Al concerto di ALESSANDRA AMOROSO: artista in crescita ma… come canta bene la gente di Napoli!

Alessandra Amoroso

E certo che il titolo provocatorio un po’ lo è! Ma non me ne voglia Alessandra Amoroso, a cui se non forse parte del repertorio, non ho proprio nulla da rimproverare.
Una presenza scenica cresciuta notevolmente, un carisma che mica tutti… e non da meno la capacità di entrare nel cuore delle persone, persino in quella che vi scrive e che sinceramente non l’ha mai amata più di tanto.

Ed invece dopo questa prima da sold out ( circa 5.000 posti ) delle due tappe al Palapartenope di Napoli, quasi posso dire di volerle bene. Voglio bene alla ragazza che si commuove di fronte ad un pubblico che pende dalle sue labbra, che dopo una prima metà del live in cui, col suo lacrimare, avrebbe da sola potuto curare la siccità perenne africana, riesce a scatenarsi, a ricordare di avere 30 anni ed a Vivere a colori come titola il suo ultimo album ed uno dei singoli di maggior successo da esso estratti.
Come rimproverare un’interprete che sa fare il suo mestiere?

Alessandra è credibile in ciò che canta, sia quando è chiamata a calibrare le emozioni, le sue certo non senza difficoltà, per ballate che frugano tra i sentimenti, sia quando ha possibilità di scatenarsi; ed è questa forse la novità più convincete del suo repertorio. Da quando ha inserito in esso degli up tempo, immediati ma non scontati come i saldi all’outlet, il tutto è diventato più leggero, più scorrevole e nella totalità dei fatti più gradevole.
Già perché la prima metà del live, gestista con gran parte dei suoi classiconi, da Estranei a partire da ieri a Stupida, ( diventata per l’occasione un grande messaggio contro il femminicidio ) passando per i mattoni di ottima fattura si, ma pur sempre mattoni, donatigli da Tiziano Ferro, Amore puro e Fuochi d’artificio , e precedendo a spada tratta fino all’ ”antonacciana” Non devi perdermi e poi Immobile, lasciata cantare dal pubblico mentre lei vi passeggia per lo mezzo, ( e questa è stata una gran cosa!!! ), non è proprio digeribile.

Non mi si fraintenda: alcuni dei brani, sicuramente non tutti, sono davvero buoni ed anche più. Ti aspetto, ad esempio, tra essi è una perlina assai preziosa, col suo crescendo ( in live penalizzata dall’assenza degli archi ) così come E’ vero che vuoi restare, ma sentirle una dietro l’altra, senza mai che entri una batteria che abbia un senso oltre il basilare tenere il tempo, può davvero richiedere un grappino che faciliti il normale svolgimento delle attività dei fratelli stomaco ed intestino.

Nella seconda parte del live Alessandra è un’altra, ma non parlo di lei che è sempre fresca ed interessante anche nei brevi racconti; sono le canzoni che le donano una vivacità straripante. Con Bellezza, incanto e nostalgia ( qui Tiziano ci è andato più leggero ), si muove sinuosa, danzando piede dinanzi a piede per il grandissimo ( e bello, va detto ) palco, sprigionando anche una sensualità finora sempre tenuta a bada e poi con Vivere a colori è festa grande, tra salti ( che come farà su quei tacchi dovrà spiegarlo agli equilibristi del circo di Natale ) fino a concludere con Comunque andare su cui, come direbbe Renato Zero, l’afflato diventa unico.
Nel mezzo spazio anche ad un brano in spagnolo ( e gli stoici accorsi dimostrano di sapere anche questo ) ad alcuni brani non diventati singoli ( e tra essi un paio davvero belli, ma non me ne si voglia, non conosco i titoli ) fino all’iniziale, perché così si è iniziato, omaggio alla terra da cui prende il via quest’avventura e ad uno dei suoi più grandi cantori, Pino Daniele, intonando due passaggi strofa inciso di Napule è.

Tutto questo è il resoconto di un bel concerto, in cui si è inteso che l’artista è decisamente apprezzabile e soprattutto in notevole crescita. Inteso si, più che realmente ascoltato e capito, poiché per le oltre due ore del live, il pubblico ha soggiogato qualsiasi propensione delle mie orecchie verso ciò che faceva la nostra sul palco. Sentire due note una dietro l’altra da parte della cantante pugliese? Impossibile! Ad ogni suo minimo fiatare sul microfono, ecco partire all’unisono gli scatenati 5000, tanto che ti domandi: “Ma ‘sti qui, han pagato il biglietto per cantar loro o sentire cantare lei?

Certo a lei che colpe puoi dare? Questo è solo grande amore ed ha pieno diritto di goderne e provare, come però sembra già bravissima a fare, a ricambiare con la sincerità e la pulizia che sembra metterci nel mestiere. Al fine è indubbio che il pubblico di Napoli canti meravigliosamente bene. E Alessandra, invece? Beh vi farò sapere la prossima volta!

 

  Fabio Fiume nato a Napoli dove vive e lavora. È giornalista, critico musicale per le pagine del Roma, lo storico quotidiano campano. Contemporanemente ha scritto per diverse testate web, come Fegiz Files, Riserva Sonora, Donne e Manager di Napoli ed il glorioso Festival Blogosfere, a cura di Alessandra Carnevali che lo scelse personalmente come valida spalla al suo seguitissimo blog. Contemporaneamente scrive e conduce da 7 anni diverse rubriche per il Light MEGAzine, programma varietà di punta della milanese Radio Hinterland e con il cast della trasmissione, conduce tre edizioni della stessa da Sanremo in occasione del Festival ed un'edizione di Rozzano in Festa. Dopo altre esperienze live nel napoletano approda quest'anno alla gloriosa radio campana Club 91 come co-conduttore, nonché autore di Week end 91 - Qui c'è Musica