30 Gennaio 2026
Condividi su:
30 Gennaio 2026

Francamente, La casa dei miei nonni è il nuovo singolo: abitare gli affetti, anche da lontano

Un racconto intimo sulla memoria e il fragile equilibrio della felicità.

Francamente in uno scatto promozionale per il singolo “La casa dei miei nonni”, brano intimo tra memoria familiare e distanza emotiva.
Condividi su:

Francamente torna con nuova musica, esce La casa dei miei nonni per Carosello Records.

C’è sempre un luogo da cui si riparte.

Per Francamente, questa volta, non è una città, non Berlino, non Milano, ma la casa dei suoi nonni.

Francamente La casa dei miei nonni

francamente la casa dei miei nonni – significato

Un altro tassellino che aiuta a immaginare un progetto più ampio, forse un album intero che conferma una sensazione sempre più chiara: Francamente è una cantautrice matura, con uno stile preciso e riconoscibile.

Qui non c’è bisogno di sovrastrutture o di dichiarazioni programmatiche: bastano una chitarra, un ricordo e una domanda che resta sospesa.

Il brano parte da un’immagine semplice: una casa, le pareti bianche ma non si ferma alla nostalgia. La casa dei miei nonni non è un rifugio infantile, è un luogo da adulti, uno spazio in cui tornare per interrogarsi su cosa significhi davvero felicità, appartenenza, distanza.

Fossimo soltanto capaci di tenere sulle gambe la felicità

È una frase che colpisce subito, una di quelle immagini che sembrano leggere e invece restano. Per un attimo richiama certe malinconie di Lucio Battisti degli anni ’70, quella capacità di parlare di sentimenti senza spiegarli del tutto. Eppure, il suono di Francamente rimane profondamente vintage anni ’80, anche nel 2026: un vintage che non sa di revival, ma di continuità emotiva.

Dal punto di vista sonoro, il brano segna un ritorno alle origini. Chitarra e voce, un arpeggio improvvisato su una Telecaster che arriva direttamente dai tempi del busking berlinese. Una scelta che non è solo musicale, ma narrativa: tornare al punto di partenza per dire qualcosa di diverso. Il risultato è un pezzo intimo, cantautorale, che mette al centro il dualismo familiare.

Un plauso va anche alla produzione artistica di Goedi (Diego Montinaro), che accompagna il brano con grande misura e intelligenza. Una produzione che non cerca di imporsi, ma che valorizza l’identità della cantautrice, rendendo La casa dei miei nonni un brano coerente, riconoscibile e profondamente centrato.

Vedersi diversi ma con i tratti gli stessi / tenersi distanti ma con i gesti riflessi

Qui sta il cuore della canzone. Non una celebrazione idealizzata della famiglia, ma uno sguardo lucido e affettuoso insieme. Francamente racconta una famiglia fatta di fili sottili: legami che tengono anche quando si allentano, affetti che non sempre possono stare vicini senza farsi male.

In un tempo in cui la famiglia viene spesso raccontata come sacra e intoccabile, La casa dei miei nonni apre uno spazio diverso: quello della scelta, anche quando significa prendere distanza per continuare a volersi bene.

Il brano arriva dopo Zagara e Telephone Tango e ne prosegue il percorso, spostando lo sguardo dai luoghi esterni all’architettura emotiva degli affetti. È una canzone che non chiede di essere capita subito, ma abitata, lasciando che ogni ascolto aggiunga un dettaglio. La cantautrice ci sta consegnando diapositive sonore del suo mondo interiore in cui ognuno di noi può trovare spazio.

La casa dei miei nonni non è solo un ricordo: è una domanda aperta su come si resta famiglia, anche quando si sceglie di essere altrove

francamente la casa dei miei nonni testo

La casa dei miei nonni
Quanto sembrava grande
Stesi sotto al sole
I costumi e le palme
La casa dei miei nonni
Con le pareti bianche

Suonano al citofono
E mia sorella che scende
Fossimo soltanto capaci
Di tenere sulle gambe la felicità

Fossimo soltanto più amici
Per tenere tutto insieme quello che verrà
E se fossimo sul punto
Di capire che non è così strano

Amarsi così tanto
Ma farlo da lontano
Vedersi diversi
Ma con i tratti gli stessi

Tenersi distanti
Ma con i gesti riflessi
La casa dei miei nonni
È il mio rifugio da grande

Nonno se n’è andato col cappello in mano
E mi ha lasciato le carte

La casa dei miei nonni
Con mio nipote che piange
Voci dal megafono
E i venditori di pesche
Fossimo soltanto capaci
Di tenere sulle gambe la felicità

Fossimo soltanto più amici
Per tenere tutto insieme quello che verrà
E se fossimo sul punto

Se fossimo sul punto
Se fossimo sul punto
Se fossimo sul punto
Se fossimo sul punto
Se fossimo sul punto
Se fossimo sul punto
Se fossimo sul punto
Vedersi diversi

Ma con i tratti gli stessi
Tenersi distanti
Ma con i gesti riflessi
Vedersi diversi
Ma con i tratti gli stessi
Tenersi distanti
Ma con i gesti riflessi
Vedersi diversi
Ma con i tratti gli stessi

Tenersi distanti
Ma con i gesti riflessi

francamente live in primavera

Tre date che segnano un nuovo passaggio nella crescita del progetto anche sul palco, in una fase sempre più definita e consapevole.

19 maggio – Locomotiv Club, Bologna
20 maggio – Largo Venue, Roma
22 maggio – Hiroshima Mon Amour, Torino

Foto di Cosimo Buccolieri