NEW GENERATION: INTERVISTA A BIANCA

bianca

Bianca, all’anagrafe Emma Fuggetta, è una giovane interprete italiana: classe 1993, di Torino, certamente molti di voi la ricorderanno per la sua recente partecipazione al 64° Festival di Sanremo, tra i Giovani con il brano Saprai, vincitore ad Area Sanremo.

Ed è da poco uscito il suo nuovo singolo, dal titolo Meglio di no, sesta traccia del primo album della cantante piemontese, L’altra metà, prodotto da ALMA/BELIEVE Edizioni Cramps e pubblicato a febbraio scorso.

All Music Italia non ha perso l’occasione di intervistare per i suoi lettori la bellissima Bianca, così da ascoltare dalla sua viva voce cosa bolle in pentola per il prossimo futuro!

Bianca, benvenuta e grazie di essere qui con noi oggi. Parafrasando il titolo del nuovo singolo estivo, ho letto che in un primo momento, su questo brano, avevi pensato proprio: ‘meglio di no’ …poi invece ti sei ricreduta e l’hai scelto per rilanciarti: come mai? Cosa lo rende speciale?

Grazie a voi! Meglio di no è un pezzo estremamente allegro e io me ne sono innamorata al primo ascolto, benché non seguisse esattamente l’immagine con la quale mi ero presentata a Sanremo, ovvero di cantante introspettiva, a tratti cupa. Questa canzone è arrivata come un fulmine a ciel sereno, non ero sicura di poterla interpretare riuscendo a essere credibile.

Ci abbiamo provato e… sì, Meglio di no è diventato un pezzo specialissimo per me e ne sono molto contenta, inoltre presenta delle sonorità black che mi appartengono profondamente, poiché da piccola ho studiato la musica nera e la sento appropriata al mio timbro e al mio modo di cantare.

Meglio di no mi ha permesso di tirare fuori tantissime sensazioni nuove, sensazioni non presenti nelle altre tracce del mio disco e che, in mancanza di questo brano, sarebbero rimaste celate.

Il videoclip di “Meglio di no”, a cura di Epica Film e per la regia di Matteo Fresi, è molto colorato e brioso. Come sono andate le riprese? Chi ha avuto l’idea di alternare tutti quei rossetti?

La giornata di riprese è stata divertentissima, direi anche piuttosto stancante. Le scene in cui mi trovo in acqua non erano programmate, l’idea è venuta fuori in loco, data la bellezza dello scorcio di mare nelle vicinanze.

E’ andata così: “Bianca, ti andrebbe di fare qualche ripresa nell’acqua ” e io ero già pronta a tuffarmi… certo sono rimasta bagnata fino a che non abbiamo terminato, cioè alle due di notte! (ride, ndr) E’ stato un po’ faticoso, ma bello.

L’idea dei rossetti è nata da una breve chiacchierata tra il regista e la truccatrice, da qui la scelta dei primi piani su labbra e occhi prima di mostrare il volto e la figura completi nel video: è servito a rendere la clip più leggera e vivace!

“Meglio di no” è anche una delle 8 tracce del tuo primo album, “L’altra metà”, uscito lo scorso 19 febbraio, in concomitanza con la kermesse sanremese…

Anzitutto, devo dire che sono consapevole di avere la gran fortuna di essere al fianco di un autore, che quando scrive per me pensa a me, a ciò che gli racconto, alle mail che scrivo. Il mio album non è frutto di un riciclo di pezzi scritti per altri interpreti, perché ogni traccia è pensata per me. Ciò è super importante, sono stati toccati tutti gli aspetti della mia personalità, i melanconici e così pure i più allegri: mi rispecchia.

Per il lavoro in studio, è stata una corsa contro il tempo, perché la splendida notizia di essere entrata negli 8 di Sanremo Giovani, è giunta inattesa ed è stato necessario concentrare un pochino i tempi. Ma ti dico anche che, come sempre succede secondo me, i lavori fatti sotto pressione sono quelli “di pancia”, più sentiti: la necessità di fare bene ti permette di tirare fuori tutto quello che hai. Sono molto contenta ed affezionata a quest’album!

E proprio “L’altra metà” è il quinto pezzo della tracklist che dà il nome a tutto il progetto… qual è il vero significato e di quale “intero” questo disco è parte?

Di me. E’ l’altra metà di me ed è la metà bianca, collegata concettualmente al mio nome d’arte: è quella parte di Emma Fuggetta che emerge solo attraverso la musica, a dispetto del mio carattere che nella vita e giù dal palco non mi è sempre facile gestire e che a volte non mi permette di esprimermi come vorrei. Ho dovuto imparare a portare al di fuori di me i miei sentimenti e un po’ di sana spigliatezza, a raccontarmi più profondamente. E in questo la musica è la mia migliore alleata.

Di cosa parla la canzone in proposito?

Parla di tutto ciò che di me vorrei esorcizzare e cacciare fuori. Attraverso metafore e quant’altro, il mio autore ha raccontato e toccato molti aspetti della mia vita, sia le cose che sono già cambiate nel tempo, sia quelle tuttora in fase di mutamento.

Parliamone meglio, di questo autore! Gli otto brani inediti de “L’altra metà” portano la firma di Alex Gaydou, per te non solo compositore e paroliere, ma anche produttore. Come vi siete incontrati? Cosa ci racconti del lavoro insieme?

Sembrerà curioso, ma prima di me, diversi anni fa era stata mia sorella, anche lei cantante, a incontrare Alex e a tentare il sogno di Sanremo: arrivò tra i trenta finalisti, a un passo dal calcare quel palco! In un periodo in cui ero molto confusa, nello studio e nella mia vita in generale, lei mi portò da questo produttore, con il quale nacque subito un’ottima intesa.

Divenni prima di tutto sua allieva – tuttora è il mio vocal coach – e dopo circa un anno e mezzo di lavoro sulla mia vocalità, mi ha proposto di dare una forma finita al nostro percorso insieme: naturalmente accettai con molto entusiasmo e decisi di firmare un contratto discografico con la sua etichetta indipendente, la Alma.

Prima cosa che abbiam deciso di fare è stata tentare Area Sanremo, anche perché al di là della competizione che è stimolante, vivi un periodo di grande apprendimento, tra numerose conferenze, selezioni e quant’altro. Ed è andata subito bene, inaspettatamente.

La domanda risulterà telefonata, quanto immancabile. Dato che fino ad ora abbiamo solo circumnavigato l’argomento, ti chiedo: cosa ricordi dell’esperienza all’ultimo Festival di Sanremo? Chi avresti voluto vincesse in finale della tua categoria?

Di questa esperienza ricordo tantissime cose e a dire il vero, devo ancora riordinarle nei cassetti della memoria; con un’altra maturità e anche ad esempio tra un anno, probabilmente riuscirò a dare un filo logico e uno sguardo d’insieme a ciò che ho portato con me da questa fantastica avventura.

Ma ricordo vividamente le persone che ho incontrato e tutto ciò che ho vissuto lì… è arrivata al momento giusto, a essere sincera non sapevo cos’altro avrei potuto fare in quel periodo del mio percorso artistico ed è giunta questa splendida chiamata a indicarmi la direzione. Potrei dire che Sanremo mi ha salvata, o almeno mi ha cambiato la vita, è stato fondamentale. Tra l’altro ho avuto l’impagabile occasione di gareggiare con dei ragazzi preparati, agguerriti, ed erano tutti più conosciuti di me, ma del resto, ero la più piccola del gruppo e non poteva essere diversamente.

Ha vinto Rocco Hunt, lo trovo bravissimo e il suo messaggio è molto immediato, ha un’indole diversa dalla mia; mi piaceva tantissimo Diodato, facevo il tifo per lui e sono innamorata della sua voce e del suo pezzo, quindi ho sperato fino alla fine che vincesse. Ad ogni modo, so che fortunatamente ha avuto ugualmente la sua fetta di successo e i meritati consensi.

E naturalmente è il sanremese “Saprai” il tuo brano più conosciuto, ce ne parleresti? Quale potrebbe essere un colore che individui per descriverlo?

Come colore, di sicuro individuo il rosso pallido. (ride, ndr) Risulterà una risposta banale forse, ma è lo trovo davvero azzeccato… e pensare che il bagno che cito nella canzone, in realtà era rosso scarlatto! Ma alla fine lo abbiamo ridefinito con questo pallore, che altro non va a significare se non proprio l’idea del soffocamento: è un rosso costretto a impallidire, seppur desideroso di brillare.

Saprai nasce da un’episodio che ho vissuto durante la festa di compleanno per gli 80 anni di mia nonna, in cui è venuto fuori il lato cupo del mio carattere. In quell’atmosfera ilare e gioiosa, ho sentito l’esigenza di trovare un po’ di tranquillità, così mi sono chiusa nel bagno dell’albergo in cui ci trovavamo, perché cercavo il silenzio. E tra quelle pareti rosse ho pensato tantissimo. Quando sono rientrata a casa, ho scritto una lunghissima mail al mio autore e lui ha tirato fuori questo brano.

Hai la possibilità assoluta e insindacabile di scegliere un artista con cui collaborare (o duettare) nel tuo prossimo disco. Chi vuoi e per quale motivo? Giacché ci sei, puoi lanciare un bell’appello…

WOW! Beh, guarda, sono tornata pochi giorni fa da Madrid, dove ho assistito al concerto del signor Antony Hegarty, voce degli Antony and The Johnsons e… mamma mia, sono rimasta folgorata.

Artisticamente l’ho scoperto l’anno scorso guardandolo in TV, quando è intervenuto come ospite al Festival di Sanremo, e che dire, penso che avrò aspettato vent’anni di vita una musica così, che all’ascolto potesse darmi un senso di completezza, di comprensione piena di tutte le mie emozioni. Antony ce l’ha fatta e potendo scegliere, davvero vorrei solo lui!

Oltre alla voce, coltivi lo studio di qualche altro strumento? Come si svolge la tua settimana tipo?

In questo momento, non suono nessuno strumento, ma mi piacerebbe imparare; mentre il canto, oltre a coltivarlo sin da piccola, è per me un’esigenza e non potrei farne a meno, anche se andrebbe abbinato allo studio della musica scritta: in particolare devo lavorare sull’abilità di riconoscere prontamente le note sul pentagramma. La verità è che sono molto indisciplinata! …Nello studio del canto, delle materie scolastiche e in generale, nella vita: non sono una “organizzata”, ecco.

Quest’anno è stato molto intenso e per fortuna sto per staccare e per concedermi finalmente un po’ di vacanza. Mi sento una barca in mezzo al mare (ride, ndr), non ho finito gli studi – mi mancherebbe un anno, quello che ho lasciato in sospeso a dicembre per prepararmi per il Festival – e appena sarò rientrata, dovrò vedere un attimo come procedere, consapevole che inizierà una fase artistica nuovissima.

E io spero di fare questo lavoro per tutta la vita e sono molto contenta che sia già work in progress un nuovo progetto; inoltre, ho intenzione di collaborare in un modo più fruttuoso col mio autore, perché spesso mi viene chiesto: “perché non provi a scrivere?” e potrebbe essere arrivato il momento propizio. In più, è naturale che, in vista del possibile nuovo album, ho iniziato una nuova fase di studio della mia voce, delle mie sonorità, così da farmi trovare preparata e prontissima per il lavoro in studio.

Completa questa frase: “La canzone a cui sono più legata è… di… perché…”

Questa è bella! Allora… La canzone a cui sono più legata è It’s a man’s man’s man’s world di James Brown perché… mmm… per un’infinita serie di motivi, direi! Tanto per cominciare l’ho interpretata molte volte, mi ha permesso di vincere tanti concorsi di canto; ne ho presentata una cover anche a Sanremo e credo che abbia rappresentato un ottimo biglietto da visita per la commissione che mi ha provinato e poi scelta.

È un pezzo che, grazie alla sua struttura molto ampia, lascia una libertà espressiva enorme, la possibilità di giocare con le note, e ciò, oltre a darmi gli stimoli giusti, è molto gratificante per il mio estro che può venir fuori al meglio.

Bene! Bianca, ci siamo quasi, tra poco avrai indietro la meritata libertà, ma prima… Giochino rompi-disco! All Music Italia ti propone delle coppie di artisti e tu, fra i due contendenti, devi scegliere di volta in volta a chi rompere l’album.

Noooo… Ma che cattivi! (ride, ndr)

Bando alle ciance, si gioca… A chi rompi il disco?

Fiorella Mannoia o Cristina Donà?

Ma no, ragazzi… ma come si fa?! Va bene, allora facciamo che lo rompo a Fiorella Mannoia… ma per tanto così!

Malika Ayane o Bianca Atzei?

Ah beh, lo rompo a Bianca Atzei, e ci mancherebbe, m’ha fregato il nome! (ride, ndr) Questo è sicuro!

Raphael Gualazzi o Francesco Renga?

Lo rompo a Francesco Renga, perché Gualazzi è un giovane a cui, secondo me, ancora non viene data la dovuta importanza: è una novità assoluta, un bravissimo jazzista e quindi, forza Raphael Gualazzi!

883 o Modà?

Modà!

Morgan o Cristiano De Andrè?

Mmmhh… facciamo a Cristiano!

Diodato o Rocco Hunt?

Dai, lo rompo a Rocco Hunt!

Nina Simone o Amy Winehouse?

Lo rompo a Amy Winehouse, perché Nina non si tocca!

Cat Stevens o Bob Dylan?

Ehhh… lo rompo a Bob Dylan, con dispiacere!

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  Salentino, studio Lettere (curriculum classico) all’Università e la Lingua dei Segni italiana presso l’ENS di Lecce. Già blogger occasionale per “un Filo-Blues” (all’interno di 20centesimi.it) e membro dell’Osservatorio Musicale Salentino, nato a seguito di un corso di critica musicale dell’Università del Salento. La mia vocazione è il canto, in più suono il pianoforte e mi piacciono molto la black music, il cantautorato – amore profondo per quello un po’ stagionato! – e gli strumenti dalle sonorità naturali, come l’armonium.
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