19 Gennaio 2016
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19 Gennaio 2016

INTERVISTA a EMAN: in arrivo il disco, tra temi scomodi e musica vera, lontano dalla scorciatoia dei talent…

Intervistiamo Eman: il racconto del disco in arrivo si fa occasione per conoscere un artista dotato di profondità e valori che ne esaltano il gran talento.

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All Music Italia oggi vi propone un’intervista ad Eman per scoprire i contenuti del suo disco in arrivo, il concretizzarsi di un progetto partito qualche tempo fa con il rilascio dei brani, Giorno e Notte e Amen (che vi abbiamo già presentato QUI).

Non stiamo parlando di un esordiente assoluto, ma di un ragazzo capace di costruire una credibile carriera grazie ad una ricca e varia gavetta alle spalle, vissuta in larga parte in una terra musicalmente difficile come la Calabria, attraverso situazioni che sembrerebbero aver formato al tempo stesso un artista interessante e un uomo di invidiabile profondità.

Oggi Eman si appresta a pubblicare un disco, che potremo ascoltare nelle prossime settimane e che si annuncia molto interessante, il veicolo per  presentare alla scena musicale mainstream il suo punto di vista sul mondo e sulla vita, che oggi iniziamo a conoscere grazie a questa chiacchierata.

Scopriamo un artista che condensa nelle proprie parole una gavetta difficile, fatta di scelte e sacrifici che lo hanno accompagnato fino alla conquista della fiducia di una major come Sony Music Italia, che ha scelto di puntare su Eman e sulla sua musica fatta di onestà, principi e passione.

Eman ci racconta di come sarà il suo disco, che prenderà il titolo proprio da Amen, un pezzo che negli scorsi mesi ha portato in scena nel migliore dei modi l’intensa indole di questo artista, diventando il miglior biglietto da visita con il quale invitare il pubblico italiano a visitare il proprio mondo musicale e non.

Benvenuto sulle pagine di All Music Italia. Come ci si trova, dopo un percorso come il tuo, a fare musica con una major alle spalle? 

Tecnicamente ci si aspetterebbe dei cambiamenti più radicali, nel mio caso abbiamo voluto mantenere una certa indipendenza. Certo c’è più facilità a reperire ottimi studi, bravi collaboratori, ma siamo rimasti quello che eravamo abbiamo solamente alzato gli standard. Abbiamo mantenuto la nostra forma, avendo alle spalle una major le cose spesso possono sembrare più facili, invece non è sempre così.

Tu eri poco più che ventenne quando in classifica iniziarono a trovare spazio gli artisti emersi grazie ai talent show. Un percorso come il tuo, molto differente, credi che possa portare con sè un valore aggiunto?  

Penso che l’avvento dei talent show sia avvenuto in un momento di calo drastico di attenzione nel mondo della musica. Un ricerca di scorciatoie in un mondo come quello dell’arte che include obbligatoriamente la gavetta, include il fatto che devi affrontare diversi tipi di pubblico anche nei numeri.

Con il discorso dei talent si è cercata una scorciatoia e alla fine quello che si ha non è un prodotto all’altezza di quello che si è mostrato sotto grandi luci e con grandi colpi di teatro. Un percorso come il mio non può che essere un valore aggiunto, perché dove c’è fatica e dove c’è sudore non può che esserci passione.

Cosa pensi dei talent show?

La macchina dei talent è una macchina straordinaria, una macchina da guerra, dove automaticamente il tuo singolo inizia a girare nei network. Sei in tv e passi automaticamente dal karaoke a palchi che magari non ti competerebbero, ma competerebbero a persone che hanno fatto una certa strada.

Non parlo di me, parlo di artisti che riempiono in sordina i palazzetti e che non hanno gli spazi che hanno quelli dei talent. Tipo Salmo che fa numeri incredibili, vendite incredibili e in radio passa raramente. Questo accade nella scena rap e anche nella scena indie, Brunori Sas, che ha un buon seguito, ad esempio in radio non suona per nulla.

La radio una volta era un vettore, ora i talent hanno monopolizzato tutto. Penso anche però che le radio italiane non promuovano abbastanza la musica italiana, soffrono di esterofilia. Penso ci voglia una sferzata anche nelle leggi per promuovere la musica italiana come patrimonio che effettivamente è quello che è. Nei talent invece si segue la hit del momento oppure grandi successi, parte l’applauso facile del pubblico e passi, ma così non ha senso.

Chi sarà la prima persona alla quale lo farai ascoltare nella sua veste finale? Perché?

Domanda simpatica, non ho mai pensato al disco come prodotto finito e quindi non ho mai pensato a chi farlo ascoltare per primo. A pensarci lo farei ascoltare ai miei genitori, penso che debbano vedere quello che il figlio ha prodotto, quello che è in grado di fare (ride ndr) o almeno quello che prova a fare. Io non lo ascolterò sicuramente, lo conosco troppo bene, lo sto aspettando da troppo tempo, anzi, non vedo l’ora di cominciare a fare l’altro…

Se dovessi descrivere tutto il tuo disco con un solo aggettivo quale sceglieresti?

Direi colorato. Quello che mi viene in mente è influenzato, perché pieno di influenze, però suona male e poi si rischierebbe di descrivere uno stato febbrile, che ci può pure stare visto che è un insieme di così tante cose che può portare all’idea che non è uno stato completamente lucido. Facciamo variopinto.

In Amen saranno presenti collaborazioni o featuring?

Featuring ce ne sono due, una in Time by time con Maddawg e in Polvere e ossa con Will, entrambi sono di Catanzaro e vengono dal mio collettivo di provenienza. Sono le uniche perché è il mio manifesto, è quello che ho fatto fino ad ora. Una major prende il meglio che hai fatto e ne fa un disco, funziona così. L’essere un fenomeno in Calabria non fa di me un fenomeno in Emilia Romagna piuttosto che in Lombardia.

Come collaborazioni, invece, in Amen io e SKG abbiamo collaborato con Ferraguzzo un giovane produttore italiano che è un collezionista di dischi d’oro e di platino e poi Tano un altro compagno di viaggio.

Sinora hai mostrato al grande pubblico due volti differenti ma egualmente a fuoco del tuo mondo, con l’apparente “leggerezza” reggaeggiante di Giorno e notte, contrapposta all’intensità “assoluta” di Amen. Quale di questi due volti è più vicino a quello che ascolteremo nel disco?

Nel disco ci sono entrambe queste due anime che si inseguono e sono i volti dell’album. Ciò che faccio è specchio di chi io sono. Nell’album ci sono due anime, quella più solare, quello con il testo più impegnato, ma comunque io sono un comunicatore e l’album è pieno di idee e di significati, di azioni sociali, ci sono questi due volti nel disco che poi guarda caso, ma per puro caso, sono i due singoli usciti.

Parliamo di Amen, un “pezzone” molto predisposto all’empatia con chi l’ascolta, il classico pezzo nel quale immedesimarsi e del quale innamorarsi. Ci sono state testimonianze legate al pezzo che ti hanno colpito particolarmente?

Amen è un pezzo molto sentito e ispirato e ha dato molte testimonianze. Molta gente incontrandomi mi ha detto tanto cose bellissime e il bello del mio lavoro è che la gente è convinta che tu possa capirli… all’inizio sembra strano, poi capisci che effettivamente è vero. Io sono convinto che tutti viviamo dei drammi simili, ogni persona che incontriamo vive un problema o una vita non semplice.

Io sono contento che si rivedano in ciò che dico, io sono solo un mezzo e loro vedono in me un mezzo e questo è bello per me perché io dalla mia vita ho imparato tanto e da quella degli altri ho imparato quello che mancava nella mia. Con Amen questa cosa è cresciuta in maniera esponenziale, a livello emotivo molto viva, personalmente la gente mi ha concesso i suoi dolori, la sua parte intima così come ho fatto io. E’ bellissimo.

EMAN – AMEN – VIDEO

Mi racconti qualche aneddoto legato alla nascita dei brani del disco?

Mi ricordo quando ho scritto Svegliati che nell’album è sia in calabrian version che in italiano, l’ho scritto tra il 2010 e il 2011 quando arrivava Mario Monti, la cosa che mi diede il la fu un filmato di scontri in Germania e pensavo a quanto la gente si lascia scorrere il tempo e le cose per le mani; parlo di politica e di interesse comune e pubblico, perché vivere guardando solo i giornali o la tv e accettare passivamente è sbagliato.

Mi ricordo che immaginavo questo grande caos della vita della gente che poi è avvenuto, è avvenuto con la crisi economica, i lavoro, la perdita della sicurezza di quello che avevamo, dei conti in banca, e della laurea che serve a qualcosa. E’ avvenuta questa sconfitta delle certezze vendute per sante negli anni ’90 o nel periodo di boom economico perché abbiamo perso un po’ di vista il fatto che alcune cose vanno guadagnate e vanno mantenute.

Non parlo solo di un’economia in positivo ma anche del vivere una vita accettabile e un luogo accettabile dal punto di vista antropologico. Svegliati è nato da sconvolgimenti abbastanza moderni che erano lì lucidi e vivi e per molti altri sono usciti fuori dopo.

Nel video di Amen ti avvicini a temi spesso lontani dai riflettori ma vicini alla vita reale delle persone, come la disabilità. Ci saranno altri temi “scomodi” che tratterai nel disco?

Il disco tratta tanti temi scomodi, se parliamo di temi non trattati normalmente, il disco ne è zeppo dalle coppie omosessuali, passando agli abusi,  all’immigrazione, come dicevo prima io sono un comunicatore non posso esimermi dal parlarne. Se una situazione è scomoda è perché non va bene e allora ne parlo.

Non hai paura che eventuali dibattiti sugli argomenti dei tuoi testi possano mai rubare la scena alla tua musica in toto?

No, in verità sarei contento se nascessero dei dibattiti dai miei testi, penso che la maggiore aspirazione per chi fa musica come me o comunque con un obiettivo come il mio sia importante se nasce il dibattito.

Vieni spesso descritto come un ragazzo del Sud Italia che armato di talento è riuscito ad emergere tra mille difficoltà. Ti ci ritrovi?

Sì, mi ritrovo nel ragazzo del sud Italia con un po’ di talento. Emergere è una parola grossa, diciamo che scavo e sto vedendo un colore un po’ più chiaro della terra, mettiamola in questa maniera, non proprio la luce.

Le difficoltà sono mille e più di mille perché comunque vengo da un posto abbastanza difficile che non è proprio affine secondo alcuni schemi alla produzione di musica.

Diciamo che per il mercato dei dischi la Calabria è una grossa X nera quindi fondamentalmente i prodotti calabresi interessano meno di altri. Se già essere del sud potrebbe essere un problema essere calabrese lo accentua.

Quanto coraggio ci è voluto per scegliere di puntare tutto sulla musica? Mai avuto momenti di sconforto o ripensamento?

Beh, partiamo da un principio fondamentale, come dice prima, vengo dal sud e il sogno di ogni genitore del sud è che il figlio si laurei che non abbia il patema d’animo della perdita del lavoro. Io da quando sono nato non ho l’angoscia di essere qualcosa di sbagliato ma di essere un disoccupato.

Coraggio ce ne vuole tanto abbandonare gli studi di ingegneria prima e di scienze politiche dopo è stato abbastanza complicato da spiegare, però sono convinto che questa cosa o la si vuole fare appieno o non esce come dovrebbe essere, questo almeno per quanto riguarda me non può essere un hobby da fare a tempo perso, risulterebbe un mestierante della musica.

Lavorare nella musica significa lavorare con la musica e campare con quello che guadagni da essa, che siano cento euro o mille. Ci sono stati tanti periodi di sconforto e di ripensamento perché in tanti periodi ho vissuto al di sotto del livello di povertà, perché suonare una volta al mese non è andare avanti bene, quindi ci si è dati una mano e si è arrivato ad oggi dove io sono contento e faccio quello che faccio e che voglio fare.

Anche se guadagnassi il minimo, non porto addosso le pressioni di un operaio con dodici ore di lavoro in cantiere però è uno sforzo verticale il mio che è alzarsi ogni mattina da terra con un peso sempre più grosso sulle spalle che sono i mille no che si ricevono da locali, manager, etichette, è un lavoro complicato ma bellissimo.

Hai già pensato a presentare live questo disco? Hai in mente una tipologia di show o un ambiente che credi possa far rendere al meglio  il progetto?

Stiamo già lavorando al live del disco, stiamo lavorando alla composizione della band che sarà innovativa e moderna. Con molti degli elementi con cui ho lavorato fin ora. Sarà uno show interattivo e carico. Sarà presente Skg ai synth,alla drum machine e ai vari pad, Daniele Greco alla chitarra, Francesco Calabretta “Balanzone” al basso.

Un numero abbastanza esiguo, sembrerebbe strano, anche nella formazione però sarà una cosa bella da vedere e da ascoltare.

Se avessi la possibilità di realizzare un featuring di un tuo brano con un artista affermato, chi sceglieresti? Perchè?

Se dovessi scegliere un artista affermato sceglierei De Gregori perchè dei maestri che ascoltavo è uno dei pochi rimasti in vita e in attività. Un altro, devo essere onesto, è Salmo perché penso sia una cosa nuova, abbia un suono suo, sia una persona convinta di ciò che fa, è sempre alla ricerca, innovativa. Ti direi anche Jovanotti ma ti dico di più Salmo. De Gregori è un regalo che farei a me stesso, Salmo è una “progressione”.

Ringraziamo Eman per la disponibilità ma soprattutto per gli spunti e i contenuti di quanto ha voluto condividere con i lettori di All Music Italia. Un assaggio di quello che sicuramente troveremo all’interno del suo nuovo disco che, fosse anche solo per questo, vorremmo davvero ascoltare al più presto.


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