INTERVISTA a MICHELE MONINA: faccia a faccia con il critico musicale più amato, odiato, temuto e idolatrato d’Italia (PRIMA PARTE)

michele monina

Succede che il Direttore di All Music Italia, Massimiliano Longo, ha un’idea… far incontrare sulle sue pagine due delle più acute penne musicali italiane a confronto, modi diversi di scrivere gonzo.
Da una parte l’intervistatore, Federico Traversa, scrittore di successo, fondatore di Chinaski Edizioni, nonché dissacrante voce fuori dal coro di All Music Italia. Dall’altra, nei panni dell’intervistato, il critico musicale più odiato, temuto, idolatrato del panorama musicale italiano, Michele Monina.

Succede che ne nasce una chiacchierata all’acido muriatico assolutamente epocale che per essere pubblicata viene divisa in due parti… ecco la prima.

Miché non ti si può lasciar solo un attimo. Sei sempre in mezzo al bordello. Ora ce l’ha con te pure Red Ronnie. Cosa gli hai fatto al rosso? Lo sai che ormai ha una certa…

Credo fondamentalmente che Red Ronnie ce l’abbia con me – come buona parte di coloro tra i miei cosiddetti colleghi che passano il tempo a attaccarmi – per il semplice fatto che ci sono. E che ci sono facendo esattamente quello che vorrei, e che loro, ahi loro, non hanno modo di fare. Non hanno modo non tanto per incapacità, anche se in parecchi casi mi sembra evidente un peso lo abbia anche quella, quanto per una strategia di partenza sbagliata. L’idea di non rompere le palle a chi conta perché così ti farà lavorare è evidentemente miope.

Però, non ti offendere, a difesa di Red bisogna dire che lui possiede la chitarra di Hendrix. Tu a cimeli come sei messo? È vero che rispondi col perizoma di Beyoncé?

Io rispondo con la mia faccia, che credo lui non possa vantare, visti i suoi trascorsi politici. Poi, sai, mi attacca… lui ha detto che io mi sono venduto a Rtl e che quindi, nel pezzo che lui ha citato senza aver letto – ci tengo a sottolinearlo, lui posta articoli che non ha letto – avrei parlato bene di Rtl e male delle radio Mediaset. Magari, la butto lì, bastava leggere quell’articolo per capire che non ci ha davvero capito nulla

A tal proposito… gli italici addetti ai lavori sono sconcertati dal tuo passaggio a RTL, una radio che avevi sempre criticato. Premesso che, con 4 figli sul groppone se ti pagano come le loro risorse gli consentono hai fatto solo bene, come rispondi a queste critiche?

Credo di aver già risposto. Io a Rtl ho un programma che si chiama Monina Against the Machine, nel quale l’editore, cioè Suraci, tanto per non rimanere sul vago, mi ha lasciato modo di dire quello che voglio. Prova ne è il 4 quattro reiterato a Bianca Atzei a Sanremo, o quel che dico in radio anche sui tour di cui Rtl è media partner. Funziona così, in genere, sei una firma, l’editore ti ospita anche se dici cose contrarie al suo pensiero. Per la cronaca, lavoro per quotidiani come Il Fatto Quotidiano e Linkiesta, e non sono necessariamente d’accordo con il loro pensiero. Io non ho votato al Referendum, e il Fatto era palesemente per il No, mentre Linkiesta per il Sì. Sono un uomo libero e posso in virtù di questo, della mia competenza e del fatto, me lo dico da solo, che ho un pubblico che mi porto dietro, dire quel che voglio dove voglio. Detto questo, e sempre per quell’onestà intellettuale che sfido chiunque a mettere in dubbio, io marchette non ne ho mai fatte, e proprio per questo lavoro con chi mi offre lavoro senza per questo dovermi giustificare. Direi che nel mio campo di lavoro non ce ne sono molti che possono vantare la stessa attitudine.

Ma è vero che in realtà tu vuoi finire a fare il giudice ad Amici?

Anche qui, per essere molto chiari, ritenete plausibile che al momento io non sia stato avvicinato da quella realtà? Perché mi sembra piuttosto evidente che al momento, diciamo dall’ultimo anno e mezzo, sono diventato piuttosto “visibile”. Non escludo a priori nessun tipo di situazione, ma è altrettanto evidente che io sono io a prescindere dal contesto, e che ci sono contesti in cui difficilmente il mio io potrebbe trovare asilo.

Cosa pensi dei talent? Alcuni dicono che sono il solo modo possibile per vedere musica in tv. Per altri non sono altro che annacquatori di talenti, un male assoluto…

Sono programmi televisivi. Punto. Come tali ce ne sono alcuni che mi possono piacere di più, da un punto di vista televisivo, altri che non potrebbero mai piacermi, dal medesimo punto di vista.
Dal punto di vista dei contenuti musicali, li trovo tutti brutti e noiosi, e credo che se qualche talento ci passa – e qualcuno magari c’è passato, penso a Ilaria Porceddu, per fare un nome che proprio in questi giorni sta uscendo con un bellissimo album – ci passa per sbaglio. I talent sono una sorta di karaoke senza la parte ridicola del karaoke (quella che lo faceva in parte assomigliare alla Corrida). A me di sentire ragazzi e ragazze che fanno cover non interessa, né mi interessa sentire gli inediti dei soliti quattro autori. Credo, per contro, che la discografia abbia demandato ai talent molta parte del proprio compito di scouting, col risultato che ci sono tanti giovani che si illudono di avere successo, invece hanno solo un pubblico momentaneo, pronto ad abbandonarli per seguire il prossimo talento che uscirà dal medesimo contenitore. La musica, per fortuna, passa altrove.Questo mi offre il destro per parlare di Alice Paba, se vuoi…

Prego…

Proprio per quel che penso dei talent ho deciso, esattamente un anno fa, di entrare nelle trame di The Voice, che era palesemente il talent più debole. Mi sono praticamente imposto alla produzione, finendo per passare tutti i live nei camerini di Dolcenera. Ho scelto Alice tra i concorrenti, perché mi sembrava, e mi sembra, un talento. Ho rotto il cazzo a tutti, forzando palesemente la mano in virtù di una visibilità, la mia, e di una profilazione, sempre la mia, da rompicoglioni. Ho quindi iniziato a fare quello che metteva in allarme la Universal dal rischio di bruciare un talento, in caso di vittoria, chiedendo a gran voce, con articoli e articoli, di non fare uscire il classico EP con cover subito dopo la chiusura del programma, e chiedendo pubblicamente a Carlo Conti di chiamare Alice a Sanremo, in caso di vittoria. Ho giocato molto a fare quello che monitora, e devo dire che la Universal ha fatto buon viso a cattivo gioco, perché in effetti ha affidato Alice a un produttore vero, Brando, che sempre per onestà è un mio amico e con cui di Alice avevamo già parlato durante The Voice… e poi sapete come è andata. Quel che forse non sapete, è che io nel progetto del disco sono entrato solo come autore di un brano, e più che altro mi sono limitato a seguire il lavoro, come mi capita di fare con molti altri artisti già affermati. Invece, proprio per il discorso che si faceva all’inizio, cioè per quella forma di ostilità che accompagna ogni cosa io faccia, ostilità da parte dei miei cosiddetti colleghi, Alice si è trovata a pagare per colpa mia. Perché la violenza che ha incontrato a Sanremo è stata vergognosa. Le sono state scritte e dette cose molto violente, considerando che The Voice era già stato chiuso e che quindi nel suo caso il peso dei talent era già finito, davvero spropositate. Il voto bassissimo preso in sala stampa, da gente che poi si bagna per personaggi assai prescindibili, ma griffati, dice tutto quel che c’è da dire. Se avevano problemi con me potevano attaccare me. Trovo semmai buffo che la Universal non si sia fatta sentire. Cioè che non abbia fatto la voce grossa per chiedere un po’ più di onestà intellettuale. Lasciando che Alice, e Nesli con lei, venissero immolati, proprio nel momento in cui io, che non ne ho parlato ulteriormente proprio per non fomentare la guerriglia, andavo a fare un Sanremo decisamente sopra le righe.

Le solite dinamiche assurde, i colpi bassi dietro le quinte molto spesso spiegano fallimenti o successi sul palco… Detto questo è innegabile che il pezzo di Nesli e Alice sia arrivato poco o niente, anche ai così detti giornalisti indipendenti…

Questo non te lo saprei dire, ma non credo sia così rilevante. Molti, assai più influenti dei giornalisti indipendenti, hanno detto che era Alice il problema, non la canzone. Io non ne ho mai scritto, durante Sanremo, e diciamo che qualche lettore ce l’ho. Il problema lì non è stato e non è tanto l’accoglienza degli indipendenti, quanto del sistema. La cosa buffa, se così vogliamo dire, è che poi in diversi contesti, compresi questo di All Music Italia (qui la nostra recensione .Ndr), il brano che è stato considerato il migliore dell’album sia proprio quello che ho scritto. Ma ripeto, Alice è una giovane artista che avrà modo di riprendersi, se la lasceranno lavorare. Per ora va sottolineato come, Brando, abbia investito tempo per lavorare con una giovane alla vecchia, cioè senza la fretta di rincorrere la televisione. Tanto di cappello.

Già che abbiamo citato Sanremo, ti chiedo: perché funziona ancora, perlomeno in termini di ascolti, una manifestazione come il festival?

Perché è un grande spettacolo che, suppongo, accontenta un pubblico trasversale. Il pubblico di Carlo Conti e quello dei talent, Maria in testa, non coincide. Chi segue Conti non segue certo Amici. Lì, però, c’è un punto di incontro, dove, ma questo è un parere da spettatore più che da addetto ai lavori, tutta la bruttezza di quei programmi si sublima. La musica è del tutto marginale, perché a parte due o tre canzoni, ogni anno vanno in scena cosettine di cui, giustamente, dopo due settimane ci si è dimenticati.

Che idea ti sei fatto dell’abbronzato?

Che sia un buon presentatore, molto preparato. Che abbia gusti musicali piuttosto lontani dai miei. E che ce ne libereremo con molta calma. L’anno prossimo, lo dico a gran voce, credo che in qualche modo sarà ancora lì.

Secondo te perché Bernabei è stato scelto 3 volte di fila? Non ci siamo accorti che è il nuovo Jeff Buckley o…

Dovresti chiederlo a Giacobbo. Io mi occupo di musica.

Perché ce l’avete tutti così tanto con Bianca Atzei? Non mi sembra così peggio degli altri… e anche a presunte raccomandazioni non è che sia la sola…

Beh, dire a me che ce l’ho con qualcuno fa un po’ ridere, dai. Sono o non sono quello cattivo che stronca tutti? Bianca Atzei avrebbe anche una bella voce, ma secondo me ha completamente cannato il repertorio. Lei o chi per lei. Avere un network che la spinge così tanto, sicuramente, non me l’ha resa simpatica, e il fatto che io lavori per il medesimo network non cambia la faccenda. Parlo ovviamente di simpatia musicale, non umana (non parlo mai di faccende personali, per essere chiari, per questo rido quando mi dicono che odio questo o quel cantante).

 

Chiudiamo qui la prima parte dell’intervista a Michele Monina e vi diamo appuntamento a mercoledì per la seconda parte della chiacchierata con Federico Traversa. Ci sarà da discutere…

 

 

  Federico Traversa aka F.T. Sandman è scrittore e co fondatore di Chinaski Edizioni, casa editrice genovese indipendente. Ha scritto decine di libri a tema musicale: da Bob Marley alla prima biografia su Jim Carrol e altri ancora in collaborazione con Tonino Carotone, con il rapper Vacca, Babaman, gli Africa Unite e Don Andrea Gallo (quattro libri dal 2008 al 2012). E' autore insieme ad Andrea Napoli e con la collaborazione del rapper Tormento del libro “Who Shot Ya?”, sulla tragica morte delle leggende del rap Tupac Shakur e Notorious B.I.G. Nel 2014 a un anno dalla morte di Don Gallo, Federico pubblica “Camminare Domandando- Ultime conversazioni con Don Andrea Gallo” (Chinaski Edizioni).
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