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La versione di Monina

Primogenito ha vinto Sanremo Giovani, ma con un mese e mezzo di anticipo

La finale è l’11 dicembre su Rai 1, ma Michele Monina ha già deciso chi vince.

di Michele Monina · 

Era dal 2009 che Sanremo Giovani non veniva vinto da chi approdava in finale da Area Sanremo. Quest’anno è toccato a Primogenito, al secolo Gabriele Tosti, classe 2004. Il prossimo passo di Primogenito, quindi, è andare all’Ariston di Sanremo a metà febbraio, ventiquattresimo concorrente in gara del primo Festival targato Stefano De Martino, diritto acquisito con questa vittoria, contro tutti i pronostici. Certo, io questo articolo avrei dovuto scriverlo la notte dell’11 dicembre, infatti eccomi qui a festeggiare con un mese e mezzo di anticipo la sua vittoria.

Era dal 2009 che Sanremo Giovani non veniva vinto da chi approdava in finale da Area Sanremo. Quell’anno era toccato ad Arisa, lì in ottima compagnia di Simona Molinari, come dire due top player ancora in attività, in gara con Sincerità, scritta per lei da Giuseppe Anastasi.

Tanti anni, pensate che il medesimo Festival di Sanremo è stato vinto da Marco Carta, fresco vincitore di Amici, tanto per tagliare la sequoia e riconoscere gli anni che passano dai cerchi sul tronco, gli Afterhours di quel Manuel Agnelli poi passato più volte dal banco dei giudici di X Factor a fare da “quota alternativa”, prima degli ultimi anni a Sanremo gli alternativi non ci andavano se non uno all’anno, a vestire i panni del freak.

Primogenito vince Sanremo Giovani: l’anticipo di un mese e mezzo

Quest’anno è toccato a Primogenito (mi sto portando avanti col lavoro), al secolo Gabriele Tosti, classe 2004, peraltro in una finale che lo vedeva contrapposto a nomi già conosciuti dal pubblico televisivo, chi proveniente da Amici, chi da X Factor, come a voler rinverdire, almeno nella competizione minore legata al Festival di Sanremo, quei vecchi tempi che vedeva i già citati Marco Carta, Valerio Scanu e compagnia bella portare a casa il leone con la palma.

Lui, no, non è passato dai talent, o meglio, ha raccontato di averci provato, con quello di Queen Mary, ma senza avere alcun successo, andando poi a costruirsi una carriera alla vecchia maniera, suonando in giro e poi basandosi sul passaparola, fino a trovare una vittoria che, quest’anno, apre le porte a Sanremo Big.

Senza star qui a tirare su castelli in aria che potrebbero, temo, portare anche un po’ sfiga, mi piace ricordare che uno dei primi a beneficiare di questa formula, quando Claudio Baglioni la ripristinò dopo l’era Baudo, è stato Mahmood, un passaggio direi fortunato, visto e considerato che la Soldi da Mahmood presentata non solo ha vinto il Festival ma ha poi portato a casa un onorevolissimo secondo posto, dietro l’Olanda.

Arrigo Sacchi, uno che di mancate vittorie se ne intende, almeno a livello di Nazionale di calcio, diceva “non dire gatto finché non ce l’hai nel sacco”, quindi è meglio procedere un passo alla volta.

Primogenito all’Ariston, nel primo Festival di De Martino

Il prossimo passo di Primogenito, quindi, è andare all’Ariston di Sanremo a metà febbraio, ventiquattresimo concorrente in gara del primo Festival targato Stefano De Martino, diritto acquisito con questa vittoria, contro tutti i pronostici.

Lui, cantautore che fino a qualche anno fa avremmo senza ombra di dubbio definito indie, poi forse itPop, insomma, ci siamo capiti, con quei titoli accattivanti, Mario (alla tua età), Pierclaudio, Potassio, quelle sonorità che ricordano senza però sfociare né nel plagio né nello spirito di Tale e Quale Show Ivan Graziani, e non solo lui, se la andrà a vedere, pensa te, con gente che, a dirla tutta nel suo stesso brodo si trova a sguazzar bene, dai Tamango a Emma Nolde, con quella Nada che per questioni di anagrafe non è sicuramente ascrivibile a nessuno dei due generi, ma che può in tutta serenità vestire i panni della nonna di quel genere, se è vero come è vero che la mamma rimane Cristina Donà, e tutti quegli altri ormai noti da qualche giorno, una rivoluzione neanche troppo piccola, come in molti pensavano, a riprova che per vedere un cambiamento, forse, le canzoni non le abbiamo ancora ascoltate, toccava puntare davvero su un nome nuovo e sul suo “governo ombra”, quel Fabrizio Ferraguzzo che vediamo più spesso postare foto di palme californiane o di Joshua Tree che di salotti buoni.

Area Sanremo, talent e major: Primogenito è già con Universal

Questo ritorno di fiamma verso Area Sanremo potrebbe essere letto come una sterzata rispetto al solito percorso forzato, non fosse che quest’anno, come dentro Amici, anche lì in riviera è cambiato tutto, praticamente tutti i finalisti di quella parte del concorso, esattamente come quelli passati da Sanremo Giovani liscio, mai capito come si chiamano le varie parti di questo percorso, sono sotto contratto già con una etichetta discografica, quasi tutti con le tanto vilipese major, noi lì a dire che si spartiscono il bottino manco vigesse anche in discografia il Manuale Cencelli. Primogenito, per dire, è con Universal.

Comunque è andata, Area Sanremo è riabilitata, a vincere è un cantautore, non un cantantino pop o, peggio, un rapper che appena varcato il confine tra Toscana e Liguria abbandona le barre per un pop all’acqua di rose, alla fine è l’Amore a vincere sempre sull’Odio.

Certo, io questo articolo avrei dovuto scriverlo la notte dell’11 dicembre, e in passato quando ho annunciato alcune vittorie scontate, toh, all’ultimo sono saltate, roba che ha fatto passare me per uno “non informato dei fatti”, ma che in realtà ha fatto passare me per uno che “a furia di rompere i coglioni a volte cambia le cose”, non sia mai che davvero porti sfiga al vincitore annunciato.

Figuriamoci, ho letto che si chiama così perché è il primo di cinque figli, io che di figli ne ho quattro non posso che empatizzare con chi arriva da una famiglia numerosa, infatti eccomi qui a festeggiare con un mese e mezzo di anticipo la sua vittoria.

È talmente tutto evidente, guardando le liste, che mi sembrava carino guadagnare tempo, così l’11 magari mi vedo una serie su Netflix, che di Sanremo Giovani mi è sempre fregato poco. I miei complimenti a Primogenito, ci si vede all’Ariston.

PS. Lo so, il gatto nel sacco è farina del sacco, aridaje, di Giovanni Trapattoni, solo che mi andava di blastare Arrigo Sacchi e ho dovuto manipolare un po’ la realtà. Peccato veniale, mai come Sacchi in Nazionale.

Immagine ci copertina generata con l’intelligenza artificiale