RECENSIONE: IRAMA – IRAMA

irama

Nonostante la giovanissima età la faccia di Irama, giovane apprezzato all’ultimo Festival di Sanremo, sembra avere in se un racconto importante, la sua voce nascondere tra le spaccature ed imprecisioni un vissuto reale, i suoi testi, pieni di parole, uno sfogo indomabile. Eh si, nonostante la giovanissima età, Irama è un romanzo noir con trama in divenire, che ha trovato nel leggero rappato, unito ad approccio cantautorale la sua modalità di racconto.

Così il suo primo mini album, uscito in concomitanza con la partecipazione alla succitata kermesse da cui è stato eliminato per mano, anzi sarebbe più giusto dire per voce, di Ermal Meta, è un disco da sentire tutto di un fiato, in cui l’unico rischio che corri è quello di perderti dietro i suoi pensieri, non riuscirci a stare esattamente al passo, così come sono proposti ed articolati, veloci, spesso basati su idee che si contrastano; tutto e il contrario di tutto, schiavi delle emozioni talvolta giovanilistiche ma mai banali. Questo non sempre è un male, perché riesce a stimolarti ad un secondo ascolto e poi un terzo, e sembra sempre ti sia sfuggito qualcosa…

Se Cosa resterà, il primo estratto, già era un esatto spaccato di quanto fin qui raccontato, anche gli altri brani che compongono la track-list non si discostano da un mondo che Irama sembra avere quasi il bisogno di sfogare, come in Tornerai da me, il nuovo singolo, dove la passione brucia al punto da volere gli occhi degli altri pieni di invidia, tra cercarsi e perdersi, rassegnarsi e ritrovarsi, volersi. In Rolex le ambientazioni da ballad si sposano con un inciso più aperto, che non dirada però il fumo che cammina tra liriche di una strofa che sembra scritta tra storie di vicoli, di percorsi malandati, di incontri che appaiono più scontri, ma che come tali non riesci ad evitare. Si intuisce in Colpa tua di come alla fine si possa essere anche tipi da peli sullo stomaco, ma la mamma è sempre la mamma ed i suoi occhi, che riconosceremmo tra mille, li rivediamo ogni volta che abbiamo un difficoltà; sappiamo che ci sapranno rinfrancare, sappiamo che avremo mani che saranno li ad evitarci la botta sull’asfalto dopo la caduta. Nel brano canta tale Cecilia Stallone, voce molto “Noemi style” nelle intenzioni, ma con un filo di raucedine in meno.

Non solo ballate/racconto nell’album di Irama ma anche riflessioni sentite, importanti, come in Per un poco di cash, nata a seguito dei fatti di Parigi e qui però sintetizzati in una frase, in una preghiera che non è solo per lei, perchè in realtà il mondo era malato e pieno di brutture anche prima e con l’eterno dilemma di fondo, se a vincere sarà l’odio o l’amore. Non ho fatto l’università è un racconto sincero di una bella fetta di giovani di oggi, quelli che pensano pragmaticamente all’oggi, che prendono ciò che la vita gli pone davanti al momento, senza impegno, senza perbenismi, dove un “vaffanculo” sussurrato all’orecchio strappa più attenzioni di soffocanti attenzioni di un fidanzato premuroso e magari aiuta a far volare via una gonna sulla spiaggia, furtivamente; sostanzialmente perchè non siamo figli delle stelle ma di chi le stende.
E come spesso accade tra le ombre, tra le tinte fosche, appare anche un raggio di sole, e questi è tangibile nella linea melodica di Semplice dove Irama appare meno problematico, appagato da tre note che gli riempiono la vita.

L’originalità talvolta è un po’ schiava di alcuni riferimenti abbastanza tangibili seppur in sottrazione; c’è tanto Nesli ma con meno poesia, un’occhiatina a Tiziano Ferro ma con meno schiacciante universalità, un filo di Fabrizio Moro ma con molto meno sentimento, sostituito spesso da passionale istinto. Però Irama c’è, le sue cose da raccontare ce le ha e queste somiglianze sono pecche solo della giovane età. L’artista è interessante e potrebbe davvero avere il suo spazio, sperando che non l’abbandonino, come spesso succede ai giovani di Sanremo, persino quando vincono, figuriamoci se non arrivati in finale, perché ripeto Irama è un romanzo noir con trama in divenire.

BRANO MIGLIORE: Tornerai da me/Colpa tua
VOTO: 6 e mezzo

TRACKLIST

  1. Cosa Resterà
  2. Tornerai da me
  3. Non ho fatto l’università
  4. Rolex
  5. Per un poco di cash
  6. Colpa tua
  7. 2 ore
  8. Semplice
  9. Cosa resterà (Acoustic version)

 

  Fabio Fiume nato a Napoli dove vive e lavora. È giornalista, critico musicale per le pagine del Roma, lo storico quotidiano campano. Contemporanemente ha scritto per diverse testate web, come Fegiz Files, Riserva Sonora, Donne e Manager di Napoli ed il glorioso Festival Blogosfere, a cura di Alessandra Carnevali che lo scelse personalmente come valida spalla al suo seguitissimo blog. Contemporaneamente scrive e conduce da 7 anni diverse rubriche per il Light MEGAzine, programma varietà di punta della milanese Radio Hinterland e con il cast della trasmissione, conduce tre edizioni della stessa da Sanremo in occasione del Festival ed un'edizione di Rozzano in Festa. Dopo altre esperienze live nel napoletano approda quest'anno alla gloriosa radio campana Club 91 come co-conduttore, nonché autore di Week end 91 - Qui c'è Musica