Da Oggi In Radio – Le Pagelle Dei Nuovi Singoli In Uscita Il 14 Dicembre: Eros Ramazzotti, Elisa Rossi, Planet funk e…

Nuovi singoli

Ormai ci siamo, Natale è alle porte e siamo tutti più buoni… lo sarà stato anche il nostro critico musicale Fabio Fiume con i nuovi singoli in uscita? Scopriamolo assieme, leggendo tutto d’un fiato cosa ne pensa dei brani in airplay da oggi, tutti inclusi nella seguitissima rubrica #DaOggiInRadio

Come sempre vi ricordiamo che si tratta del parere del solo Fabio e non di tutta la redazione di All Music Italia e che i voti espressi al termine delle mini recensioni, non mettono in relazione alcuna artisti diversi tra loro. Essi sono attribuiti alla canzone in base alla carriera di chi la propone.

Cominciamo…

Joe Balluzzo – Oggi è un altro giorno

Buone aperture melodiche che giocano con la delicatezza ed arrivano quindi senza infastidire. E’ un brano chiaramente d’amore ed è vestito in maniera adeguata, interpretata bilanciando tecnica e passione.
Sei ½

 

Eleonora Betti & Ferruccio Spinetti – Libera

Proposta chiaramente colta, per palati che cercano pensieri nelle parole, talvolta per sognare, talvolta da elaborare, altre per confronto. Qui la Betti, coadiuvata dal basso di Spinetti, parla della libertà giocando come se fosse il suo nome prima, per poi arrivare alle sovrastrutture, ai modelli imposti da cui ci si deve davvero liberare. Poco radiofriendly ma molto da festival live.
Sei ½


Federica Carta – Mondovisione

Ragionata esposizione di cosa siamo diventati: esposti, visibili, sempre collegati tra noi, ma poi riconduciamo tutto ad un’emotion sul telefono e non ci parliamo. Molto sul tempo anche l’arrangiamento. Unico neo: forse un pochino troppo Michielin.
Sei ½


Clark – Tutto ritorna normale

Giovanissimo, con una voce al pari acerba che tende a spingere verso l’alto ma che salendo perde in precisione persino in disco, stridendo e divenendo sicuramente non piacevole. La canzone ha una struttura abbastanza solita ed è costruita proprio per i crescendi vocali; il problema è che eviterei di crescere così!
Cinque =


Max Corfini – Rimani

L’ex voce ( una delle tante ) dei New Trolls si propone con un brano che nella parte iniziale sembra una di quelle scritture di Gigi D’Alessio del periodo dei primi anni 2000, prima di diventare un colpo di teatro che aspetta solo di trovare posto nel cast del Gobbo di Notre Dame. Ah! Pardon, era già protagonista di Dracula di David Zard. Li è rimasto.
Quattro


Delmoro – Filippiche

Melodie geometriche ispirate a band transalpine ma non prima di riferimenti tutti italici, quelli in particolare d’inizio anni 80, quando la disco giocava tutta proprio sulle atmosfere. Il testo è intelligente e si lascia da seguire per cercare di capire, inducendo curiosità. Anche musicalmente gode di parecchie incursioni che rendono sempre varia la proposta che resta però pregevolemente lineare.
Sette


Dimartino – Cuoreintero

C’è un’irruenza filo settantina che guida questo brano di Antonio Di Martino, in arte Dimartino, e non solo; anche l’improvviso sax fa tanto pop di quel periodo là, quel pop che in realtà cercava di sposarsi con nuove sonorità che arrivavano da fuori, come Battisti che le sceglieva pop o come Dalla che le amava più jazz. Sono solo sentori, s’intenda, però il risultato ha una sua forza d’impatto e quindi ben venga.
Sei +


Francesco Donà – Il sole dentro

Ci sono delle idee, ma la resa canzone è abbastanza discutibile, perché il brano sembra realizzato in una sala di fortuna, magari un garage e perché l’inciso è troppo debole e melodicamente ripetitivo. I raddoppi vocali femminili mi hanno ricordato alcune soluzioni di band tipo Baustelle. Anche la voce è chiaramente poco curata, ma lì potrebbe guadagnare in fascino tipico da cantautore indie.
Cinque+


Elisa & Calcutta – Se piovesse il tuo nome

E’ una di quelle canzoni talmente riuscite che fatica a farsi odiare nonostante sia da mesi ormai suonatissima. E pare che ne sia convinta pure Elisa se decide di rilanciarla in versione duetto con il suo autore, quel Calcutta che ormai è una bellissima realtà del nuovo cantautorato. Si tratta quasi di una prova di studio, con poco lavoro attorno, tanto che ci sono persino delle imprecisioni vocali e le parti non sono così ben divise. E’ più una chicca insomma che un vero e proprio lancio. Ma la canzone resta bellissima.
Senza Voto ( ma le avevo dato nove alla sua uscita! )


Fuoricentro – Piedi gonfi

E’ un’idea ben precisa di fare musica, rock, un po’ sul filo di cose internazionali alla Offspring, nel loro momento di massimo successo. L’originalità risiede nell’arrangiamento dato alla combinazione chitarra e batteria nelle strofe. L’inciso è invece chiaramente più gigione, furbo e non così interessante, ma è chiaramente funzionale per riuscire a restare impressi. E possono senz’altro riuscirci.
Sei +


Giacomo Ghinazzi – Mamacita

Torna con un nuovissimo sound il dj toscano, riuscendo a non seguire nessun filone esistente ma lanciando una produzione che potrebbe invece istigare dei seguiti. Eh già, perché in Mamacita il reggaeton e tutti i caraibi restano un sentore sullo sfondo, che invece unisce elettronica ad un riff di chitarra che quasi ti trapana il cervello. Riuscita.
Sette+


Andrea Gioè – Premura

Approccio teatrante, da cantore folk con fare disincantato che riesce a dire nel suo linguaggio ciò che però ha urgenza di comunicare. Il brano chiaramente non rispetta alcun canone radio, ma può avere una sua vita, soprattutto nei live, dove quel poroporopeppo, può farsi seguire.
Sei


Hale – Camilla

Brano sul femminicidio che però avrebbe meritato un interprete magari più in linea con questo tipo di proposta cantautorale, che so’ una Fiorella Mannoia. Hale invece appare un po’ fuori tempo, scegliendo una strada troppo classica per essere notato nel mezzo di ciò che è moda ed attualità. Il testo però è forte nelle sue figurazioni ed anche nei passaggi più palesi.
Sei+


Ralph Lautrec – Batteria scarica

Strano che un giovanissimo proponga rap e non trap, come ultime generazioni seguono. Ci sono belle evoluzioni tutte elettroniche, ed il testo si diverte a prendersi gioco delle metriche dettate dai tempi, facendo cadere l’ultima sillaba in una battuta successiva. Troppo breve comunque, poteva essere sviluppata di più.
Sei=


Mariandrea – Il volto delle donne

Racconto versione 2018 di cosa sarebbero le donne, oggi libere di trovare sensazioni… ma perchè le sensazioni erano vietate? La condizione della donna è senz’altro cambiata ( mai troppo ) negli anni, ma proprio le sensazioni chi avrebbe mai potuto impedire loro di provarle. Un tantino qualunquista, su una base che da spazio alla ritmica.
Cinque


Maria Marino – E’ Natale

Ma davvero, davvero ? Un testo prevedibilissimo che sembra scritto dalla catechista del paesino che non campare nemmeno sulle cartine se non come frazione di montagna di un paese già piccolo di suo. E poi la voce sdoppiata nell’inciso?
Tre


Rosario Miraggio – Famme sta cu’ tte

Miraggio entra ed esce da un’idea di musica per tutti, e quando ne esce lo fa per rientrare in un neomelodicismo che è davvero ghettizzante. Lo salva solo la voce, che è davvero bella, piena di colore e che lui sa modulare con maestria. Certo è però che se il pezzo è brutto, non è che da sola la voce possa fare miracoli!
Quattro


Franco Moreno – Sono solo cazzi tuoi

Incredibili che si cantino ancora cose così. E’ ancor più assurdo che si arrangino cose in questa maniera qui. Impossibile che ci sia gente che ascolti cose del genere ad un passo dal 2019.
Due


Nashley – Nuovi jeans

A metà tra rap vecchia maniera e trap, questo brano racconta una delusione per il giovane artista, delusione che forse arriva a seguito di qualche aspettativa che più che tale era un programma. La soluzione però non può essere volere una canna e due bicchieri di Gin o stare a letto con una cartina… e nemmeno l’esempio da cantare ai giovani seguaci.
Quattro


Planet Funk – All on me

Sempre sul pezzo dal punto di vista musicale, questa volta quasi schizzato, come le strofe che sembrano quasi un batti e ribatti scordinato e perfetto per la voce di Dan Black. La melodia subentra poi nell’inciso ed è come sempre fondamentale nelle composizioni della band.
Sette


Giorgio Poi – Vinavil

Linguaggio cantautorale attualissimo, così come l’arrangiamento perfettamente in linea con il filone maggiormente in voga in questo periodo, Calcutta in testa. Originale nel testo e con riconoscibili momenti melodici di periodi andati nel tempo ma mai nella memoria collettiva.
Sette


Eros Ramazzotti – In primo piano

Fortuna che Lorenzo è passato a collaborare con Eros per questo brano, dandogli un po’ d’ingredienti d’intimità che alla star romana mancano da un po’. Certo il brano è facilmente immaginabile cantato dalla voce imprecisa ma così intrisa di sentimento di Jovanotti, che Eros, pur rendendole giustizia di mestiere, non riesce ad arrivare con quella stessa forza. Poco radiofonica comunque, ma “stica” , è inopinabilmente bella.
Sette


Elisa Rossi – Chiedilo a Dio

Sempre personalissima, qui si confronta con la relatività della vita, della fiducia nella fede che spesso non riesce però a fornirci risposte. Chiedilo a Dio dove va a finire tutto il bene, grida con la sua voce controllata e cristallina che arriva precisa nelle parole come se ti tirasse delle mattonellate. Il tutto tra cambi di tempi, intenzioni e modalità interpretative. Brava, brava.
Sette ½


Shara – Vento del sud

L’impatto vocale iniziale mi ha fatto pensare alla voce femminile de’ I Cavalieri del Re e quella è l’impostazione vocale e la modalità di stare nella musica, un po’ pesante perché le parole devono essere comprensibili e chiare, ma col vantaggio di proporre una cosa leggera, memorizzabile e cantabile da tutti, anche dai bambini appunto e non pesante come un’incudine che ti cade su un callo, come questo brano.
Quattro


Shy – Apnea cronica

Base rock un po’ vintage ma che senz’altro non scende a patti con divagazioni pop. Il testo è chiaramente in linea con la scelta musicale e quindi va di ribellione verso un rapporto che non ci da più soddisfazione. La voce sembra però un filo acerba, che fa delle impertinenze di tonalità il suo punto di forza. Il tutto è un po’ flattato.
Sei =


Sisma – Slow motion

Il duo napoletano si propone con un’originalità di sound quasi fuori logica delle mode, ma con un testo davvero discutibile, che usa linguaggi informatici per parlare di sentimenti come “Dovrei formattare il mio sentimento… dovrei resettare il mio hard disk interno…” , così come svilisce il discorso dell’originalità, la scelta rap dello special.
Quattro ½


Soul Six – L’amore vincerà

Quanto vecchiume in un brano solo? Un brano del genere, che ovviamente viene cantato un pezzettino a testa, essendo i Soul Six una band vocale, non è che fa effetto boyband internazionale, bensì più effetto compilation degli anni 80/90… inteso come il gruppo vocale che animava le trasmissioni di Boncompagni!
Quattro =


Lorenzo Summa – Dolcemente lentamente

Strofe godibili, rette da una chitarra base ed un racconto che si lascia seguire perché sembra un normalissimo quotidiano di una coppia. Inciso invece un po’ buttato, ripetitivo e povero come testo e senza evoluzioni dal punto di vista dell’arrangiamento, dove c’è solo un organetto che sostituisce la chitarra, ma il motivo resta lo stesso.
Cinque ½


WLog – Dispetti di carta

Continuo a trovare la proposta del cantautore milanese particolarmente centrata, curata con un mood che unisce un probabile amore per gli anni 80 ed aperture ritmiche indie. Anche i testi sono dei veri e propri racconti stralunati e compiuti allo stesso tempo. Curerei un pochino qualche “e” talmente aperta da sembrare quasi una “a” e lì non si tratta più di inflessioni locali ma di veri e propri difetti di dizione. Piacevole.
Sei ½

 

  Giornalista e critico musicale per All Music Italia, Il Roma e Pinklife magazine. In passato ha collaborato, tra gli altri, con Blogosfere e Riserva sonora, presentato eventi live e scritto e presentato programmi radiofonici per Radio Hinterland e Radio Club 91.