Siamo stati al concerto dei Baustelle al Forum di Assago, una delle due date celebrative per i loro venticinque anni di carriera.
Credo di aver visto tutti i concerti dei Baustelle, da quando sono nati.
Eppure vedere il Forum pieno mi ha fatto uno strano effetto. Forse perché nel lontano dicembre 2005 ero allo Tzà Tzà Mon Amour, un piccolo storico live club di Palermo che oggi non esiste più, sottopalco, a cantare Sussidiario illustrato della giovinezza. Un altro mondo, un’altra dimensione. E invece eccoli qui, venticinque anni dopo, ancora a cantare. Scusate se è poco.
I Baustelle sono ancora qui perché si sono sempre reinventati. Fanno dischi solo quando ne sentono davvero la necessità, senza rincorrere il mercato, eppure restano amatissimi anche dai più giovani e da una nuova generazione di artisti. Non è una novità. Tananai non ha mai nascosto di considerarli una fonte d’ispirazione, così come Tommaso Paradiso, che sognava di scrivere una canzone con loro ed è nata Amore indiano. Lucio Corsi, molti anni fa, apriva i loro concerti.
Questo palazzetto pieno se lo meritano tutto.
Io continuo ad amarli nella dimensione intima di un teatro o di un club, ma non posso non dirlo. Il concerto è stato bellissimo.
Mi hanno colpita le scritte giganti sullo sfondo, gli avatar che accompagnavano alcune canzoni e certi giochi di luce davvero spettacolari, in brani come Baudelaire, Amanda Lear, Gomma, Il liberismo ha i giorni contati. Un impianto visivo forte ma mai invasivo, capace di dialogare con la musica senza rubarle spazio.
La scaletta è perfetta. Un equilibrio raro su venticinque anni di carriera. Ogni album è rappresentato, nessuno è sovraesposto. Io, per mio gusto personale, avrei ascoltato Fantasma per intero, senza esitazioni. Ma questa selezione di due ore, che attraversa tutta la loro discografia, è scivolata via con una naturalezza sorprendente.
La cosa più interessante è come hanno deciso di raccontarsi. Questa scaletta non è un greatest hits né una celebrazione cronologica. È una scelta narrativa precisa, quasi prudente, che tiene insieme venticinque anni senza schiacciare nulla. I Baustelle non hanno portato sul palco le canzoni più feroci o irrisolvibili, ma quelle che oggi riescono a stare in piedi in uno spazio così grande, quelle che reggono il corpo, il coro, la relazione. Anche quando parlano di morte o di disincanto, lo fanno scegliendo brani che aprono uno spazio condiviso, non che lasciano il pubblico senza appigli. È come se dicessero chiaramente che questo non è il tempo della provocazione fine a se stessa, ma quello della resistenza emotiva. Una scelta non accomodante, ma consapevole.
Guardando il Forum cantare, la sensazione più forte è stata proprio questa: la varietà delle generazioni. In platea c’erano persone che hanno attraversato questi venticinque anni insieme ai Baustelle, ma anche molti diciottenni e ventenni, ragazzi e ragazze che non li hanno vissuti all’inizio eppure conoscono le parole, le cantano, le sentono proprie. Non è un pubblico nostalgico, né un’eredità passata di mano in mano. È una comunità trasversale, che trova ancora oggi in queste canzoni una lingua comune.
La messa in scena va nella stessa direzione. Le scritte giganti, gli avatar e i giochi di luce molto marcati non servono a spettacolarizzare, ma a tradurre visivamente l’immaginario dei Baustelle, da sempre letterario, simbolico, stratificato. La dimensione visiva non copre la canzone, la accompagna e la amplifica, rendendo possibile un dialogo tra intimità e palazzetto. Un equilibrio delicato, che qui funziona perché resta al servizio del racconto.
Forse a tratti sembravano un po’ di fretta, ma Bianconi ha più volte sottolineato l’emozione. E ci credo. Anch’io lo ero per loro. Arrivare fin qui senza compromessi né scorciatoie, con un Premio Tenco alla carriera appena ricevuto, non è una cosa che capita spesso.
Sul palco, accanto al nucleo storico formato da Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini, la formazione live è solida e convincente anche nei passaggi più intimi. Giulia Formica (Julie Ant) alla batteria, Milo Scaglioni al basso, Alberto Bazzoli alle tastiere e Lorenzo Fornabaio alle chitarre completano un suono pieno, preciso, mai ridondante.
Una nota a parte la merita Rachele Bastreghi, in splendida forma per tutta la serata. La sua voce ha attraversato il concerto con una naturalezza e una precisione impressionanti, trovando momenti particolarmente intensi in Monumentale e La canzone del parco, cantate divinamente. Due interpretazioni che hanno restituito tutta la fragilità e la forza emotiva di quei brani, confermando quanto la sua presenza sia oggi centrale nell’equilibrio dei Baustelle dal vivo.
In fondo volevano fare una festa. E ci sono riusciti.
Molti temevano che potesse essere una sorta di festa d’addio, anche per quel non suoneremo per un po’ scritto nero su bianco sui social. Ma alla fine Bianconi rassicura tutti. Arrivederci, ci vediamo presto. E così deve essere.
Perché i Baustelle hanno dato moltissimo alla musica italiana e, forse, non hanno ancora ricevuto fino in fondo il riconoscimento che meritano.
Ma intanto sono qui, con un Forum che canta le loro canzoni.
Vent’anni dopo il Tzà Tzà, senza aver mai tradito se stessi.
BAUSTELLE SCALETTA FORUM ASSAGO
- INTRO
- PER SEMPRE
- I PROVINCIALI
- L’ARTE DI LASCIARE ANDARE
- GLI SPIETATI
- IL VANGELO DI GIOVANNI
- LA MORTE
- LA CANZONE DEL RIFORMATORIO
- VERONICA
- CANZONE PARCO
- BAUDELAIRE
- ALFREDO
- LOVE AFFAIR
- UN ROMANTICO A MILANO
- LE RANE
- IMPROVVISAZIONE (OPEN SPACE PIERO UMILIANI)
- PUGILI IMPAZZITI (FEAT. TANANAI)
- SPOGLIAMI
- AMANDA
- MONUMENTALE
- NESSUNO
- NABUCODONOSOR
- UNA STORIA
- CONTRO IL MONDO
- IL LIBERISMO HA I GIORNI CONTATI
- LA GUERRA È FINITA
- GOMMA
- CHARLIE FA SURF











