I love Festivalbar, tenetevi il vostro Summer Festival

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Se fossi un rapper sarei vecchia scuola, anche se non ne conosco il reale significato, ma mi piace come suona.

Sarei vecchia scuola perché il passato per me continua a mantenere quell’area di fascino che nella roba d’oggi proprio non riesco a vedere.

Alla faccia del qui ed ora tanto di moda negli ultimi tempi.

Io vivo nel passato con un occhio al futuro, ovvero tutto quello che loro dicono di non fare.

Guardo il Coca Cola Summer Festival, rimpiango il Festivalbar e ancora mi illudo che un giorno possa ritornare.

Già. Giovedì, per la prima volta, ho guardato il Summer Festival e, a parte Alessia Marcuzzi, dell’amato Festivalbar c’ha solo l’intenzione. Stop.

Gli stramaledettissimi soldi. Il carrozzone itinerante era tanto affascinante quanto costoso.

Monta e rimonta il palco si è giù per l’Italia. Cantanti che gli si muovono dietro neanche fossero il Gruppo Anziani Piemonte in vacanza a Varazze è quel super gran finale all’arena di Verona irraggiungibile pure per il mega cast della Mannoia e De Gregori messi insieme.

Ora ci propinano questo Summer Festival sponsorizzato dalla multinazionale delle bollicine che per ora ha almeno avuto il merito di realizzare il sogno del piccolo Lorenzo: Il Cile (Lorenzo all’anagrafe) è sceso tra il pubblico delirante!

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Che quest’anno si chiama Coca Cola Summer Festival, l’hanno prossimo potrebbe esser benissimi il Cedrata Tassotti Summer Festival, piegato alle volontà dello sponsor di turno. Un po’ come il palazzetto dello sport che sostituì, a Milano, quello crollato con la grande nevicata del… 1985?, giusto?… per anni fu Palatrussardi in onore dello sponsor Trussardi, poi divenne PalaVobis, poi non lo so al punto che, durante il primo live di J-Ax che vidi lì, quando ancora suonava con gli Articolo 31, lui stesso lo chiamò PalaNonLoSo.

Ecco, un giorno in TV avremo il Non Lo So Summer Festival.

Che almeno avrà il merito di aver portato Il Cile tra la gente e un po’ di musica che non sia talent in TV. E non è poco.

Ma a me non basta.

Vostra malinconica

Mosca Tze Tze

P.S. Spesso i fan degli artisti che pungo, mi consigliano di cambiare lavoro… vorrei informarli che, scrivendo un articolo a settimana, non si paga neanche la bolletta del gas estiva quindi, evidentemente, il mio lavoro è qualcos’altro (mi è spesso capitato, nei miei passati articoli, di fare riferimento al mio lavoro in una società finanziaria). Quindi cari fan che criticate senza conoscere, forse anche voi dovreste cambiare un po’ lavoro.

  Sono una mosca. Sono una mosca che ronza sulla musica e sono qui per disturbare. Perché nella musica mica si possono fare solo complimenti… e perché l’ironia ci sta un po’ su tutto. Vivo a Milano da sempre, ma volo ronzando per tutto lo stivale… e pungo! Tze Tze
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