24 Aprile 2026
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24 Aprile 2026

Tosca racconta Feminae: “Nonostante il dolore, ti rimangono delle cose belle che ti riallineano”

Alla Cascina Cuccagna Tosca racconta Feminae: un disco nato nel tempo, tra perdita, incontri e libertà artistica

Tosca immagine promozionale per il disco Feminae
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Tosca ha scelto la Cascina Cuccagna di Milano per raccontare Feminae, un album nato dopo sette anni di lavoro e maturazione. Non una conferenza stampa classica, ma un incontro raccolto, con tavolini vicini e spazio per il dialogo.

“Volevo fosse un momento come se fossimo in una casa”, ha spiegato, aprendo a un confronto reale con chi ascoltava.

tosca feminae significato – Un disco che arriva quando è pronto

Feminae non nasce da un’urgenza di pubblicazione. Tosca lo dice chiaramente: le canzoni esistevano già dal 2019, ma mancava qualcosa. “Erano un po’ come degli arti, ma non era il cuore che batteva”.

Il punto non è scrivere, ma riconoscere quando un lavoro è vivo. “La musica stessa ti parla. Se la sai ascoltare, è lei che ti dice dove andare”.

La perdita e la svolta personale

Tra il 2020 e gli anni successivi, la vita di Tosca cambia radicalmente. La perdita dei genitori segna un passaggio decisivo, vissuto in un periodo in cui anche la vicinanza era difficile.

Da qui nasce una riflessione che entra nel disco:

“La morte ti insegna più della vita. Ti mette davanti a tutto questo affannarci quotidiano e capisci cosa resta davvero”.

È in questo spazio che Feminae prende forma.

Primavera, il primo vero inizio

Il brano Primavera, scritto con Pacifico, è il punto di partenza reale del progetto. Arriva dopo un incontro umano forte e dopo la morte del padre.

“Quella notte lui ha scritto questa canzone e un anno dopo ha trovato il coraggio di mandarmela. Lì ho cominciato questo libro”.

È una canzone che parla di lasciare andare, ma anche di quello che resta. “Nonostante il dolore, ti rimangono delle cose belle che ti riallineano”.

Un disco di voci femminili nato senza programma

Solo a un certo punto Tosca si accorge che il disco sta prendendo una direzione precisa: le collaborazioni sono tutte al femminile. Non era una scelta iniziale, ma un processo naturale.

Da lì nasce il titolo Feminae, suggerito da Renzo Arbore. “Voglio riappropriarmi di questo termine. Non nel senso in cui viene usato oggi, ma per quello che è: accoglienza, origine, protezione”.

Gli incontri che costruiscono il disco

Le collaborazioni non sono operazioni, ma relazioni.

Con Carmen Consoli il legame parte da lontano: “Io la sentii cantare a Sanremo 1997 e dissi: questa è un genio”. Da lì nasce un rapporto che negli anni si è trasformato in scambio continuo.

L’incontro con Maria Bethânia è invece un punto altissimo: “Quando ho sentito la sua voce nella mia canzone mi sono detta: potrei anche smettere adesso”.

Accanto a loro anche Silvia Perez Cruz, Stacey Kent e Cristina Branco, artiste che hanno scelto spesso di cantare in italiano. “Questa volta sono loro che sono venute a casa nostra”.

La canzone popolare come memoria

Uno dei temi più forti dell’incontro è la canzone popolare. Per Tosca non è repertorio, ma memoria viva.

“La canzone popolare siamo noi. È tutto quello che abbiamo vissuto”.

Quando dice “alzati che si sta alzando la canzone popolare”, il senso è chiaro: “Significa che c’è qualcosa da dire, qualcosa da fare”.

Il ricordo di Ornella Vanoni e “le orfanelle”

Tra i momenti più personali del racconto c’è quello legato a Ornella Vanoni. Tosca ricorda i primi incontri, quando era ancora giovane: “Mi rimproverava sempre, diceva che ero troppo musona, che non mi facevo vedere abbastanza”. Anche Lucio Dalla la chiamava “la maestrina”, per quel modo rigoroso di stare sul palco, sempre con le camicette chiuse.

Con il tempo, però, quella distanza si trasforma in stima reciproca e in uno scambio sempre più diretto. È da lì che nasce l’idea di lavorare su quelle canzoni che Ornella definiva “le orfanelle”, brani rimasti ai margini, senza il riconoscimento che meritavano.

Tosca sceglie Per un’amica e la voce di Ornella diventa il tassello che completa tutto. Un incontro che trova spazio dentro Feminae e che restituisce il senso più profondo del disco: recuperare, ascoltare, rimettere in circolo.

Esporsi è una responsabilità

Tosca non evita il tema politico. Anzi, lo affronta in modo diretto.

“Io non capisco quando si dice: non parlo di politica. Non si può”.

E aggiunge un’immagine che arriva da lontano: “Mio padre mi portava ai comizi di Berlinguer. Io ero talmente piccola che pensavo fosse un cantante, tanto era carismatico”. Per lei esporsi è necessario: “Se tu non ti definisci, è la vita che decide per te”.

Donne, spazio e nuove generazioni

Parlando di femminile, Tosca evita una lettura teorica e punta sugli esempi concreti.

“Bisogna essere più forti del proprio fascino”. Il rischio, dice, è diventare parte di un sistema che usa il corpo come strumento di riconoscimento. La risposta sta altrove: “Parliamo delle cose belle che stanno succedendo adesso”. E cita nuove artiste che costruiscono il proprio spazio a partire dal talento da La Nina ad Anna Castiglia.

Un disco da ascoltare con tempo

Feminae non è pensato per un ascolto veloce. Tosca lo descrive così: “Non è un disco che entra con prepotenza. È un disco che può stare con te”. Cinquanta minuti da attraversare senza fretta, lasciando emergere i dettagli.

Alla Cascina Cuccagna questo è emerso con chiarezza: Feminae è il risultato di un processo lungo, personale e condiviso. Un disco che arriva solo quando trova il suo centro.

Foto di Riccardo Ghilardi