20 Gennaio 2019
Condividi su:
20 Gennaio 2019

Videointervista agli Ex-Otago: “Il pop può essere anche contenitore di messaggi forti”

Gli Ex-Otago saranno a Sanremo con il brano "Solo una Canzone" a cui seguirà l'album "Corochinato". Ecco la nostra videointervista

Ex-Otago
Condividi su:

Uscirà l’8 febbraio Corochinato, il nuovo atteso album degli Ex-Otago, la band genovese che proprio in questi giorni si sta preparando per partecipare al prossimo Festival di Sanremo. Già Qui vi abbiamo parlato dell’album e del curioso titolo, ma ora c’è un’idea un po’ più precisa di quello che potremo ascoltare all’interno del disco.

10 tracce tra cui il singolo sanremese, Solo una Canzone, che racconta con suoni decisamente indie l’amore adulto.

VIDEOINTERVISTA AGLI EX-OTAGO

Abbiamo incontrato gli Ex-Otago a Milano nella sede della loro etichetta discografica in una giornata dedicata alla promozione e con loro abbiamo realizzato una videointervista.

COROCHINATO – TRACK BY TRACK

1. Forse è vero il contrario
L’album comincia con il sound anni ’90 di una musicassetta, e si apre poi con i synth, i bassi potenti e il ritornello allegro dentro il quale ritrovarci tutti d’accordo: perché diventare adulti è bello, ma non sta scritto da nessuna parte che il modo per farlo sia solo uno. C’è un bruciore di ribellione verso i luoghi comuni, la voglia di rompere le ortodossie, il non volersi arrendere al manuale delle istruzioni. Perché in fondo, siamo sempre “Figli delle stelle”.

2. Bambini
Con questa canzone affiorano tutti i più bei ricordi legati all’infanzia e all’adolescenza. Compare una vena di nostalgia, sembra quasi un rimpianto, un guardarsi indietro con malinconia. Ma d’improvviso ci travolge un ritmo scanzonato, accenni elettronici vibranti, uno snapping spensierato, e la nostalgia si trasforma nel sorriso sereno di chi ha sempre guardato la vita seguendo l’istinto e senza avere mai paura di sbucciarsi le ginocchia.

3. Torniamo a casa
È la prima ballad dell’album. Si apre con un sound malinconico che arriva dritto allo stomaco: un pianoforte, un mellotron, suoni urbani. Il rimpianto di ciò che si sarebbe potuto fare, dei traguardi mai raggiunti, degli obiettivi sfumati sembra prendere il sopravvento, ma arriva poi la consapevolezza delle scelte intraprese. Siamo cani randagi: ci attrae l’idea di voler tornare a casa, ma per quelli come noi la “casa” non è un luogo fisico. Siamo noi stessi. “Se mi vuoi io sono qui (…) io sono molte cose che si sommano alle tue, ma casa nostra è piccola”.

4. Questa notte
Un brano dal sound più caldo e acustico, che parla della storia di un amore che accade al buio, sotto ad un lampione. Una chitarra acustica racconta gioie e dolori di una coppia come tante altre sempre unica, sempre incredibile, sempre difficile. “Cosa fai questa notte?” è l’unica frase possibile per ipotizzare un nuovo inizio o una straordinaria continuazione. Una dichiarazione d’amore semplice ma onesta, genuina.

5. Tutto Bene
Con il suo intento provocatorio e il suo tono velatamente polemico è la traccia che si inserisce esattamente a metà dell’album. I synth percussivi che aprono il brano si fanno sentire per tutta la durata del pezzo e ne costituiscono la spina dorsale, fin dalla prima nota rimanere fermi è impossibile. La canzone racconta quegli incontri superficiali con amici e conoscenti, che alle domande di routine rispondono sempre “tutto bene”, in modo sfuggente ed evasivo, come se si desse per scontato che la risposta non sarà ascoltata. Dovremmo invece trovare il coraggio di aprirci, di dire quando le cose non funzionano.

6. Solo una canzone
È una dichiarazione d’amore, una ballad che racconta una fase dell’amore meno inflazionata, quella dell’amore “adulto”. Come è più facile e immediato raccontare la passione iniziale oppure la rabbia che si porta dietro la fine di una storia, ci vuole una vita per comprendere la bellezza di un legame sereno e trasparente, che non si sgretola alla prima difficoltà e che deve essere nutrito giorno dopo giorno. Come una dichiarazione comincia timidamente, con un pianoforte sottovoce, per animarsi ed arricchirsi man mano con sonorità orchestrali, senza però perdere mail quel sapore indie-pop che è il marchio di fabbrica della band.

Ex Otago

7. Le macchine che passano
Il sapore vagamente blues ci porta nell’atmosfera fumosa di un pub di provincia in piena notte. In questo brano l’elettronica lascia ampio spazio al suono più ruvido della chitarra elettrica, del pianoforte e, a sorpresa, dello scratch. Il brano racconta di quelle serate che sembrano fatte apposta per innamorarsi, in cui ci si confessa, in cui ci si raccontano le rispettive storie. Di quando ci si guarda dentro e si fa i conti coi propri demoni.

8. La notte chiama
Il ritmo sincopato quasi spagnoleggiante di un pianoforte e una cassa dritta aprono l’ottava traccia del disco che svela un paradosso. Le sonorità elettroniche ci farebbero pensare all’ennesimo racconto di notti brave, festa e trasgressione, invece a sorpresa irrompe la confessione: “alle luci stroboscopiche, alla techno e alla vodka, preferisco una nottata intera passata in camera con te”. Prodotta in collaborazione con Dario Faini, La notte chiama è candidata a diventare l’inno dei nerd e dei pantofolai che si vogliono serenamente abbandonare alla vita di coppia. Perché come ci insegnano i social, “stare in casa is the new uscire”.

9. Infinito
Una ballad decisa, profonda che racconta il bisogno di spogliarsi della superficialità, di guardare oltre, all’interno dell’anima. Nelle piccole cose di tutti i giorni come in quelle più importanti. Il pezzo si apre con un pad cupo e suoni ovattati, che si alleggeriscono nel ritornello, andando di pari passo con il testo: “io cerco l’infinito, non ballo Despacito”. Sullo sfondo la melodia di un inciso tematico di pianoforte, che si contrappone all’armonia volutamente statica della voce.

10. Tu non mi parli più
A chiudere l’album, un brano che racconta un amore finito dieci anni prima con gli inevitabili rimpianti che sono derivati dalla rottura, il ricordo delle cose semplici vissute assieme, della complicità e dei luoghi del cuore. Ma la vera protagonista della canzone è Genova, raccontata dal punto di vista e nello stile Ex-Otago. Tra i synth della canzone irrompono episodi recitati, come se fosse la lettura di una lettera che si conclude con la più triste e banale delle verità, quella magra consolazione che ci raccontiamo per mandare giù un boccone amaro: “non c’è mai un’epoca giusta per stare con una persona: le persone si incontrano in un certo momento, stanno insieme e poi si lasciano”.

Ex Otago

COSA FAI QUESTA NOTTE? TOUR 2019

Gli Ex-Otago sono pronti a tornare sul palco in un tour nei club e nei teatri organizzato da Magellano Concerti. Ecco le date:

30 marzo Torino – Teatro della Concordia)
31 marzo Firenze (Obihall)
4 aprile Padova (Gran Teatro Geox)
5 aprile Milano (Fabrique)
6 aprile Senigallia (Mamamia)
9 aprile Bologna (Estragon)
10 aprile Roma (Atlantico)
12 aprile Bari (Demodè)



Foto di Lorenzo Santagada e Marco Triolo

 

[amazon_link asins=’B07LC2T85X,B06XY9MCN8′ template=’CopyOf-ProductAd’ store=’allmusita-21′ marketplace=’IT’ link_id=’f7eca509-1d41-4179-bf8e-5966051a1c2b’]