RECENSIONE: PACE – FABRIZIO MORO

fabrizio moro

Fabrizio Moro…Pace è il meritato posto nell’olimpo dei cantautori italiani

Ci sono artisti che nonostante siano riconosciuti come bravi sia dal pubblico che dalla critica, talentuosi, ispirati nella scrittura e personali tanto da poterli riconoscere da poche note, hanno bisogno di tempo per raggiungere quella giusta maturità tale a che, questo riconoscimento, sia loro effettivamente tributato, senza più bisogno di attesi risultati commerciali; Fabrizio Moro è indubbiamente uno di questi. Fabrizio è un artista che innanzitutto merita di essere apostrofato con questo termine, artista per l’appunto, che non è cosa da tutti; è uno che il successo di vendite, quello che l’industria insegue, l’accarezzato più di una volta e perso altrettante, fino forse a capire che la sua strada non era quella del successo facile, anzi forse lo ha sempre saputo. Perché anche il suo più grande successo, Pensa, che ormai ha sul groppone ben 10 anni, non era certamente una canzone facilissima, ma qualcosa che ti colpisce sul momento, crea trasporto e partecipazione ma che poi non è che corri a risentire come qualsiasi canzone d’amore che ti ha tenuto compagnia fosse anche per soli 5 minuti della tua vita o come il tormentone dell’estate n° 36 di 36 estati vissute, che come lo senti hai già il sorriso ebete sulla faccia.

Fabrizio è uno che scrive con un punto di vista molto personale e lo fa ispirandosi a ciò che i suoi occhi vedono e filtrano, perdendosi poco in visioni auliche, ma il suo pensiero resta profondo uguale, anche se con i piedi ben piantati nel vissuto, i suoi amori restano tangibili, anche se non levigati di frasi da celebre cioccolatino; sono sporchi di vita, sudati di alti e bassi percorsi a mille per cercare di venirne a capo. Nelle sue canzoni c’è il cambiamento delle intenzioni, quello che parte prima da se stessi per poter poi sperare di dare un indirizzo al mondo e non sparando frasi ad effetto e poi ripiegando nei propri soliti errori nel privato; questo è quello che ci ha raccontato passando per Sanremo non più di un mese fa e portando con sé una canzone, Portami via, dove è la sua bambina ad insegnargli qualcosa, a dargli inconsapevolmente la forza, con la naturalezza di un suo sguardo, di un suo sorriso, di un suo bisogno, che non ti permette di ricadere nei riflessi di un passato, nelle ostilità di un futuro. Per una volta non è una dedica di un padre innamorato, ma di un padre che riconosce l’enorme energia che quella nuova vita ha portato alla sua vita. Questo brano adesso è parte di un nuovo disco che s’intitola Pace, così come il brano che l’apre, che è una ricerca personale a cui tutti ambiamo e qui sembra quasi che Fabrizio sia nudo davanti ad uno specchio e riconosca i tentativi ed i fallimenti, le strade di una ricerca, tra la gente, tra le incertezze del falso e del vero e frasi forti come quelle sere in cui per sentire l’essenza della vita è sufficiente farsi una sega. Torna in Giocattoli ( ma non solo ) l’arrangiamento con due linee vocali, spesso presente nei dischi di Moro, bellissima verità su come usandoli si cresca e ci si eserciti alla vita, alla guerra coi soldatini, alla felicità che torna ogni volta che Jeeg il Robot D’Acciao sconfigge il male o Mazinga vola contro la crudeltà. E quei giocattoli sono il nostro io, compreso il fatto che qualcuno sia chiuso in una scatola che non troviamo più… proprio come quel bambino che è in noi. Semplice è una bella scarica di energia che profuma di Jovanotti con ritmica in bello spolvero, cosa questa che volge al rock in L’essenza in cui si racconta di come si possano spezzare tante cose di un uomo, cambiare secondo gli eventi della vita, ma non la sua essenza, per l’appunto. Sono Anni Che Ti Aspetto è stato l’antipasto lanciato ben prima del brano di Sanremo ed ha un testo bellissimo, un’autoanalisi dei propri limiti, quelli che non si dimenticano e che ancora non si è imparato a capire anche se adesso “La differenza tra ogni uomo sta nell’intenzione e adesso so che posso scegliere”… a volte una frase vale una canzone. Chitarre di apertura che fanno molto U2, quella della conclusiva Intanto e voce potente ed imperiosa quella di Bianca Guaccero che a sorpresa impreziosisce la breve ma epidermicamente forte E’ Più Forte L’Amore.

Pace è davvero un disco riuscito, senza usare mezzi termini, perché quando qualcosa è bello gli va semplicemente riconosciuto e credo che sia arrivato il momento che anche al suo autore e cantore, Fabrizio Moro, venga riconosciuto un posto in prima fila tra i grandi cantautori italiani contemporanei. Poi gli altri facciano ciò che vogliono, Fabrì per me lo sei!

BRANI MIGLIORI:
Pace/Giocattoli/Sonoanni che ti aspetto
VOTO: 8/10


TRACKLIST

1 – Pace
2 – Tutto quello che volevi
3 – Giocattoli
4 – Semplice
5 – Portami via
6 – La Felicità
7 – L’Essenza
8 – Sono anni che ti aspetto
9 – Andiamo
10 – E’ più forte l’amore feat Bianca Guaccero
11 – Intanto

  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.