“APPLAUSI A PRESCINDERE” – STEFANO VERGANI – RECENSIONE

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E’ una titolo piuttosto impegnativo: Applausi a prescindere, il nuovo disco di Stefano Vergani che arriva a tre anni di distanza dall’ultimo E allor pensai che mai, ma racchiude in sè nessuna pretesa in realtà, se non quella di poter essere ascoltato ed assorbito con la giusta attenzione, perchè queste canzoni nascondono un sacco di sfumature diverse, che risaltano vive ed affascinanti ascolto dopo ascolto.
Anche se lontano dai fasti della grande popolarità Stefano Vergani è un musicista attivo da una decina d’anni con un curriculum lungo e variegato: il cantautore trentaduenne brianzolo dopo la premiazione al Club Tenco, anno 2004, come miglior autore emergente, si è distinto negli anni a seguire per un’intensa e continuativa attività live in giro per lo Stivale e la realizzazione di tre album con l’ORCHESTRINA PONTIROLI (ribattezzata poi ORCHESTRINA ACAPULCO) ritagliandosi uno spazietto di tutto rispetto nel sottobosco della musica indipendente italiana, suonando inoltre in numerosi festival musicali fino ad arrivare a questo Applausi a prescindere che è, in qualche modo, la testimonianza diretta di tanti anni di gavetta parole e chitarra.

Per immergersi nell’ascolto di questo album immaginate di essere alla serata conclusiva di una festa di paese, nel culmine dei festeggiamenti; potrete così facilmente immedesimarvi nei racconti, le storie e le dinamiche di una piccola provincia italiana caratterizzata da sentimenti semplici, come l’invidia, la gelosia o l’amore sullo sfondo ad atmosfere scoppiettanti e festose, ma anche più introspettive.

La pasta “scura” della voce di Stefano e la mistura tra musica folk, messico e artista di strada regalano ai personaggi raccontati in queste dieci canzoni un’identità forte e precisa, lasciando poco spazio ad interpretazioni personali dei testi, in alcuni casi genuinamente poetici cominciando con Guardare le stelle non è come leggere il giornale , la considerazione di un artista disincantato sul presente, in cui non trova più alcuna ispirazione “… cerco il poeta che un giorno mi portava a spasso e giocava con me, dentro a una città che ha dimenticato come si dice grazie..“. Regina” è invece il ritratto sconsolato di un uomo che ha perso la sua amata, professione spogliarellista e affoga le sofferenze al bar: “…il venerdì sera ti sorridono, un turbinio di mani su di te // solo per me sei tutta la vita, dove sei finita Regina?“.
L’ironia e il ritmo pervadono Piccola storia volgare e Incubo erotico, i momenti più audaci e riusciti del disco: “…questa è una piccola storia volgare dettata dal tempo e dal buon malcostume, quando mandarsi a cagare a vicenda era d’uso comune…“, “…essendo romantico decido che la lascio fare, schiacciato in un incubo erotico, comunque è sempre lieto il gran finale…“, mentre Primavera in Brianza è un dipinto a pastelli sul senso di appartenenza alla propria terra, con i suoni che si arrotondano un pò : “…E’ giunta primavera nel cortile e nella mia stanza, è giunta e la mia ripida Brianza sembra in fior…“.
La bacerò sul viso, Su tutto quello che non sei e Dove sei finito formano la dolce trilogia dedicata all’amore, intima e personale che aggiunge spessore e poesia al resto, equilibrando infine una trackist ben assortita.

E’ un titolo impegnativo: Applausi a prescindere dicevamo, ma Stefano Vergani, per carisma ed originalità se li merita sinceramente tutti. Bravo.

CANZONE MIGLIORE: Guardare le stelle non è come leggere il giornale
VOTO: 7/10

  Sono nato a Roma nel 1987, ed è qui che ho deciso di tornare dopo qualche anno di vagabondaggio per studio e lavoro. La musica è la mia passione vera; da sempre ho avuto l’esigenza di ascoltare, scoprire ed esplorare generi ed artisti diversi. La mia vena critica e quella polemica mi hanno portato su All Music Italia dove recensisco i dischi italiani in uscita più interessanti.
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