INTERVISTA ad ENSI: il Re del Freestyle italiano

Ensi_2014

ENSI, in partenza con il Rock Steady Tour, ci racconta il suo punto di vista  su musica e vita.

All Music Italia, ha avuto l’occasione di fare una lunga chiacchierata con Ensi, alla vigilia della partenza del suo tour, con il quale porterà in tutta Italia il suo disco Rock Steady, un lavoro di puro hip hop riuscito nell’impresa di raggiungere la vetta delle classifiche, pur tenendosi alla larga dalle furbizie che, come ci spiega, sono presenti nella scena rap italiana.

Ne nasce una lunga intervista nella quale l’artista ha regalato ai nostri lettori un intenso racconto di se e della sua musica, mettendo a nudo il proprio carattere e raccontandoci cosa significhi portare coerenza nella musica, con la sua necessità di restare sempre fedele al proprio carattere e a tutto ciò che lo ha fatto appassionare alla musica, dimostrando inoltre di saper valorizzare gli emergenti con una generosità ed un’efficacia maggiore di quanto possa mai fare il migliore tra i giudici da talent show….

Questa primavera parlando degli impegni che ti avrebbero aspettato da lì a fine anno dicevi “Disco, tour, mixtape… Se riesco a fare tutto sono cazzi vostri!“. Direi che siamo a buon punto, sta procedendo tutto come da scaletta?

Allora avevo detto in sequenza: disco, tour e mixtape,….sono alla seconda, con un tour che inizierà a breve, il 15 novembre ai Magazzini Generali di Milano e che proseguirà con un bel po’ di date in tutta Italia, da nord a sud, non vedo l’ora di portare Rock Steady dal vivo, si tratta un disco che va proprio nella direzione del live, un lavoro molto caldo con dei suoni classici e che per questo si presta molto al palco: è un disco proprio da rapper, fatto per gli MC. Per quanto riguarda il Mixtape, è un progetto in cantiere dall’anno scorso e voglio sicuramente portarlo a termine, chiamando al mio fianco un sacco di rapper con i  quali ho già collaborato in passato oltre a voler lanciare nuove collaborazioni.

E’ in partenza il tuo tour, sembrerebbe che ormai tu abbia sostituito l’adrenalina delle gare di freestyle con quella del palco. Nel tuo tour ci saranno contaminazioni freestyle? In futuro prevedi un ritorno agli scontri o preferisci restare nella leggenda come il miglior freestyler italiano?

All’interno dei miei show non mancherà mai il momento freestyle, vorrei che fosse un momento da valorizzare proprio per il fatto che non faccio più le gare, ho appeso il microfono al chiodo, ma in realtà mi piacerebbe molto farne ancora, però riprenderei solo se si ripresentasse la necessità di un passaggio di testimone, mi metterei volentieri in gioco, spero davvero possa arrivare uno in grado di fare quello che ho fatto io e cioè battere chi c’era prima di me e guadagnarsi rispetto. Nella prima edizione di Mtv Spit (che lo ha visto trionfare ndr) mi aspettavo che arrivassero i giovani a farmi il culo come io avevo fatto in precedenza, ma  questa cosa non è successa e sono contento di essermi guadagnato l’appellativo di miglior freestyle, ma non per questo voglio vivere di rendita e tenermi il titolo a vita. In ogni caso il freestyle mantiene sempre un’importanza di peso nella mia vita, dato che è proprio grazie all’improvvisazione che oggi riesco a fare tutto questo, arrivando a scrivere allo stesso livello con il quale improvviso; inoltre è stato proprio il freestyle a farmi conoscere dal grande pubblico, quindi non potrei mai abbandonare una cosa che mi piace fare e che mi ha reso celebre. Ovviamente nel live questo dovrà assumere un aspetto differente, che vada d’accordo con la mia discografia ormai solida, fatta di tanti pezzi sui quali sarà focalizzato lo show, ma non mancheranno momenti dedicati all’improvvisazione, per le quali sto studiando delle cose diverse da quanto fanno tutti e rispetto a quanto ho fatto io stesso in passato, cercando di alzare ancora una volta l’asticella per quanto riguarda il mio freestyle.

Il tuo disco è realizzato con la produzione di Symone, produttore e DJ italiano, con il quale hai collaborato in molte occasioni. Spesso i tuoi colleghi si affidano a professionisti cercati all’estero, quasi fosse una necessità per avere maggiore credibilità, la tua è una scelta precisa o non escludi che in futuro ci potranno essere collaborazioni simili?

La mia è assolutamente una scelta precisa, capisco la volontà di qualche collega di andare all’estero a cercare produzioni importanti e penso che possa essere anche un momento per confrontarsi con una realtà differente, un discorso che non fa una piega; però non penso che avvenga per la mancanza di talento in Italia, anzi abbiamo dei bravissimi producers che meritano di avere visibilità. La scelta di affidarmi ad un solo produttore nasce da un’idea comune che andava nella stessa direzione sia per sonorità che per attitudine, quindi abbiamo affrontato tutte le produzioni di Rock Steady insieme. In futuro perché no, piacerebbe anche a me collaborare con qualcuno all’estero, ma non per una questione di emulazione di quello che c’è fuori, quanto per una semplice questione di stimolo artistico, non andrei certo alla disperata ricerca di una hit o di una produzione migliore delle nostre.

Altra scelta controtendenza è quella delle collaborazioni nel tuo album: se solo molti artisti che hanno collaborato con te ti avessero reso il favore, avresti avuto un disco zeppo di grandi nomi, eppure i tuoi featuring portano nomi nuovi, di innegabile talento ma di minor richiamo come Julia Lenti, Y’akoto e  Andrea D’Alessio, mi spieghi queste scelte rispetto ad altre che avrebberp portato maggiore richiamo ?

Guarda, io ho fatto una scelta legata alla qualità del prodotto, non alla visibilità che potesse ottenere, oggi come oggi avrei potuto affidarmi al mainstream, con grandi nomi presenti sia dentro che fuori al circuito del rap. Mi sono affidato a persone che sapevo avrebbero arricchito il mio disco a livello di talento e non di forma. Poi esistono nomi capaci di abbinare talento alla visibilità, non c’è nulla di male, in Italia abbiamo persone brave con visibilità, ma molte persone bravissime che di visibilità non ne hanno per niente. Questa è l’attitudine con la quale ho affrontato le collaborazioni di Rock Stead: chiamare Julia Lenti che non ha nulla da invidiare alle grandi voci femminili italiane per me è importante, non solo perché Julia Lenti rappresenta qualcosa nello specifico, ma perché è brava al pari delle altre, solo che molti non lo sanno; stessa cosa vale per Andrea D’Alessio, uscito da X-Factor, un talent show che spesso nel mio ambiente viene visto come il male: Io mi sento pro-talento, se qualcuno è bravo e se lo merita sono contento di averlo nel disco, a questo tengo, non solo per la mia voglia di premiare il talento, ma perché questo deve restare un disco hip hop a 360°, nella maniera più sana e coerente: non avrebbe avuto senso tentare una stupida scorciatoia solo per guadagnare click ai video o condivsioni dai fan, mi sembrava una cosa stupida e volevo che la gente si appassionasse al disco in quanto “disco di Ensi”, non il “disco di Ensi coi featuring”…

Alcune tue caratteristiche, più o meno evidenti,fanno intravedere una serie di scelte non facili, una cifra caratteriale di coerenza e inquietudine, che sembra ti porti continuamente in sfida con te stesso, ti riconosci in questo?

Guarda, ti racconto una cosa, quando mi sono trovato sul palco con di fronte Tormento, che era uno dei miei maestri, io vinsi il “pari e dispari” e decisi di partire per primo, consapevole che sarebbe andato a mio svantaggio; io penso che se dovessi perdere quella voglia di sfidarmi, avrei perso tutto; se dovessi iniziare ad accontentarmi e cercare delle scorciatoie, perderei il motivo principale che mi ha portato nella musica e non posso permettermelo, in quanto questa è la mia linfa vitale. Nel contempo non sono neanche uno che sbandiera questa cosa, sarà la gente a dirlo, per questo quando la gente mi vede in televisione, la mia gioia più grande è sentire che per me il pubblico ha sempre un occhio di riguardo, un pollice su, si sente rappresentato dalla mia presenza, la più grande soddisfazione che io possa ricevere dopo 10 anni di “Vietnam”, 10 anni di gavetta vera. Questi risultati derivano  in parte dal mio carattere e in parte da scelte di coerenza, proprio perché la vita di tutti i giorni non ci permette di essere sempre coerenti, quantomeno nella musica vorrei cercare di esserlo, quindi ci provo. Come dicevi tu alla fine è tutta una questione di carattere, non potrei essere differente, a volte mi incazzo con me stesso per il fatto di essere così tanto attento a questi aspetti, anche a costo di avere una strada più difficile, ma io non riesco a fare in modo diverso, a volte mi dispiace perché è risaputo che questo mondo è il mondo dei furbi, non vincono i buoni purtroppo…ma alla fine… chi cazzo se ne frega.

La sezione collaborazioni del tuo curriculum è impressionante, nell’hip hop si usa, ma mi sembra che tu abbia una particolare predisposizione, la vedi come una tua particolarità?

Si, è così perché  penso che ci sia una forza che ognuno di noi può trarre dalla collaborazione con altri, anche questa per me è linfa vitale, penso che  crogiolarsi sui risultati senza dare la possibilità di collaborare a qualcuno che magari ha meno visibilità di te o non può avere a che fare con te anche solo per il fatto che non è in grado di pagare per invitarti nel disco, per me sono stronzate. Io ci sono per chiunque ritenga meritevole di una mia collaborazione, sono per il talento, anche per rendere qualcosa a quest’ambiente che mi ha dato tanto, non ha senso tenere tutto per me, non voglio portarmi l’oro nella tomba. Cerco di vivere le collaborazioni in maniera professionale, ma cerco di vivere la mia professione con la stessa voglia e gli stessi sentimenti che mi hanno portato a questa passione, ben prima che questa fosse una professione, altrimenti perderei sicuramente la voglia di fare questo: il mondo è bastardo e ti porta a non voler avere nulla a che fare con persone diverse da te anche solo a livello caratteriale, ma io non sono fatto così e cerco sempre la valvola di sfogo necessaria a rinnovare questa passione, anche attraverso le collaborazioni, e ti posso assicurare che riuscire a mantenere tutto ciò in un momento come questo, sia a livello discografico che sociale, non è facile ma se non fossi fatto così avrei già abbandonato questo mondo da un bel po’.

Tra le tue collaborazioni passate ci sono nomi che sono diventati molto importanti nella scena musicale, ti chiedo un aggettivo per ognuno di loro…

Proviamoci.

Clementino
Energico.

Rocco Hunt
C’è qualcosa per dire solare che  non sia solare, che è un aggettivo  di merda?….sincero, spontaneo!

Mondo Marcio
Eeeeh ….Mondo Marcio, che aggettivo gli diamo a Mondo Marcio….competitivo!

Moreno
Non ho mai collaborato con Moreno,…..ci siamo incrociati (ad MTv Spit ndr) come mi sono incrociato con tantissimi altri, quindi dovrei trovarti un aggettivo per tutti loro….non ci ho condiviso nulla.

Entics
Io e lui siamo proprio sempre stati amici anche fuori dalla musica, quindi… non saprei proprio come definirlo in un solo aggettivo adesso.

Dopo aver trionfato nel 2012 nella prima edizione di Mtv Spit, l’anno successivo torni come giudice, un ruolo oggi molto inflazionato anche tra i nomi dell’hip hop, basti pensare che dopo J-AX e Fedez, anche Emis Killa sembra stia per fare il grande salto da Mtv alla prima serata di Raiuno; questo è un ruolo che sentiresti nelle tue corde anche in eventi più generalisti?

Diciamo che la questione è sempre un po’ quella, la differenza è la faccia con la quale uno va a fare le cose, io posso andare da Fabio Fazio e risultare credibile, dipende anche molto dal contesto, ce ne sono alcuni che, per quanto ti sforzi di restare credibile non riesci, puoi avere un contenuto bellissimo da portare ma se la scatola fa schifo, fa schifo lo stesso e  questo è il motivo per il quale non ho accettato di andare ad Amici. Ognuno fa le scelte che ritiene più opportune, per quanto mi riguarda dovessero propormelo al momento direi di no, ma dipende molto da come si evolvono le cose;  la TV non è tutta merda, ci sono programmi in televisione e in radio meritevoli e dovessi essere invitato a partecipare attivamente in contesti che rispecchiano la mia personalità ci andrei, perché aldilà di tutto penso di avere una verve che mi può permettere di confrontarmi anche con realtà che con me centrano poco, senza risultare una caricatura del mio personaggio o del mondo dell’hip hop.

Secondo te in un ipotetico futuro, l’hip hop e il freestyle riusciranno a guadagnarsi maggior apprezzamento dal grande pubblico?

L’Hip hop e il freestyle sono molto apprezzati, basta pensare al successo della prima edizione di Mtv spit

Certo, ma io intendo dire al di fuori di un contesto, che può essere Mtv spit, dove il pubblico è preparato e cerca volutamente un certo genere….

Beh, quando sono andato da Fazio ho fatto quello, ho fatto freestyle e sono stato apprezzato non solo in sala, ma ho ricevuto un sacco di feedback anche dall’esterno, da un pubblico meno settoriale, segnale che sono discipline in grado di farsi apprezzare da molti; è come per il freestyle nel calcio o in altre discipline, tu puoi anche non capire la difficoltà e la tecnica, ma ciò nonostante riconoscerne la forza e apprezzarla, grazie all’empatia con la quale ti arriva, resta sempre qualcosa di devastante che assimili aldilà dl fatto che tu abbia le competenze di capire fino in fondo quello a cui stai assistendo.

Pensi che il successo che sta riscuotendo l’hip hop in Italia, con conseguente allargamento continuo a nuovi nomi, possa compromettere la credibilità della scena musicale portando situazioni che puntano a raccogliere i frutti senza aver seminato in modo sano?

Secondo me il rischio non è quello, in tutti i momenti di grande attenzione verso un filone, in questo caso l’hip hop, portano il genere ad essere una moda ed è questo che a me sta sul cazzo, perché l’hip hop in Italia esiste da più di 30 anni, nel mondo da quasi 50; si tratta di una cultura che andrebbe rispettata nella sua totalità; questo non significa che non ci meritiamo un momento di particolare visibilità come questo, io dico sempre che è tutto nelle nostre mani, siamo noi artisti a dover imparare a dire qualche no e a farci rispettare di più in qualità di artisti che rappresentano un ambiente, non solo guardare al successo del singolo personaggio.

In futuro quindi ti auguri una maggior credibilità e attenzione ai contenuti dell’hip hop cosiddetto ”puro”?

Io penso che in generale, in tutto il mondo, ci saranno sempre grandissimi prodotti che non avranno mai la visibilità che si meritano, restando destinati ad un pubblico settoriale, mentre ci sarà sempre qualcosa di più mainstream che, a seconda dei vari personaggi può essere più o meno radicato al vero ambiente:  fortunatamente ci sono casi, anche se rari,  in cui alcuni personaggi riescono ad essere rappresentanti del puro hip hop pur avendo grande visibilità.  In Italia io dico: se un disco come Rock Steady debutta primo in classifica ed è un disco rappresentativo dell’ambiente, significa che questo è un risultato che si può raggiungere. Resta che in questo momento l’hip hop è forte di suo e che la visibilità porta sempre successo: aldilà del fatto che tu possa essere un personaggio belloccio e tatuato che attira le ragazze, esiste anche un pubblico che compra i dischi spinto solo dall’attenzione alla musica, quello è il pubblico che mi interessa  e che fortunatamente mi segue, dal ragazzino meno addicted che sta scoprendo il genere, ai trentenni che continuano a seguirmi con entusiasmo sin dal primo giorno. Il fatto che un disco come Rock Steady, che non ammicca a nessuno  e non propone sonorità invitanti a richiamo delle hit del momento, debutti al primo posto è stato la dimostrazione di quanto tutto ciò sia possibile, però non mi sento di giudicare altri che hanno maggiore visibilità, credo ci sia posto per ognuno di noi. Il successo di vendite per me è una fetta della torta alla quale voglio arrivare, ma che non mi sazia, ora sta alla gente capire se Rock Steady potrà diventare un classico del genere, ora io non vedo l’ora di sfamarmi vedendo cosa succede portando in giro dal vivo questo disco…

Un’ultima domanda, il tuo ultimo singolo V.I.P. è una canzone basata sul  tema del ringraziamento alle persone importanti della tua vita, se dovessi sceglierne una sola e il motivo per il quale ringraziarla, chi sceglieresti?

Che domanda maledetta…una sola…mah…ringrazierei mia madre proprio per il motivo che cito in VIP, perché mi ha dimostrato che il sole resta anche quando c’è un eclisse e perché resta una persona fondamentale della mia vita, fosse anche solo per il fatto che ha cresciuto tre figli con niente, dimostrando che l’amore può essere più forte di qualsiasi difficoltà.

Ringraziandolo per la disponibilità, All Music Italia augura in bocca al lupo ad Ensi per la partenza del Rock Steady Tour, che vi ricordiamo prenderà il via da Milano, con le seguenti date confermate:

15 novembre Milano – Magazzini Generali
22 novembre Taneto di Gattatico (RE) – Fuori Orario
29 novembre Roncade (TV) – New Age
06 dicembre Brescia – Latte +
13 dicembre Arezzo – Officina 7
20 dicembre Roma – Black Out
22 dicembre Torino – Hiroshima Mon Amour
24 gennaio Cesena – Vidia

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  Classe 1983, piemontese, su AllMusicItalia per fondere finalmente passione ed esperienze maturate nella musica e nella scrittura, con l’obbiettivo di creare un racconto che possa portare un punto di vista originale su quanto presente nel panorama musicale del nostro paese. Il tutto armato di curiosità, in particolar modo nei confronti dei mille sorprendenti volti offerti dalla musica emergente italiana.
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