18 Marzo 2026
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18 Marzo 2026

Achille Lauro live, “Per sempre noi”: tra incantesimo collettivo e il ricordo di quando era davvero incosciente

Recensione del live del 17 marzo a Milano: scaletta, visual e pubblico per il concerto di Achille Lauro.

Achille Lauro in concerto Per sempre noi durante il live
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Achille Lauro Per sempre noi tour – San Siro 17 Marzo 2026

Sono andata a vedere questa data di Achille Lauro insieme a mia mamma. Si perchè mia madre ha 76 anni e ama Lauro.

Ero curiosa di approfondire questa fenomenologia per cui ci si innamora di Lauro. Ed eccomi qui.

C’è una cosa che mi ha colpita subito, ancora prima di capire davvero dove stesse andando il concerto: il pubblico.

Non tanto perché fosse trasversale, questo ormai lo sappiamo già, ma per il modo in cui lo era. Generazioni diverse, sì. Ma come se avessero subito tutte lo stesso incantesimo. Non convivono semplicemente nello stesso spazio: sono innamorate, perdutamente, di tutto quello che Achille Lauro fa.

E questa cosa si percepisce immediatamente.

L’apertura con la musica altissima da discoteca, è straniante. Surreale. Ma non rompe nulla, anzi: è come se ti dicesse subito che non sei dentro un concerto “normale”. Ma queste mamme di noi tutti ballano e ci sono soprattutto donne, quando Lauro fa la domanda quante donne ci sono stasera? Penso di aver visto il 90% alzare la mano. Quindi un popolo di donne.

AmorE: l’ingresso nel rito

Amor, Bam Bam Twist, Dannata San Francisco, 1969 costruiscono un primo movimento compatto, quasi cinematografico.

I visual giocano un ruolo fondamentale: i grandi led permettono una visione chiara dei dettagli anche da lontano, ma soprattutto contribuiscono a creare una distanza. Tutto è leggibile, tutto è definito. Anche il disegno luci è molto ben costruito, accompagna i momenti senza mai sovrastarli.

E poi arriva 1969.

Riascoltarla dal vivo mi ha fatto fare un salto indietro nel tempo ma è anche il punto in cui, secondo me, si apre una crepa. Perché è lì che si percepisce davvero una cesura.

C’è un prima e un dopo 1969

Un prima in cui Lauro rompeva il linguaggio, sperimentava, stava dentro una forma di follia vera, non dichiarata.
E un dopo in cui avviene un’operazione, se vuoi anche geniale, di ripulitura. Lauro diventa più trasversale, più condivisibile. L’idolo delle madri.

Non è un giudizio, è una trasformazione.

Era il 2019: mia sorella trentenne lo faceva ascoltare a mia madre.
Oggi mia madre viene al concerto con me.
Mia sorella non lo ascolta più.

E allora la domanda resta lì, sospesa: è cambiato lui o è cambiato il suo pubblico?

Amore: la costruzione dell’idolo

Senza una stupida storia, Solo noi, Marilù, Perdutamente, Cristina segnano il passaggio. Lauro si avvicina, costruisce relazione, entra in una dimensione più emotiva e condivisa.

Perdutamente continua a conservare una carica fortissima è uno dei momenti più riusciti del live. Ma qui c’è un elemento che sposta tutto: il soprano. L’inserimento di quella voce porta il brano in una dimensione più alta, quasi lirica, sicuramente più controllata.

Funziona, ed è innegabile.

Ma è proprio lì che sento una distanza.

Perché quell’emozione è perfetta, incorniciata, costruita.
E io mi accorgo di avere nostalgia di quando quell’emozione sembrava potergli sfuggire.

Poi arriva Cristina, la dedica alla madre. Un momento vintage tra video datati e Lauro che fa cantare il pubblico.

Il pubblico si ferma, ascolta, si riconosce.

È qui che Lauro diventa davvero altro.

Odi et amo: la frattura

A metà concerto succede qualcosa che cambia completamente l’energia dello show.

Con Rolls Royce entra Boss Doms e il concerto si fa fisico, diretto, quasi sporco. Non è solo un aumento di energia: è un cambio di linguaggio.

Ed è qui che emerge una cosa molto chiara: Achille Lauro è complementare a Boss Doms. Insieme funzionano come un equilibrio che da solo, forse, oggi non cerca più.

Dentro questo blocco, Me ne frego, Amore disperato, Che sarà, 16 marzo, Maleducata, Domenica, Pessima, convivono due anime che però non si fondono davvero.

E allora il dubbio si fa più netto:
sta tenendo insieme due identità o le sta alternando?

Per sempre noi: il rito finale

Il finale è una ricomposizione.

Cadillac 1920, Bvlgari, Thoiry Remix, Barabba III, Nati da una costola, C’est la vie, Incoscienti giovani riportano in scena tutto: passato e presente, eccesso e misura.

Ma anche qui si sente qualcosa.

Thoiry, che una volta era rottura pura, oggi è quasi una citazione.
Un frammento di quel Lauro che è stato.

Il concerto si chiama Per sempre noi.
E quella devozione verso il pubblico è evidente, è fortissima.

Ma io sono uscita con una sensazione ambigua.

Perché da una parte è tutto costruito in modo impeccabile: scaletta, visual, luci, momenti emotivi.
Dall’altra, sotto al palco, succede qualcosa di completamente reale: la gente è davvero innamorata.

E allora non riesco a capire fino in fondo quanto ci sia di spontaneo e quanto di calcolato.

Forse è proprio questo che mi ha confusa.

O forse è solo che, dentro tutta questa perfezione, continuo a cercare quella parte di Achille Lauro che era davvero, profondamente, incosciente.

scaletta concerto 17 marzo 2026

  • Amor
  • Bam Bam Twist
  • Dannata San Francisco
  • 1969
  • Senza una stupida storia
  • Solo noi
  • Marilù
  • Perdutamente
  • Cristina
  • Walk Of Fame
  • Me ne frego
  • Amore disperato
  • Rolls Royce
  • Che sarà
  • 16 marzo
  • Maleducata
  • Domenica
  • Pessima
  • Cadillac 1920
  • Bvlgari
  • Thoiry Remix
  • Barabba III
  • Nati da una costola
  • C’est la vie
  • In viaggio verso il paradiso
  • Incoscienti giovani