CASA MIA – SIMONA MOLINARI – RECENSIONE

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Ci sono luoghi che riconosci subito, sapori ed odori che ti fanno sentire immediatamente a casa non appena li avverti, anche se sei lontano miglia; è questo l’effetto che fa il nuovo disco di Simona Molinari, che torna sulle scene a tre anni di distanza dal precedente album Dr. Jekill & Mr. Hyde, anni in cui sono intercorse avventure musical/televisive ( al fianco di Massimo Ranieri ), un tour che l’ha portata in alcuni dei luoghi sacri della musica e, non da ultimo, l’arrivo di una splendida bimba ad arricchire la sua vita.

E non a caso Simona ha intitolato questo lavoro Casa mia, perché come sopradetto, in esso è fin troppo facile cogliere quanto sia l’agio dell’artista fasciata di questi abiti retrò, dal sapore jazz e swing tanto da sconfiggere le iniziali reticenze dell’etichetta discografica, che avrebbe in primis preferito un nuovo disco pop, sempre con contaminazioni svariate, ma magari meno specifico di questo e, perché no, un altro Sanremo. Poi ascoltati alcuni provini ed avuto ancora una volta prova di quanto brava fosse la già bellissima cantante, ecco arrivare il via libera, una sorta di : “fai ciò che ti pare che va bene lo stesso”.

Certo Casa mia non è destinato a fare numeri discograficamente importanti, essendo come è, troppo settoriale per piacere alle masse, ma è certamente una nuova mattonella sicura, non vacillante, su cui l’artista Simona può salire anche con tacco 12, senza temere scivolate. In Casa mia è l’artista che esce fuori, l’interprete ora easy come in Puttin on’the ritz, ora fumosa, come atmosfera richiede, nel singolo Smoke gets in your eyes, ora sognante e malinconica come in Bewitched. Supportata poi sia dalla sua Mosca Jazz Band, ormai consolidata famiglia itinerante, che dai sempre validissimi Solis String Quartet, nonché dalla Roma Sinfonietta del maestro Ennio Morricone, che ha dato il punto luce giusto, come il puntale per l’Albero di Natale, visto che siamo in periodo, la Molinari, figlia del periodo della musica ascoltata via computer & simili, non teme il confronto con le grandi voci che hanno nel tempo fatto brillare questi classici del jazz, quando potevi invece ancora sentire scricchiolare le puntine dei giradischi sui granelli di polvere, anzi, risplende proprio in quei pezzi più cantati, come Dream a little dream of me di cui esistono prime incisioni datate addirittura anni 30 o come per Quizas quizas quizas, tango velocizzato su cui far volteggiare gonne che contengono a fatica le sue bellissime gambe.

E’ un sogno che si realizza questo Casa mia per Simona Molinari e forse sarà comprato da pochi eletti, ma vogliamo scommettere su quante date procurerà all’artista? Una cosa è certa, Simona sarà pronta a rifare le valigie, ad affrontarle con la gioia di portare sul palco il suo mondo musicale, assieme alla sua famiglia itinerante. Cosa è cambiato? Che adesso la gioia è anche dietro il palco ad aspettarla, negli occhi della sua bimba, perché è anche e soprattutto quella casa sua.

BRANO MIGLIORE: Bewitched/ Quizas quizas quizas
VOTO: 8/10

TRACKLIST:

1) A Tisket a tasket
2) Bewitched
3) Puttin’ on the ritz
4) Mr. Paganini
5) Quizáz quizáz quizáz
6) Smoke gets in your eyes
7) Never do a Tango with an Eskimo
8) Dream a little dream of me
9) It’s the most wonderful time of the year
10) Every time we say goodbye

  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.