INTERVISTA a VACCA: Italia chiama, Kingston risponde

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A sto giro Rap Chiama Italia da la parola a uno che il rap lo fa da anni e con le sue rime è stato capace di costruirsi una carriera solida senza tradire mai le proprie radici underground.
Lui lo conoscete tutti, si chiama Alessandro Vacca, per tutti semplicemente Vacca, è un ottimo rapper e un caro amico.
Ci facciamo una chiacchierata Genova-Kingston cercando di tratteggiare quanto più possibile lo stato di salute del movimento, l’attuale situazione italiana e gli imminenti progetti dell’artista cagliaritano.

Ascolti ancora rap?

Si… ma da 3 o 4 mesi seguo, esagerando, 4 artisti… il resto non rientra nei miei canoni.

Sei stato uno dei pionieri della seconda ondata del genere nel nostro paese, hai pubblicato con una major, bazzicato le zone alte della classifica e fatto milioni di views con i tuoi video. Poi hai mollato tutto, te ne sei andato in Giamaica, hai messo su famiglia e ora sembri decisamente più legato alla musica di quel paese che alla realtà musicale italiana. Come mai questa scelta? Ti ha stufato la scena rap tricolore?

In questo momento specifico non trovo nulla di attraente musicalmente parlando, e la cosa non può che farmi NON piacere! Detto questo… per quanto riguarda la scena nostrana mi sembra che la situazione sia in costante crescita… ma, ripeto, trovo tutto abbastanza monotono e spesso fin troppo banale.

Una cosa che mi è sempre piaciuta dell’artista Vacca, te lo confidai anche ai tempi del nostro Pelleossa, è che non fai mai le stesse cose per più di un disco. Dalla promozione, all’aspetto visuale così come, ovviamente, la musica, paiono sempre in evoluzione. Ti spaventa ripeterti, sei in continuo divenire o cosa?

Qui chi si ferma è finito” dicevo in un mio pezzo! Questa frase rispecchia a pieno quel che è il mio credo, la mia mentalità… mai tornare indietro, sempre un passo avanti!

Tornando alla realtà italiana, c’è qualcuno che ancora ascolti e che ti piace? Dai, tre nomi…

Jamil, Danti e Cali.

Facciamo il gioco “chi butteresti dalla torre tra”. Un nome secco e una motivazione: Marracash o Gué?

Nessuno dei due, io faccio il mio e loro fanno il loro…

Amici o Sanremo?

Amici… perché è finto, triste e con l’arte non c’entra una minchia.

Salvini o Renzi?

Tutti e due… ma da un burrone se possibile

Vasco o Ligabue?

Ligabue… mi fa cagare.

Tupac o Notorious BIG?

Notorious… sono fan di 2Pac dal giorno 1!!

Fedez o Emis Killa?

V: Nessuno dei due… stanno facendo il loro e anche molto bene, rispetto per chi si sbatte… l’invidia la lascio ai miei colleghi

Il rap o il reggae?

Nessuno… senza questi due generi non sarei nessuno… music save my life!

Grillo o Berlusconi?

Tutti e due nello stesso burrone dei due pagliacci precedenti

Torniamo alla musica. Ultimamente nei tuoi testi è sempre più presente una forte componente sociale. Essere ormai un papà ti ha spinto maggiormente a denunciare le cose che non funzionano?

L’essere padre ti responsabilizza, quindi credo che sia una cosa naturale quella che crescendo ognuno di noi si senta in dovere di lasciare qualcosa di più profondo nella testa degli ascoltatori… soprattutto quelli più giovani!
Nel corso di questi anni ho fatto una quantità di pezzi illimitata, spesso ho preferito farmi zero pare e la mia musica era praticamente solo divertimento, adesso sento la necessità di fare un passo avanti e spingermi oltre…

Vivi in un paese fra i più poveri del mondo, eppure l’immagine della Giamaica che arriva qui da noi è sempre la stessa: un popolo di felici rasta che accendono un bong dietro l’altro, donne dai bei culi che danzano vicino ai Sound System e mare da favola. Dove sta la verità? E, soprattutto, c’è un’unica verità?

La verità sta al di fuori del deplian presenti nelle agenzie di viaggi. Certe cose per capirle bisogna viverlsele in prima persona ed osservarle con i propri occhi… non con quelli degli altri.

A proposito di rasta o presunti tali, da anni sei amico e vicino di casa del nostro Alborosie, con cui hai anche lavorato. Com’è stato collaborare con lui?

Albo è un peso massimo, un modello da seguire, un grande uomo e grande artista.
Quando hai la fortuna di incontrare nel tuo percorso una persona simile non puoi far altro che far di tutti i consigli un tesoro, persone con l’esperienza artistica di Alborosie non possono far altro che insegnarti e illuminarti la strada giusta da prendere.

Pensi in futuro di poter seguire la scelta di Albo e cantare in inglese? Quanto ti penalizza poter essere compreso solo da chi capisce la nostra lingua?

È l’unica domanda a cui non posso rispondere, l’argomento è top secret

Il tuo ultimo album, Pazienza, mi è piaciuto un casino ma mi ha anche spiazzato di brutto. È un lavoro a tratti ruvido e heavy, a tratti morbido e solare, come se il cantante degli Slipknot spalmasse la crema solare sulle spalle della sorella di Belen. So che stai lavorando al nuovo disco, cosa dobbiamo aspettarci?

Tanto stile e tanta classe. Per questo ultimo lavoro ho sputato sangue, c’ho messo l’anima e l’ho prosciugata… tu mi conosci di conseguenza sai già di non doverti aspettare nulla di già sentito in passato… per la prima volta posso permettermi di dire che questo disco è il presente e il futuro!

Quando uscirà, hai qualche anticipazione per i lettori di All Music Italia?

Tra non molto…
E del tuo lavoro di produttore cosa ci racconti? Il disco di Jamil è andato molto bene e lui è un talento vero, gli andrebbe solo razionata con più parsimonia la ganja. Continuerai con lui? Hai messo altri giovani mc sotto la tua ala tatuata?

Con Jamil abbiamo fatto ottime cose, da manager mi ritengo fortunato ad avere un solo artista ma con le palle grandi come una casa. Non è facile trovare al giorno d’oggi un’artista originale come lui, e quel che è stato fatto è solo l’inizio di un bellissimo viaggio!

Ultima domanda: il rap italiano, secondo te, è: A Morto B In rianimazione C In perfetta salute

Direi C … I giovani stanno facendo un buonissimo lavoro anche se peccano un po di originalità, li vedo tutti troppo uguali… dal look al flow, per il resto sono molto più maturi di quelli un po più grandicelli, oltre ad avere qualche idea in più.

Ultima bis: ma quanto ti manca il tuo scrittore rompicoglioni preferito, che immagino essere io?

Presto torno quindi preparati che a sto giro la situazione verrà invertita e sarò io quello che ti stresserà.

Al solito, sarà un piacere trascorrere un po’ di tempo con il Vaccaman; e se poi, come l’ultima volta, si aggregherà anche il maestro Tonino Carotone, sono certo si stapperà nuovamente la notte. Avete presente? Parlo di colpi di fionda sulle stelle, cuscinate di sogni, tartan di delirio, creatività che strilla e geme, spremute di talento e schiaffoni di vita sulla vita.
Cin cin!

Alla prossima
f.

  Federico Traversa aka F.T. Sandman è scrittore e co fondatore di Chinaski Edizioni, casa editrice genovese indipendente. Ha scritto decine di libri a tema musicale: da Bob Marley alla prima biografia su Jim Carrol e altri ancora in collaborazione con Tonino Carotone, con il rapper Vacca, Babaman, gli Africa Unite e Don Andrea Gallo (quattro libri dal 2008 al 2012). E' autore insieme ad Andrea Napoli e con la collaborazione del rapper Tormento del libro “Who Shot Ya?”, sulla tragica morte delle leggende del rap Tupac Shakur e Notorious B.I.G. Nel 2014 a un anno dalla morte di Don Gallo, Federico pubblica “Camminare Domandando- Ultime conversazioni con Don Andrea Gallo” (Chinaski Edizioni).
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