RECENSIONE: MIGUEL BOSÈ – Aùn Màs – Anna Maffei e Maria José Merino

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TITOLO: Miguel Bosè – Aùn Màs
AUTORE: Anna Maffei e Maria José Merino
EDITORE: Chinaski Edizioni
PREZZO: 18,00 €

Se c’è un personaggio di cui non me ne è mai fregato nulla questo è Miguel Bosé. Troppo lontano dal mio immaginario, troppo fru fru ed eccessivamente pop. A parte un paio di canzoni ascoltate di corsa alla radio, di lui ricordavo soltanto un’imbarazzante conduzione del Festival di Sanremo quando ero piccino, il flop del format Operazione Trionfo (negli anni novanta quel programma sembrava proprio una cazzata, alla luce dei vari X Factor, The Voice e Amici, non lo nego, lo sto rivalutando) e poco altro. Non mi incuriosiva il personaggio e non ho mai approfondito la conoscenza dell’artista. Questo finché non mi è capitato in mano Miguel Bosé – Aun Mas di Anna Maffei e Maria José Merino (Chinaski Edizioni). Italianissima la prima, spagnola purosangue la seconda, ad accomunarle una patologica ammirazione per il bel Miguel.
Mi sono avvicinato alla lettura con un po’ di spocchia e, anche se so che non si dovrebbe, pure con qualche pregiudizio. Sai che palle la vita di Bosé raccontata da due fan più che cinquantenni…

Come spesso accade mi sono sbagliato. Il libro è davvero godibile, completo, ricco di informazioni e interessante, come interessante è la vita di Bosé, che può piacere o non piacere ma, adesso l’ho capito, è indiscutibilmente un artista vero, anzi verissimo.
La sua vita, poi, sembra un film, uno di quei kolossal da vedere tutti assieme a Natale mentre digeriamo il panettone.
Figlio del noto matador spagnolo Luis Miguel González Lucas e della diva italiana Lucia Bosè, Miguel cresce circondato da artisti che levati. No, sul serio, ma quanti di voi da piccini hanno avuto la fortuna di trovarsi per casa gente tipo Hemingway o Pablo Picasso, giusto per citare i primi due che mi vengono in mente?
O, più grandicelli, di passare un lungo periodo a Londra, girando i locali con David Bowie, Lou Reed e i Rolling Stones?
Per poi tornare nell’Italia in odore di paninari e diventare una star che riempie i palazzetti e, già che siamo in epoca di elogio all’arte che fa business (o al business dell’arte, tanto sono la stessa cosa), potersi permettersi il lusso di far realizzare la cover di un suo disco da Mr Andy Wharol?

Ma Miguel è uno che si stufa, che vuole bruciare vita, correre, sperimentare. E allora ciao ciao Italia, si torna in Spagna per tentare la strada della recitazione e lavorare con registi importanti e complicati, su tutti Pedro Almodovar.
E comunque senza abbandonare la musica, al limite alternando le due cose. Via allora ai dischi in spagnolo e alla conquista del latin world, avanti con sperimentazioni selvagge, fra fasi dance, abbozzi elettronici e new wave, senza smettere mai di far parlare di sé e di attirare la morbosa curiosità dei media.
Miguel, il paladino dei diritti dei gay senza mai aver fatto outing. Miguel, l’uomo quasi distrutto dalla falsa voce di aver contratto il virus dell’Aids, che deve andare in diretta alla televisione spagnola e mostrare le proprie analisi del sangue.
Miguel, il cantante finito ‘incinto’ (no, davvero, guardate quello scatto, fa paura) sulla copertina di EGM.
Miguel, l’artista diventato padre di due gemelli da una madre surrogata.
Miguel, il difensore degli oceani e della flora e fauna marina, il ‘gringo’ che seduce tutti ma pare non si conceda veramente a nessuno.
Con una vita del genere, gli si perdona pure la capatina come giudice ad Amici di Mary Filippa…
Tra l’altro questo libro mi ha fatto venir voglia di ascoltare la sua infinita produzione musicale e, in mezzo a tanti dischi lontani dai miei gusti, ho trovato un paio di album geniali, vedi Sotto il Segno di Caino. Senza considerare come i fortunati best di duetti Papito e Papitwo abbiano aperto la strada alla riscoperta di simili operazioni tanto in Italia quanto in Spagna.
Insomma, per capire veramente Bosé ci vorrebbe un’esorcista.
La Maffei e la Merino non lo sono, né è questo il loro intento, e lo spiegano chiaramente in apertura. Con coraggio e passione si limitano a ripercorrere i fatti, ma proprio tutti, capitati all’artista italo-spagnolo in più di quarant’ anni di onorata carriera. E lo fanno con grazia, in punta di piedi, senza mai scivolare sulla saponetta del gossip o, ancor peggio, dell’indulgenza verso il proprio mito. Certo, le foto e alcuni commenti non lasciano dubbi: le due signore del ’56 un giro col bel Miguel se lo sarebbero fatte di sicuro, ma più per amore del mito che per altro.
Ecco, la vicenda umana e artistica raccontata in questo libro è un’apologia dell’amore. Quell’amore che unisce due ragazze di paesi diversi che, stregate da un giovane cantante, ne seguono la vicenda umana e artistica come si farebbe col fidanzatino delle medie diventato una star ed emigrato altrove.
Ma in tanto gli anni passano, la vita si complica, le scelte ingabbiano, il mondo corre. Ma quell’amore giovane, di tanto in tanto, soffia a rinfrescarci le giornate, le rende meno pesanti.
Ci lascia respirare.
Una boccata d’aria la gusto “Papito”.

P.G.

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  Prince Greedy è uno degli esponenti più credibili del nuovo gonzo journalism all’italiana. Insieme al compagno di merende Episch Porzioni ha pubblicato i libri “Lady GaGa Shut Up and Dance”, “Whitney Houston La Voce Spezzata”, “Lucio Dalla Il Numero Primo”e il bestseller Amy Winehouse Fino Alla Morte, giunto ormai alla terza edizione. Scrittore prezzolato di professione, nel tempo libero si diletta a comporre pezzi folk su una chitarra senza corde. Ovviamente Prince Greedy non è il suo vero nome e, altrettanto ovviamente, se avesse voluto farvi sapere come si chiama ve l’avrebbe detto.

  • …’ patologica’ ammirazione per il bel Miguel devo dire che mi stava bloccando dal continuare la lettura! :D SALVE, SONO UNA DELLE AUTRICI. Intanto grazie di aver letto il libro, di aver anche esternato i ‘dubbi’ sul personaggio. L’impostazione della recensione è divertente. Altalenante nei giudizi, ha dato tuttavia l’idea di ciò che io e Maria José intendevamo fare con questo libro-omaggio all’Artista (rigoroso il maiuscolo!) Bosé. E, dirò, mi è piaciuta molto più di tate altre recensioni che tendevano ad essere ‘politicamente corrette’. Unica precisazione: io sì che sono del 56… l’amica spagnola no. Ma ti perdoniamo :) La cosa certa è l’amore che nutriamo per Miguel, nemmeno come mito, ehh… proprio come ‘persona’, per come pensa, per come agisce, per la sua voce inimitabile, per la sua musica. Ok! ora mi fermo, altrimenti davvero sembro fanatica (anche se non c’è niente di strano, in fondo. Gli artisti ‘vivono’ anche perché ci siamo noi eheh) e scrivo qui un altro libro su di lui! ;) GRAZIE! Anna