9 Novembre 2021
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9 Novembre 2021

Intervista a Cortese: “Si cresce e si cambia sempre in un percorso artistico come nella vita”

Cortese ha lanciato il nuovo album "Amore e Gloria" anticipato dal singolo "Gladiatori"

cortese
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Il cantautore Cortese è tornato con il nuovo album Amore e Gloria che lo stesso cantautore presenta così:

“Questo è un disco che segna per me una sorta di ri-esordio artistico, una nuova pelle post pandemica, un nuovo linguaggio per ricordi antichi ed emozioni recenti, una caccia al tesoro alla ricerca di bellezza, poesia, leggerezza… Un’intimità improvvisamente violata dalle canzoni e quindi poi, con pudore e coraggio, condivisa”

Abbiamo raggiunto Cortese che si è raccontato tra album, X-Factor, Vina del Mar, collaborazioni e progetti futuri.

Cortese – Intervista

Ciao Cortese, partiamo subito dal presente. E’ uscito Amore e Gloria, il tuo nuovo album composto da otto tracce che raccontano due cose molto importanti: l’amore ed i sogni. Ti faccio una domanda “marzulliana”: Qual è quel sogno che vorresti amare e qual è il tuo amore da sogno in musica?

Ciao! Il sogno che vorrei amare è esagerato, non strettamente riferito alla mia vita personale ma che indubbiamente migliorerebbe anche la qualità della mia vita: più integrità morale e meritocrazia un po’ ovunque, soprattutto nel nostro Paese. Il mio amore da sogno in musica, invece, mi appartiene intimamente: questa passione che poi diventa un mestiere, l’urgenza delle canzoni che quasi diventano un vizio, i viaggi per la musica che parla tutte le lingue del mondo perché tocca corde emotive importanti, questo è il mio grande amore.

Hai definito questo album come “un ri-esordio artistico, una nuova pelle post pandemica”, puoi spiegarci nel dettaglio questo concetto?

Ho 36 anni, ho sempre ascoltato tanta musica e scritto tanto ma quest’album l’ho scritto in piena pandemia proprio in seguito a stimoli nuovi, con una direzione decisamente diversa a livello di scrittura rispetto ai miei trascorsi e quindi anche con una nuova veste a livello di sound. Si cresce e si cambia sempre in un percorso artistico come nella vita, figuriamoci dopo una pandemia mondiale. Per questo l’ho definito il primo disco di una nuova vita artistica. Lo sento così.

Ascoltando i brani contenuti in Amore e Gloria mi hanno colpito molto questi versi de Il tuo cuscino: “Il tuo cuscino ha l’impronta dei tuoi occhi/ Quando piangi mentre dormi/ Ha memoria dei tuoi sogni/ Il tuo cuscino è una stanza dei segreti/ Di una notte stronza/ Con la voce che si spezza/ Per l’amore quando passa/ E non ti resta che il dolore nelle ossa/ Che non è tanto la ferita/ Ma il suo ricordo ciò che conta”. Sincerità, vita e ricordi che si fondono e danno spazio alle emozioni descritte in modo attento. Da una piccola immagine sei riuscito a descrivere un’emozione.
I tuoi brani nascono dalla voglia di raccontarsi o dal desiderio di raccontare ciò che altri hanno vissuto o possono vivere?

Grazie. Il tuo cuscino è una delle tracce a cui sono più affezionato proprio per quelle immagini nel testo pensate per visualizzare emozioni. Tutti i miei brani nascono assolutamente dalla voglia di raccontarmi, poi spesso alcune cose che scrivo coincidono anche col vissuto degli altri, soprattutto quando si tratta d’amore. Credo sia la magia della canzoni da sempre.

In Drive-In canti: “Mi piacciono i tuoi fianchi/ Quando ti senti grassa/ io guardo la mia pancia/ Che poi tornerà l’estate/ A tenerci in forma” anche qui sincerità e schiettezza, il prendersi in giro con delicatezza, un passaggio veloce ma importante che dà un messaggio di speranza in cui non vanno messi in evidenza i “difetti” ma vanno esorcizzati, cambiando prospettiva. Pensi che una canzone possa essere un mezzo di comunicazione utile per far riflettere?

Penso di sì. Un tempo le canzonette erano davvero al centro di grandi riflessioni. Oggi meno o almeno dipende dalla qualità dei brani e soprattutto dell’ascolto. 15 secondi, ad esempio, ritengo siano troppi pochi per incuriosire tanto da creare un ascolto dedicato e addirittura spunti di riflessione.

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Di cosa ti piacerebbe scrivere che ancora non hai fatto?

Ho sempre scritto di cose che ho vissuto, per cui mi piacerebbe scrivere di cose che desidero ancora vivere, non saprei, di quando ho fatto l’amore sotto le stelle nel deserto del Sahara o nel camerino del Bowery Ballroom a New York prima di un concerto.

Cortese, il tuo percorso artistico è partito nel 2008 quando facevi parte degli Aram Quartet e vincesti la prima edizione di X-Factor. Cosa ti porti di quella esperienza? Hai un aneddoto da raccontarci?

Mi porto il ricordo di una tanto breve quanto intensa esperienza, di uno strascico di visibilità tanto incredibile quanto effimero, un ricordo di spensieratezza ed inesperienza. Un aneddoto che conservo nel cuore: un giorno una discografica della Sony, allora nostra etichetta, mi chiamò di proposito per raccontarmi che Lucio Dalla era passato dai loro uffici di Via Amedei per un saluto e sulla scrivania c’erano i dischi delle nuove uscite della settimana, tra quelli prese il cd degli Aram e disse “Questo lo porto via, loro mi piacciono”.

Nel tuo percorso artistico oltre che in Italia hai avuto esperienze in giro per i più importanti palcoscenici del Sud America, vincendo nel 2015 anche il Festival Internazionale della Canzone di Vina del Mar. in cosa si differenziano il pubblico ed il mercato musicale italiano e sudamericano?

La crisi discografica è in realtà la stessa ma nel mercato della musica dal vivo lì c’è un’abitudine straordinaria per cui un artista nuovo con un solo singolo conosciuto in promozione (come me dopo la vittoria del Festival di Viña) fa un vero e proprio tour di concerti coi paganti, spettatori abituati al live, esigenti e generosi, che poi scoprono il resto delle canzoni e si affezionano al progetto. Quindi indubbiamente meno hype e più palchi. Ovviamente le piccole e grandi agenzie di booking fanno un lavoro eccezionale per dare quel tipo di visibilità all’artista prendendosi il vero rischio d’impresa.

A Vina del Mar hai vinto con un brano scritto da Franco Simone con cui hai avuto modo di collaborare. lui di te ha detto: “è il più bravo tra i giovani colleghi ed ho sempre pensato che sia anche quello con più credibilità artistica internazionale”. Cosa ti porti di questa collaborazione?

Sempre troppo generoso il suo giudizio nei miei confronti. La collaborazione con Franco mi ha lasciato il Sudamerica nel cuore e da lì è iniziata poi per me la carriera oltreoceano. Inoltre ho realizzato un altro gran progetto con lui curando gli arrangiamenti vocali del suo Stabat Mater Opera rock sinfonica che ha anche preso il patrocinio del MIBACT e calcato prestigiosi scenari.

cortese

Con chi ti piacerebbe collaborare o duettare in futuro?

Sarebbe un sogno collaborare con artisti che amo e ascolto sempre ovviamente come Brunori Sas, Niccolò Fabi, Andrea Laszlo De Simone.

Sei voce protagonista dello spettacolo “Mogol racconta Mogol”, ci vuoi spiegare meglio questo progetto?

È un bel format di musica e parole: il maestro Mogol racconta i suoi successi tra storia e retroscena inediti delle canzoni scritte insieme a Battisti e per altri grandi nomi e io le interpreto sia in versione acustica che, nella produzione completa, con orchestra.

Nel 2020 hai deciso di usare solo il tuo cognome come segno distintivo, come mai questa scelta?

È una scelta che ho fatto di conseguenza a questa nuova dimensione artistica in cui mi racconto e ho pensato al cognome come pseudonimo artistico per non recidere completamente col passato, visto che non sono più così giovane e il cammino percorso fino ad oggi racconta tanto di me, e allo stesso tempo, dal punto di vista della comunicazione, presentare in maniera chiara questo nuovo periodo della mia vita sotto nuova pelle, con un nuovo linguaggio. Del resto sono cresciuto amando artisti che non si sono mai abituati a se stessi e anche quand’erano all’apice del successo si son sempre rinnovati sorprendendo tutti, per cui non posso che esser stato permeato da questa visione così stimolante dell’arte.

Chiudiamo guardando avanti, ci puoi anticipare qualcosa dei tuoi progetti futuri?

Per ora ho in programma di far vivere tanto questo disco, di fargli raccogliere tanti chilometri suonandolo in giro, probabilmente portandolo anche un po’ dall’altra parte dell’oceano visto che non ci vado dall’inizio della pandemia. Quale pretesto migliore?

cortese

Amore e Gloria – Tracklist

Street food
Il ballo in maschera
Gladiatori
Il tuo cuscino
Drive in
Febbre
Hiroshima
Polline

L’album è stato anticipato dall’uscita del singolo Gladiatori:

Immagini di copertina ed articolo di Federica Signorile