Intervista a MAHMOOD: con “Pesos” un nuovo inizio all’insegna del coraggio di premere Play

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Le interviste di All Music Italia non vanno in vacanza. Abbiamo incontrato Mahmood l’estate che ha segnato il suo ritorno in scena dopo il primo riscontro avuto sul palco del Festival di Sanremo del 2016, in gara con Dimentica.

Un ritorno che ha il suono di Pesos, brano realizzato con Davide Simonetta e Alessandro Raina, presentato sul palco del Wind Summer Festival (maggiori info QUI) e che ora sta riscuotendo un importante successo radiofonico.

Un nuovo inizio per un talento che si affacciò giovanissimo alla scena nel 2012 all’interno del cast di X Factor e che oggi – supportato da un a major come Universal – si appresta a definire e presentare al meglio la propria personalità artistica sospesa tra suono, immagine e gusto.

Le difficoltà e il suo “coraggio di premere play”, i dettagli della collaborazione con Fabri Fibra in Luna e i colori che animeranno i nuovi brani al centro di quest’intervista, dove trova spazio un rimpianto legato ad un grande della musica italiana.

Partiamo proprio da Pesos. In questa canzone racconti l’insofferenza verso la quotidianità e la difficoltà nel lasciarsi andare e vivere le cose a pieno. Citando il testo, quando hai trovato il coraggio di premere play?

Sono parecchi anni che ho trovato il coraggio di premere play. Sin da quando ho iniziato a buttarmi a capofitto nei miei interessi. Però continuo a vedere molta gente che non ha questo coraggio, spesso per paura del giudizio altrui.

Anche tra chi fa musica vedo paura nel mostrare le proprie canzoni agli altri. A loro

Io sin da Sanremo (dove fu tra le Nuove proposte nel 2016 con Dimentica ndr) ho portato davanti a tutti parte della mia storia. Oggi sono qui e sto continuando a mettermi in gioco al cento per cento. Io credo di aver premuto play già tante volte…

Sei tornato con Pesos dopo i riscontri raccolti con Dimentica. Qual è il filo conduttore dei due brani?

Pesos non è lontanissimo da Dimentica. Lo vedo come un’altra faccia della stessa medaglia. Il suono è differente, quello sì.

Con questi due brani hai iniziato a farti conoscere più a fondo. In Pesos si trova maggiormente il tuo stile?

C’è parte di me ma non è tutto. Assolutamente. Ciò che mi rappresenta davvero deve ancora uscire fuori. Con Pesos ho voluto dimostrare di poter presentare qualcosa di differente, fruibile da tanti, ma il meglio deve ancora venire.

Quando ci potremo avvicinare a nuovi brani?

Abbiamo già tantissimi pezzi. Con Alessandro Raina e Davide Simonetta sono nati altri due pezzi oltre a Pesos. Nel frattempo ho scritto pezzi da solo e realizzato collaborazioni che non posso ancora svelare. Comunque a breve potrete ascoltare qualcosa di nuovo. Sicuramente entro l’inverno.

Durante la promozione di Pesos a Radio Deejay hai presentato un altro inedito intitolato Anni ’90, creando un piccolo “caso” (il ritornello recita “Gli anni ’90 ci hanno fatto male”). Cosa possono aver fatto di male ad un ragazzo classe 1992?

C’è stato un grande misunderstanding (ride ndr). C’è stata gente che mi scriveva “cosa vuoi saperne te degli anni ’90!…”. In realtà quel brano parla della generazione nata negli anni ’90 che secondo me è in parte più viziata della precedente. Una generazione “alleggerita” e che da per scontate davvero troppe cose. A partire dal modo di vivere un amore…

Musicalmente quali sono le cose che hanno colpito per prime l’attenzione di un ragazzino degli anni ’90?

Ascoltavo di tutto. Tanto Jazmine Sullivan, Tanto Amy Whinehouse. Ero fortemente attratto da quell’onda R&B, blues. Ahimè non ascoltavo molta musica italiana. Ho però recuperato negli ultimi anni con una vera e propria full immersion. Un mio grande rimpianto è di non essere mai andato ad ascoltare Lucio Dalla dal vivo, una vera macchia che ho nel cuore.

Hai dichiarato che la versione definitiva di Dimentica è arrivata dopo 8 registrazioni e nei tuoi progetti non nascondi di essere un grande perfezionista. Questo tuo modo di lavorare ha mai creato tensioni nel tuo gruppo di lavoro?

È un aspetto che mi caratterizza. Lavorando con altra gente ho dovuto smussare un po’ questa cosa. Ho imparato a fidarmi e a non imporre per forza le mie idee.

Nonostante io faccia musica da un bel po’ ho scoperto cosa vuol dire lavorare con gente che ne sa più di te. Questo mi ha insegnato ad ascoltare, cosa che non ero abituato a fare avendo sempre lavorato da solo in precedenza.

Hai imparato anche ad avere più fiducia nei tuoi mezzi?

La sicurezza nasce nel momento in cui si sa davvero quel che si vuole. Io fortunatamente ho le idee chiare. La mia scrittura sta maturando. La ricerca della perfezione anche a livello di suono resta, siamo in una fase di improovement generale del mio gruppo di lavoro formato dai produttori Francesco FugazzaMarcello Grilli.

Se nella prima parte dell’anno abbiamo ascoltato e preso tanto dagli altri, oggi stiamo prendendo spazio e cerchiamo di avere anche più voce in capitolo. Con loro stiamo creando dei pezzi che possano avere molta personalità e un gusto forte.

Oltre che a livello musicale curi molto l’immagine dei tuoi progetti…

A me piace avere molta voce in capitolo sull’immaginario che sta dietro il prodotto. La musica deve essere accompagnata da immagine e gusto. sono aspetti che possono influenzare il destino di un progetto. Una canzone bella con un brutto video perde almeno un 15% del proprio potenziale. Credo sia necessaria una visione chiara e coerente dell’immagine tanto quanto della musica.

Su questo hai avuto carta bianca? Non è certo scontato per un giovane come te.

Mi sono trovato benissimo con tutti coloro che hanno collaborato a Pesos. Sono stato fortunato a incontrare il team di Universal. All’inzio ero diffidente, ma ora sono felice e sento che il progetto Mahmood è più solido che mai.Abbiamo dovuto imparare a conoscerci.

Un momento felice quindi questo. Manca qualcosa?

Quello che mi è mancato molto e che spero di poter fare è suonare in giro. Da settembre vorrei proprio allenarmi sul palco.  Per ora il 14 agosto suonerò qui a Orosei, vicino Nuoro.

La Sardegna, terra di tua madre, è un luogo chiave per te e per la tua musica.

Quando non riesco più a lavorare a Milano vuol dire che devo andarmene. Luna è nata qui l’estate scorsa e lo stesso è successo con un brano che spero ascolterete presto.

Proprio Luna, pezzo realizzato con Fabri Fibra è uscito a sorpresa prima di Pesos. Come è nata questa collaborazione?

Fibra stava chiudendo Fenomeno. Ci eravamo visti e mi mandò un po’ di basi. Da lì ho scritto Luna. Un brano completo di strofe e ritornello che ho affidato a Fibra dicendogli di togliere ciò che avrebbe ritenuto necessario. Lui ha scelto di tenere quasi tutto:oltre ai ritonelli è rimasta infatti anche al prima strofa.

Io ero felicissimo. Mai mi sarei aspettato di realizzare un pezzo con lui.

Luna però non ha trovato spazio in  Fenomeno…

Aveva sicuramente molti brani e ha dovuto dare loro delle priorità. Quando è nata Luna lui lavorava già da tanto a questo album. È quindi stata un’altra grande gioia quando è uscito come update. Il fatto che sia stato rilasciato prima di Pesos mi ha anche molto aiutato, stiamo parlando di uno dei numeri uno.

Dopo la prima esperienza ad X Factor che ti ha fatto assaporare la visibilità negli ultimi due anni hai finalmente concretizzato i primi risultati in musica, da Sanremo in poi. Qual è stato il momento più difficile di questo nuovo inizio?

C’è stato un periodo molto difficile legato alla scrittura. Io non scrivevo pop, scrivevo di getto cose mie senza pensare troppo all’equilibrio tra melodia e testo che potessero arrivare ad un pubblico vasto. È stato un aspetto difficile da raddrizzare. Ho dovuto ascoltare molta musica che prima non ascoltavo, ci ho davvero lavorato tanto.

Il momento più bello invece?

Uno dei momenti più belli è quando ho visto l’anteprima del video di Pesos. Una grande emozione, sembrava un film. Vedere un tuo lavoro prendere vita è come la nascita di un figlio.

Poi arrivare a Sanremo ovviamente, su un palco che guardavo sin da piccolo. Un’annata dove ero in gara con dei mostri, con Irama dietro a Ermal Meta e Gabbani. Davvero un’esperienza incredibile.

Nel video di Pesos immagino ci sia molto di te, è corretto?

Una parte del video è girata proprio sotto casa mia. Ogni video ha molto di me, dall’immagine al look fino ad ogni singola location che racconta un pò di me.

Prima di riproporvi il video di pesos, ringraziando Mahmood per la sua disponibilità, vi ricordiamo che la canzone è disponibile su tutte le piattaforme digitali.

MAHMOOD – PESOS – VIDEO

 

 

  Classe 1983, piemontese, su AllMusicItalia per fondere finalmente passione ed esperienze maturate nella musica e nella scrittura, con l’obbiettivo di creare un racconto che possa portare un punto di vista originale su quanto presente nel panorama musicale del nostro paese. Il tutto armato di curiosità, in particolar modo nei confronti dei mille sorprendenti volti offerti dalla musica emergente italiana.
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