VIA DELLE GIRANDOLE 10 – FABRIZIO MORO – RECENSIONE

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Fabrizio Moro riparte da Via delle Girandole 10, il nuovo album che esce oggi a distanza di un paio d’anni dall’ultimo lavoro in studio – L’inizio – datato aprile 2013.
Nove inediti più una traccia strumentale in coda alla tracklist (ed una reprise in esclusiva su iTunes featuring i Modena City Ramblers) a comporre il settimo capitolo della discografia del cantautore romano giunto al successo nel 2007 dopo il trionfo al Festival di Sanremo con il brano Pensa. Sulla copertina di Via delle Girandole 10 le tre parole chiave scritte su un muro, che sintetizzano tutto quello che c’è da sapere su questo disco: passato,futuro e veritas.

L’impeto e la rabbia di un tempo non sono scomparsi, ma hanno cambiato forma e si sono adattati al tempo che passa e cambia le cose. Fabrizio è sempre indignato ma ha uno sguardo più maturo e critico, se la suona e si diverte per intenderci, e tutto ciò assomiglia molto di più ad un’evoluzione creativa che ad un abbattimento post età adulta.
Di base resta la grande urgenza comunicativa, tratto distintiv0 di tutta la produzione di Fabrizio Moro, che caratterizza la struttura di ogni canzone portando con se sempre un messaggio, condivisibile o meno a seconda dei casi, ma comunque netto, vivido, evidente: “…se mi schiero da una parte, Io sono schierato da una parte…” recita l’inciso di Una sola parte, brano già presentato dal vivo negli ultimi concerti e qui rivisto ed arrangiato in chiave western ’70.

Via delle Girandole 10 è un disco molto personale sia per la scelta dei contenuti sia per il modo usato nel trattarli, a tratti confidenziale, probabilmente autobiografico ma più di ogni cosa vero e sincero; Vi sembrerà di conoscerli tutti, e sono tanti, i personaggi di questo piccolo spaccato neorealista: sarà facile riconoscere tanti padri che somiglieranno a Buongiorno Papà anche se non ha un “Alfa Romeo” o “...le mani sporche di grasso di officina...” come l’uomo della traccia che apre il disco; oppure penserete ad una qualsiasi “Alessandra” incontrata in un estate qualsiasi e sarete sicuri che sì, sarà senza dubbio diventata più bella (Alessandra sarà sempre più bella).
Parlare di maturità è riduttivo: ascoltatevi Il vecchio, L’illusione oppure la stessa Acqua, il primo singolo estratto, per rendervi conto del lavoro minuzioso svolto sulle metriche, introspettive ed universali al tempo stesso, che si staccano dal libretto del cd per associarsi direttamente ad una vostra esperienza, e ciò si verifica sia nei brani up tempo che, più facilmente, nelle ballate.

Musicalmente c’è dentro tutto quell’insieme di melodia, rock e folk che contraddistigue la produzione storica dei grandi cantautori italiani, che rivive oggi con grande dignità nel linguaggio moderno e popolare di Moro, non solo “cantante de borgata” ma promotore del suo stile “contaminato” che negli anni si è fatto sempre più riconoscibile ed interessante.

CANZONE MIGLIORE: L’illusione
VOTO: 8/10

  Sono nato a Roma nel 1987, ed è qui che ho deciso di tornare dopo qualche anno di vagabondaggio per studio e lavoro. La musica è la mia passione vera; da sempre ho avuto l’esigenza di ascoltare, scoprire ed esplorare generi ed artisti diversi. La mia vena critica e quella polemica mi hanno portato su All Music Italia dove recensisco i dischi italiani in uscita più interessanti.
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