29 Dicembre 2014
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29 Dicembre 2014

NEW GENERATION: Intervista a RAZZA KRASTA, la grande sfida di “AfteRap”

AllMusicItalia intervista Razza Krasta, che dopo un duetto con Paola & Chiara, pubblica "AfteRap", cd ricco di contaminazioni musicali a base rap

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All Music Italia incontra Razza Krasta, talento emergente del rap che nel suo nuovo progetto AfteRap porta i frutti di un lavoro di contaminazione molto curato, dove troviamo diversi mondi musicali come blues e soul accompagnati a fondersi con il rap, nel tentativo riuscito di innovare e portare sfumature inedite nell’ormai vastissima e inflazionata scena musicale hip hop/rap.

Razza Krasta, al secolo Daniele Cortese, arriva da Agrigento e si affaccia con questo lavoro dopo una lunga gavetta iniziata in Sicilia e che lo ha portato a collaborazioni illustri, tra tutte quella con il duo Paola & Chiara, nel brano Divertiamoci (perché c’è feeling), proseguita con la sola Chiara nell’EP L’Universo. Una collaborazione che lo ha fatto conoscere al grande pubblico, esponendolo anche alle forti critiche dei presunti puristi del genere rap, come ci racconta in questa chiacchierata dove abbiamo scoperto i retroscena di un progetto discografico tanto impegnativo quanto riuscito.

Benvenuto, parliamo del tuo disco AfteRap, cosa ti ha spinto a realizzare un progetto impegnativo e corposo, costituito da 13 tracce, in un periodo nel quale pochissimi emergenti vanno oltre l’EP?

La scelta di fare un Lp è dovuta al fatto che l’anno scorso ho realizzato già un EP, con Chiara Iezzi, intitolato L’Universo, quindi  avevo voglia di dedicarmi a questo progetto, che era già in lavorazione e che ho interrotto per collaborare con Chiara solista, oltre che con Paola&Chiara. Proprio questa collaborazione è stata tra gli stimoli maggiori che mi hanno spinto a fare un progetto un po’ più ambizioso rispetto al classico EP che spesso viene lanciato dagli emergenti.

Hai citato la collaborazione con Paola&Chiara, che attraverso il brano Divertiamoci ti ha fatto conoscere al grande pubblico, come è nata?

Chiara mi ha contatto, tramite un amico comune, per chiedermi un provino su Divertiamoci, ho ricevuto la traccia, scritto le mie parti e effettuato una prima registrazione a casa, dopodiché le ho presentato il tutto; a distanza di poco tempo mi hanno contattato per chiedermi se fossi intenzionato ad andare in studio  e di affiancarle in questo progetto, io diedi subito la mia massima disponibilità e cosi nacque la collaborazione.

Dopo aver collaborato con il duo, hai proseguito collaborando con la sola Chiara, credi che si possa ripetere questo sodalizio?

Con Chiara è nata un’amicizia, ci siamo frequentati per un periodo da amici – ci tengo a sottolinearlo per non alimentare gossip inutile. Ora lei è molto proiettata nel mondo della recitazione, la seguo e anche in questa veste sono suon fan, non ti so dire quel che sarà, se lei avrà intenzione di tornare a fare musica e di coinvolgermi io sono pronto e tornerei a collaborare con lei molto volentieri, ad ora è un grande punto interrogativo.

Allacciando un parallelismo tra il tuo stile e quello di Paola&Chiara, credo che vi accomuni la voglia di proporre qualcosa di innovativo e dal respiro internazionale. Per le sorelle Iezzi questo non è stato capito fino in fondo e non ha portato ai risultati sperati e spesso meritati. Non ti spaventa vedere che non sempre nella scena musicale italiana l’ambizione e l’impegno in tal senso vengano apprezzati e premiati?

No guarda, io ho scelto di portare nel disco qualcosa che mi rappresentasse  piuttosto che mettermi in studio e registrare un classico disco rap che fanno tutti e che comunque le radio spesso ignorano, a meno che tu non abbia il nome o la major dietro a sponsorizzare i tuoi passaggi radiofonici. Una scelta che per ora mi sembra sia stata premiata dal pubblico, quindi preferisco andare per questa strada che non mi spaventa ma mi incuriosisce.

Una bella sfida, comunque…

Una bella sfida, che mi ha già portato a riscontri inaspettati, oggi ho controllato la classifica del MEI e siamo al 90°, una bella soddisfazione raggiunta in un paio di settimane, avendo un’etichetta piccola dietro, Page Records che non sarà una major, ma che si è dimostrata una realtà che lavora benissimo e nella quale mi trovo molto bene, grazie alla quale i risultati arrivano.

Il titolo del tuo album AfteRap, lascia intendere una serie di intenzioni che spaziano dalla sperimentazione, alla contaminazione, passando per l’innovazione. Quale di queste intenzioni si avvicina alla tua mission?

Sicuramente è una sperimentazione ottenuta grazie alla contaminazione stessa. Io nasco come pianista, suono il pianoforte da quando sono piccolo, nel corso dei miei studi ho suonato in varie band e studiato musica di vari generi che hanno spaziato dal rock al jazz al blues, ho pensato: “perché non sfruttare quest’occasione per portare il mio bagaglio?”, di solito la contaminazione nel rap arriva tramite campionature e tecniche diverse, io ho voluto sfruttare le mie conoscenze musicali per creare questo cocktail con il rap e vedere cosa ne sarebbe venuto fuori, iniziando a lavorarci vedendo che i primi risultati mi convincevano sono andato avanti deciso per questa strada.

La tua formazione musicale è quindi classica, anomalo rispetto al background dei rapper italiani, come ti sei avvicinato al rap?

La musica classica è stato il mio inizio, un genere che apprezzo tantissimo e che mi ha dato una tecnica che ora mi permette di muovermi nei vari generi.  Ho conosciuto il rap per caso, perché un pomeriggio mi sono addormentato con la radiolina nelle cuffie, trasmettevano un brano di 2Pac che non avevo mai ascoltato, da lì ho iniziato la ricerca, spostandomi su altri artisti del West Coast, e via via su artisti rap cattivissimi, ecco in questo modo è nata la mia passione per il rap.

Atipca quindi la tua formazione musicale, tanto quanto la tua immagine che si scosta parecchio dall’immaginario del rapper, non trovi?

La figura del rapper italiano, per come è stata rappresentata finora non mi calza molto, non amo vedere atteggiamenti da ghetto americano, perché noi veniamo dall’Italia e dovremmo fare gli italiani, poi possiamo adattare uno stile musicale, ma sempre restando fedeli alla nostra identità culturale…in America i rapper girano davvero con le Cadillac, con le pistole, con le groupies, in Italia non mi sembra di vedere tutti questi rapper famosi girare così, mi sembra un po’ ridicolo…almeno io non e ho mai visti, e vi parlo da frequentatore di club dove si fa musica hip hop, lì vedi solamente gente vestita larga e con i catenoni, ma quella è un’altra storia.

La tua immagine è sempre stata coerente a questo pensiero, anche agli esordi?

Io ho vestito largo finché ho avuto un età che me lo permetteva, tra i 13 e i 15 anni, nei centri sociali, non si andava  a fare dei free style con la giacca. Avendo adesso 33 anni, se mi vestissi largo mi sentirei poco credibile, non giro mai vestito largo, magari alla giacca abbino una magliettina, sono un po’ tamarro anch’ io però non all’estremo livello (ride ndr)

Nonostante una coerente fedeltà alla normalità, finisci per essere tu l’anomalo nella scena rap, vestito in giacca, senza tatuaggi, praticamente una mosca bianca…

Si, probabilmente lo sono,  anche se  in realtà ci sono rapper americani che nei video sono spesso e volentieri in completo, il tatuaggio poi è una cosa molto intima, io non ne ho perché non voglio incidere sulla mia pelle qualcosa che un domani potrebbe non piacermi più. Se secondo qualcuno il non vestire largo e il non avere tatuaggi significa non poter aver credibilità come rapper….beh io credo che sia un punto di vista ancora tutto da dimostrare.

Rispetto agli inizi, il boom del genere rap ha sfondato alcuni muri un tempo sacri per i “puristi”, dove la melodia e alcuni temi leggeri erano off limits, me lo confermi?

Ora si potrebbe riportare d’attualità il chi è senza peccato scagli la prima pietra…non so chi potrebbe ormai dire “io sono hardcore e tu no perché hai fatto una canzone d’amore...”  o con pesanti inserti melodici, ormai mi pare lo facciano tutti, aldilà delle pistole, delle canne e dell’alcool.

Quindi ora si ha credibilità pur allontanandosi dal genere “puro”?

Diciamo che c’è una maggiore elasticità su questo, ma ti posso garantire che ancora oggi in molti mi danno del venduto perché Paola&Chiara mi hanno portato su un palco, con mia somma gioia. Le critiche arrivano e anche feroci, ma sapevo quello a cui andavo incontro…

Anche perché un featuring con voce femminile pop, ormai non se lo nega proprio nessuno…

Infatti vorrei sapere cosa pensano ora tutti quelli che mi hanno criticato fortemente, dicendo che io ero un venduto e non meritevole di essere considerato un rapper, quando è uscito il brano dei Club Dogo con Arisa…sarebbe curioso sapere cosa ne pensano, io resto comunque dell’idea che ciascuno debba fare quello che gli piace.

Ho visto che nel tuo disco sei protagonista di 12 delle 13 tracce presenti, sapendo che la musica non è la tua attività lavorativa principale, volevo sapere quanto tempo e quanta energia ha richiesto la realizzazione di un progetto del genere?

E’ un lavoro a tutti gli effetti, porta via tempo e moltissime energie, c’è voluta una gran voglia di farlo per riuscirci, chiunque ha un lavoro la sera arriva a casa stanco e difficilmente riesce a fare altro, anch’io mi alzo alle 7.00 e rientro alle 20.00, ma ho scelto di dedicare le mie ore notturne a questo progetto, riuscendoci perchè incarna la mia passione.

Ciò nonostante hai scelto di rivestire anche il ruolo di produttore, non sarebbe stato più comodo affidarsi a produzioni esterne? Quella di diventare produttore è stata una scelta  o una necessità?

E’ stata in parte una scelta e in parte una necessità, nel senso che per quello che volevo fare io, le produzioni che mi venivano proposte da amici producers e collaboratori passati non le ritenevo adatte, soprattutto per le contaminazioni che avevo in testa, con soul e blues, loro trovavano delle difficoltà, inevitabilmente i producers rap hanno altre modalità di lavoro, quindi ho scelto di andare avanti con le mie forze, in modo da poter realizzare completamente le mie idee.

Il tuo disco, dopo qualche ritardo è disponibile in versione fisica, me lo confermi?

Si, purtroppo abbiamo avuto grossi ritardi sulla distribuzione e abbiamo optato intelligentemente, grazie anche a Paolo, numero uno di Paige, di spostare la vendita del cd fisico direttamente su Amazon (QUI),  anche perché avremmo corso il rischio di restare in un magazzino ingolfato per le feste. Sarebbe stato bellissimo averlo a scaffale, con il valore e il ritorno dato dal fatto stesso di essere presente nei negozi, però va molto bene anche così. Spero che prossimamente con questo o un altro progetto, raggiungeremo gli scaffali anche se la cosa veramente importante è che AfteRap sia facilmente acquistabile da chiunque lo voglia e sono felice di esserci riuscito.

Tu sei laureato in Comunicazioni di Massa, questa formazione accademica, ti ha aiutato anche nella gestione del tuo percorso musicale?

Sicuramente mi ha aiutato, io lavoro in una multinazionale e mi occupo di web marketing, attività che mi vede impegnato anche nella gestione del mondo social (Facebook, Twitter,…), lavorando con tecniche di comunicazione che poi utilizzo anche nella mia attività di rapper: oggi come oggi se vuoi vendere qualsiasi cosa, che sia un disco o un prodotto tecnologico, devi utilizzare questi strumenti e quindi mi torna enormemente utile saperli gestire.

Con queste capacità, oltre a quelle  da produttore, sembreresti un artista che ogni etichetta vorrebbe avere, molto autosufficiente…

Si su alcune cose si, ma devo dire che la mia etichetta Paige Records mi sta appoggiando parecchio e insieme riusciamo a gestire le cose in modo molto snello, i sacrifici non mancano però si riescono ad affrontare con il sorriso grazie alla passione che muove il tutto.

Anche negli aspetti artistici e musicali questo disco contiene molto di te, giusto?

Si, anche perché amo inserire qualcosa di mio ma senza esplicitarlo mai, preferisco il racconto di una storia verosimile, tengo molto all’intimità, ma inevitabilmente nella scrittura si porta sempre il proprio vissuto.

Quindi non sveli a chi è dedicata Se mai mi penserai?

No, assolutamente no (ride ndr), però lascio che chiunque possa dire la sua e prometto che se qualcuno dovesse indovinare lo ammetterò senza problemi, magari qualcuno che mi conosce bene ci può arrivare, nel caso confermerò ma di mio non  rivelerò nulla, da buon siculo (ride ndr).

https://www.youtube.com/watch?v=hMr3i2vkIAE

Nel disco sono presenti alcune collaborazioni, ti va di presentarmi i tuoi ospiti?

Nel disco ci sono Andrea Flake, cantante R&B romano, che mi è piaciuto moltissimo sin da quando ho ascoltato i suoi lavori; l’ho contattato immediatamente sui social dicendogli quanto apprezzassi il suo stile e chiedendogli di collaborare al mio disco, proponendogli testi scritti da me che con la sua voce hanno preso un valore aggiunto molto alto; l’altro ospite è Blebla un MC toscano, di Prato, simpaticissimo e anche lui conosciuto tramite i social, molto forte.

Ospiti totalmente nuovi, conosciuti da poco, attraverso una scelta di non appoggiarti ad artisti che ti hanno accompagnato durante la tua gavetta,una scelta rischiosa?

Ho voluto fare un progetto che si scollasse dal passato, lavorare sempre con le stesse persone rischia di portare ad alcuni tratti di ripetitività, ho voluto allargare il respiro della mia musica. Se mi fossi appoggiato ad artisti che mi avevano già portato a riscontri importanti, avrei sicuramente venduto qualche migliaio di copie in più, che in questo periodo non è cosa da poco, ma avrei rinunciato a molto della novità che vorrei portare e quindi ho fatto queste scelte. Mi piace pensare che se qualcuno apprezzerà questi brani ascoltandoli, leggendo quest’intervista scoprirà anche le scelte che ci sono state dietro e forse per questo li potrà apprezzare ancora di più.

Nel disco non ci sono featuring con voci femminili, è stata una tua scelta?

Nel disco non ci sono voci femminili, ma non per scelta, più per casualità, ad esempio  uno dei 2 brani dove compare Flake era destinato ad una voce pop femminile, pure piuttosto nota, solo che quando ho ascoltato il provino di Andrea, me ne sono innamorato e seppur rinunciando ad un featuring che poteva portare molta visibilità, ho voluto tenere il pezzo così, perché Flake ne ha fatto un brano che meglio non sarebbe potuto uscire.

Il tuo nome d’arte nasce da un termine siciliano che indica un carattere tosto, anche se il tuo stile sembrerebbe quello del bravo ragazzo, come vivi questo contrasto?

Come dice il detto Cane che abbaia non morde, quindi attenzione al cane che non abbaia, in siciliano Krasto è il “bastardone”, un nome che non mi sono trovato addosso per caratteristiche caratteriali, ma perché nel 1992 si erano fuse 2 crew, in una c’era il nome Krasta, nell’altra Razza, quindi abbiamo scelto di fondere i nomi, dando vita a Razza Krasta che ora, dopo lo scioglimento della crew, è rimasto il mio nome d’arte. Poi devo ammettere di non avere un carattere facilissimo, ma non devo a questo il nome d’arte.

A quale pezzo di AfteRap sei maggiormente legato?

Ci sono due brani, uno al quale sono maggiormente legato ed uno che mi rappresenta al meglio. Quello a cui sono più legato è Angeli (con Andrea Flake ndr), che è la mia risposta a tutte le critiche ricevute, a chi mi attaccava sostenendo che facessi musica per il mondo gay, a chi mi considerava un rapper da quattro soldi per via della mia collaborazione con Paola&Chiara: la mia risposta è Angeli. Il pezzo che invece rappresenta di più il mio essere e la mia personalità è Blue Jeans, l’ultima traccia, che fonde blues e rap, un pezzo molto divertente, ironico e spensierato, che riesce a far ridere un po’, l’ideale in questo periodo di schifo che l’Italia sta attraversando. Penso che la risata sia una delle medicine più efficaci, non risolverà i problemi ma almeno evita di farci ingrassare il fegato.

Ringraziamo Razza Krasta e ricordiamo che se qualcuno volesse seguire il suo progetto AfteRap, può farlo attraverso la pagina Facebook dell’artista (QUI), l’account twitter (QUI)  o il suo canale ufficiale Youtube (QUI).

AFTERAP, la TRACKLIST

RAZZAAA

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