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Cesare Cremonini a Londra: l’algoritmo è “il nuovo karma digitale della musica”

Il manager, l'algoritmo e il sassofono: le parole di Cremonini all'incontro con la stampa a Londra.

di Massimiliano Longo (Direttore Editoriale) · 

Cesare Cremonini ha incontrato la stampa a Londra il 20 ottobre per presentare AMATEUR, il suo decimo album di inediti, in uscita il 23 ottobre per EMI/Universal Music. La sera stessa ha presentato il disco anche dal vivo, con un concerto all’O2 Shepherd’s Bush Empire che ha visto la partecipazione di Salmo, Fabri Fibra e Malika Ayane.

Registrato tra Londra e Bologna, il nuovo lavoro arriva dopo il tour negli stadi e ventisette anni di carriera. Un disco che, nelle intenzioni iniziali, non avrebbe nemmeno dovuto esistere e che Cremonini ha realizzato senza stabilire in anticipo quale direzione prendere.

Il titolo richiama il significato originario della parola amateur: qualcuno che fa qualcosa prima di tutto perché la ama. Dal 24 novembre il cantautore tornerà in tour con AMATOUR, 16 concerti nei palasport tra Ancona, Bologna, Torino e Milano.

Cesare Cremonini: perché ha scelto Londra per presentare AMATEUR

La scelta di Londra non è casuale. “Volevo che il disco stesse più vicino possibile al luogo in cui è nato”, ha spiegato Cremonini durante l’incontro con la stampa, aggiungendo che “non poteva nascere in un altro luogo”.

Ma c’è anche una ragione personale. Presentare un nuovo album lontano dall’Italia gli permette di sottrarsi, almeno per qualche giorno, al peso della propria notorietà.

“Io qui a Londra, ovviamente, non sono nessuno”, ha raccontato. In questa città è semplicemente un artista italiano che presenta le proprie canzoni agli italiani che vivono all’estero e ai giornalisti arrivati per ascoltarle.

“Volevo rimpicciolire il più possibile tutto l’esterno”, ha aggiunto. “Volevo che la musica fosse centrale. Il mio nome e il mio cognome possono solo distrarre”.

Cremonini ha poi ringraziato il suo team, che ha “lavorato fino all’esaurimento nervoso” per organizzare l’evento e portare a Londra giornalisti e produzione. Un ringraziamento anche a Live Nation e a Roberto De Luca, presente in sala, che ha accolto la proposta di accompagnare la presentazione del disco con un concerto.

AMATEUR, un disco nato senza obiettivi: “Non avevo uno stadio da riempire”

“Non avevo uno stadio da riempire”. Cremonini parte da questa considerazione per raccontare la nascita di AMATEUR, un album non programmato, scritto in un periodo di normalità, senza particolari traguardi professionali da raggiungere.

Gli stadi rimangono un’esperienza importante, ma il cantautore non vuole che diventino l’unica misura della propria carriera. Oggi cerca un rapporto con il pubblico diverso, più presente e attento alla musica.

“È come un primo disco per me e mi sento tale”, ha spiegato, definendosi “curioso come un esordiente, come un amateur”.

Non rinnega le canzoni del passato, che continuerà a portare sul palco, ma oggi le considera anche “errori bellissimi” che gli hanno permesso di arrivare fin qui.

Cambierà qualcosa anche nei concerti. Il repertorio comprenderà i brani più importanti della sua carriera, ma con un approccio differente: “Suonerò di più, farò meno performance”.

Cremonini racconta di aver progressivamente abbandonato alcune ossessioni legate al perfezionismo e alla necessità di essere sempre coerente con l’immagine costruita negli anni.

Parla anche di libertà, senza però descriversi come un uomo che l’ha conquistata: “Nessuno di noi è libero, io nemmeno e non lo sono mai stato”.

La libertà, nella sua visione, è qualcosa a cui tendere. E dedicarsi alla musica, studiarla e suonarla gli permette di avvicinarsi a quella condizione.

“Il mio ego è K.O.”: Cremonini racconta il rapporto con il suo storico manager

Durante la conferenza stampa una giornalista ha citato un verso del nuovo album, “il mio ego è K.O.”, chiedendo a Cremonini se oggi senta davvero di aver messo da parte il proprio ego, dopo anni trascorsi anche a ricostruire la sua storia artistica.

Per rispondere, il cantautore è tornato al rapporto con il manager e produttore che lo ha accompagnato per gran parte della carriera.

“Sono cresciuto 24 anni con un manager, un produttore, che mi ha tenuto veramente molto schiacciato”.

Lo ha descritto come una figura importante per la propria formazione, una persona incontrata alla fine degli anni Novanta con cui è cresciuto professionalmente. Una sorta di allenatore capace di trasformarlo in un cavallo da corsa.

Un rapporto che gli ha trasmesso ambizione e determinazione, ma anche “una grandissima insicurezza”.

Parlando di quel manager come di una figura da padre-padrone, Cremonini ha spiegato di essersi portato dietro “una ferita, una grande crepa”.

Le persone che lavorano con lui gli ripetono che probabilmente non avrebbe raggiunto gli stessi risultati senza quella ferita. Oggi, però, sta cercando di darle “un senso, un posto”. E sente che quel posto possa essere proprio AMATEUR.

“Non racconto mai queste cose, però credo di essere figlio di questa storia”, ha ammesso, sottolineando quanto sia raro per lui affrontare pubblicamente questo argomento.

L’ego, a suo dire, è soltanto la parte più semplice da riconoscere. Ciò su cui sta lavorando è “cementificare quella crepa gigante che mi è stata donata”.

Studiare musica, comprenderla meglio e liberarsi dai parametri con cui è cresciuto sono diventati strumenti per affrontare quella ferita.

Per spiegarsi ha utilizzato l’immagine di un tennista educato a vincere dieci coppe che, a un certo punto, scopre di amare la pallina che tiene in mano più delle coppe stesse.

Cremonini contro l’algoritmo: “Il nuovo karma digitale della musica”

“L’algoritmo è diventato il nuovo karma digitale della musica”.

Cremonini è critico nei confronti del funzionamento dello streaming, un sistema che, secondo lui, tende a esaurire tutto nel presente, senza lasciare il tempo necessario alle canzoni per crescere.

È consapevole che AMATEUR potrebbe non essere un disco facilmente comprensibile per l’algoritmo. Anche per questo ha scelto di affidare una parte importante della sua presentazione al concerto e all’incontro diretto con le persone.

Non rifiuta la tecnologia e non nasconde le contraddizioni di chi, come lui, pubblica regolarmente la propria musica anche su Spotify. Contesta però l’idea che la trasformazione digitale abbia necessariamente reso la musica più libera.

Riconosce allo streaming una componente democratica, sintetizzata nell’espressione “se funziona, funziona”, ma ritiene che abbia modificato profondamente il modo in cui il pubblico scopre e ascolta i dischi.

Un tempo un album poteva crescere grazie al passaparola, passando da una persona all’altra fino a raggiungere le classifiche. Oggi, secondo Cremonini, è molto più difficile che una canzone abbia una seconda o una terza vita.

Il discorso si è allargato anche all’intelligenza artificiale.

Il cantautore vede nell’attuale funzionamento degli algoritmi una possibile anticipazione di ciò che accadrà con l’IA. In un futuro in cui macchine e sistemi automatici potranno svolgere una parte crescente del lavoro umano, ritiene che alle opere generate artificialmente mancherà qualcosa che appartiene alle persone: quel karma, per usare la sua definizione, che ciascuno mette in ciò che crea.

AMATEUR non è uno specchio: “È una bellissima porta”

Per spiegare che tipo di album abbia voluto realizzare, Cremonini ha utilizzato la differenza tra uno specchio e una porta.

Molte canzoni, ha osservato, funzionano come specchi nei quali chi ascolta cerca di riconoscere la propria vita, le proprie esperienze e i propri sentimenti.

Non era questo, però, il suo obiettivo con AMATEUR.

“Non è uno specchio, è una bellissima porta”, ha spiegato. Un invito ad attraversarla, che il cantautore descrive come un gesto gentile e premuroso nei confronti di chi ascolta. Del resto, ha aggiunto, i dischi per lui sono sempre stati delle porte.

È consapevole che questa scelta possa non incontrare immediatamente il favore del pubblico. Tanto da scherzare sulla possibilità che AMATEUR diventi uno dei più grandi fallimenti della sua carriera e della musica italiana. In quel caso, ha suggerito, bisognerebbe festeggiarlo “con gloria e con onore”.

Durante l’incontro si è parlato anche dei riferimenti musicali presenti nell’album, tra cui quelli a Lucio Dalla.

Alla domanda se queste citazioni possano rappresentare una sorta di rete di sicurezza, Cremonini ha risposto: “I miei non sono riferimenti, sono omaggi”.

Fanno parte della musica che ha ascoltato e della cultura ricevuta anche da persone più grandi di lui. A 46 anni, ha spiegato, “devi fare quello che sai fare”. E quella cultura è parte di ciò che conosce.

Da qui una riflessione sul suo valore, anche al di fuori della musica.

“Non c’è sistema economico, non c’è sistema politico, non c’è sistema sociale e non c’è interesse personale che possa competere con il potere della cultura”.

Per Cremonini la cultura è qualcosa che sopravvive al tempo e che nessuno può cancellare. Ha citato anche Trump e i dittatori, sostenendo che nemmeno il potere politico possa distruggere la cultura di un Paese.

Lo studio del sassofono e l’incontro con Donny McCaslin

Nel corso dell’ultimo anno Cremonini ha dedicato molto tempo allo studio del sassofono, un’esperienza che considera importante anche dal punto di vista personale.

“Il tempo che si dedica allo studio fa molto bene alla psiche”, ha raccontato, invitando i musicisti più giovani a non smettere di imparare.

Studiare uno strumento a 46 anni, ammette, richiede un impegno maggiore rispetto a quando si è ragazzi. Ma quelle ore gli hanno permesso di ritagliarsi uno spazio in cui sentirsi più libero.

Lo studio ha influenzato anche la realizzazione di AMATEUR.

Di solito Cremonini impiega circa due anni per completare un album, tra tentativi, ambizioni ed errori. Questa volta i tempi sono stati molto più rapidi. Ha definito la lavorazione “un parto rapido, fluente, fluido”, attribuendo parte di questa spontaneità alla scelta di continuare a studiare mentre componeva.

Ha imparato anche a concedersi la possibilità di non suonare quando non ne sente il bisogno, recuperando un rapporto più spontaneo con la scrittura e con il proprio mestiere.

Un incontro importante per il disco è stato quello con Donny McCaslin, sassofonista che ha collaborato con David Bowie e che ha partecipato anche al concerto londinese.

Secondo Cremonini, McCaslin si è “completamente innamorato di questo disco”.

Il cantautore ha raccontato di non aver inizialmente osato chiedergli di partecipare al progetto, ma che alla fine “è nato qualcosa fra me e lui”.

McCaslin gli ha parlato anche della propria esperienza accanto a Bowie negli ultimi giorni della sua vita. Non era presente alla conferenza stampa perché impegnato nelle prove del concerto.

Malika Ayane in AMATEUR: “Ha ridato ordine a questo disco”

Tra le collaborazioni di AMATEUR c’è quella con Malika Ayane, presente nel brano Cose molto piccole.

Cremonini ha raccontato il loro rapporto di amicizia e la particolare sensibilità interpretativa della cantante, capace, secondo lui, di dare voce anche agli aspetti meno evidenti della quotidianità.

Per descriverla ha citato “la polvere sui mobili” e il “miracolo del dettaglio” che Malika riesce a portare nelle canzoni. I due si conoscono da molti anni e hanno mantenuto nel tempo un rapporto personale e artistico.

La scelta di coinvolgerla rispondeva anche a una precisa esigenza musicale.

“Avevo bisogno della femminilità in questo disco”, ha spiegato Cremonini, raccontando di aver percepito un’energia complessiva troppo maschile nelle canzoni che aveva registrato.

“Malika ha ridato ordine a questo disco con la sua voce”.

Cose molto piccole è uno dei brani che il cantautore considera centrali in AMATEUR e che i due artisti hanno scelto di condividere anche sul palco londinese.

Per conoscere gli altri brani e le collaborazioni del progetto è disponibile la tracklist completa di AMATEUR con i featuring. Il rapporto con Salmo, presente nella title track, è invece approfondito in questo articolo.

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