Kid Yugi ha presentato a Milano il nuovo album, in uscita il 30 gennaio, Anche Gli Eroi Muoiono, che arriva dopo l’enorme successo commerciale e di critica de I Nomi Del Diavolo.
Yugi arriva da Taranto, più precisamente da Massafra, e le sue origini sono ben presenti nei testi delle sue canzoni. Kid Yugi sta alla Puglia come Geolier sta a Napoli e la crescita è continua, di giorno in giorno, che viene confermata anche nel nuovo album.
kid yugi racconta il nuovo album
Ma cos’è questo album e perché viene raffigurata una bara in copertina?
“Ho deciso di far morire me stesso perché non volevo ‘tirarla’ ad altri e soprattutto per far capire che nella società moderna l’eroe vero è l’uomo comune. Volevo esorcizzare il luogo comune facendo morire me stesso da uomo normale e il pugnale è solo una scelta estetica, niente più”
Idee chiare e messaggio altrettanto chiaro di un ragazzo che, per l’ennesima volta (e forse ancora di più), ha dimostrato di avere una capacità dialettica e una cultura invidiabili, cosa che si riversa inevitabilmente anche nella stesura e nella scrittura delle sue canzoni:
“Questo modo di scrivere viene da molto prima, quando ero piccolo. Penso che nella società odierna l’essere umano sia stato deumanizzato. Spesso veniamo ridotti a un nodo in una rete di informazioni.
Scherzando, con gli amici miei, pensavo che questo sia il post futurismo. Quello che cerco di fare io è imbrigliare il rumore che l’uomo fa attraverso la macchina, abbiamo la capacità di gridarci nelle orecchie costantemente e catturare il suono è il modo più moderno che trovo di scrivere.
Siamo solo bombardati da informazioni in un mondo in cui sembra sia stato già detto tutto e meglio di quanto non possiamo essere in grado di farlo noi”
Davide e Golia: il brano che chiude il disco e apre un discorso
Una delle canzoni del nuovo album è Davide e Golia, ultima della tracklist, particolare nella sua composizione e con un messaggio molto intenso. Questa canzone crea anche la situazione giusta per lanciare un messaggio alle nuove generazioni:
“In Davide e Golia parlo del conflitto con l’esterno, pensavo di far capire quanto ogni essere umano sia Davide ma anche Golia. C’è una condizione di ineluttabilità che unisce tutti gli esseri umani e viventi. Questa incombenza dell’ineluttabile che ha il fiato sul nostro collo ed è una forma di violenza verso noi stessi.
Poi, c’è la macroviolenza che arriva dall’esterno e ci sono posti nel mondo dove la situazione è più catastrofica e preoccupante.
Non penso di essere nella posizione di insegnare niente a nessuno ma ai ragazzi che si perdono dietro ideali di strada che neanche gli appartengono dico che non ha veramente senso. Dare la vita per qualcosa che non appartiene non ha senso. Volevo dedicare una canzone a tutti i ragazzi che perdono la vita per strada”
Il tempo, la narrazione e la rivalutazione delle cose
La dicotomia tra bene e male, nel tempo che scorre, è un altro dei temi del pensiero del rapper:
“Il tempo ci fa un grande favore, nel bene e nel male cristallizza le cose. Il presente, avere la vanagloria di pensare che sia preciso è una cosa sbagliata. La narrazione cambia nel tempo.
Per esempio, quando ero piccolo hanno ucciso Gheddafi e si pensava fosse un grande dittatore. Magari lo era ma ora sicuramente anche la classe politica ha rivalutato le cose.”
Riferimenti musicali e Occitania: i CCCP dentro il disco
I riferimenti musicali e letterari sono tra i più potenti che un rapper abbia mai citato e descritto, partendo dai CCCP citati in Occitania:
“Sono cresciuto ascoltando i CCCP, è musica che mi è sempre piaciuta molto. Quella canzone, Occitania, da cui estrapoliamo la voce di Giovanni Lindo Ferretti all’inizio, è un gancio incredibile.
Il bigottismo, l’essere radicale fa parte di tutti gli uomini che hanno fatto parte della storia, della nostra storia, e come gancio mi piaceva molto. Inserire i CCCP è stato fondamentale per me che sono cresciuto con loro”
Sul confronto con i colleghi e anche sulla definizione del suo target d’ascolto le idee sono chiare:
“Non ho mai fatto analisi con il pubblico dei miei colleghi, posso solo dirti che chi mi ascolta è tanta gente adulta. Mi hanno scritto anche dei monaci esorcisti ai tempi de I Nomi del Diavolo.
Ci sono delle persone che anagraficamente sono lontane da me ma sono riusciti a capirmi e sono molto felice quando vedo qualcuno che sembrerebbe non in target che apprezza la mia musica”
Francesco Stasi, il conflitto e l’ipocrisia
Kid Yugi è un personaggio ma riflette molto della persona, Francesco Stasi, che ha vissuto e vive un eterno conflitto interiore:
“I miei dischi non sono progressivamente più oscuri, credo siano forse più disillusi. Combatto contro me stesso come tutti gli esseri umani, ci sarà sempre un momento in cui devi fare i conti con te stesso come in Uno, Nessuno e Centomila.
Il mio temperamente, timido ed evasivo, si scontra con il mio ruolo che invece mi dovrebbe vedere sempre sotto i riflettori e questo lo soffro molto. In questo disco ho voluto prendermela con l’ipocrisia della società. Vedo delle cose che mi fanno pensare che ingoiamo bugie dalla mattina alla sera che dovrebbero essere svelate.
La bugia che mi da più fastidio è il concetto di finta meritocrazia e di quanto ormai vale in base a quanto può produrre in termini di denaro. Non c’è più nessun valore che trascende la ricchezza delle persone, non conta più altro che non sia quello.
E’ difficile stanare gli eroi al giorno d’oggi.”
Gli eroi del rap, i riferimenti e la scelta di guardare altrove
Il concetto di ‘eroe’ appartiene all’anima di questo album, lo leggiamo già nel titolo stesso, ma quali sono gli eroi del rap con cui Yugi è cresciuto?
“Un mio eroe è Noyz perché sentivo che parlava a gente come me. Lui veniva da una grande città, io da un paesino ma quello che aveva dentro era quello che avevo dentro anch’io ed averci collaborato è stato realizzare un sogno.
Come punti di riferimento non ho mai preso, però, i rapper per due motivi. Il primo è che i punti più alti del rap arrivano dall’America e noi non abbiamo mai raggiunto quell’apice che hanno raggiunto loro negli anni 90 però, oggi, posso dire che ci siamo quasi a fare quella cultura anche nostra. Partiamo svantaggiati a causa delle differenze linguistiche.
Se prendiamo in considerazione altri rapper per fare questo lavoro rischiamo di fare un lavoro che diventa autoreferenziale quindi preferisco prendere spunto da altri tipi di arte.
Ho ascoltato molto Guccini per la stesura di questo disco, mi ha emozionato e aiutato. Non prendo i rapper come punto di riferimento perché rischiamo di raggiungere un apice dove siamo tutti lì e non andiamo oltre.
Il rap ha sempre preso da altri mondi che sono tangenti ma non sempre uguali ed è così che si raggiungono i grandi risultati.
L’ultimo artista che mi ha scioccato è stato Geolier lavorando per il suo disco, è un fenomeno, mi ha affascinato il modo in cui va a tempo. E’ un metronomo, un computer, e devo lavorare affinché il mio orecchio diventi così affinato come il suo.
Tra un anno non mi vedo così tanto cambiato a livello musicale, continuerò a fare rap. Sarei uno stupido se pensassi di competere con qualcuno che sa cantare molto meglio di me, non mi vedo al momento a Sanremo perché non ho capito in base a cosa si giudicano le canzoni.
Sono molto geloso della mia musica quindi soffro un po’ quando viene giudicata a livello puramente numerico, se venisse dato 10 o anche zero ci rimarrei malissimo.”
Letteratura: Dostojevski, Delitto e Castigo e i paradossi
Non solo musica, come detto e scritto, ma anche molta letteratura. Kid Yugi è un affamato di cultura e di libri:
“Dostojevski è la mia stella polare. E’ stato lo scrittore che mi ha cambiato la vita, quando lessi per la prima volta Delitto e Castigo mi arrivò la sua sofferenza e se pensi che un russo vissuto 200 anni può parlare a un ragazzo di Taranto vuol dire che ha tanta forza.
Lui non ha degli eroi nei suoi romanzi e se ci sono, sono umani. Senza creare paragoni magniloquenti, ho cercato di fare la stessa cosa nel mio disco.
Chi si perde troppo nei pensieri non cambia il mondo, lo si diceva nell’Insostenibile Leggerezza dell’Essere. Se pensi troppo non cambi le cose. In Delitto e Castigo si dividevano gli esseri umani in tre categorie: chi non fa niente, chi tende a cambiare la storia e chi è abbastanza intelligente da capire che potrebbe tendere al cambiamento ma non ha la possibilità di farlo.
Le persone vengono distrutte dal peso delle aspettative che non potranno soddisfare, ecco perché il disco è pieno di paradossi perché credo che la vita di ognuno credo sia un paradosso”.
La narrazione da “golden boy” e il rifiuto del supereroe
La spiegazione dell’album va di pari passo con la narrazione da golden boy, da supereroe che è stata fatta di Kid Yugi dal suo esordio a oggi, con tutta la crescita che ne è conseguita, ma lui rifugge da questa tesi:
“Sono arrivato qua che la gente mi considera un supereroe e queste aspettative distruggono me e tutti quelli che ricoprono un ruolo simile. Io non penso di essere un supereroe, l’immagine che i più piccoli hanno di me si scontra con l’immagine che ho di me stesso e quella è la roba più devastante a livello umano che mi succeda.
Nessuno può essere un idolo, siamo tutti esseri umani. Forse l’unico idolo della storia è stato Gesù che si uccide per salvare tutti gli altri ma io non sono Gesù, nessuno lo è”











