MANUEL FORESTA – COLORI PRIMARI – RECENSIONE

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Arriva all’appuntamento con la prova album Manuel Foresta, dopo esser stato protagonista della prima edizione di The Voice, aver pubblicato alcuni singoli ed esser giunto tra i finalisti per le audizioni quest’anno, tra le nuove proposte del Festival di Sanremo. L’album s’intitola Colori primari ed effettivamente in esso Manuel sembra aver cercato la strada verso quell’essenzialità che una voce bella come la sua merita, passando per un pop di maniera, che non fa gridare a miracoli di innovazione o originalità, ma che ben sposa con la sua timbrica, dai colori estremamente vintage e che spesso lo hanno condotto verso paragoni con artisti di fama conclamata e talmente specifici da non aver bisogno, o per lo meno non ancora di cloni.

Ora Foresta sembra da quei paragoni distante ed è quasi come essersi tolto un macigno dalle spalle, tanto da apparire leggero e libero; ne è limpido esempio un brano come La vita è una danza dove si canta di timori e passato lasciato alle spalle tra chitarre allegre, principesse dell’arrangiamento. Se fossi ancora qui è un tanghetto accelerato, di nostalgici amori e fisarmoniche danzanti, che però sembra concludere la fase gigiona e giocosa dell’album, esaurita in 4 tracce, ( salvo il colpo di coda quasi conclusivo di Rgb) che aprono poi alla parte più intimistica e melodica, in cui sono di passaggio lento le notti per chi ha nascosto sotto la pelle un dolore a fare effetto nella ballad Mia luna, e le epiche chitarre di variazione, tra sensi di colpa e ammissioni di errori in Colpevole, dove quello più grave e che forse facciamo un po’ tutti, è non dare valore al tempo. Cecilia sa di crooner con sigaro puzzolente tra le mani, sorta di colpo di coda di quel che fu il primo Manuel Foresta ed arriva chiudere così un disco dove forse la copertina è un po’ azzardata per il contenuto, come abito che, si sa non fa il monaco, non rappresenta esattamente chi sei. Essa sembra chiamare più in causa un lavoro schizofrenico, più ironico, magari dagli arrangiamenti più variegati, mentre alla fine sei di fronte ad un album ben fatto, ben interpretato, ma abbastanza solito e di sicuro sufficientemente lontano da tutto questo. Che effetto fa? Quello di una bella donna che ti apre la porta di casa in abito da sera, ma sotto porta le ciabatte!
BRANO MIGLIORE: Colpevole
VOTO: 6/10

  Fabio Fiume nato a Napoli dove vive e lavora. È giornalista, critico musicale per le pagine del Roma, lo storico quotidiano campano. Contemporanemente ha scritto per diverse testate web, come Fegiz Files, Riserva Sonora, Donne e Manager di Napoli ed il glorioso Festival Blogosfere, a cura di Alessandra Carnevali che lo scelse personalmente come valida spalla al suo seguitissimo blog. Contemporaneamente scrive e conduce da 7 anni diverse rubriche per il Light MEGAzine, programma varietà di punta della milanese Radio Hinterland e con il cast della trasmissione, conduce tre edizioni della stessa da Sanremo in occasione del Festival ed un'edizione di Rozzano in Festa. Dopo altre esperienze live nel napoletano approda quest'anno alla gloriosa radio campana Club 91 come co-conduttore, nonché autore di Week end 91 - Qui c'è Musica