NEW GENERATION: INTERVISTA A YLENIA LUCISANO

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“Vi svelo tutte le anime del mio Piccolo Universo”

Arriva su All Music Italia una giovane cantautrice di origini calabresi (ma milanese d’adozione!) che in questi mesi abbiamo seguito con molto interesse ed entusiasmo, perché siamo certi che in futuro sentirete molto parlare di lei e del suo talento: il suo nome è Ylenia Lucisano ed esattamente lo scorso 15 aprile, è uscito il suo primo lavoro discografico, l’album di debutto Piccolo Universo, per Bollettino Edizioni Musicali (distribuito da Artist First), nonché argomento principe della nostra chiacchierata.

Fresca vincitrice del Premio Lunezia 2014 nella categoria Nuove Stelle, Ylenia mira con determinazione nuovi orizzonti artistici: ci ha svelato in esclusiva l’imminente rilascio di un nuovo singolo (lo scoprirete leggendo più avanti!) ed è al lavoro sul secondo album, ma i progetti in cantiere sono tanti.

…Non vi anticipiamo altro, buona lettura!

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Ciao Ylenia, siamo molto contenti di averti ospite su All Music Italia per la nostra rubrica New Generation!
Come stai? Cosa stai facendo in questi giorni? Sappiamo che venerdì prossimo, 17 ottobre, hai un impegno molto importante… (Questa intervista è stata realizzata qualche giorno prima del 17 ottobre .Nda)

Grazie mille! Sto bene, sto già lavorando a nuovi progetti in realtà: dopo aver mosso il primo passo, devi continuare a evolverti e a scrivere. Sto pensando al mio secondo disco, ai testi, alle eventuali collaborazioni.
Venerdì ho un impegno molto importante, è vero, mi esibirò a Novara per l’ Amore Disperato Festival e sono felice di essere stata scelta: sarà una serata all’insegna delle donne e avrò l’opportunità di condividere il palco con la grande Nada, veramente un simbolo della musica femminile in Italia.

Hai vinto il Premio Lunezia 2014 nella categoria Nuove Stelle col tuo album d’esordio che s’intitola Piccolo Universo, ecco… tutto quadra a pennello!
Pensi che il mestiere dell’artista rientri nella tua mappa natale?

Guarda, rientra assolutamente: sono nata in una famiglia di artisti uomini, chi fa l’attore, chi canta, chi scrive… l’amore per l’arte è intrinseco, dev’essere nel DNA.
Mi sono appassionata prima al canto, poi alla scrittura. Ho capito che volevo costruirmi una strada e che la mia non era stata solo una fissa adolescenziale: così dalla mia Calabria mi sono trasferita a Milano per concretizzare il sogno, poter vivere di musica, cosa che adesso è praticamente impossibile, soprattutto per chi come me sta iniziando. E’ difficile per chi è un big, figuriamoci per chi è emergente… Però non demordo, tutte le gratificazioni che ricevo mi aiutano a tenere duro e a continuare il mio percorso.

Cosa ha rappresentato per te vincere quest’ambito riconoscimento?

E’ stato un premio per me e per tutte le persone che hanno lavorato con me ad oggi, dall’arrangiatore Silvio Masanotti, al produttore Riccardo Vitanza, a chi ha fatto i video, a chi ha suonato gli strumenti del disco… è stato un lavoro fatto col cuore, al di là di qualunque altra aspettativa o motivazione legata al budget ad esempio, che c’è da dire, non era altissimo.

Quanto tempo ti ha portato via la realizzazione dell’album?

Guarda, si potrebbe dire che il lavoro sia iniziato da 5 anni a questa parte, perché molte canzoni sono nate nel corso di questo arco di tempo. La produzione vera e propria ha preso circa 5 mesi, dal novembre 2013: sono stati curati anche i minimi dettagli, abbiamo lavorato con tranquillità. Sai, quando realizzi il primo disco hai premura che venga in un certo modo, allo stesso tempo cerchi di capire come muoverti, che brani scegliere, non hai ben chiaro cosa il pubblico si aspetti da te… non è come quando sei arrivata al sesto o al settimo album. Se noti, nel disco trovi generi differenti, il folk, il pop, il cantautorale: contiene tutte le anime del mio piccolo universo e non potevo che intitolarlo così.

Piccolo Universo è anche il primo brano in tracklist, che oltre a dare il nome all’intero lavoro, ti ha regalato molte soddisfazioni. Una su tutte è stata l’occasione di cantare un testo di Pacifico, paroliere apprezzatissimo e riconosciuto per aver scritto per cantanti immensi, potremmo citare Gianna Nannini, Malika Ayane, Anna Oxa, Adriano Celentano, Fiorella Mannoia… la lista è lunghissima!

Sì, sono stata onorata di entrare a far parte anch’io di quella lista!
E’ andata così: il mio produttore Riccardo, che nutre un rapporto di profonda stima e amicizia con Pacifico, gli ha fatto ascoltare il disco in fase di pre-produzione, per avere eventualmente un parere e qualche buon consiglio sulla direzione da prendere. Il brano Piccolo Universo già esisteva, anche se non ci convinceva, personalmente non ero molto contenta del testo che avevo scritto; Pacifico ha apprezzato molto la melodia e si è offerto, con mia grande sorpresa, di scrivere delle nuove parole, mettendo a fuoco l’idea embrionale che io avevo pensato per la canzone.

Ci parleresti del videoclip?

Certo, devo dire che Giacomo Triglia (il regista, ndr) è stato proprio bravo a mettere in immagini quello che volevo esprimere attraverso il disco: nella mia sagoma si alternano tutte le “altre me”, tutti gli stati d’animo. Poi naturalmente dietro c’è tutto un lavoro imponente di post-produzione, perché lo abbiamo registrato con la tecnica del green screen, in Calabria, la mia terra in cui ho realizzato anche la clip di Movt Movt, e che mi piace coinvolgere quando posso, nel mio percorso artistico.

Hai detto che Pacifico è riuscito a centrare alla perfezione la tua visione dell’amore. Nel brano canti: “Posso imparare dalle mie paure”.
Di cosa ha paura Ylenia Lucisano?

Ahahah… ce ne sono tante di paure, chi non ne ha! A detta dei miei amici sono una ragazza forte, vivo lontana dalla mia famiglia da 5 anni, mi mantengo da sola e via dicendo, ma ti assicuro che il mio coraggio è direttamente proporzionale alle paure che ho. E sto cercando di superarle… difficile dire quale sia quella che mi attanagli di più! Forse potrei dirti che a volte temo, per via del lavoro che mi son scelta, di restare da sola dal punto di vista affettivo, perché ho dei tempi sempre molto stretti, non sono mai a casa e in più ho un carattere pazzerello. Ma nonostante io non sia molto tradizionalista, spero di trovare la mia anima gemella come tutti, un uomo che mi sappia apprezzare per come sono e che riesca a star dietro ai miei ritmi, benché la cosa non sia semplicissima.

Riscoprirmi vede un’altra presenza importante nel tuo album, in quanto il testo di questa traccia ti è stato regalato dal bravo Daniele Ronda.

Con Daniele c’era un’amicizia da un po’ di tempo: gli ho chiesto se avesse un brano che potesse stare bene all’interno del disco e naturalmente, se volesse concedermi l’onore di cantarlo. Era la prima volta che collaboravamo, tant’è che lui mi ha detto subito: non è automatico che il primo brano che ti darò, andrà bene. E invece…

Ricordo che mentre ero in metropolitana, mi arrivò una sua mail con l’mp3 di Riscoprirmi: la ascoltai con le cuffiette e mi venne da piangere, perché mi emozionai profondamente. Il brano era bellissimo, lo sentivo perfettamente aderente a me e alla mia sensibilità. Poi i suoi contenuti sono molto delicati, a dispetto del fatto che non siano affatto semplici da raccontare, ma Daniele, pur essendo un uomo e tra l’altro molto bello e corteggiato dalle donne, è stato bravissimo in questo, ha usato la giusta dolcezza e mi ha sorpreso molto.

Il brano ha per argomento l’autoerotismo al femminile, che come hai dichiarato tu stessa, rappresenta ancora un tabù per le molte donne.
Perché questa società ci vuole ancora così bigotti e mortificati nella nostra passionalità, laddove questa non segua certi schemi prestabiliti? Come ne possiamo uscire secondo te?

Bella domanda! Come ti dicevo, Daniele è stato molto bravo a immedesimarsi nel punto di vista femminile, che è diverso da quello maschile in quanto quest’ultimo probabilmente percepisce l’autoerotismo con maggiore carnalità, come qualcosa di cui parlare al bar con gli amici. Fortunatamente parlare di “tabù” sta diventando anacronistico, anche se molte donne lo vivono ancora così ed è vero che la società sembra essere rimasta indietro di parecchi decenni per tanti aspetti.

La soluzione? Svecchiare il modo di pensare e dare spazio alla gioventù, in tutti gli ambiti della società e soprattutto in politica. Tra noi giovani parliamo di tutto, ma se nella conversazione subentrano persone più grandi si fa più fatica e certi argomenti non vengono accolti nel giusto modo: questo non va bene, è un peccato.

Riscoprirmi è fra i brani più coraggiosi di Piccolo Universo e perciò lo lancerò presto, entro il mese di ottobre, come terzo singolo: lo merita davvero!

Dunque ci dai una notizia in esclusiva, ne siamo molto felici! Tornando all’album, nella tracklist si notano tre titoli in vernacolo calabrese. Come mai questa scelta artistica? Il dialetto sarà una presenza costante nella tua produzione anche in futuro?

Assolutamente, ho iniziato da un anno a questa parte a scrivere in dialetto e non escludo un giorno l’uscita di un album tutto in calabrese!

A differenza delle altre canzoni dell’album, quei tre titoli non derivano da una scelta, ma più che altro da un’esigenza. E’ nata per prima Movt movt e chi lavorava attorno a me ha apprezzato subito il pezzo e la mia naturalezza nel cantarlo. Forse quelle in dialetto sono le canzoni che han rappresentato la vera fortuna del disco: hanno iniziato a seguirmi molte persone del sud, tanti calabresi che vivono all’estero o in Italia, ma lontani dalla terra d’origine come me. Ed è bello sentirsi dire da queste persone che condividono la mia esperienza e fanno sacrifici come li faccio io, frasi di apprezzamento e di entusiasmo verso ciò che scrivo… E’ una gratificazione prima di tutto umana, oltre che professionale.

Le tracce cui ci stiamo riferendo sono naturalmente A mot e luna, Movt movt e Jett ‘u sal. Mi sapresti definire, con un aggettivo per ciascuna, le tre composizioni? Anche A mot e luna verrà lanciato con un videoclip com’è stato per gli altri?

Allora… vediamo un po’, A mot e luna per me è sensuale: al di là del fatto che a parlare sia una donna molto arrabbiata per l’atteggiamento lunatico del suo uomo, il suo modo di parlargli è molto determinato e sensuale, perché ciò che vuole in definitiva, è attirarlo a sé; Jett ‘u sal è una canzone… divertente! (ride, ndr) Ti trascina a ballare, ecco; Movt movt invece, è una canzone coraggiosa.

Riguardo al videoclip di A mot e luna, almeno per il momento non è previsto, mi piacerebbe molto: si sa, in questo mestiere le cose si programmano giorno per giorno, sicuramente dipendesse da me, realizzerei una clip per ciascuna traccia del disco!

Parlando dell’ottava canzone dell’album, canti che davanti allo specchio (il titolo) non puoi mentire, perché non riusciresti a reggere il tuo proprio sguardo.
Quando sei sul palco ti senti un po’ davanti a uno specchio? Non ti intimorisce l’idea che nel tempo tu possa diventare così famosa e perciò osservata, da essere costantemente sotto pressione (o sotto esame, se vuoi) come i grandi artisti?

Ti dirò, nella vita sono una persona piena di insicurezze, ma sul palco mi sento me stessa, mi scopro molto più forte e a mio agio, perché mi carico con l’energia che mi arriva dalle persone intorno. Sono ben cosciente del fatto che man mano che acquisisci popolarità, aumentano la pressione e gli occhi della gente che ti guarda, ma fa parte del gioco. I riflettori o il gossip non mi spaventano, credo che non mi infastidirebbero più di tanto, poi naturalmente trovarsi nelle situazioni è un’altra cosa. Però non mi dispiacerebbe per niente, nel senso che voglio fare musica e sono pronta ad affrontare tutti gli aspetti di questo mestiere.

Un angelo senza nome chiude la tracklist e contiene il featuring della pianista Giulia Mazzoni.
Come mai l’hai scelto per il finale del disco? Da quanto tempo vi conoscete con Giulia?

C’è una conoscenza pregressa con Giulia e siamo molto legate: anche lei ha da poco debuttato con un disco e, nonostante i nostri lavori siano usciti in tempi diversi, si trattava del primo album per entrambe, perciò abbiamo condiviso la gioia e le emozioni forti che si provano quando produci il tuo album d’esordio, ci siamo sostenute a vicenda.

Giulia si è messa in gioco in Un angelo senza nome: amo questa traccia e ho deciso di chiudere il mio disco con lei, perché secondo me era giusto così. Inoltre, era la posizione migliore per un brano con pianoforte e voce.

Un angelo senza nome inoltre, ha avuto giustizia nell’essere stata scelta come inno dell’associazione benefica dei City Angels: la usano in apertura di ogni loro riunione e io stessa a novembre la canterò per il loro evento a Rimini.

Sei tu che canti e che scrivi le tue canzoni, cosa che di questi tempi (complice forse anche la presenza preponderante di ex talent-ati nel mercato discografico) non accade più così automaticamente come succedeva in passato, e pertanto è vero che in giro si trovano più spesso interpreti in cerca d’autore, che non il contrario.
Detto questo, ti piace di più cantare o scrivere? A chi regaleresti un tuo brano e perché?

Le due cose nascono insieme, faccio fatica a scegliere perché è come se dovessi farlo fra due genitori, oppure fra due miei figli. Sicuramente ho iniziato prima a cantare che a scrivere, ma da quando compongo anche i testi, mi son resa conto di come non possa fare a meno di entrambi gli elementi, che sono complementari fra loro. Nel momento in cui mi arrivano pezzi di altri autori, infatti, non riesco a non dire la mia, perché so che adesso ho bisogno di riconoscermi anche nelle singole parole che canto, mi devono rappresentare.

E’ pur vero che mi sto concentrando di più sulla scrittura in questo periodo, perché è un dono che occorre coltivare tutti i giorni e perché credo che tra le due cose, sia quella che attualmente mi viene meno bene, diciamo. Tant’è che, pur essendoci dei grandi artisti che seguo e mi piacciono come Elisa ad esempio, ora non regalerei a nessuno di loro un mio brano, perché mi sento una spanna indietro e ho bisogno di trovare maggiore sicurezza; in ogni caso ti posso dire che così su due piedi, forse lo darei a un uomo, più che a una donna!

C’è un uomo che ha un ruolo importante nella tua vita, sia artistica che personale. Si chiama Carlo Lucisano, ha curato la produzione artistica di Piccolo Universo, ma prima d’ogni cosa, è tuo padre, il tuo primo sostenitore.
Come riuscite a scindere l’aspetto affettivo da quello lavorativo? Il vostro è un rapporto conflittuale o vi capite al volo?

Beh diciamo che il rapporto affettivo va di pari passo con quello lavorativo, ci lega l’amore per la musica: il condividere gioie e dispiaceri del mio percorso va oltre il normale rapporto padre-figlia. Ho iniziato con lui a fare pianobar, per me è un amico, gli parlo di qualunque cosa, del fidanzato o dei miei altri affetti per dire, perché so che lui capisce profondamente come sono fatta. Inoltre, anche mio padre avrebbe voluto fare il cammino che ho intrapreso io, ma per altre vicissitudini non ha potuto: sarà anche per questo che mi sostiene e non ostacola la mia determinazione, a differenza di come avrebbe fatto magari qualcun altro. E lo stesso mia madre che in principio era scettica, ora dice: l’importante è che tu sia felice!

Nel disco c’è una canzone che si intitola Ti odio e ti amo. Svelaci una cosa che odi e una che ami di te stessa!

Amo la mia capacità di rialzarmi ogni volta che cado e odio… odio odio… aspetta, devo fare una selezione! (ride, ndr) Okay… Ecco, a volte sono un po’ svampita, dimentico le cose e spesso vengo rimproverata per questo, anche se è un difetto che faccio fatica a correggere!

Cosa succederà a Ylenia Lucisano nei prossimi mesi? E nei prossimi anni?

Sicuramente uscirà un singolo, come ormai è trapelato da quest’intervista, ed è Riscoprirmi. Lavorerò al secondo album, veramente non vedo l’ora di iniziare, avrò un nuovo grosso produttore che ha già accettato l’incarico e che scoprirete presto. E poi… e poi vedo nella mia sfera magica, o meglio spero in un evento molto importante, sul quale però non vorrei pronunciarmi per scaramanzia! Quindi… jett ‘u sal!

Chissà se questo evento c’entra qualcosa con l’ultima domanda che stiamo per farti… ad ogni modo, Ylenia, tenterai il Festival di Sanremo quest’anno?

Tenterò!

In tal caso, in bocca al lupo! L’intervista è finita, grazie Ylenia! Siamo al momento dei saluti e ci lasciamo con un nostro must, il giochino musicale: “A chi rompi il disco?”

Ahahah okay! Mi piace!

Vediamo un po’, Ylenia, tu a chi lo rompi il disco fra…

Fiorella Mannoia o Marina Rei?
Ommioddio, le amo entrambe… facciamo Marina Rei!

Gianna Nannini o Carmen Consoli?
Nannini!

Noemi o Annalisa?
Annalisa!

Arisa o Anna Tatangelo?
Tatangelo!

Andrea Bocelli o Claudio Baglioni?
Ehm… conosco di meno Bocelli a livello musicale, dico lui!

Almamegretta o 99posse?
Almamegretta!

Dolores O’ Riordan o Skin?
Porca miseria… Skin! Comunque questo gioco è terribile…

Ben Harper o Eddie Vedder?
Il secondo… Eddie!

Michael Jackson o Freddy Mercury?
Jackson!

  Salentino, studio Lettere (curriculum classico) all’Università e la Lingua dei Segni italiana presso l’ENS di Lecce. Già blogger occasionale per “un Filo-Blues” (all’interno di 20centesimi.it) e membro dell’Osservatorio Musicale Salentino, nato a seguito di un corso di critica musicale dell’Università del Salento. La mia vocazione è il canto, in più suono il pianoforte e mi piacciono molto la black music, il cantautorato – amore profondo per quello un po’ stagionato! – e gli strumenti dalle sonorità naturali, come l’armonium.
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