RADIO ITALIA LIVE: la Mosca va al concerto (e Giorgia dov’è?)

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Si sa, anche da spettatore gli eventi iniziano molto prima del giorno in cui si svolgeranno e il concerto di Radio Italia non fa la differenza.

Una sera mi ha chiamato il mio amico e mi ha detto: “Mosca, il 1° giugno andiamo in Duomo al concerto di Radio Italia. Leggi il cast su AllMusicItalia, è davvero imperdibile!”. Così vado a leggermi l’articolo e gli rispondo: “Amico, certo che ci sono!”.

Così, in questo modo un po’ banale, il nostro #RadioItaliaLive ebbe inizio.

Appuntamento nella piazza del paese alle 17.30, direzione parcheggio multipiano della M3 – la salvezza per noi che abitiamo nell’hinterland c- he è lì in trepidante attesa con la sua segnaletica rossa: OCCUPATO.

parcheggio

Così, dopo qualche minuto di panico e smarrimento, raccogliamo i nostri pezzi di speranza da concerto e decidiamo di addentrarci in città con la macchina. E per noi abitanti delle campagne lombarde, Milano è una jungla terrificante, incasinata, praticamente una gabbia di schegge impazzite che sbucano da ogni parte per rubarti i tuoi già pochi metri di spazio vitale. Insomma, fa davvero paura!
Finalmente riusciamo a parcheggiare in una viuzza sperduta alle spalle dei palazzoni di una nota TV satellitare, a ridosso della stazione dei treni, nei pressi della Tangenziale Est e, come delle termiti ben addestrate, scendiamo nei meandri della M3 per fare i biglietti, perché noi siamo onesti utenti e paghiamo sempre il biglietto, o, almeno, lo compriamo. Dieci minuti di coda, tornelli che vanno in tilt che ancora non ho capito se mi ha registrato il passaggio sulla tessera magnetica o no.

Finalmente arriva il nostro treno, direzione DUOMO:

e noi saliamo, sempre più speranzosi di goderci in santa pace un ottimo concerto. Ma il terzo intoppo si presenta ben presto sulla nostra strada: una voce metallica annuncia il prevedibile, ovvero che le stazioni di Duomo delle linee M1 ed M3 sono chiuse proprio per colpa di quel dannatissimo concerto di Radio Italia! Così siamo costretti a scendere a Missori, addentrarci nelle pittoresche vie del centro storico di Milano (davvero carine, se vuoi fare il turista, un vero incubo per noi che arriviamo dalla campagna e, al massimo, siamo abituati a schivare le famigliole di ciclisti che zigzagano nei sentieri tra i campi, mica abbiamo i tram e i loro clacson!), tagliando di qua e di là per raggiungere al più presto la famigerata piazza, quella dove, tra meno di mezz’ora, J-Ax sarà alla guida di una squadra di rapper super tatuati per far ondeggiare a suon di rime uno dei pubblici storicamente più freddi e distaccati d’Italia.

Quando arriviamo, la piazza è già super gremita di gente e troviamo posto solo dietro ad una rete, dietro ai pini che in Duomo di solito c’erano solo a Natale e dietro a tutti i camion del service. Ovvero talmente lontano che vediamo a malapena i maxischermi e solo perché sono posizionati molto in alto. Ecco la nostra visuale:

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Alle 19 in punto si presenta sul palco il mattatore della serata, perfettamente abbigliato da gentleman come non si vedeva dai tempi del video de La Fidanzata, J-Ax con il suo cappello bianco. Con lui, ad uno ad uno, arrivano i Club Dogo, Rocco Hunt, Fedez ed Emis Killa. Ognuno rima i propri successi e i Club Dogo (come vi avevamo detto in questo articolo) presentano Weekend, il nuovo singolo, registrato e postato sul web da qualche utente sistemato in una posizione nella piazza decisamente migliore della mia:

http://youtu.be/-I1zP3PsqXk

Poco prima che Ax si scatenasse (e facesse scatenare il pubblico con i suoi successi), c’è stato un bel momento in cui hanno cantato tutti insieme. Che cosa? Boh… non si è sentito niente. Ma guardate le immagini sul sito di Radio Italia, da cui ho tratto questa foto.

radio italia hip hop

Quindi arriva il turno di J-Ax che, grazie al successo televisivo, è diventato l’idolo di molti ragazzi che non erano neanche nati quando, nel 1993, spopolava nelle scuole della sua periferia con Tocca qui (in versione MC registrata dall’amico dell’amico dell’amica). Ci propone uno dei miei pezzi preferiti e lo riconosco solo perché è stato per parecchio tempo la suoneria del mio Samsung: “tutto quello che mi piace fare è immorale o illegale […] e suonare musica da macellai, per quel pubblico che fotte il copyright” cantata all’unisono da tutto il pubblico under 20 presente in piazza (più la Mosca che, in quanto a età, vale per due), quel pubblico che, presumibilmente, fino a 3 mesi fa considerava il sig.r Alessandro Aleotti un perfetto sconosciuto, completamente tatuato coetaneo dei loro genitori (lontani i tempi in cui era solo il figlio della cassiera dell’Unes di via Crescenzago o, ancora peggio, il compagno di classe di Franco). Ora cantano con lui, lui che guarda con orgoglio la piazza e dice qualcosa come: “Voi che non avete tatuaggi, cantate e ballate con noi che ne siamo pieni. Alle persone normali piace la nostra musica, perché anche noi siamo persone normali… beh, io un po’ meno!”. Ormai il rap è stato sdoganato anche in Italia e questa ne è la dimostrazione.

Oramai sono le 20 ed è tempo che inizi il vero e proprio show. Tutti i cantanti si esibiranno in tre pezzi e la serata, si sa solo questo, verrà chiusa da Laura Pausini.

Il primo a salire sul palco è Biagio Antonacci, forte del sold out di San Siro del giorno precedente, propone alla sua Milano (ho dovuto spiegare ad una signora del pubblico che Antonacci non è per niente emiliano, né di origini, né di nascita, lui è cresciuto a Rozzano!) Ti penso raramente, Di più e Spaccami Amore Mio. I commenti attorno a me riguardano unicamente la sua prestanza fisica, visto che le canzoni si percepiscono appena ma lui, dal maxi schermo, lo vediamo bene!

Subito dopo arriva Alex Britti che ripropone due vecchi successi (1998-1999), Solo una volta (o tutta la vita)Oggi sono io, seguite dalla più recente Baciami (e portami a ballare), singolo del 2013. Ad Alex piacciono le parentesi nei titoli delle canzoni e alle mie vicine piace lui… “Però, neanche lui è un brutto uomo”… non ditelo alla Betty che da anni ci tormenta con il ***** di Britti!
Intanto a me sembra di essere stata catapultata di nuovo negli anni ’90… ed essere sopraffatta dai ricordi non mi piace!

È l’ora della prima femminuccia, reduce dall’avvenutura europea, si presenta sul palco con la solita grinta che la contraddistingue: Emma. Il pubblico esplode in un boato e, mentre lei cavalca il palco con delle lunghe falcate (o almeno, così sembra a guardarla dal basso), il cameraman sembra più interessato alle sue cosce che alla sua musica! AmamiL’Amore non mi bastaLa mia città e… O mia bela Madunina!

Se con Britti eravamo tornati agli anni ’90, con Edoardo Bennato finiamo a cavallo tra i ’70 e gli ’80. La sua performance inizia con il medley di Abbi dubbi (1989), Sono solo canzonette (1980) e Il gatto e la volpe (1977) e poi ancora L’isola che non c’è  (1980) e Il rock del Capitano Uncino (1980).

Non cambiamo periodo storico quando sul palco arriva il sempre fascinoso Claudio Baglioni (e qui l’ormone delle mie vicine di concerto impazzisce letteralmente) che, con l’agilità che io non avevo neanche a 20 anni, zompa sul palco fasciato da un giubottino di pelle da far invidia ad Arthur Fonzarelli. E i classici non mancano: Strada facendo (1981), Mille giorni di te e di me (1990) e La vita è adesso (1985). Le sue canzoni sono talmente famose ed intergenerazionali che Claudio può permettersi di armonizzare mentre il pubblico canta a squarciagola i ritornelli delle sue intramontabili poesie d’amore.

Ormai anche Elisa è entrata di diritto nell’albo d’oro dei classici italiani, lei che si era fatta conoscere al pubblico cantando in inglese ed era quasi imbarazzata ad utilizzare la nostra lingua. Lei ora, a distanza di tanti anni (era il 1997), possiede il palco e cattura gli sguardi anche dei più distratti. Gli ostacoli del cuore (che, quando l’ascolto, mi aspetto sempre che sbuchi da qualche anfratto il Liga), Ti vorrei sollevare con Giuliano Sangiorgi che dall’anfratto ci sbuca per davvero per poi chiudere con L’anima vola. A dire il vero no, non chiude con L’anima vola. Ricordando le sue origini montanare, riesce a far cantare tutta la piazza sulle note di… QUEL MAZZOLIN DI FIORI!!!

Finalmente Giuliano Sangiorgi torna sul palco accompagnato da tutti i Negramaro che, come tutti gli altri, ci propongono dei classici del proprio repertorio. In questo caso l’energia viene concentrata su Via le mani dagli occhiParlami d’amore ed Un amore così grande 2014, eseguita per la prima volta live dalla band.
Giuliano intona anche Meraviglioso e con lui si mettono a cantare, parola per parola all’unisono, anche delle 18enni che hanno preso il posto delle casalinghe che ora sono già a letto illudendosi che quello sdraiato di fianco a loro sia Antonacci. Ragazzine straconvinte che la canzone sia stata interamente scritta da Sangiorgi qualche anno fa (se sapessero che l’ascoltavano i loro nonni nel 1968 per bocca di Domenico Modugno!

Per chi non ne fosse pienamente convinto, ho messo il video).

Siamo alla fine, della scaletta pubblicizzata da Radio Italia mancano solo Giorgia e Laura Pausini e sappiamo che la Pau è l’ultima ad esibirsi, quindi tutti ci aspettiamo Giorgia… e invece arriva Laura Pausini che quasi quasi ribalta la piazza!
Coda di cavallo boccolosa, paillettes, strasse e brillantina, con tanti ballerini per la versione spagnoleggiante di Non c’è, poi cambio d’abito e capello liscio, intona Come se non fosse stato mai amore per chiudere con il terzo cambio d’abito e Limpido.
Nel mezzo una versione con Luca e Paolo de La Solitudine che viene dedicata alla folla rimasta fino a tardi lì per lei e ribattezzata La Moltitudine.
Ma Laura non si risparmia e delizia nuovamente tutti con un medley a cappella dei suoi successi, chiaramente non tutti altrimenti non sarei ancora tornata a casa e non avrei fatto in tempo a raccontarvi il mio concerto.

 

E l’avventura finisce qua… a meno che non vogliate che vi racconti anche il viaggio di ritorno e le difficoltà di raggiungere la metropolitana quando 100.000 persone devono sfollare da una piazza chiusa tra palazzi e gallerie.
Ditemi voi… se avete tempo, basta un cenno ed io racconto!

P.S. Al ritorno i tornelli della metropolitana erano aperti e non abbiamo timbrato il biglietto.

P.P.S. Io sto ancora aspettando Giorgia. Giorgia, dove sei?

P.P.P.S. Io le foto, tranne quelle brutte, sono state prese dal sito di Radio Italia!

  Sono una mosca. Sono una mosca che ronza sulla musica e sono qui per disturbare. Perché nella musica mica si possono fare solo complimenti… e perché l’ironia ci sta un po’ su tutto. Vivo a Milano da sempre, ma volo ronzando per tutto lo stivale… e pungo! Tze Tze
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