché sono affascinato dalla vostra capacità di raccontare le cose attraverso la musica e il punto fondamentale che noi ci vedevamo pomeriggi su pomeriggi..la musica era una conseguenza della voglia di stare insieme e questa cosa si sente tanto perché sento una grande partecipazione dagli autori che sono stati parte di questo disco e il fatto di dire – mettiamoci al tavolino perché tu sei quella che scrive le hit – io non riesco a farlo e mi sono preso tutto il rischio… nel disco ci sono autori che se vuoi sono impensabili per il pop come Niccolò Contessa de I Cani in poi e sono contento di aver trovato il modo di farli dialogare anche con il mio mondo ma perché umanamente ci siamo trovati bene. Nel disco ci sono solo cinque pezzi che non portano la mia firma, ma anche questi sono stati cuciti su di me raccontandomi a loro.

IL TOUR

Ci sarà che un tour. Intanto farò due date il 20 maggio a Milano e il 21 maggio a Firenze di anteprima perché sarà uno spettacolo un po’ particolare. Nel senso che io ho questa paranoia… nel disco si racconta una storia e quindi anche nel concerto dal vivo mi piacerebbe parlare di spettacolo, nel senso che ci sarà un filo conduttore, non solo una serie di canzoni in fila, ci sarà tutto un racconto in musica. Intanto mi dedico a queste due date anche perché consapevolmente abbiamo preso anche dei rischi nella struttura produttiva, non sarà una band ma ci saranno dei musicisti un po’ più specifici, ci sarà la rivisitazione del concetto di carta… poi spero di poter portare questo spettacolo in giro.

Sui Musicisti di solito uno si immagina chitarrista, bassista, piano, batteria… la band classica e, dove manca il resto, le sequenze. Questo è un disco che mi è costato così tanto tempo al di là della scrittura anche nella ricerca sonora nel senso che avevo bisogno di trovare il suono giusto per la mia voce perché io una cosa bella ho, e questo me lo dico da solo, il timbro, e quindi dovevo trovare il giusto modo per vestirlo bene, per coccolarlo se vuoi, e quindi dal vivo  ci tengo che ne esca bene visto che ci ho messo tre anni, facciamo una cosa più coerente con quello che mi è costato questa ricerca e di conseguenza ci saranno una serie di musicisti più mirati su quello che è il suono del disco.


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