RECENSIONE: ALEX – RAIGE

raige

Per il circuito mainstream Raige è un personaggio in rampa di lancio da qualche anno a questa parte, ma per chi non è fermo strettamente a ciò che gli viene proposto dai media, in realtà sono ben 10 anni che il nostro, al secolo Alex Andrea Vella, è in giro.
Sono proprio del 2006, infatti, gli inizi al fianco del fratello Ensi e di Rayden, che oggi come lui sono tra i personaggi più attesi nel circuito hip hop.

A dire il vero, però, Raige si è man mano un po’ defilato da questo stile musicale, approdando con sempre maggior convinzione nel cantautorato pop; pop nelle intenzioni, negli arrangiamenti, nelle melodie cantate ed al fine nell’appetibilità radio friendly, finendo di fatto notato nei circuiti di cui prima. Ed è adesso, come a festeggiare il decimo anno di carriera, che Alex si regala questo disco, cui non a caso ha dato il suo nome, Alex per l’appunto, ed in cui questo percorso sembra giunto al capolinea.

Alex è un disco di racconti pop, stilizzato seguendo tutte le regole di genere e la forma canzone più familiare e cioè strofa, inciso, strofa, inciso, piccoli bridge, inciso finale. Se dal punto di vista musicale è magari meno originale o più prevedibile, è nei racconti proprio che Alex trova il suo punto di forza; parla di se Raige e lo fa affrontando le storie avute, le ferite raccolte durante il proprio percorso, le speranze, i vorrei e le attese ed anche il dolore, come quello della perdita recente della madre, il tutto senza coni d’ombra, senza la paura di svelarsi, senza lasciare anfratti che puzzano di polvere.

Anche i brani firmati da o con altri sono in realtà stati scelti con cura, per non essere note stonate nel racconto personale, tanto che lo stesso artista ha dichiarato di aver eliminato talmente tanto materiale e rimesso nel cassetto un disco in pratica finito ma che non era in linea con le sue esigenze attuali. Spetta a Il rumore che fa promuovere il disco, anche se il brano è in realtà il secondo estratto, giacché in estate era già uscita Domani; il brano in questione è un inaspettato e per certi versi sorprendente duetto con Marco Masini, (unico feat del disco). La voce di Marco, riconoscibile e per certi versi persino iconica, rafforza il brano che è una ballata sull’incapacità di saper parare i colpi quando si ama in maniera sincera e genuina, senza condizionamenti.
Fa molto Lo stadio di Tiziano Ferro come sensazione il brano d’apertura Tempesta, firmato da Tony Maiello. L’artista pontino potrebbe comunque essere un riferimento per Raige, visto anche il passato comune oversize affrontato in Perfetto, e in cui consiglia che certi malesseri personali possono essere vinti solo rendendosi conto che la perfezione non esiste e non è comunque ciò che vogliono farci credere gli altri, imperfetti a modo loro come noi.

Toccante Dove finisce il cielo; l’alta velocità serve a stordire lo shock di una perdita cui mai si preparati, perché una madre ti da incondizionatamente cose che nessuno ti darà più. Non importa quanti anni si hanno, quanto lontani si era, quanta comunicazione effettiva c’era. Tra una madre ed un figlio è qualcosa di silente e presente sempre. “C’è differenza tra il sollevarsi e volare” si decanta in Quando sorridi per me, dove s’invita a togliersi le maschere ed a vivere senza paura di esser se stessi. Pollice alto per Capolavoro dove il riferimento sembra essere Jovanotti, con la sua scrittura immediata e riflessiva allo stesso tempo, mentre passo falso è Non c’è niente da ridere dove il termine di paragone è più Nesli che, per l’amor del cielo, pur deleterio non è di suo, ma lo è per Raige poiché il percorso di”fuga” dall’hip hop è piuttosto simile; sarebbe meglio discostarsi, ecco!
Se doveva essere prova del nove, Alex la vince, rivelandosi un ottimo punto d’incontro tra l’esigenza di mercato e quella di espressione del suo autore, tra le tempeste della vita e lo scoglio sicuro su cui ti poggi ad osservarle passare, tra i ricordi talvolta malinconici e le speranze per il futuro. E che suoni pop? Che importa, basta che suoni bene.
Insomma Raige taglia vincente il traguardo del pop.

VOTO: 7
BRANO MIGLIORE: Dove finisce il cielo/ Capolavoro
TRACKLIST:

  1. Tempesta
  2. Domani
  3. Il Rumore che fa feat Marco Masini
  4. Non c’é niente da ridere
  5. Quando sorridi per me
  6. Nemmeno il buio
  7. Capolavoro
  8. Dove finisce il cielo
  9. Perfetto
  10. La Vita che va
  11. Mi sembra il minimo

 

  Fabio Fiume nato a Napoli dove vive e lavora. È giornalista, critico musicale per le pagine del Roma, lo storico quotidiano campano. Contemporanemente ha scritto per diverse testate web, come Fegiz Files, Riserva Sonora, Donne e Manager di Napoli ed il glorioso Festival Blogosfere, a cura di Alessandra Carnevali che lo scelse personalmente come valida spalla al suo seguitissimo blog. Contemporaneamente scrive e conduce da 7 anni diverse rubriche per il Light MEGAzine, programma varietà di punta della milanese Radio Hinterland e con il cast della trasmissione, conduce tre edizioni della stessa da Sanremo in occasione del Festival ed un'edizione di Rozzano in Festa. Dopo altre esperienze live nel napoletano approda quest'anno alla gloriosa radio campana Club 91 come co-conduttore, nonché autore di Week end 91 - Qui c'è Musica