24 Maggio 2018
di Direttore Editoriale
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24 Maggio 2018

Intervista a Zic – Prima parte: il giovane cantautore in bilico tra Battisti, Deep purple, Rimbaud e Pascoli

In occasione dell'uscita di "Faceva caldo" il primo album di Zic abbiamo realizzato una lunga intervista con lui. Ecco la prima parte!

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Oggi abbiamo il piacere di intervistare quello che, secondo noi, è il cantautore più originale passato negli ultimi anni dalla scuola di Amici di Maria De Filippi, Zic.

Nella lunga chiacchierata con il giovane artista 21enne abbiamo scoperto un ragazzo sospeso tra due epoche, gli anni ’70 con i grandi gruppi del rock e i cantautori che hanno fatto la storia della musica italiana, e quella attuale, il suo momento storico, quello in cui cerca di trovare il proprio posto nel panorama musicale italiano.

Il primo tassello di questo percorso è l’album Faceva caldo in uscita insieme al primo singolo dal titolo impossibile da ricordare, Ti ho cercato alle 23:20 del 02/02/2018 al +39 3662609635, venerdì 25 maggio.

zic

Andiamo subito a conoscere meglio Zic e il suo album. Appuntamento domani qui per la seconda parte dell’intervista.

Come e quando si è avvicinato Lorenzo alla musica?

Ho iniziato quando avevo dieci anni. Sono partito come chitarrista e il mio sogno era di fare quello nella vita, il turnista, insomma di essere un po’ un “Guitar Hero” della situazione. Ho studiato tanto la chitarra, sono partito dal jazz e poi sono passato al blues. Mi appassionava molto l’improvvisazione e la tecnica. Poi scoprii Hendrix e iniziai a studiare sopratutto quel tipo di musica…

Poi ad un certo punto verso i 16 anni ho sentito la necessità di scrivere ed ho capito che avevo bisogno anche di cantare, non mi bastava più suonare delle cose, avevo anche bisogno di dirle quelle cose. Di conseguenza ho cominciato a scrivere. L’approccio all’inizio è stato un po’ difficoltoso, scrivevo in inglese perché mi vergognavo troppo a dire le cose in Italiano. Scrivere in italiano è una grande responsabilità perché tutti quelli che ti sentono ti capiscono e se le cose che dici non sono belle, non sono belle per tante persone. Di conseguenza ho avuto un periodo di maturazione fino a quando, arrivato ai 17 anni, ho iniziato a scrivere tutte le mie canzoni in italiano. Ho cominciato scrivendo un pezzo e mi è piaciuto talmente tanto farlo che ho continuato ed è diventato un po’ un lavoro a tempo pieno.

E´ vero che la grande popolarità arriva spesso con il talent show grazie all’enorme esposizione televisiva che ne consegue però in realtà molto spesso la strada di un giovane artista inizia prima e, di solito, avviene grazie ad un incontro fortunato con qualcuno che crede in lui e nel suo talento…

Esatto, un giorno ho incontrato Pio Stefanini, straordinario produttore che ha lavorato con grandi artisti (Irene Grandi tra i tanti) e che è anche un grande musicista oltre che una persona che riesce a tirare fuori il meglio da te, riesce a farti capire davvero chi sei e cosa puoi dire.

Attraverso lui ho trovato veramente una mia poetica in un certo senso… il modo per arrivare a dire veramente bene determinate cose riuscendo a dare valore a dettagli che prima forse vedevo come banali e che invece, lavorando con lui, ho scoperto che era esattamente il contrario. Per esempio che magari ci si emoziona molto di più sentendo parlare di una bottiglia d’acqua finita su un comodino rispetto a un cielo pieno di stelle trapunto di mille colori… perché magari il cielo pieno di stelle non lo vedi mai, una bottiglia d’acqua finita sul comodino la vedi tutti i giorni, è parte dei tuoi giorni.

E´ proprio da lì, da queste piccole ma grandi cose, che è iniziato il mio percorso lavorativo due anni fa.
Ho finito il liceo ed ho detto ai miei “Guardate ragazzi io prendo 100 alla maturità però per un anno mi fate provare a fare musica.”
Non ho preso 100 ma 97, però mi hanno lasciato lo stesso l’anno di prova.
Ad agosto dello stesso anno è partita questa collaborazione con Pio a tempo pieno e abbiamo cominciato a registrare. Nel giro di 10 giorni avevamo 7 pezzi, una cosa incredibile. Poi da lì abbiamo iniziato a lavorare insieme tutti i giorni, siamo diventati una coppia fissa, in tutte le situazioni. Lui mi ha coinvolto poi anche in lavori di arrangiamento dandomi la possibilità di farmi le ossa maneggiandola la musica sotto altri punti di vista. Mi ha coinvolto in un sacco di progetti, per dirti ho suonato le chitarre nel disco di Natale di Sergio Sylvestre.

Insomma io con lui ho capito veramente cosa significa lavorare nella musica su tutti i fronti e a tutti i livelli.

E in questi due anni quanto hai scritto?

Tantissimo, abbiamo davvero tante canzoni quelle che escono nell’album Faceva caldo sono in realtà una piccola parte di quelle che abbiamo a disposizione.

Ma Pio come produttore quanto è severo con te, quante canzoni ti ha cestinato?

Pio è uno molto dritto. In realtà il nostro lavoro di scrittura e composizione non è mai un lavoro metodico dove tu porti il pezzo finito e lui giudica quello che fai. E´una cosa che avviene più in simbiosi… penso ad un’idea e mi viene da scrivere, allora butto giù un tema e poi glielo faccio sentire… lui magari mi dice “fortissimo” oppure mi dice “mah, non lo so, non la vedo tanto questa storia…“.
Lui sui testi mi insegna che le cose sono vere quando le cose che scrivi le hai veramente vissute, quando fai così è difficile non emozionare, non essere efficaci, perché si capisce che quello che hai scritto te lo ricordi. E questo da vita ad un risultato quasi sempre vincente.

Sula musica poi c’è un lavoro diverso perché può nascere da me o in simbiosi. Magari mi metto lì ed esce fuori qualcosa di buono oppure stiamo suonando tutti e due, lui ai synth ed io alla chitarra, ed esce fuori una roba assurda. Noi lavoriamo molto la notte e spesso le cose migliori nascono così, a caso. Considerando che noi non ci fermiamo mai alla fine non è mai “un casuale occasionale” ma “un casuale giornaliero”.

Tra l’altro ho una curiosità facendo un passo indietro leggendo la tua biografia. Tu scrivi “Sono stato un bravo ragazzo, depresso, ma bravo.” Ma da cosa proveniva questa tua depressione, questa inquietudine che si avverte anche nelle tue canzoni?

Sai la depressione credo sia uno stato mentale e fisiologico che affligge tantissimi ragazzi nell’età adolescenziale ma anche adulta. Io. parlando personalmente, sono un depresso cronico, inutile dire il contrario. Io non sono mai contento, per esempio temo la solitudine in maniera allucinante. Alla fine la depressione non è una cosa che puoi spiegare è uno stato mentale e di conseguenza o ce l’hai e lo puoi capire, o non ce l’hai.

Posso dirti però che è proprio questo mio modo di essere che mi permette di scrivere, altrimenti non avrei la giusta molla per tirare fuori quello che ho da dire.

Zic

E questo è qualcosa che ascoltando il tuo disco e guardandoti mentre canti credo si percepisca. Per dire, al di là del paragone altisonante, quando ti ho visto cantare per la prima volta “Capodanno”, a me è venuto in mente il mondo dei poeti maledetti…

Io adoro i poeti maledetti ho letto RimbaudVerlaine Baudelaire per una vita. Io adoro la letteratura e la filosofia, quella è stata sempre la mia passione. E devo dire che i poeti maledetti sono diventati in un certo senso per me, seppur lontanissimi e ormai morti da anni, delle figure in cui mi sono sempre rivisto, mi trovavo affine con quello che scrivevano.

Per me leggere poi è fondamentale. Per esempio la filosofia è strana perché è uno studiare “il niente” perché bene o male studi dei “giri mentali” che si facevano delle persone che avevano dei problemi, di conseguenza è uno studio strano, però secondo me la filosofia apre la mente in maniera radicale. E la letteratura combacia con la filosofia, perché molti letterati erano anche filosofi, basta vedere Leopardi che per me si può considerare uno dei più grandi filosofi della storia.

Tra l’altro sempre parlando di conoscenza io mi ricordo che spesso e volentieri dentro la scuola di Amici al momento delle assegnazioni tu eri quello che conosceva tutte le canzoni, fossero del passato o attuali, eri spesso tu a canticchiarle ai tuoi compagni. Una cosa importante perché secondo me un giovane cantautore deve conoscere sia quello che c’è stato prima, sia quello che viene composto adesso…

Per me quella è un’altra cosa imprescindibile. Io sono cresciuto un po’ vecchio grazie a mio padre, con i Deep Purple, con i Dire straits con la musica dei Led Zeppelin, con i Pink Floyd…  con Lucio Battisti per gli italiani, con De André, con Gino Paoli, con Bruno Lauzi, con Umberto Bindi, Luigi Tenco… bene o male tutti i più grandi di tutti i tempi e di tutte le nazioni. E´stata un’educazione per me d’oro perché poi quando uno va a scrivere, a suonare, hai dei modelli talmente grossi a cui bene o male magari non arriverai mai, però speri sempre di poter inventare qualcosa come lo hanno inventato questi grandi artisti.

Ma di attuale invece cosa ascolti?

Ultimamente mi sto concentrando sull’indie italiano, Calcutta è uno dei miei preferiti ma mi guardo intorno. Per esempio ora c’è la trap, l’uso dell’808… è un’epoca un po’ diversa ma io adoro il movimento trap, penso che Post Malone e artisti come XXX Tentacion a livello musicale siano veramente dei geni e stanno inventando qualcosa di straordinario. Poi quando vado a scrivere in realtà mi accorgo che però torno sempre su cose che non c’entrano niente, che ne so, Gioco di Bimba delle Orme, e mi scatta qualcosa che mi porta da un’altra parte.

Nel tuo disco si sentono chiaramente due anime. Una più aggressiva, elettronica e inquieta e poi c’è una parte che invece è più acustica e dolce. Quasi come se ci fosse da una parte l’internazionale e l’Italiano, il sound e l’importanza sulle parole come caratteristica comune con i grandi cantautori italiani.
Questo mi spinge a cercare di capire meglio, anche se in parte me lo hai già detto, quali sono sull’italiano le tue maggiori influenze musicali…

Oltre ai grandi cantautori, che ti ho già citato, di attuale io adoro Calcutta proprio a livelli straordinari, sono affascinantissimo dalla musica e dal lavoro di Cosmo che mi piace per tutto… per le produzione e per le parole che secondo me con quei suoni sono delle poesie stranissime. Mi piace Gazzelle, mi piacevano prima i Thegiornalisti ora non più tanto. Però il mio maestro rimarrà sempre Lucio Battisti, lui rimane il mio faro, conosci lui e su gran parte della musica italiana sei a posto.

Nel descrivere il tuo disco, Faceva caldo, tu dici che la parola chiave è verità ed effettivamente ascoltandolo ho individuato come caratteristica delle tue canzoni uno stile di scrittura molto crudo, assolutamente realistico… quasi tutte le tue canzone sembrano dei cortometraggi che descrivono accuratamente tutto quello che sta succedendo come se fosse la scena di un film ed è un linguaggio che, anche se magari c’entra poco con te, mi ricorda quello dei rapper che spesso non condiscono i testi con inutili romanticismi o metafore irreali.
A mio avviso me questa è la caratteristica principale che distingue la tua musica…

Hai visto un po’ la chiave di tutto. Io non mi sono mai dato un limite dal punto di vista del canto o di come interpretare una canzone, cioè se io in una canzone voglio rappare, io posso anche mettermi a rappare, non me ne frega niente, l’importante è che la canzone venga come dico io. Perché dal momento in cui te dici “Voglio scrivere questo pezzo, lo scrivo in rima, in quartine, voglio che ci siano due strofe, un ritornello, uno special, un’altra strofa e poi torniamo sul ritornello“, lì ti stai già dando dei limiti di scrittura pazzeschi perché devi rientrare in della gabbie, la rima, la struttura della canzone… invece io non me le sono mai date perché così quando io scrivo ho la mente totalmente libera e posso concentrarmi solo su quello che è successo o quello che deve succedere.

Nel momento che comincio a scrivere, io parlo liberamente come se stessi facendo un discorso con te. Di solito scriviamo prima la musica, quasi sempre, magari troviamo un riff della madonna, abbiamo fatto la base e tutto e quando ho la base, io me la metto in loop e scrivo. Ma scrivo proprio un tema, scritto nella maniera più sincera e semplice possibile senza giri di parole, dico quello che rivedo nella mia testa esattamente come lo vedo…

Zic

Infatti io ascoltando le tue canzoni mi sono immaginato te che, tra virgolette, pieghi la musica alle parole, non il contrario. Mi spiego meglio… spesso succede che uno fa una musica e poi pensa “ora ci devo far stare le parole, devo trovare le tronche che in italiano sono poche” e alla fine inizia a fare una canzone che, al di là del significato che può esser bellissimo, viene fuori con un testo che lascia intuire più che raccontare… ma non è il tuo caso, tu si percepisce che pieghi la musica alle parole, che vuoi farci stare quelle parole lì nel modo esatto in cui le hai pensate…

Infatti è proprio questo che succede. Posso farti l’esempio di Capodanno ma anche di del nuovo singolo (Ti ho cercato…). Capodanno per dire noi abbiamo fatto la musica e ci è piaciuta tantissimo poi io sono uscito fuori, era settembre, mi sono messo a ripetizione questa musica nelle orecchie ed ho scritto il testo e ti giuro che non abbiamo cambiato nemmeno una parola di quel testo ed io non mi sono neanche impegnato a scriverlo in metrica, non ho pensato a come le frasi potessero incastrarsi nell’intelaiatura della canzone.

Poi quando il testo era finito abbiamo detto “Cavolo, è una botta… perché è veramente crudo, però è vero“, quindi sono andato al microfono ed ho cominciato a cantare e a fare take su take per trovare la giusta metrica, come dividere il testo per metterlo dentro senza fargli perdere il senso. Quindi capisci che per come nasce tutto è un flusso creativo abbastanza interessante per me…

To be continued…

Appuntamento a domani con la seconda parte dell’intervista a Zic.

 

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