Lettera aperta a PAOLO MENEGUZZI

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Caro Paolo,
ti scrivo questa lettera perché ho bisogno di te. Fortemente bisogno di te.

Tu non mi conosci, ma io sì e solo tu mi puoi aiutare.
Sono disperata.

Devi sapere che, da qualche mese, da Mosca e basta mi sono trasformata in Mosca Tze Tze,  una blogger che ronza sulla musica italiana per dare… fastidio. Sì, perché sono una zitella acida e tra poco sarò pure vecchia, quindi, se l’hai pensato, hai ragione, lo ammetto: sono una zitella acida per questo me la prendo con gli altri.

Ma non è questo il punto. Questo non è il momento per scrivere di te, però mi puoi, anzi mi devi, aiutare.

Alcune delle tue ammiratrici, fans, groupies o semplicemente ascoltatrici mi hanno preso di mira. Ho quasi più paura di loro che del fantomatico ammazzamosche di mia nonna, quella paletta rossa tutta bucherellata che ha fatto finire KO tanti miei simili. Già, loro, quelle ragazze apparentemente indifese che covano in seno come una serpe la passione sfrenata per te, così grande da lasciare messaggi, link, invocazioni e, secondo me, stanno pure facendo qualche strano rito voodoo contro di me, oppure sono in contatto con spiriti dell’aldilà affinché io ti intervisti o anche solo che scriva qualcosa di te.

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Quindi Paolo, vedi tu, fallo per la mia già traballante salute mentale, fallo perché così, una volta per tutte, mi spieghi se ti chiami Paolo o Pablo come Paolo Rossi quando diventammo Campioni del Mondo nel 1982. Perché io ricordo che, quando un comune conoscente ci ha presentati (eravamo ad Ancona per la serata di una radio locale), ti sei presentato come Pablo.

Così mi dici quanti anni hai sul serio e se hanno smesso di dirti che ti sei ringiovanito, perché io preferisco non credere che tu sia più piccolo di me (più vecchiopiù grande non sono pronta ad usarli)…

Oppure mi racconti se nel tempo libero ti senti più un surfista australiano o uno snowbordista austriaco.

Non lo so, dimmi qualsiasi cosa, ma dimmela perché tra la calura estiva e le tue ammiratrici, io mi sento schiacciare in  una morsa di ammazzamosche rossi bucherellati e una mosca schiacciata lo sappiamo tutti dove va a finire!

Paolo o Pablo o come preferisci essere chiamato, in ricordo dei vecchi tempi in cui io e te eravamo quelli della foto qui in alto, tu coi riccioli ed io con l’aspetto umano… quei tempi in cui… aspetta, fammici pensare… in cui io e te cantavamo insieme vero che sei la sola vero che ti ho tradita falso… o meglio, che io cantavo mentre tu cantavi, ma tu non lo sapevi che stavo cantando anch’io… in ricordo dei tempi in cui eri una star in Sud America e qui in Italia potevamo girare in motorino senza casco e Max Pezzali si portava dietro Mauro Repetto.

Se non ti piacciono questi motivi, facciamolo in onore del bitto della Valtellina o del Parmigiano Reggiano, il perché non mi interessa, ma aiutami tu.
Ti prego.
Fatti intervistare dalla Mosca Tze Tze.

Con affetto
La Mosca Tze Tze

P.S. La mia forma umana non mi ha firmato la liberatoria per pubblicare la sua foto, così mi è toccato schermarla.

  Sono una mosca. Sono una mosca che ronza sulla musica e sono qui per disturbare. Perché nella musica mica si possono fare solo complimenti… e perché l’ironia ci sta un po’ su tutto. Vivo a Milano da sempre, ma volo ronzando per tutto lo stivale… e pungo! Tze Tze
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