Officina del Talento: KAOS INDIA

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Nel corso di questi mesi All Music Italia ha ospitato nella sua Officina del Talento proposte molto diverse fra loro. È il turno oggi di una band italiana, collocabile nell’ampio mondo del rock, che scrive però le proprie canzoni in inglese: i Kaos India.

La band si forma nel 2011 in Emilia Romagna, grazie all’incontro fra quattro musicisti con una lunga esperienza live: Mattia Camurri a voce e chitarra, Vincenzo Moreo al basso, Francesco Sireno alla prima chitarra, Joe Schiaffi alla batteria.

La compresenza di diversi background musicali e approcci stilistici danno vita ad un sound pieno di contaminazioni e molto suggestivo, poiché non scontato né ripetitivo.

Come spiegano in maniera esemplare loro stessi: “Il processo di composizione musicale è in gran parte dedicato alla creazione di peculiari atmosfere, in grado di evocare stati sensoriali e emozioni percepibili in maniera unica e personale da parte di chi ascolta“.

I Kaos India hanno da poco pubblicato un album, The distance between, recensito da alcuni dei portali e delle riviste dedicate al rock più influenti in Italia: Rockit, Rock Hard Italy e Roba da Rocker.

Nonostante siano insieme da soli tre anni, la band ha già avuto importanti esperienze artistiche, suonando in diversi club del Nord Italia e non solo. Due le date collezionate all’estero: a Salisburgo in Austria e a Danzica in Polonia.

Il brano che vi presentiamo oggi è The passenger seat, il primo scelto dalla band per inaugurare il loro album di inediti.

Partiamo da una domanda apparentemente scontata ma a mio parere fondamentale per comprendere meglio la natura di un gruppo o di un artista solista. Perché avete scelto di presentarvi al pubblico come Kaos IndiA?

Nasce dall’esigenza e dalla visione che accomuna tutti e quattro i componenti della band: un gruppo di persone, di amici, di musicisti che insieme vivono, affrontano ed interpretano il caos che pervade il mondo in cui viviamo. Inizialmente avevamo pensato a qualcosa come Kaosandia o Kaosland, una specie di terra della caos, suonava davvero male però e giocando un po’ con le parole siamo arrivati a India, parola che deriva anche dal nome di un ostello a New Orleans simbolicamente importante per il cantante nel quale soggiornò durante un lungo viaggio americano.
Inoltre riassume bene il genere che si è andato man mano a delineare: un alternanza di ritmi funambolici (Kaos) e momenti più di atmosfera (India).

Com’è nato il vostro progetto? Quali sono le vostre esperienze pregresse e in che modo siete riusciti a conciliare i vostri obiettivi?

Il progetto è nato embrionalmente alla festa di laurea del chitarrista, inizio 2011. In seguito a festeggiamenti piuttosto seri finimmo la celebrazione abbandonandoci a lunghe jam sessions per buona parte della nottata in un buio garage nei sotterranei di un palazzo. Alle prime luci del mattino ci siamo detti: “Siamo amici da tanto tempo, perchè ora non suonare insieme seriamente?”. Avevamo tutti lunghe esperienze pregresse di varia natura e di diverso genere, progetti originali ma anche cover, non avevamo però mai suonato tutti e quattro insieme. Iniziammo proprio lì. Tanto è vero che il giorno successivo, dalle ceneri della serata, nacque già la prima canzone “Moment For Breakfast“, contenuta nell’EP di esordio, un brano che parla appunto di quelle volte che esageri coi bagordi notturni, fai tardi e il giorno dopo ti alzi presto per recarti ad un lavoro che odi e l’unica cosa con cui riesci a fare colazione è un moment, un analgesico che possa farti stare meglio.

Ho notato che sulla vostra pagina Facebook la biografia è scritta in due lingue, inglese e polacco. Come mai?

Facendo musica con cantati in inglese scriviamo spesso informazioni e post in lingua per potere dare la possibilità di comprendere e coinvolgere anche chi ci segue dall’estero. Abbiamo fatto tradurre alcune cose in polacco perché l’anno scorso ci è capitato di fare un concerto a Sopot (Danzica). La data riuscì molto bene, un pubblico meraviglioso, molto recettivo ed entusiasta. Abbiamo venduto dischi come non mai e ci siamo creati un piccolo seguito sul Baltico.

Il genere in cui vi riconoscete, sempre stando alla vostra pagina, è il “new rock”. Cosa differenzia il rock “vecchio” da quello “nuovo”? La definizione è curiosa, perché leggendo le recensioni in giro per il web ciò che emerge è che il vostro sound riporta in realtà a sonorità in voga diversi anni fa…

Lo chiamiamo così per differenziarlo da generi più classici, più canonici, in realtà noi stessi fatichiamo a trovare una categoria musicale di appartenenza, quindi piuttosto che definire il nostro genere tutte le sfumature del rock lo chiamiamo new rock o più semplicemente alternative rock.

Il nostro sound è in realtà in continua evoluzione, il primo Ep aveva un suono, il disco appena uscito ne possiede un altro ed il prossimo sarà diverso ancora, cerchiamo di mantenere una costante di ricerca e crescita, sia come gruppo che individualmente, pur mantenendo una nostra linea, un nostra identità che pian piano sentiamo si stia definendo sempre meglio.

E’ pur vero che ascoltando il vostro album la realtà è che il genere dei Kaos IndiA non è etichettabile. Un pizzico di post-rock, una spruzzata di progressive, qualche grammo di new wave… il piatto è decisamente gradevole! Quali sono le fonti di ispirazione?

Abbiamo ascoltato suonato e studiato tutti tantissimi generi: ’60s-’70s rock, blues, grunge, brit rock, progressive, funk, jazz, arrivando fino a musica più elettronica. Adesso ascoltiamo molte più cose contemporanee rispetto ad un tempo. Tra i nostri ascolti più recenti di conosciuto possiamo citare: Black Keys, Queens Of The Stone Age, Thom Yorke, Arctic Monkeys, anche se sappiamo che tutti quanti hanno una solida storia alle spalle…

Scrivere musica in inglese, in Italia, da italiani, rende tutto più complicato. E non si tratta di un luogo comune. Le classifiche sono piene di brani in inglese ma per le major “l’italiano deve cantare in italiano”. C’è una precisa scelta nell’esprimersi in inglese? Prima o poi produrrete brani anche nella nostra lingua?

Sì è vero è sempre molto dura portare in giro musica anglofona in Italia quando sei italiano. Noi sentiamo però che il cantato inglese si inserisca meglio nelle armonie e nei suoni che sono sicuramente più legati ad una tradizione musicale estera che italiana (anche se noi siamo italianissimi). Poi onestamente abbiamo ritenuto fin dall’inizio che potesse aiutare a spingerci più lontano. Siamo convinti della scelta, abbiamo avuto echi positivi all’estero e per ora non abbiamo intenzione di far uscire materiale nella nostra lingua.

Parlateci meglio del vostro ultimo disco, The distance between, da cui è tratto il brano The passenger seat che presentiamo questa settimana nella nostra Officina.

E’ un viaggio di una notte all’interno della distanza, inizia con il calare del sole e termina con l’irrompere del giorno, anche se l’utimo brano riprende il tema iniziale conferendo all’album ciclicità, dandogli la possibilità di continuare insomma (per lo meno questo era l’intento).
La distanza non intesa come mero spazio vuoto ma come luogo popolato da eventi, sensazioni e sentimenti che possono a volte darci slancio positivo mentre altre allontanarci.
A volte quando presentiamo dal vivo The Passenger Seat chiediamo al pubblico di chiudere gli occhi e di immaginare di essere seduti al posto del passeggero e di pensare alla guida la persona che singolarmente ognuno preferisce, alla quale abbandonarsi totalmente. Ovviamente il posto del passeggero è una metafora.

Leggevo sui vostri social un messaggio in cui sottolineavate quanto sia difficile trovare un’agenzia di booking che supporti un progetto emergente. All Music Italia aveva già affrontato la questione, ma sono curioso di approfondire con voi questo aspetto, dato che ne siete attori principali…

Purtroppo abbiamo trovato enormi difficoltà in questo senso. Abbiamo mandato email e chiamato personalmente decine e decine di agenzie, etichette, manager e figure di questo tipo. Nella maggior parte dei casi non abbiamo ricevuto risposta. Le altre volte invece ci hanno detto che non rientravamo nel loro genere oppure che erano già al completo con il roster dei gruppi e che quindi non sarebbero riusciti ad inserirne altri. Quando fai brani inediti contattare personalmente i locali è un lavoro, la maggior parte delle volte, inconcludente perchè se non hai la credibilità di un’agenzia che ti propone fondamentalmente sono poche le volte in cui vieni considerato.
Adesso sembra finalmente che si stia muovendo qualcosa, non ci sbilanciamo troppo finché la cosa non sarà sicura al cento per cento.

Vi sentiremo dal vivo prossimamente? I nostri lettori come possono rimanere aggiornati su tutte le vostre attività?

Per ciò che resta del 2014 non abbiamo alcun concerto pianificato, ci sentirete sicuramente dal vivo nel nuovo anno, abbiamo già alcune date fissate a partire da gennaio. Si possono trovare tutte le informazioni su kaosindia.com oppure su facebook.com/Kaosindia.
  Laureando in giornalismo, cantante per vocazione, responsabile Officina del Talento qui su All Music Italia, speaker per Radio Stonata, redattore per Eurofestival News. Un ragazzo multitasking direbbero gli inglesi, poiché non riesco a fare una sola cosa in un solo momento. Sento l’esigenza inconscia di incasinarmi la vita con troppi impegni nel mondo della comunicazione e tutti rigorosamente legati alla musica. Vivo costantemente alle prese con file mp3, video Youtube, status su Facebook, hashtag su Twitter, post nei forum. Ma appena possibile stacco il cervello, butto due cose in valigia e parto alla scoperta del mondo.
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