3 Gennaio 2026
Condividi su:
3 Gennaio 2026

Le cassettine di Elio ieri, i TikTok di Tony Pitony oggi: trent’anni dopo, la stessa libertà di ridere dell’irriverenza

Parole esplicite, pensiero sottile: Tony Pitony è la provocazione che spiazza e che funziona

Tony Pitony primo piano e parallelismo con gli Elio e le Storie Tese
Condividi su:

In questi giorni è esploso un nome che divide, come accade sempre quando un artista rompe un equilibrio apparente: Tony Pitony.
Il suo linguaggio è diretto, colorito, esplicitamente sessuale e dichiaratamente politicamente scorretto. Eppure fermarsi a questo sarebbe un errore, così come scandalizzarsi per le parole in sé. Perché c’è molto altro.

Musicalmente Tony Pitony è bravo davvero: melodie solide, arrangiamenti curati, una voce potente che sa stare dove deve stare a ogni nota. Una vocalità che racconta preparazione e studio fin dalle prime battute.
E soprattutto Tony possiede una dote sempre più rara nella musica italiana contemporanea: personalità.

C’è chi lo liquida come volgare e chi, invece, ne coglie l’ironia, la simpatia, la capacità di parlare di sesso senza malizia, senza compiacimento, senza scivolare nella piaga del sessismo. Il motivo è semplice: Tony Pitony non ammicca, non sottende, non allude: dice.
E lo fa con un sorriso che disinnesca la volgarità, trasformandola in una verità quotidiana, condivisa, quasi innocente.

Dalle risate con tony pitony a quelle di ieri con Elio

Ieri sera mio figlio Edoardo e i suoi amici mi hanno regalato una serata di ascolto dell’album di Tony Pitony. Si rideva di gusto.
E, senza accorgermene, mi sono rivista alla loro età, con i miei amici. La memoria è corsa inevitabilmente a loro: Elio e le Storie Tese.

Parliamo di trent’anni fa, ma ho rivisto le stesse risate. Ho respirato la stessa aria.

Avevo più o meno diciassette anni quando Elio e le Storie Tese iniziarono a circolare come un segreto prezioso tra i banchi di scuola. Non c’erano lanci discografici, strategie di marketing, uffici stampa. C’erano cassette pirata, registrate e passate di mano in mano, soprattutto tra i ragazzi di Milano e del Nord Italia.

Non c’era adolescente che non avesse ascoltato, riso e cantato brani come John Holmes o Cara ti amo, pieni di allusioni sessuali esplicite o appena velate, pronunciate con una naturalezza disarmante. All’epoca il concetto di “politicamente corretto” semplicemente non esisteva. E nessuno percepiva quelle canzoni come volgari. Erano libere.

Le “cumpa” sedute sui muretti delle scale della metropolitana cantavano Elio tra mille risate, senza secondi fini, senza provocatoria volgarità. Quelle parole, per quanto dirette, non nascondevano provocazione ma gioco linguistico, rime, verità.
E soprattutto: musica suonata benissimo.

TikTok al posto delle cassette: cambia il mezzo, non il principio

Trent’anni dopo cambia il mezzo, non il principio.
Tony Pitony non passa dalle cassette ma da TikTok. I ragazzi non si scambiano più nastri sotto banco, ma video, reel, strofe mandate a memoria. Ridono, si riconoscono, lo citano.
E come allora, il passaparola ha fatto il resto e questo artista siciliano si è trovato alle vette delle classifiche di gradimento.

La differenza con molta scena rap contemporanea che ascoltiamo e che spesso è intrisa di volgarità fine a se stessa e di un abuso di autotune, è netta. Tony Pitony non suona costruito, non posa da duro, non esaspera il sesso come simbolo di potere. Allegerisce. Aggiungo ancora la grande assoluta differenza a livello di composizione musicale e vocale.

I suoi testi sembrano semplici, proprio come quelli di Elio. Ma dietro quella semplicità c’è preparazione musicale, c’è mestiere, c’è la capacità di raccontare la vita quotidiana: il modo di parlare al bar, tra amici, senza filtri e senza sensazionalismo. Non si dà peso alle parole esplicite ma alla genuinità nel loro utilizzo.

Tony pitony: il percorso che mi aspetto

Per questo Tony Pitony mi ricorda Elio e le Storie Tese.
Perché parte da temi primari, persino primitivi, frasi crude e dirette, apparentemente leggere, per poi potenzialmente arrivare molto più lontano.

Gli Elii uscirono dal sottobosco esplodendo a livello nazionale a Sanremo con La terra dei cachi: una canzone che sotto la superficie di un testo ironico e apparentemente nonsense nascondeva una critica feroce all’Italia, alla malasanità, alla mafia, ai vizi strutturali del Paese.

Io da Tony Pitony mi aspetto questo percorso: che parta dallo scandalo facile, dall’ironia sessuale, dalla risata collettiva, per poi sorprenderci con uno sguardo più ampio, più profondo, che oggi faccia sorridere e domani faccia riflettere.
Che oggi passi da TikTok e domani salga su un palco importante, magari proprio quello di Sanremo, non per entrare nel sistema, ma per spiazzarlo.

Perché la vera trasgressione, ieri come oggi, non è dire parole esplicite.
È usar­le per raccontare la verità senza scandalizzare.