29 Marzo 2013
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29 Marzo 2013

INTERVISTA A PALETTI: “In Sugar mi han detto di sperimentare e non me lo son fatto ripetere…” (VERSIONE INTEGRALE)

Intervistiamo Paletti, uscito con il disco "Qui e ora". Scopriamo l'anima di questo spirito bresciano cittadino del mondo da poco entrato nel team Sugar

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All Music Italia vi presenta un’intervista a Paletti, volto nuovo della scena musicale italiana, affermatosi dopo una lunga e ricca gavetta con il nuovo disco intitolato Qui e Ora, uscito a fine gennaio 2015 e che vede la sua natura cantautorale scontrarsi con suoni sintetici dando vita ad un progetto discografico non facile ma di raro fascino, che segna anche il suo ingresso nella scuderia Sugar Music, capitanata da Caterina Caselli.

Una lunga chiacchierata nella quale l’artista bresciano ci racconta l’accoglienza del disco e le sensazioni dei live che accompagnano la presentazione del progetto, delle collaborazioni e del suo punto di vista sugli artisti dei talent, oltre a soffermarsi sui principi che regolano la sua esistenza e la sua produzione artistica, come il modo di vivere il tema della tolleranza, sul quale si basa il trascinante singolo Barabba (leggi QUI) e che sta molto a cuore a Paletti, un artista con un forte spirito bresciano ma cittadino del mondo che vorrebbe tornassimo orgogliosi della nostra creatività e capaci di scoprire il valore del vivere guidati da una mentalità sana e aperta…

Benvenuto su All Music Italia, ci incontriamo a un paio di mesi dall’uscita del tuo disco Qui e ora. Volevo chiederti come ti è sembrata l’accoglienza di questo nuovo progetto discografico?

Se devo essere onesto, dal riscontro ho scoperto che il disco non è immediatissimo, è un pò “scuretto” e bisogna proprio aver voglia di ascoltarlo per scoprirlo. L’altro lato della medaglia è che chi supera lo scoglio del primo ascolto se ne innamora. Ho visto anche episodi di “invasamento”. Inizialmente pensavo di aver fatto un disco più semplice, invece è un lavoro che arriva con molta più calma rispetto anche solo al mio precedente Ergo Sum,… questo per il pubblico, mentre dagli addetti ai lavori ho ricevuto bei commenti e belle recensioni.

Ti ha stupito questo tipo di riscontro da parte del pubblico? 

In parte, perché comunque sapevo e volevo fare un disco che potesse osare un pò di più, facevo però conto sulla presa di alcuni pezzi come Barabba. Però capisco che aprire con Qui è ora, un brano difficile, non porti a questo ma è stata una scelta precisa, una mia fissa da musicista, poi sono arrivati i feedback della gente…

Restando in tema feedback, hai presentato il disco con le prime date dal vivo, come è andata?

Le date stanno andando molto bene, la gente c’è e l’accoglienza è calda. Anche se è presto, dopo solo due date per di più a Milano e Brescia, dove per me è come giocare in casa. Vedremo già da Torino (l’intervista è precedente al live di metà marzo ndr) come andrà… ora sono in sala prove a mettere a posto alcune cose proprio per il live.

Cosa stai sistemando?

Stiamo preparando qualche cover, vorremmo fare una “Battiatata” con Centro di gravità permanente; questo per far muovere un pò i culi, visto che le critiche che ho ricevuto sul live sono che a tratti sia troppo impegnato: devo ricordarmi che la gente viene ai concerti anche ber bere, divertirsi e magari scopare… quindi preparo degli inserti un pò più allegri.

Un’azione correttiva seguita ad alcune cose che ti sono state fatte notare. Come prendi le critiche?

Cerco di trovare sempre il lato costruttivo anche se ovviamente in molti casi il mio ego viene ferito, ti aspetti sempre che tutti ti vogliano bene. Sono uscite anche delle recensioni negative, per fortuna poche, quando le leggi l’entusiasmo cala… ti arrabbi anche un pò… però cosa ci vuoi fare, ti fermi, vedi che il 98% dei pareri sono comunque positivi e passa… di contro le critiche negative servono anche per la legge del “purché se ne parli“: generano dibattito, confronto e fanno crescere sia il parlar di me che la mia sfera personale: al primo impatto mi infastidisco ma le ascolto, perché son convinto che ci sia sempre un fondo di verità che possa aiutare a migliorare, quindi ben venga.

Cosa pensi dello stato del nostro paese in fatto di tolleranza e immigrazione, il tema che è alla base del tuo ultimo singolo Barabba, lanciato con un video nel quale mostri i vari volti dell’umanità attraverso il tuo?

È un tema molto delicato, questo periodo è molto teso. Ci sono episodi contraddittori, dagli sbarchi alla gente che subisce ogni giorno i lati negativi della globalizzazione della nostra società. Però parlando di immigrazione dobbiamo ricordarci che si tratta di gente che, cazzo, è povera e mossa dalla disperazione, noi italiani ne sappiamo qualcosa, siamo un popolo che conosce l’emigrazione, io stesso sono stato all’estero per crescere e migliorare, capisco il disagio di chi è lontano da casa, anche se in contesti diversi.

È un tema difficile ma quello che non tollero è la cieca valutazione del fenomeno, il far di tutta l’erba un fascio, vedo gente che non conosce i fatti e spara merda, da li scaturisce un razzismo violento e cieco. In realtà le nostre città stanno cambiando, si stanno evolvendo e anche noi dobbiamo prenderne atto e adattarci a loro, che in molti casi vengono qui per costruirsi un futuro e non certo per derubarci il lavoro o le donne.

È un fenomeno che a volte viene cavalcato anche dai rappresentanti delle istituzioni…

C’è chi la sfrutta per racimolare voti, una cosa becera e retrograda, assurda nel 2015. Nel nostro quotidiano dovremmo vivere le situazioni: io abito a Brescia vicino al centro e sotto casa ci sono dei cassonetti dell’immondizia dove vedo costantemente gente di ogni genere, italiani e non, che vengono a rovistare nei rifiuti;  io non sono ricco, faccio il musicista e il mio conto in banca piange, però ho sempre qualcosa che posso dare, spesso apro la finestra e passo loro dei vestiti che avrei magari buttato… è una puttanata…

Però è la dimostrazione di un’attitudine che non credo sia molto diffusa…

È un’attitudine che nasce dalla consapevolezza di non dover temere nulla: non ho niente da proteggere, l’Italia non è mia, i confini potrebbero anche non esistere, se il mio vicino è extracomunitario e ha bisogno di qualcosa, o viceversa, io ragiono senza mai pensare che qualcuno sia “straniero”.

Manca l’educazione ad avere una mentalità aperta…  poi scopriamo che spesso siamo noi ad aver bisogno degli extracomunitari, in molti lavorano e stanno molto bene. Manca la serenità di vivere questi cambiamenti, io sono sereno di mandare mio figlio in un asilo dove è quasi l’unico italiano… è bellissimo vederlo crescere tra 4 bambini del Senegal, alcuni dell’Est Europa, un bimbo francese, una thailandese e due cinesi… è questo il futuro!

Questo lascerebbe sperare in tempi migliori in futuro a livello di tolleranza…

Si, questo mi piace ma vedi, ci sono certi genitori che sono inorriditi all’idea di portare i bimbi ad un nido come il mio, che è decente, pulitissimo, sanissimo e tutto… L’altra cosa bellissima è vedere ragazzi pakistani che girano per Brescia parlando in dialetto…“Oh vecio! pasà al balùn”… è un fantastico esempio di integrazione che a Brescia funziona abbastanza bene, in alcune zone del centro molti negozi sfitti da 10 anni sono stati riaperti da stranieri e ora il quartiere è di nuovo vivo, grazie a loro: mentre prima c’era solo prostituzione adesso c’è vita!

BARABBA – PALETTI – VIDEO UFFICIALE

Hai accennato alla tua esperienza di studio/lavoro all’estero, come credi ti abbia arricchito?

La sensazione di andar via da casa l’ho vissuta sulla mia pelle, star via 5/6 anni all’estero a lavorare in realtà diverse, vedere l’accoglienza da italiano è stato figo… io sono cresciuto a livello esponenziale, cosa che in Italia non avrei potuto fare. Si parla della fuga dei cervelli ma non è una cosa negativa, io sono tornato ma molti scelgono di restare là e fanno bene. Per chiudere il cerchio mi auguro che gli immigrati che vengono da noi possano essere aiutati dalla società e dalle persone come lo sono stato io all’estero.

Tu hai scelto di tornare però…

Ho scelto di tornare col mio nuovo bagaglio professionale, perché mi piace vivere qua, ho creato la mia famiglia, il mio equilibrio e sono contento… cioè no, contentissimo di come vanno le cose qua a dire il vero non lo sono, però mi piace star qui.

Secondo te esiste qualcosa del quale il nostro popolo può e deve andar fiero?

Ci sono tantissime cose, dalle più banali, mangi una pizza e dici “ma ci pensi che la pizza e la pasta sono il cibo più mangiato al mondo?…” si tratta di cose semplici ma rivoluzionarie, siamo un popolo di geni, cazzo, abbiamo una creatività pazzesca, è la nostra forza, però ora ho paura che ci siamo addormentati, un pò rincoglioniti…

Credi che ci siamo addormentati o che il mondo sia cambiato e non ci sono più le condizioni per “conquistarlo” con la nostra creatività?

Onestamente non lo so, a naso ti direi entrambe, culturalmente abbiamo cercato di prendere molto dall’America, a livello televisivo, inizialmente gli stimoli che son calati, ora con tutti i canali satellitari ci sono tantissime cose, ma ci si tende un pò a impigrire… non so perchè ma qualcosa è cambiato a livello culturale, c’è poca fiducia in se stessi. Ci vorrebbe qualcosa di forte che inverta la tendenza, il nostro popolo ha alle spalle una storia gloriosa senza andare indietro fino a Dante o all’Impero Romano,  in vent’anni siamo diventati tutti inclini all’ozio e al galleggiare.

Nel tuo disco dimostri di apprezzare molto l’uso della tecnologia in musica, cosa pensi invece del dilagare della tecnologia nella nostra quotidianità?

Ho scritto un pezzo che si intitola Comodamente schiavo, che parla proprio di questo. La tecnologia è una figata ma a livello di consumer diventa una bella trappola, basta pensare agli smartphone che hanno delle risorse incredibili ma son talmente accattivanti come strumenti di intrattenimento individuale che ti inglobano, come la televisione, anche da lì arriva la tendenza a sedersi e impigrirsi. Sono tutte innovazioni positive ma che vanno prese con parsimonia e intelligenza.

COMODAMENTE SCHIAVO – PALETTI – VIDEO 

Potendo scegliere di duettare con un artista affermato, chi sceglieresti?

Ce ne sono parecchi, mi piacerebbe tantissimo, anche se credo sia impossibile, collaborare con Battiato per il tipo di artista che è e per il percorso che ha fatto, è una sorta di modello, mi piacerebbe essere come lui. Oltre a Battiato penso a Carmen Consoli, Morgan e i Bluvertigo… mi piacerebbe molto. Restando su artisti forse più vicini al mio livello cerco sempre di dare vita a collaborazioni, come ho fatto con gli Ex Otago, con Beatrice Antonini e con Giusto dei Dimartino.

Sei predisposto alla collaborazione quindi,…

Mi piace davvero, credo sia importantissimo e ad esempio in America si fa tantissimo, con una facilità estrema. Qui è un pò più macchinoso, son sempre il primo a darmi da fare per cercare collaborazioni, magari perchè faccio schifo (ride ndr), comunque non è un meccanismo fluido.

Forse nel mondo hip hop esiste una rete di collaborazioni molto attiva, anche se settoriale…

Certo e a proposito di hip hop ti dico che a me piacerebbe collaborare con alcuni di loro, come Salmo o Ghemon. Sono due persone interessantissime, non sono del loro genere, ma vedo la loro intelligenza…

Sicuramente generi diversi, ma a livello di messaggi e contenuto nemmeno troppo, penso a Ghemon…

Una delle analogie più forti è che mi ha “ciulato” il batterista (ride ndr)… a parte gli scherzi Ghemon l’ho conosciuto qualche settimana fa ed è una bellissima persona e non è detto che in futuro non ci sarà una nostra collaborazione, speriamo.

Il tuo nuovo disco è la prima importante tappa di un nuovo percorso fatto all’interno della scuderia Sugar Music, l’eccellenza della musica indipendente italiana. Si narra del tuo ingresso nel team dopo un’audizione live con chitarra in ufficio da Caterina Caselli, mi racconti quest’episodio?

È stata una cosa molto “casalinga”, ero totalmente a mio agio anche perché non ero lì sotto esame, in realtà avevo già firmato in quel momento, è stata la Caselli che ha voluto ascoltare i miei pezzi chitarra e voce, una cosa molto low profile, mi sono divertito e siamo finiti a cantare un pezzo di Battisti insieme figurati… l’ingresso in una realtà come quella della Sugar resta comunque emozionante e responsabilizzante. Anche ora che sto lavorando da solo, facendo i live, devo mantenere uno standard  alto, magari è solo una fissa mia…

Sei arrivato in Sugar con una personalità artistica già formata, quale valore aggiunto ti da il lavorare con loro?

Lo stimolo di far sempre meglio, loro hanno sempre riconosciuto che io avessi già un mio stile e una mia personalità, mi hanno esortato a tirarla fuori sempre di più… questa è la cosa imporatnte, non mi hanno mai chiesto di cambiare, ma mi han detto “vai, apriti e fai uscire te stesso, sperimenta…”

E tu non te lo sei fatto ripetere due volte, dando vita a Qui e Ora…

Ho preso subito la palla al balzo,  probabilmente ho sperimentato pure troppo nel pop ma già che c’ero ho approfittato. (ride ndr)

Per un cantautore che vuole emergere qual’è la strada migliore secondo te?

Continuare a scrivere e far sentire le proprie canzoni in giro, arrivare a qualcuno che potrebbe valorizzarla e farli uscire dalla cameretta, come è successo a me.

Credi che ci siano molti addetti ai lavori  disposti ad ascoltare le nuove leve che non provengono da percorsi preconfezionati?

C’è sempre gente disposta ad ascoltare, la discografia italiana anche se non sembra è alla ricerca di nuove vie, secondo me ci sono anche se la domanda è maggiore dell’offerta, quindi è difficile far arrivare sulla scrivania giusta il  proprio lavoro. Però non bisogna mai smettere di provare, le strade sono molteplici, io sono partito dai piccoli live, dai tour all’estero, da un disco uscito in America, tutte esperienze che ti formano e ti fanno anche conoscere.

Hai definito gli artisti provenienti dai vivai dei talent show degli animali da palcoscenico impressionanti, ipersicuri.  Cosa credi che invece si potrebbe imparare in un percorso totalmente diverso come il tuo?

I ragazzi che arrivano dai talent son bravissimi, però sono sempre incollati agli ear monitor, legati ad un ascolto perfetto… l’ultima volta che ho suonato a New York mi è capitato di salire su un palco e vedere che non c’era nemmeno una spia per ascoltarmi e comunque sei li e devi “spaccare i culi”… sono esperienze che servono moltissimo, forse più del prepararsi alla perfezione in un talent.

L’ideale sarebbe vivere entrambe le realtà. L’esperienza poi ti aiuta a conoscere te stesso e il modo di far arrivare il tuo talento, dote che ha molte forme. Se ti conosci bene sai anche come canalizzare il tuo talento e farlo arrivare a chi di dovere.  Poi c’è chi fa il percorso inverso, ha culo e a 18 anni entra in un talent , spacca tutto perchè è portato a fare quella roba li e poi diventa un personaggio della Madonna come Mengoni.

Però se calcoli quanti ragazzi passano dai talent e quanti artisti che sfondano come Mengoni, il bilancio non è incoraggiante…

È quello che è pericoloso, la percentuale di chi alla fine ce la fa è minima. Quasi tutti gli altri rischiano di bruciarsi subito.

Ringraziamo Paletti per questa ricca chiacchierata e vi ricordiamo che continuano le date che presenteranno dal vivo il nuovo disco Qui e Ora, con un calendario in continua evoluzione che potete trovare sulla pagina Facebook (QUI) . Ad ora le prossime date saranno:

03 aprile – Controsenso – PRATO

11 aprile – Velvet club & Factory – RIMINI

12 aprile – Conservatorio di Brescia – BRESCIA

02 maggio – Bloom – MEZZAGO (MB)

01 giugno – @Generazione Cultura Festival – DARFO BOARIO TERME (BS)

Ringraziamo Laura Beschi di Ja.La per la collaborazione nel realizzare l’intervista.


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