Mollenbeck debutta ufficialmente con Il buio che mi salva, EP fuori dal il 30 gennaio 2026 per Doc Music con distribuzione Artist First. Un progetto breve, essenziale, che arriva dopo l’esperienza ad Amici e mette al centro un’urgenza precisa: raccontare la fragilità senza sovrastrutture.
Mollenbeck, nome d’arte di Samuele Mollenbeck, classe 2001, originario della provincia di Mantova e bresciano d’adozione, si è fatto conoscere al grande pubblico partecipando all’ultima edizione di Amici nella squadra di Lorella Cuccarini. Un percorso che ha ampliato il suo pubblico ma che non ha cambiato la natura della sua scrittura: diretta, emotiva, concentrata sulle relazioni.
Il buio come spazio di verità
Il buio che mi salva è composto da tre brani: MALE, IL BUIO CHE MI SALVA (focus track) e TEMPORALE. Tre momenti diversi di uno stesso stato emotivo: la fine di un legame, il dubbio che si insinua quando l’amore non basta più e quello spazio sospeso in cui ci si ritrova soli con se stessi.
Il “buio” evocato nel titolo non è solo assenza di luce. È una condizione mentale, un luogo in cui fermarsi quando il rumore esterno diventa troppo forte. Non c’è la ricerca della risposta definitiva, ma la volontà di attraversare una fase senza mascherarla.
“L’EP nasce nel buio, il quale diventa l’unica forma di verità, quello che spaventa ma in cui finalmente smetti di fingere e impari a vivere con te stesso. I brani parlano di legami che salvano e distruggono allo stesso tempo, di silenzi che pesano più delle parole e dell’inspiegabile dolore della vita quando neanche l’amore basta più a tenerti in piedi. Non è un punto di arrivo ma un momento sospeso, l’istante prima di perdersi o di salvarsi davvero.”
Un pop essenziale, senza artifici
La produzione accompagna il racconto senza caricarlo di effetti. Il suono resta pulito, minimale, costruito per lasciare spazio alla voce e alle immagini emotive. È un pop contemporaneo che guarda più all’introspezione che alla spettacolarizzazione.
In questo senso l’EP rappresenta una fase centrale del percorso dell’artista: non un punto di arrivo, ma una fotografia di passaggio. Dopo le prime esperienze nella scena urban locale e i palchi condivisi negli ultimi mesi, Mollenbeck sceglie una direzione precisa, più raccolta e personale.











